Ripensando al 6 gennaio…

Di seguito proponiamo un articolo del giornalista Austin Ruse apparso il 30 luglio su Crisis Magazine a seguito della condanna di Paul Hodgkins. Viene fatto un discorso generale su come la giustizia americana, in mano ai democratici, usi “due pesi e due misure” su alcuni personaggi che hanno usato tecniche tipiche degli Antifa, su come molti degli arrestati siano ancora in prigione dopo otto mesi e sul silenzio per l’uccisione della veterana Ashli Babbit.

Il giorno dopo l’incursione nel Campidoglio degli Stati Uniti, ho scritto su queste pagine che gli eventi di quel giorno non facevano parte del mio movimento conservatore. Irrompere in un edificio federale e combattere contro la polizia non è qualcosa che la nostra parte politica fa. Ero, e rimango, inorridito da ciò che ho visto.

Resto convinto che ci fossero agenti provocatori presenti e che abbiano incoraggiato persone che altrimenti non avrebbero fatto queste cose. Ora sospettiamo che ce ne fossero di molti tipi quel giorno, inclusi non solo “Antifa” ma anche uomini che lavoravano per l’FBI.

C’era una scena avvenuta nei sotterranei del Campidoglio dove si vedono dei giovani mascherati che stavano circondando la polizia del Campidoglio. Hanno sballottato come conigli, andando addosso alla polizia da questo lato e poi dall’altro e poi tornando indietro. Sfuggivano sempre. Ho passato gli ultimi anni, specialmente la scorsa estate, a guardare filmati di “Antifa” all’attacco, e questo approccio è uscito dal loro manuale standard. Circondano, sballottano avanti e indietro, dentro e fuori, in modo che il bersaglio non sappia da dove proviene l’attacco o come difendersi.

Per quanto riguarda l’FBI, i suoi agenti sono diventati quasi completamente screditati ai miei occhi. Dato il modo in cui si sono comportati negli ultimi anni, non mi sorprenderebbe assolutamente nulla, compresa l’infiltrazione in gruppi patriottici e l’istigazione ad infrangere leggi che altrimenti le persone non avrebbero infranto.

Due aspetti mi hanno fatto riflettere sugli eventi di quel giorno: il linguaggio usato per descriverli e ciò che hanno fatto agli uomini e alle donne che sono stati arrestati.

La Sinistra ci dice che è stato un “atto di sedizione“, un tentativo di rovesciare il governo degli Stati Uniti. Continuano a riferirsi a questo evento come ad una “insurrezione armata“. Dicono che questo è stato il più pericoloso assalto al nostro governo dalla guerra del 1812 (il cannoneggiamento della Royal Navy britannica alle coste americane ed il conseguente conflitto – n.d.r.) o alla “Guerra civile” o a qualsiasi altra cosa. I testimoni alla finta udienza sui fatti di Capitol Hill hanno chiamato i partecipanti “terroristi“.

Naturalmente, niente di tutto questo è vero; non è nemmeno lontanamente vero. Qualsiasi bambino di quinta elementare potrà snocciolarvi i vari attacchi che sono avvenuti al Campidoglio e che sono stati molto peggiori di quello che è successo quel giorno.

E poi c’è quello che è successo agli uomini e alle donne arrestati quel giorno. L’FBI ha passato mesi a fare una “caccia all’uomo” nazionale contro uomini e donne che hanno fatto cose cattive, certamente, ma anche contro uomini e donne che non hanno fatto altro che passeggiare nell’edificio, o che non hanno fatto altro che camminare sul suolo del Campidoglio – suolo che di solito è aperto ogni giorno durante l’anno. La gente ci porta i cani, ci fa i picnic, i bambini ci vanno in slitta. Una volta che le fragili recinzioni sono state abbattute, come si poteva sapere che non si era ammessi lì?

