Policy Papers – Le più importanti pronunce dei giudici di circuito nominati dai Repubblicani

Le più importanti pronunce dei giudici di circuito nominati dai Repubblicani.

Questo articolo è tratto e tradotto da un Policy Paper del Republican Policy Committee del Senato degli Stati Uniti d’America.

PUNTI CHIAVE


  • Durante l’amministrazione Trump, i Repubblicani hanno confermato 54 giudici di circuito, il 27% del totale dei giudici di circuito.
  • Anche se i Democratici controllano il Congresso e la Casa Bianca, i giudici di circuito nominati dai repubblicani sono autori di importanti opinioni conservatrici ed hanno emesso importanti sentenze.
  • I giudici nominati dai Repubblicani hanno emesso importanti sentenze relative all’aborto, all’agricoltura ed ai regolamenti di internet.

I giudici delle corti di circuito sono gli arbitri finali della maggior parte delle questioni legali federali. Ben oltre il 99% dei casi della giurisdizione federale non va oltre le corti di circuito. La Corte Suprema accetta una minuscola frazione delle 7.000-8.000 richieste di revisione giudiziaria che riceve ogni anno, mentre quasi ogni caso federale può essere appellato ad un tribunale di circuito. La Corte Suprema può negare il proprio intervento su casi che coinvolgono argomenti controversi, mentre i tribunali di circuito devono costantemente confrontarsi con praticamente ogni questione.

L’importanza dei tribunali di circuito spiega perché i Repubblicani al Senato hanno confermato 54 giudici di circuito durante l’amministrazione Trump, il 27% del totale dei giudici di circuito. Con il mandato a vita, questi giudici manterranno viva la giurisprudenza conservatrice per i decenni a venire. Le loro azioni hanno già avuto un effetto notevole in aree che vanno dall’aborto alla regolamentazione.

CONTENZIOSO “ATTIVISTA”

Le cause degli attivisti politici possono imporre costi rovinosi alle aziende. Un modo in cui queste cause sono limitate è il requisito che il querelante debba essere in grado di indicare quel danno particolare che verrebbe riparato se lui o lei dovesse vincere.

A giugno, il giudice Neomi Rao del Circuito di D.C. ha scritto l’opinione dominante nel caso “Food and Water Watch vs. USDA“, un caso che ha riguardato la questione della risarcibilità. Un gruppo ambientalista ha fatto causa al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) per non aver condotto un insufficiente studio di impatto ambientale prima di concedere una garanzia di prestito. La tesi degli attivisti era che se l’USDA avesse eseguito lo studio, avrebbe negato la garanzia del prestito, e così facendo l’azienda agricola avrebbe dovuto cambiare la sua condotta per ottenere quella garanzia.

Il giudice Rao ha trovato che il danno denunciato dagli attivisti non era risarcibile dalla corte. Questa sentenza sarà probabilmente citata in decisioni future nel Circuito di Washington, D.C., ed altrove come un precedente che limita l’ammissibilità delle cause degli attivisti.

QUOTA DI GIUDICI DI CIRCUITO IN CARICA NOMINATI DA DONALD TRUMP

ABORTO

La nomina dei giudici dei tribunali di circuito influenza la traiettoria generale del diritto sia cambiando i giudici che ascoltano i casi nelle corti collegiali a tre giudici sia cambiando la composizione generale dei giudici per ciascun circuito. Sette delle 12 corti d’appello hanno ora una maggioranza di giudici attivi provenienti da nomine repubblicane. La composizione di ogni circuito è importante per ottenere un “rehearing en banc” (quando il caso viene ascoltato davanti a tutti i giudici di quel tribunale, n.d.r.), dove tutti i giudici di un circuito possono riesaminare un caso e cambiare il risultato originariamente deciso da una singola corte composta da tre giudici di quel circuito. Una maggioranza di giudici attivi ed eleggibili in ogni circuito può ordinare una revisione en banc, che è il motivo per cui avere una maggioranza conservatrice in un circuito conta.

