La patetica resa dei Repubblicani

Il Senato lavorerà questa settimana per far passare un accordo “politicamente irresponsabile” sulle infrastrutture. Proseguiamo ad esporre le critiche a questa operazione dal lato conservatore invitandovi a leggere questo editoriale del 30 luglio del National Review, una delle più importanti e prestigiose testate del pensiero conservatore americano.

Il National Review è una rivista di orientamento conservatore che si concentra su notizie e articoli di commento su affari politici, sociali e culturali. La rivista è stata fondata dal saggista e giornalista William F. Buckley Jr. nel 1955. Sin dalla sua fondazione, la rivista ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo del conservatorismo negli Stati Uniti, contribuendo a definire i suoi confini e promuovendo il c.d. “fusionismo” (una corrente nella politica americana che unisce tradizionalismo e conservatorismo sociale con il libertarismo di destra politico ed economico), affermandosi come una voce di spicco nella destra americana.

Di seguito la traduzione integrale dell’articolo

National Review: La patetica resa dei Repubblicani

Mercoledì sera, i senatori hanno votato per andare avanti su un pezzo di legislazione che non esiste ancora, spinti da una linea temporale artificiale. I democratici sperano di poter concordare rapidamente su trilioni di dollari di nuove spese per una vasta agenda economica e sociale il più presto possibile, in modo da poter andare avanti con le loro vacanze di agosto. In un certo senso, questo è coerente con il modo in cui il Congresso ha operato negli ultimi tempi. Ma ciò che è unico è che non sono stati solo i democratici a rinunciare al buon governo per far passare la loro agenda. Invece, i democratici sono stati appoggiati da 17 repubblicani (incluso il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell), che hanno aiutato e favorito questo atto sconsiderato.

La decisione dei repubblicani di collaborare con i democratici è sia una cattiva politica sia un atto che politicamente ha davvero poco senso. Come abbiamo detto per mesi, nonostante quello che i media (ed evidentemente, alcuni repubblicani) vi diranno, le infrastrutture americane non si stanno sgretolando e non hanno bisogno di riparazioni. Non c’è una giustificazione economica per spendere soldi per stimolare un’economia che si riprenderà da sola mentre la nazione riemerge dalla pandemia (la crescita ha accelerato ad un tasso annuale del 6,5% nel secondo trimestre, ha annunciato il Bureau of Economic Analysis giovedì). Inoltre, non è che il governo sia proprio in attivo. Le stime dell’amministrazione Biden prevedono che il debito come quota dell’economia supererà quest’anno ogni record dalla Seconda guerra mondiale. E il presidente della Fed, Jerome Powell, che aveva insistito sul fatto che l’inflazione sarebbe stata un fenomeno transitorio, ha ammesso che ci vorrà più tempo per diminuirla rispetto a quanto previsto in precedenza.

Il mito che il gruppo di negoziatori repubblicani ha contribuito a perpetrare è che ci siano due pezzi di legislazione completamente separati in esame: il primo, un piano “bipartisan” da 550 miliardi di dollari che si concentra sulle infrastrutture tradizionali; e il secondo, una legge sul “benessere sociale” da 3,5 trilioni di dollari che include una serie di priorità liberal – college sovvenzionati ed assistenza all’infanzia, espansione di Medicare e Medicaid, elementi del Green New Deal, e forse anche un’amnistia sull’immigrazione.

In realtà, i due progetti di legge sono chiaramente collegati. Biden lo ha detto. Il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer lo ha comunicato muovendo entrambi i disegni di legge su binari paralleli. E la presidente della Camera Nancy Pelosi ha detto che non avrebbe nemmeno portato il disegno di legge “bipartisan” in aula alla Camera a meno che il Senato non avesse approvato entrambi i disegni di legge.

