Il fiasco dei Repubblicani sulle infrastrutture

Il fiasco dei Repubblicani sulle infrastrutture

Nella battaglia per far passare l’Obamacare nel 2010, l’allora Speaker Nancy Pelosi pronunciò l’ormai infame frase secondo cui il Congresso doveva prima “approvare la legge in modo da poter scoprire cosa c’è dentro”. Nonostante il conseguente disastro dell’Obamacare, l’attuale leadership al Senato sta facendo un ulteriore passo avanti in quella strategia, nel tentativo di forzare un voto su una legge sulle infrastrutture che non è stata ancora scritta. Ma questa volta, non sono solo i Democratici ad essere in difetto. Una manciata di senatori repubblicani, apparentemente desiderosi di raggiungere un accordobipartisan” sul cosiddetto American Jobs Plan di Joe Biden, stanno correndo il grave rischio di cadere nella trappola di Nancy Pelosi – e nel farlo, rendendosi complici dell’agenda della sinistra radicale di Biden che dicono di contrastare.

Dopo mesi di delibere tra i partiti e i tentativi di raggiungere un consenso bipartisan, i contenuti e le disposizioni dell’American Jobs Plan sono ancora in gran parte sconosciuti, anche quando il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer (D-NY) aveva cercato di forzare un voto già la scorsa settimana. Il disegno di legge ha colpito diversi blocchi procedurali, ha subito una serie di cambiamenti ed ha affrontato varie critiche da parte dei membri di entrambi i partiti dall’inizio del nuovo Congresso, mentre il gruppo di legislatori che lavorano al disegno di legge non ha ancora prodotto nulla che si avvicini ad una versione finale per i loro colleghi – ed il popolo americano – da esaminare.

Inoltre, sia che il Senato approvi o meno la legge sulle infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari, i Democratici hanno detto che molto probabilmente cercheranno ancora di far passare una legge da 3.500 miliardi di dollari con la riconciliazione che non solo eluderebbe i voti dei Repubblicani, ma includerebbe anche molte delle disposizioni controverse che sono state lasciate fuori dal cosiddetto sforzo bipartisan sulle “infrastrutture”. Infatti, Joe Biden aveva quasi fatto saltare il tavolo dei negoziati “bipartisan” il mese scorso, quando dichiarò apertamente che non avrebbe firmato una legge bipartisan sulle infrastrutture senza che il Senato avesse prima approvato la sua legge di riconciliazione altamente faziosa. Anche se in seguito ha ritrattato i suoi commenti, molti Repubblicani hanno avvertito la sensazione che i Democratici stiano probabilmente solo fingendo di giocare al bipartitismo come copertura per far passare un’agenda radicale che sanno che la maggior parte degli americani non sostiene.

Ma anche se Biden non condiziona più la sua firma della legge sulle infrastrutture al passaggio della legge di riconciliazione, i pochi dettagli che sono emersi del piano infrastrutturale che si presume essere “bipartisan” contengono numerose disposizioni che non hanno nulla a che fare con le nozioni tradizionali di infrastrutture. Tra questi ci sono 560 miliardi di dollari in iniziative sul cambiamento climatico, un’estensione di 165 miliardi di dollari per i benefici dell’Obamacare, e 120 miliardi di dollari in modifiche alle detrazioni fiscali statali e locali che beneficerebbero principalmente gli stati democratici.

Molti conservatori temono anche che i democratici possano usare le loro iniziative sulle “infrastrutture” per mettere in moto politiche che in effetti abolirebbero le periferie. Proponendo di creare sovvenzioni a condizione che le contee permettano la costruzione di appartamenti in qualsiasi quartiere, anche in aree storicamente designate per abitazioni unifamiliari, Biden e i democratici del Congresso stanno sostenendo politiche che in effetti creerebbero aree urbane affollate nei quartieri suburbani.

Come USA Today ha riportato ad aprile, “la proposta di Biden assegnerebbe sovvenzioni e crediti d’imposta alle città che cambiano le leggi di zonizzazione per sostenere un accesso più equo agli alloggi a prezzi accessibili. La classica casa unifamiliare con la staccionata bianca ed un grande cortile dove fare il barbecue il 4 luglio potrà anche essere un punto fermo del sogno americano, ma gli esperti e i politici locali dicono che la zonizzazione per la costruzione di proprietà multifamiliari è la chiave per combattere il cambiamento climatico, l’ingiustizia razziale e la crescente crisi degli alloggi a prezzi accessibili nella nazione”.

Non solo il piano “bipartisan” non si qualifica come qualcosa che assomigli anche solo ad una “infrastruttura” nel senso classico del termine, ma minaccia anche di sostituire le bianche staccionate, i barbecue del 4 luglio e l’isolamento panoramico dei sobborghi con condomini sovraffollati, parcheggi stipati e progetti di costruzione senza fine.