Questo è stato evidente nel recente caso “Preterm-Cleveland vs. McCloud” del 6° Circuito. Un gruppo di tre giudici ha sostenuto la decisione di un giudice distrettuale di eliminare una legge dell’Ohio che punisce l’aborto quando il fornitore sa che la donna sta abortendo a causa di una diagnosi da Sindrome di Down del feto.

Il 6° Circuito ha riesaminato il caso en banc e ha ribaltato la decisione con un voto 9 a 7 seguendo le linee ideologiche dei giudici. Mentre il circuito è vincolato dai precedenti di “Roe vs. Wade” e “Planned Parenthood vs. Casey“, la corte ha trovato che la legge dell’Ohio non rappresentasse un onere indebito al diritto all’aborto perché puniva la condivisione di informazioni riguardanti il motivo dell’aborto, non l’esecuzione dell’aborto.

C’è stato anche qualche successo nel più liberal dei circuiti, il 9°, sull’aborto. Nel settembre 2019, il 9° Circuito en banc ha ascoltato un caso che sfidava un regolamento dell’amministrazione Trump che disconosceva i fondi federali ai centri di consulenza sulla gravidanza in cui il consulente incoraggiava od emetteva un rinvio per abortire. I querelanti includevano una serie di procuratori generali democratici e gruppi di interesse come Planned Parenthood. Il 9° Circuito aveva inizialmente sostenuto la regola, ma la maggioranza liberal del 9° Circuito ha fatto riesaminare il caso. Il 9° Circuito è così grande che le revisioni en banc sono intraprese da 11 dei 29 giudici della corte scelti a caso – e qui consisteva in una maggioranza di nominati repubblicani, inclusi due nominati dal presidente Donald Trump.

La corte en banc ha sostenuto il regolamento dell’amministrazione Trump. L’opinione è stata scritta dal giudice Sandra Segal Ikuta. Il giudice Ikuta, che ha concluso che i precedenti e gli statuti pertinenti hanno permesso all’amministrazione Trump di regolare l’uso dei fondi federali in questo modo, affermando che il regolamento fosse “un’interpretazione ragionevole” dello statuto e “non arbitraria e capricciosa”.

TERRORISMO

A marzo, un giudice nominato da Ronald Reagan e due nominati da Donald Trump del 4° Circuito hanno sostenuto la legalità del Terrorist Screening Database, noto colloquialmente come “lista di controllo dei terroristi”. I querelanti che erano stati inseriti nella lista sostenevano che essa violasse la clausola del Quinto Emendamento sul giusto processo non includendo più garanzie procedurali.

Il giudice J. Harvie Wilkinson III, scrivendo per tutti e tre i giudici, ha notato: “Il governo ha avuto l’autorità di regolare gli spostamenti e di controllare il confine fin dagli albori della nazione. Infatti, questa autorità è un attributo fondamentale della sovranità”.

CAUSE PRETESTUOSE

Ad aprile, una corte collegiale dell’11° Circuito ha stabilito con un margine di 2 a 1 che i siti web non rappresentano un “luogo pubblico” secondo l’Americans with Disabilities Act.

Il querelante nel caso era un uomo cieco che ha visitato il sito web della catena di negozi di alimentari Winn-Dixie ed ha scoperto che era incompatibile con il software del lettore di schermo. Ha testimoniato che, pur essendo andato al negozio fisico per 15 anni, non voleva più fare acquisti a causa della sua continua frustrazione con il sito web. Negli ultimi anni, rivendicare violazioni dell’ADA basate su carenze del sito web è diventata una base comune per le cause legali.

Il tribunale distrettuale aveva emesso una sentenza a favore del querelante. Nonostante il fatto che Winn-Dixie non svolgesse vendite sul suo sito web, la corte ha trovato che il sito web “opera come un gateway per le posizioni fisiche del negozio”.

Il giudice Lisa Branch, scrivendo per la corte, ha ribaltato la sentenza in favore di Winn-Dixie. La decisione aiuterà a limitare queste cause pretestuose nell’11° Circuito, che comprende Florida, Georgia e Alabama, e dove le cause pretestuose sono un problema noto. Il 9° Circuito, tradizionalmente di sinistra, si è pronunciato a favore di un querelante in un caso simile, il che significa che le aziende in quel circuito saranno ancora soggette a questo tipo di cause pretestuose fino a quando la Corte Suprema si pronuncerà sulla questione.

