Dopo sei mesi, questa è la Presidenza Covid di Joe Biden

Byron York’s Daily Memo – A sei mesi, la presidenza COVID di Biden

Il presidente Joe Biden ha prestato giuramento sei mesi fa. Questi sei mesi potrebbero finire per essere il momento clou della sua presidenza.

L’indice di gradimento di Biden è positivo, poco più del 52% nella media dei sondaggi di RealClearPolitics. Questo è, naturalmente, più alto del rating del predecessore di Biden, il presidente Donald Trump, che non ha mai superato il 47% di approvazione nella media RCP, ma è più basso del presidente Barack Obama, che si trovava a circa il 56% a questo punto della sua presidenza.

Ciò che colpisce della valutazione di Biden è che si basa in gran parte sull’approvazione da parte del pubblico della sua gestione della pandemia di COVID. In un recente sondaggio del Washington Post, che ha rilevato come Biden abbia un indice di approvazione generale del suo lavoro del 50%, il suo indice di approvazione per la gestione della pandemia era del 62%. Il suo indice di approvazione per la gestione della situazione al confine tra Stati Uniti e Messico era del 33%, e per la gestione del crimine del 38%.

Quindi non è esagerato dire che quella di Biden è stata finora una presidenza del COVID. Senza il sostegno per la gestione della pandemia, l’indice di gradimento di Biden avrebbe potuto oscillare sotto il 50% nei suoi primi mesi di mandato. Ma nei primi mesi di Biden in carica, le notizie sul COVID sono state quasi tutte buone. Il numero di nuovi casi è crollato drammaticamente – più del 90% – ma era un processo già iniziato nelle ultime settimane del mandato di Trump. Biden ha anche aumentato la distribuzione del vaccino sviluppato dall’Operazione Warp Speed di Trump. Gli americani, che hanno eletto Biden lo scorso novembre in un momento di grave preoccupazione per la pandemia, hanno comunque approvato l’approccio di Biden.

Ora, però, la storia del COVID è cambiata di nuovo. Il numero di nuovi casi al giorno sta aumentando – dopo aver toccato un minimo di circa 11.000 al giorno in giugno, il totale è ora oltre 30.000. (È importante ricordare che è ancora molto inferiore ai 254.000 di inizio gennaio). La questione di come persuadere sempre più americani a farsi il vaccino è sicuramente un tormento per Biden, incastrato tra i sostenitori che favoriscono un approccio più autoritario e quelli che vogliono continuare lo sforzo di persuasione.

Ma la linea di fondo è che, andando avanti, la questione COVID promette di essere una questione ambigua per Biden, rispetto a quella storia positiva che è stata per lui nei primi mesi. Ha anche raggiunto un punto in cui non può più descrivere erroneamente le leggi di spesa come “COVID relief”. E la sua agenda che non riguarda il COVID affronta un percorso difficile a Capitol Hill.

Il tanto sbandierato accordo bipartisan di Biden sulle infrastrutture, incentrato su progetti come strade, ponti, aeroporti, treni ed altro, sembra essere in serio pericolo, in parte perché i Democratici del Senato stanno spingendo i Repubblicani a sostenerlo senza sapere cosa ci sarà nella versione finale della legge. E l’ancora più grande legge di Biden sulleinfrastrutture umane” – una stravaganza multimiliardaria che i progressisti del suo partito vogliono concentrare su “clima, lavoro e giustizia” – dovrà passare per un Senato 50 a 50, pareggio rotto a favore di Biden solo dal voto della Vicepresidente Kamala Harris.

Mentre spinge la sua agenda, Biden non potrà mai sfuggire al fatto che i Democratici non controllano la maggioranza dei seggi al Senato. Non sarà mai come Franklin Delano Roosevelt, o Lindon B. Johnson – che avevano ciascuno enormi maggioranze parlamentari – quando si troverà a lottare per poter rompere il voto in parità.

Così, a sei mesi, Biden affronta una situazione difficile. La questione del COVID è cambiata sotto i suoi piedi, e far passare la sua ambiziosa agenda con la più debole delle maggioranze legislative diventerà solo più difficile.

WashingtonExaminer.com

Byron York è il corrispondente politico capo del Washington Examiner e un collaboratore di Fox News. Ha seguito le amministrazioni Bush, Obama, Trump e ora Biden, così come il Congresso e ogni campagna presidenziale sin dal 2000. È l’autore di “The Vast Left Wing Conspiracy”, un resoconto dell’attivismo liberal nelle elezioni del 2004. Già corrispondente dalla Casa Bianca per il National Review, i suoi scritti sono stati pubblicati sul Wall Street Journal, Washington Post, Atlantic Monthly, Foreign Affairs e New Republic. Laureato all’Università dell’Alabama e all’Università di Chicago, vive a Washington, D.C.