Ora, io faccio una distinzione tra coloro che hanno semplicemente camminato all’interno della proprietà e coloro che sono entrati con intenzioni criminali, ma devo credere che anche quelle persone non siano andate lì per creare scompiglio. Sono stati coinvolti in un momento pericoloso fomentato da altri, che non conosciamo. Come ha detto Brian Wilson, conduttore del telegiornale di Nashville, quel giorno, “è stato un piccolo gruppo di persone molto determinate a decidere di entrare nel Campidoglio”.

Il problema è che il Dipartimento di Giustizia non fa questa distinzione. Stanno trattando le nonnine che non hanno fatto altro che vagare nell’edificio nello stesso modo in cui trattano gli uomini che hanno lottato contro la polizia e che hanno commesso atti di vandalismo. E sono tutti in prigione; da mesi sono in prigione. Non vengono rilasciati su cauzione anche se non hanno mai avuto problemi con la legge. Gli assassini sono trattati meglio di queste persone che sono tenute nelle condizioni più orribili, in isolamento nella prigione di Washington D.C. Secondo l’eroica reporter Julie Kelly, li si può sentire cantare l’inno nazionale ogni sera alle 21.00.

Quello che vediamo all’opera sono processi politici, persecuzioni politiche. Dopo tutto, abbiamo visto un tribunale federale sotto assalto la scorsa estate a Portland. C’è una caccia all’uomo su scala nazionale anche per quelle persone? Assolutamente No. Abbiamo visto una stazione di polizia incendiata. Nulla. Nessuna caccia all’uomo. Abbiamo visto centinaia di persone tentare di irrompere nella Casa Bianca, dove la situazione è diventata così grave che Donald Trump e la sua famiglia sono stati evacuati in un bunker sicuro sottoterra. C’è stata una caccia all’uomo? Neanche qui. Ci sono state solo risate. “Ahah-Ahah, Trump è scappato e si è nascosto.”

Alcuni lo chiameranno “whataboutism” (dall’espressione “what about” – n.d.r.) e lo è. Il “whataboutismo “non è altro che una richiesta di parità di trattamento secondo la legge: è una richiesta di giustizia. Ma quello che stiamo vedendo in questo paese è un sistema di giustizia a due livelli: se sei di Sinistra, puoi fare praticamente quello che vuoi e i procuratori finanziati da Soros non faranno nulla, né l’FBI, né il Dipartimento di Giustizia. Il sistema sembra completamente truccato e di conseguenza sta minando la fiducia del pubblico. Certamente sta minando la mia fiducia.

La pagliacciata andata in scena alla commissione del Congresso degli Stati Uniti non ha aiutato. Non è stata una ricerca della verità. Si trattava solo di appelli, lacrime e pianti. Non credo ai testimoni. Semplicemente non ci credo. Penso che abbiano mentito attraverso le loro lacrime. Considerate che ci viene ancora detto ad nauseum che l’agente Sicknick è stato ucciso dai manifestanti (infatti è morto il giorno dopo a causa di un malore – n.d.r.). Se hanno mentito sulla morte di quest’uomo, perché questi poliziotti di sinistra non dovrebbero mentire su ciò che hanno visto e sentito quel giorno?

Tutto questo mi ha fatto riconsiderare gli eventi del 6 gennaio.

E a proposito, chi ha sparato ad Ashli Babbit?

CrisisMagazine.com

Il Crisis Magazine è un sito cattolico diretto da Eric Sammons. Si chiama così perché la parola “crisi” deriva dal greco antico “krisis”, “decisione”. Come ci informa il sito “ogni generazione ha il suo momento di crisi, il momento in cui deve decidere. E ogni generazione ha il compito di articolare queste verità senza tempo della Fede per guidare le sue decisioni. Nel 1982, i principali intellettuali cattolici americani hanno fondato Crisis proprio per questo scopo. Ad oggi, Crisis rimane la fonte più affidabile d’America per le autentiche prospettive cattoliche su Chiesa e Stato, arte e cultura, scienza e fede. Abbiamo uno scopo, e uno solo: proclamare la regalità di Cristo su tutte le cose, in ogni momento, a tutte le nazioni”.