SCELTA DELLA SCUOLA

A febbraio, una commissione del 2° Circuito, tra cui due giudici nominati da Donald Trump, ha stabilito che lo Stato del Vermont non può negare i finanziamenti alle scuole religiose sulla base del loro status religioso, in quanto sarebbe una violazione della clausola del libero esercizio del Primo Emendamento. I querelanti, che erano genitori e studenti di scuole religiose, sostenevano che la negazione dei finanziamenti a queste scuole religiose fosse una violazione incostituzionale dei loro diritti di libera scelta.

Il giudice Steven Menashi ha scritto l’opinione della corte ed ha affrontato gli argomenti addotti dai legali dello stato, respingendo la tesi che la religiosità della scuola potrebbe precluderle i finanziamenti sulla base della Costituzione del Vermont o alla Establishment Clause. La decisione ha creato una spaccatura nel 1° Circuito, la cui posizione contraria sarà decisa dalla Corte Suprema il prossimo trimestre.

SECONDO EMENDAMENTO

A luglio, il giudice Julius Richardson, a nome di una corte del 4° Circuito, ha stabilito che i diciottenni beneficiano dei diritti del Secondo Emendamento e che il governo federale non può impedire loro di acquistare armi da fuoco in virtù di tali diritti. La querelante aveva cercato di comprare una pistola per paura del suo ex-fidanzato violento, che era appena stato accusato di possesso illegale di un’arma da fuoco. Aveva cercato di acquistare una pistola da un rivenditore di armi da fuoco con licenza federale per preservare la sua sicurezza, ma la legge federale le ha impedito di farlo.

L’opinione del giudice Richardson si è immersa nell’interpretazione originale del Secondo Emendamento, trovando che nulla nella storia dell’emendamento abbia mai precluso ai diciottenni di esercitare i diritti del Secondo Emendamento. Il giudice ha sottolineato l’importanza del pensiero dei padri fondatori nell’interpretazione costituzionale, notando che “mentre il Congresso – o i giudici – possono aver trovato un equilibrio diverso molto tempo dopo la ratifica, quel ruolo ci è precluso dall’equilibrio che hanno scelto i padri fondatori. Non possiamo ora giudicare o minare la loro scelta”.

RPC.Senate.gov

Che cos’è il Republican Policy Committee?

Il Republican Policy Committee (RPC) del Senato degli Stati Uniti è stato istituito nel 1947. Il senatore Roy Blunt del Missouri ne è il 16° presidente ed è il quarto membro della leadership repubblicana al Senato degli Stati Uniti. Il comitato promuove le politiche repubblicane fornendo posizioni sulla legislazione, sul dibattito in aula e sulle votazioni. L’RPC fornisce anche un’analisi approfondita su questioni specifiche, soluzioni politiche ed alternative, e una guida strategica. Fornisce anche un’analisi registrata dei voti e gestisce la trasmissione televisiva interna di RPC. Nella tradizione dei presidenti passati, l’RPC fornisce un forum per i senatori repubblicani per discussioni politiche. Questo si svolge principalmente attraverso un pranzo settimanale dove vengono discusse le policy. L’RPC ospita anche i direttori del personale repubblicano e i direttori legislativi per discutere le commissioni del Senato e l’agenda politica.

Le origini di RPC risalgono al 1947 e al suo presidente fondatore, il senatore Robert A. Taft dell’Ohio. Il Comitato fu creato in seguito a una proposta bipartisan del Comitato congiunto sull’organizzazione del Congresso nel 1946. L’RPC era originariamente composto da nove senatori repubblicani. Essi fornivano a tutti gli altri senatori repubblicani una descrizione delle discussioni della riunione ed il presidente teneva una conferenza per la stampa dopo la riunione. Le discussioni politiche oggi includono tutti i senatori repubblicani.