Byron York – La vergogna dell’operazione Crossfire Hurricane

Byron York’s Daily Memo – La vergogna dell’operazione Crossfire Hurricane.

Cinque anni fa, il 31 luglio 2016, il Federal Bureau of Investigation ha avviato l’operazione Crossfire Hurricane, la sua indagine sulla campagna presidenziale dell’ex presidente Donald Trump. Alcune parti del bureau avevano esaminato le accuse di collusione tra la campagna e la Russia anche prima che l’indagine iniziasse. Ma il 31 luglio, l’FBI ha iniziato il processo che ha portato a un milione di fughe di notizie, enormi danni al candidato Trump, e poi al presidente eletto Trump, e infine al presidente Trump, l’abuso del tribunale segreto di sorveglianza del governo per intercettare un consigliere di bassa leva di Trump, gli sforzi per l’impeachment del presidente, altre fughe di notizie, l’isteria dei media, e, infine, l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller, che non ha potuto stabilire se la collusione – l’ha chiamata “cospirazione” o “coordinamento” – sia mai avvenuta, tanto meno che Trump o qualcuno associato a lui fosse coinvolto in essa.

È stata una caccia alle streghe selvaggia e pluriennale. E ha fatto un danno incalcolabile al paese. Certamente, una parte della sfiducia nell’FBI che c’è oggi è il risultato diretto dell’infruttuoso inseguimento di Trump da parte del Bureau.

Ma voi dite: Che dire di tutte le condanne e le ammissioni di colpevolezza che Mueller ha ottenuto? Manafort, Gates, Papadopoulos, Stone ed altri. Ricordatevelo: quelli erano per lo più reati di corruzione personale, come l’evasione fiscale, o reati processuali, come “mentire agli investigatori”. Mueller non ha mai accusato nessuno di aver avuto un ruolo in un qualsiasi complotto tra Trump e la Russia perché non ha mai potuto stabilire che un tale complotto sia mai esistito.

Per questo, l’FBI ha sacrificato i suoi standard e la sua reputazione. Ha fatto cose spaventose. Uno dei peggiori esempi: nell’autunno del 2016, ha assunto Christopher Steele, l’ex spia britannica che ha compilato il tanto sensazionale quanto falso dossier su Trump. Steele, naturalmente, era stato commissionato e pagato dalla campagna della Clinton e dal Comitato Nazionale Democratico. Ma poi l’FBI lo ha assunto per continuare il suo spionaggio fazioso ed anti-Trumpiano per conto del governo degli Stati Uniti. Per chiunque si preoccupi dell’etica delle forze dell’ordine, è stato un momento sorprendente. Come si è scoperto, l’FBI ha dovuto ritirarsi dall’accordo quando è diventato chiaro che Steele stava parlando con la stampa nel disperato tentativo di pubblicizzare le sue false accuse prima delle elezioni. Ma poi l’FBI ha ristabilito un canale di contatto con Steele, ed ha continuato a usare il suo materiale comunque.

Gli alti funzionari dell’FBI coinvolti nello sforzo anti-Trumpiano hanno mostrato un pregiudizio imperdonabile. Nell’agosto 2016, al culmine della campagna presidenziale, il leader del Crossfire Hurricane, il funzionario dell’FBI Peter Strzok, stava messaggiando con la donna con cui aveva una relazione extraconiugale, la collega Lisa Page, funzionaria dell’FBI. Page aveva scritto alla Strzok, “[Trump] non diventerà mai presidente, giusto?” e la Strzok ha risposto: “No, non lo diventerà. Lo fermeremo”. La Strzok ha poi testimoniato, sotto giuramento, che non ricordava di averlo detto. Nessun ricordo. Ma non importa. L’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, ha concluso che i messaggi di testo tra Strzok e Page “hanno sollevato seri dubbi sulla correttezza di qualsiasi decisione investigativa in cui Strzok e Page hanno avuto un ruolo”. In effetti, lo hanno fatto.

Nel gennaio 2017, le azioni dell’FBI hanno portato a una delle scene più atroci della storia politica recente, o forse di tutta la storia politica. I capi dell’intelligence della nazione, tra cui il direttore dell’FBI James Comey, andarono alla Trump Tower per informare il presidente eletto Trump sui risultati di quella che era nota come Intelligence Community Assessment, cioè l’indagine sugli sforzi russi per interferire con le elezioni del 2016. Alla fine del briefing, Comey ha chiesto di parlare con Trump da solo.

Quando sono rimasti solo loro due, Comey ha riferito a Trump la storia più indecente, distruttiva e ridicola del dossier Steele: L’affermazione che, nel 2013, l’intelligence russa avesse registrato un video di Trump in una stanza d’albergo mentre guardava delle prostitute eseguire una routine di “docce dorate” su un letto in cui aveva dormito il presidente Barack Obama. La persona che ha dato in pasto a Steele la storia ha poi detto che pensava fosse uno scherzo, il tipo di cosa di cui la gente parla nei bar. Ma Comey, e altri alti funzionari dell’intelligence, la presero sul serio, anche se, proprio in quel momento, gli esperti dell’FBI stavano fallendo negli sforzi per verificare l’attendibilità del dossier. Non importa: Comey ha voluto affrontare Trump comunque.

Trump, preso alla sprovvista, negò che questo fosse mai successo. Finito l’incontro, Comey corse giù verso una macchina dell’FBI in attesa, dove scrisse la sua versione della conversazione mentre viaggiava attraverso la città per riferire ciò che aveva appreso agli altri membri del team del Crossfire Hurricane. In pochi giorni, la storia è trapelata ai media, che hanno reagito con un attacco isterico, e l’intero dossier è stato pubblicato su Internet. La presidenza Trump, che non era ancora iniziata, aveva già subito un danno irreparabile.

Ed è andata avanti così.

Ora sono passati cinque anni. Qualcuno ha imparato qualcosa? È difficile da dire. L’FBI ha passato anni a fare ostruzionismo agli investigatori del Congresso che indagavano a loro volta su Crossfire Hurricane. Mueller ha cercato di comportarsi come se il dossier Steele non fosse mai esistito. Molti democratici hanno continuato a sostenere che avevano ragione sulla collusione per tutto il tempo, non importa cosa Mueller non fosse riuscito a trovare.

Ed ora, molti Repubblicani, sostenitori di Trump, ed anche alcune persone che sono semplicemente imparziali, sono profondamente sospettosi dell’FBI e del resto della comunità di intelligence.

Se volete un esempio di questo, basta guardare la loro reazione all’indagine del Dipartimento di Giustizia sulla rivolta del Campidoglio e i casi che i procuratori hanno sollevato contro più di 500 sospetti. Non ci vuole una memoria molto lunga per ricordare che l’FBI ha fatto affidamento su informazioni completamente inventate in un’indagine politicamente orientata. Perché fidarsi di loro ora?

Questo è il tipo di danno che l’FBI ha fatto a se stessa durante l’era Trump. Ora sono passati cinque anni da una data chiave di quell’autolesionismo, la fondazione di Crossfire Hurricane. E non è chiaro se l’FBI potrà mai riparare completamente la sua reputazione.

WashingtonExaminer.com


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Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso ed ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.