Alcuni repubblicani hanno invece sostenuto che se si votasse a favore di una legge “bipartisan“, allora ciò potrebbe incoraggiare i democratici “centristi”, i senatori Joe Manchin e Kyrsten Sinema, ad allontanarsi dalla legge più grande. Ma è tutt’altro che chiaro come inghiottire altri 550 miliardi di dollari di spesa diminuirà il costo complessivo delle due leggi combinate. Manchin questa settimana ha detto: “Se la legge bipartisan sulle infrastrutture cade a pezzi, tutto cade a pezzi”. Per Manchin, è importante che il processo abbia una copertura “bipartisan“. Può anche rendere le cose più facili per lui votare per la spesa in due pezzi piuttosto che per un unico grande disegno di legge. Ma i suoi commenti indicano che, lavorando per approvare il disegno di legge più piccolo, e portandolo così al traguardo, questi repubblicani stanno soltanto rendendo il lavoro di Schumer (il leader della maggioranza democratica al Senato, n.d.r.) più facile.

È vero che Sinema se ne è uscita in opposizione al disegno di legge di riconciliazione da “soli” 3,5 trilioni di dollari dei democratici dopo l’annuncio dell’accordo bipartisan. Tuttavia, leggendo la sua dichiarazione, è chiaro che non è contraria all’idea di far passare una legge più grande, ma solo al prezzo. Questo la lascia ancora aperta a votare per una legge di riconciliazione meno costosa, ma ancora stravagante. E poiché i repubblicani stanno aiutando a far passare 550 miliardi di dollari di spesa, ciò significa che i democratici potrebbero essere in grado di ottenere così complessivamente più spesa rispetto a se avessero cercato di ottenere un voto puramente partitico su di una singola grande legge.

I difensori dell’accordo bipartisan tra i repubblicani sostengono anche che questo sia “fiscalmente responsabile” perché sarà completamente “ripagato”. Ma alcuni dei presunti metodi di finanziamento sono dubbi. Per esempio, secondo un riassunto del compromesso, contano su 56 miliardi di dollari dalla crescita economica generata dalla spesa per le infrastrutture ed una quantità non specificata di denaro da recuperare dai sussidi di disoccupazione rinforzati che sono stati erogati in modo illecito durante la pandemia. C’è anche qualche formula magica che sfrutta dei piccoli trucchetti da bilancio.

Un esempio è la decisione di posticipare l’implementazione di una regola dell’amministrazione Trump intesa a riformare il programma dei farmaci da prescrizione di Medicare. Se attuata, il Congressional Budget Office stima che questa avrebbe aumentato il costo per il governo per una serie di ragioni, tra cui la riduzione dei prezzo dei farmaci pagati dai beneficiari di Medicare al banco, rendendoli così più propensi ad approfittare dei loro benefici sui farmaci. Ma Biden ha già posticipato l’applicazione di quella regola fino al 2023, quindi attualmente non sta aumentando la spesa di Medicare. I 49 miliardi di dollari di “risparmi” dal ritardarla ulteriormente sono quindi del tutto fumosi.

Oltre a questo, è importante tenere a mente che in un periodo di debito senza precedenti, la nuova spesa si aggiunge agli obblighi fiscali, che sia “ripagata” o meno. Qualsiasi denaro risparmiato per pagare nuovi progetti di infrastrutture è denaro che avrebbe potuto altrimenti essere usato per finanziare gli oneri esistenti. Per esempio, il disegno di legge dichiara 260 miliardi di dollari di risparmio dal reimpiego di denaro inutilizzato per gli aiuti COVID e i sussidi di disoccupazione. Ma se c’è così tanto denaro extra che fluttua in giro, sarebbe più responsabile restituire quella somma al Tesoro.

Alcuni repubblicani non vogliono essere visti come degli ostruzionisti. Ma politicamente, ostacolare l’agenda del partito di maggioranza non ha mai fatto male al partito di minoranza. Al contrario. I democratici hanno beneficiato dell’ostruzione nelle elezioni di midterm del 2006 e del 2018, ed è stata cruciale per le valanghe repubblicane nel 2010 e nel 2014. Dare a Biden una grande vittoria bipartisan è gettargli un gommone di salvataggio in un momento in cui la sua presidenza è danneggiata dall’aumento della criminalità, dalla crescente inflazione e dal riemergere delle restrizioni contro il COVID-19.

Mentre scriviamo, c’è ancora un barlume di speranza. Per passare al Senato, il piano bipartisan dovrà superare la soglia dei 60 voti. I repubblicani hanno ancora tempo per rinsavire e respingere questo costoso ed inutile pezzo di legislazione che gli si ritorcerà politicamente contro. Li esortiamo a farlo.

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