Policy Papers – Biden rompe l’impegno sulle tasse

Biden rompe l’impegno sulle tasse.

Questo articolo è tratto e tradotto da un Policy Paper del Republican Policy Committee del Senato degli Stati Uniti d’America.

PUNTI CHIAVE


  • Biden ha ripetutamente promesso che non avrebbe aumentato le tasse a nessun americano che guadagna meno di 400.000 dollari l’anno, ma la sua agenda aumenterà le tasse all’americano medio in tutta la nazione.
  • Anche il liberal Tax Policy Center stima che il 60% dei contribuenti potrebbe rimetterci dei soldi l’anno prossimo con il piano fiscale del presidente.
  • Oltre ad invertire la marcia sui tagli fiscali promulgati dai Repubblicani per i creatori di posti di lavoro e ai lavoratori, il bilancio di Biden non impedisce aumenti delle tasse individuali su tutta la linea.

Come candidato alla presidenza, Joe Biden ha ripetutamente promesso che non avrebbe aumentato le tasse su nessun americano che guadagnasse meno di 400.000 dollari l’anno – non “un centesimo in più di tasse, garantito, parola mia”. Questo impegno durante la campagna elettorale è stato accoppiato ad un impegno a spendere trilioni di dollari dei contribuenti senza aumentare il deficit. Quando ha messo la penna sulla carta, è diventato chiaro che questa accoppiata di promesse semplicemente non potevano coesistere. L’agenda del presidente “tassa-di più-spendi-di più” viola il suo impegno fiscale con la classe media.

IL PIANO DI BIDEN AUMENTERÀ LA PRESSIONE FISCALE A LIVELLO NAZIONALE

AUMENTO MEDIO DELLE TASSE IN OGNI STATO NEL 2026 CON IL PIANO DI BIDEN

AUMENTI SU TUTTA LA LINEA

Secondo un’analisi della Tax Foundation, il piano decennale di Joe Biden, come delineato nel suo budget per l’anno fiscale 2022, significherà tasse mediamente più alte a livello nazionale. In alcuni stati, il contribuente medio vedrebbe questi aumenti già da subito. In altri, gli aumenti diventerebbero più grandi col passare del tempo ed il cambiamento di diverse disposizioni. Dopo il 2025, il carico fiscale medio in ogni stato sarà più alto di centinaia o migliaia di dollari. Nel New Hampshire, l’onere fiscale del contribuente medio sarebbe di 1.072 dollari più alto nel 2026 rispetto ad oggi. In Nevada, sarebbe di 1.293 dollari più alto.

In un’altra analisi del liberal Tax Policy Center, il 60% dei contribuenti comincerà a perdere denaro già nel 2022 con il piano di Biden. Tra le famiglie che guadagnano da 75.000 a 100.000 dollari l’anno, il 75% si troverà in una situazione peggiore con il piano Biden. Entro il 2031, l’organizzazione stima che il 79% di tutti i contribuenti subirà delle perdite – incluso il 95% delle persone che guadagnano da 75.000 a 100.000 dollari.

I piani “Jobs” e “Families” di Biden, che sono incorporati nel suo bilancio, prevedono mostruosi aumenti delle tasse sulle società e sulle piccole imprese. I lavoratori potrebbero sopportare il 50% o più del peso di questi aumenti di tasse sotto forma di salari più bassi e orario di lavoro ridotto.

Inizialmente, il piano di Biden vorrebbe attenuare questi danni con una massiccia espansione dei benefici che non è però collegata al lavoro o allo stato di bisogno, ma il costo altissimo di queste proposte richiede che egli le elimini gradualmente, esacerbando l’aumento delle tasse sulla classe media dopo il 2025.

Il budget del presidente rifiuta anche di mantenere i tagli fiscali individuali promulgati dai repubblicani nel Tax Cuts and Jobs Act del 2017. Il TCJA ha ridotto le aliquote fiscali individuali, tagliando le tasse agli americani in tutti i livelli di reddito, ma queste disposizioni dovranno essere estese nel 2025. La sola inazione, come ha proposto Biden, significherà che una persona che guadagna 94.000 dollari all’anno vedrà la sua aliquota marginale balzare dal 24% al 28%. Non riuscendo ad estendere questi tagli alle aliquote, questo è un altro modo in cui Biden viola la sua promessa, aumentando le tasse sulle persone che guadagnano meno di 400.000 dollari.

