Sulla distruzione dell’economia americana: a che punto siamo?

Sono oramai sei mesi (circa) che Joe Biden sta procedendo, diligentemente, alla distruzione dell’economia americana (e non solo) con un notevole giubilo dei minus haben dei suoi supporters.

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto tutti la devastante notizia dell’aumento dell’inflazione, +0.9% su base mensile e +5% circa su base annua. Tutto questo insieme al leggero aumento della disoccupazione si può tranquillamente imputare allo ‘Stimulus Bill‘ di inizio mandato, quando 1.9 trilioni di dollari sono stati immessi nell’economia statunitense, distruggendo la crescita economica, con molti americani che hanno rifiutato posti di lavoro per prendere questi sussidi (e reinvestirli in Gamestop e criptovalute).

Ovviamente i comunisti non saranno mai contenti fino a quando non avranno distrutto tutto, quindi prepariamoci ad altre follie da parte del partito degli asinelli.

Attualmente in discussione ci sono due grandi leggi:

La prima è l’Infrastructure Bill: una proposta bipartisan da 1,2 trilioni di dollari. La maggioranza necessaria per approvarla deve essere di 60 senatori. Al momento 11 Repubblicani si sono dichiarati favorevoli a votarla (ne bastano dieci) ma i Democratici stessi stanno rischiando di far fallire tutto.

Chuck Schumer ha dichiarato di volerlo votare al senato il prossimo mercoledì, 21 luglio, ma questa mossa ha infastidito i molti Repubblicani che sarebbero anche a favore. Il rappresentante repubblicano per questo accordo, il senatore dell’Ohio Rob Portman ha sottolineato che non esistono tempistiche arbitrarie in una proposta bipartisan.

Bisogna inoltre sottolineare che il testo non è neanche del tutto completo, mancano ancora due elementi: la revisione del Congressional Budget Office (CBO), un organo indipendente che ha il compito di analizzare tutte le proposte di politica fiscale ed il relativo metodo di finanziamento, sul quale molti repubblicani valuteranno se effettivamente sostenere il provvedimento; il metodo di finanziamento stesso non è ancora chiaro: alcuni propongono il deficit, altri propongono togliere alcune detrazioni fiscali, metodo che difficilmente i Repubblicani sosterrebbero.

Il senatore repubblicano del Texas John Cronyn non ha dubbi: Schumer e i Democratici stanno forzando il voto sulle infrastrutture per far crollare il supporto del GOP e passare al budget, che sarà 100% Democratico.

La seconda è lo Spending Bill: questo sarà il punto centrale della legge di bilancio che verrà approvata verso novembre dal Congresso. Il programma di spesa prevede uscite addizionali per 3,5 trilioni di dollari: per darvi un’idea, si stimano entrate totali dalle tasse pari a 3,8 trilioni. Questo programma di spesa causerebbe però dei deficit enormi: una parte verrà coperta con un aumento della tassazione, mentre l’altra verrà fatta a deficit, causando inevitabilmente la c.d. “stagflazione“. In economia si usa questo termine per descrivere una situazione nella quale si verificano sia inflazione che stagnazione economica.

Si sta delineando uno scenario al limite dell’apocalittico negli Stati Uniti, con tre preoccupanti fattori:

Il primo è un probabile aumento della tassazione durante una recessione economica (noi italiani dovremmo ricordare i terribili anni di Mario Monti a Palazzo Chigi) che rallenterebbe ulteriormente la ripresa.

Il secondo è l’inflazione: come già spiegato prima, il costo delle materie prime è alle stelle e con questi programmi di spesa non può far altro che peggiorare.

Il terzo è un aumento del debito per finanziare il welfare state: per quando il welfare possa essere necessario, finanziarlo a deficit è sbagliatissimo, soprattutto durante una crisi economica: secondo la teoria classica kenesyana dell’economia, bisogna aumentare la spesa per fare infrastrutture o per ridurre la pressione fiscale che, come visto nell’era Trump, produce molta ricchezza.

Tutto questo va condito con la classica follia liberal: per Nancy Pelosi e compagni, infatti, pure la riforma dell’immigrazione (a favore degli immigrati illegali) rientra nel concetto di “infrastrutture“.

Siamo solo all’inizio di quattro anni che saranno a dir poco catastrofici.