I democratici hanno anche minacciato di introdurre di nascosto ciò che chiamano “infrastrutture elettorali” – o cambiamenti radicali del voto verso sinistra – nella legge. Diversi senatori del GOP hanno inoltre affermato che i democratici stanno spingendo per includere una disposizione che offra l’amnistia agli stranieri illegali, contraddicendo ulteriormente i punti di vista dei democratici secondo cui il pacchetto “infrastrutture” e la legge di riconciliazione sono imprese bipartisan – o addirittura legate alle infrastrutture. Infatti, un “foglio informativo” del 24 giugno della Casa Bianca indica che la componente “strade, ponti, grandi opere” della legge sulle infrastrutture richiederebbe solo 109 miliardi di dollari – meno del 10% della proposta sulle infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari e meno del 3% dei 4.700 miliardi di dollari in totale richiesti da Biden.

Nonostante l’inclusione nel piano di alcuni chiari punti dell’agenda radicale di sinistra e la mancanza di attenzione alle reali iniziative infrastrutturali, alcuni repubblicani rimangono inspiegabilmente entusiasti nel portare avanti questa legislazione. I senatori Bill Cassidy (R-Louisiana), Susan Collins (R-Maine), Lisa Murkowski (R-Alaska), Rob Portman (R-Ohio), e Mitt Romney (R-Utah) sono stati i più attivi nelle discussioni trasversali per raggiungere un “compromesso bipartisan“. Eppure, anche dopo mesi di trattative, per lo più a porte chiuse, non hanno portato alcun prodotto finito e stanno invece chiedendo ai loro colleghi di votare per far passare una legge che non solo non hanno letto, ma che non esiste ancora.

La maggior parte dei conservatori capisce che le promesse elettorali di Joe Biden di lavorare da una parte all’altra dell’emiciclo, di far passare la legislazione in modo bipartisan e di governare come un “moderato”, sono servite soltanto come un mezzo per mascherare la sua agenda legislativa di estrema sinistra.

Allora, perché un gruppo di repubblicani sta concedendo un’indebita credibilità a questa falsa narrazione ed ostacola gli interessi del loro stesso partito e del paese?

In una dichiarazione di luglio, l’ex presidente Donald Trump ha messo in guardia contro questa stessa situazione: “I Repubblicani RINOs dovrebbero smettere di negoziare l’accordo sulle infrastrutture”, ha scritto. “Vi state solo facendo prendere in giro dai democratici della sinistra radicale – non vi daranno nulla! Per il bene del movimento conservatore, degli Stati Uniti, e forse delle future possibilità di rielezione di questi senatori, speriamo che possano vedere la verità prima che sia troppo tardi.

amac.us

La riconciliazione del bilancio, cos’è?

Creata dal Congresso nel Congressional Budget Act del 1974, la riconciliazione permette di accelerare l’esame di alcune leggi su tasse, spese e limiti all’indebitamento. Al Senato, le proposte di legge di riconciliazione non sono soggette all’ostruzionismo e la portata degli emendamenti è limitata, dando a questo processo dei vantaggi concreti per l’emanazione di leggi fiscali e di bilancio controverse con soli 51 voti, piuttosto che la soglia ordinaria di 60 voti. Lo scopo del processo di riconciliazione è dunque quello di permettere al Congresso di utilizzare una procedura accelerata quando si esamina una legislazione che porterebbe la spesa, le entrate e le leggi sul limite dell’indebitamento concesso in conformità con le vigenti priorità individuate dal bilancio.

Prima dell’approvazione dell’ultimo pacchetto da 1.900 miliardi di dollari di sostegni economici per contrastare la crisi provocata dal Coronavirus firmato all’inizio di quest’anno da Joe Biden, sono state firmate in totale 21 leggi di riconciliazione del bilancio.

L’opzione di riconciliazione non garantisce di per sé un percorso agevole per l’agenda di Biden. Con maggioranze ristrette in entrambe le camere, i leader del partito democratico dovranno mantenere i loro deputati e senatori quasi completamente uniti per essere in grado di utilizzare la manovra con successo.

La Casa Bianca ha trascorso mesi a lavorare attentamente sul suo piano per le infrastrutture, a cui Joe Biden ha dato la priorità per mesi anche tra gli appelli di alcuni nel suo stesso partito a concentrarsi di più sull’estensione dei diritti di voto. La strategia è stata elaborata per raggiungere un “accordo bipartisanconvincendo almeno 10 repubblicani per votare la legge sulle cosiddette “infrastrutture pure e semplici” – autostrade, accesso ad internet a banda larga, trasporto di massa – mentre poi si procederà al voto di riconciliazione del bilancio più ampio, sostenuto solo dai Democratici, per il resto del piano.

Biden e la leadership democratica, in accordo con quel gruppo di senatori Repubblicanimoderati” o “RINOs“, hanno dunque elaborato un sistema adoppio binario” per passare sia l’accordo “bipartisan” sulle infrastrutture (che ha bisogno di 60 voti per passare) sia la seconda legge, attraverso le regole della riconciliazione del bilancio (che avrà bisogno di 51 voti per passare).

Anche se i negoziati sono stati dati per morti più di una volta, la scommessa di Biden di raggiungere l’altro lato dell’emiciclo ha pagato, dato che 17 senatori del GOP hanno votato per portare avanti il piano “bipartisan da quasi 1.000 miliardi di dollari. Ha segnato una vittoria significativa per la Casa Bianca, anche se numerosi colpi di scena si trovano sicuramente davanti, compreso la condizione fondamentale di mantenere tutti i democratici in quadrato per far passare il piano di riconciliazione da 3,5 trilioni di dollari.