UNA TASSA SULLA “RICCHEZZA” DELLA CLASSE MEDIA

La proposta di Biden di tassare le plusvalenze ai tassi di reddito ordinari andrà a colpire alcuni piccoli imprenditori e agricoltori delle imprese a conduzione familiare, compresi quelli che non hanno mai avuto un reddito annuale di 400.000 dollari o più, quando cercheranno di vendere la loro attività per finanziare il loro fondo pensione.

La sua proposta di tassare i guadagni non realizzati alla morte violerebbe anch’essa la sua promessa, imponendo aumenti fiscali potenzialmente massicci su alcune persone il cui reddito è ben al di sotto dei 400.000 dollari, comprese le persone con patrimonio netto negativo. Le persone che ereditano o ricevono un bene prezioso, come la casa di famiglia, potrebbero trovarsi al palo con una seconda imposta sovradimensionata che è ben oltre ciò che possono permettersi in base al loro reddito o alla loro ricchezza. Potrebbero essere paradossalmente costretti a venderla per potersi permettere di ereditarla.

In particolare, invece di difendere questi americani della classe media, i Democratici al Congresso sono fissati nel ripristinare una pausa fiscale che beneficia in modo sproporzionato gli americani ad alto reddito negli stati con un alta tassazione. Stanno spingendo per permettere alle persone di dedurre più di 10.000 dollari in tasse statali e locali sulle loro dichiarazioni federali dei redditi. Il loro schema permetterebbe all’1% di chi guadagna di aumentare il proprio reddito al netto delle tasse di una media del 2,79%. Il 60% inferiore dei dichiaranti guadagnerebbe in media meno dello 0.01%.

È chiaro che gli aumenti delle tasse di Biden colpiranno molti americani che guadagnano meno di 400.000 dollari. Queste imposte più alte per la classe media si profilano mentre la massiccia spesa federale sta contribuendo ad un picco di inflazione, aumentando il costo della vita per gli americani che si stanno riprendendo dalle devastazioni economiche della pandemia di COVID-19. I Democratici continuano a marciare con la loro agenda per un governo sempre più grande, sperando che gli americani non capiscano chi ne pagherà il prezzo.

RPC.Senate.gov

Che cos’è il Republican Policy Committee?

Il Republican Policy Committee (RPC) del Senato degli Stati Uniti è stato istituito nel 1947. Il senatore Roy Blunt del Missouri ne è il 16° presidente ed è il quarto membro della leadership repubblicana al Senato degli Stati Uniti. Il comitato promuove le politiche repubblicane fornendo posizioni sulla legislazione, sul dibattito in aula e sulle votazioni. L’RPC fornisce anche un’analisi approfondita su questioni specifiche, soluzioni politiche ed alternative, e una guida strategica. Fornisce anche un’analisi registrata dei voti e gestisce la trasmissione televisiva interna di RPC. Nella tradizione dei presidenti passati, l’RPC fornisce un forum per i senatori repubblicani per discussioni politiche. Questo si svolge principalmente attraverso un pranzo settimanale dove vengono discusse le policy. L’RPC ospita anche i direttori del personale repubblicano e i direttori legislativi per discutere le commissioni del Senato e l’agenda politica.

Le origini di RPC risalgono al 1947 e al suo presidente fondatore, il senatore Robert A. Taft dell’Ohio. Il Comitato fu creato in seguito a una proposta bipartisan del Comitato congiunto sull’organizzazione del Congresso nel 1946. L’RPC era originariamente composto da nove senatori repubblicani. Essi fornivano a tutti gli altri senatori repubblicani una descrizione delle discussioni della riunione ed il presidente teneva una conferenza per la stampa dopo la riunione. Le discussioni politiche oggi includono tutti i senatori repubblicani.