La Virginia sta per diventare rossa? Le prove indicano che l’onda blu è ormai passata nell’Old Dominion

I conservatori hanno avuto poco da festeggiare nella politica della Virginia nell’ultimo decennio. Eppure la marea potrebbe finalmente iniziare a girare…

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Da quando i Repubblicani hanno preso per l’ultima volta gli uffici statali nelle elezioni del 2009, la storia politica della Virginia è stata il racconto della lunga marcia della sinistra attraverso gli uffici statali fino a quando i Democratici hanno preso il pieno controllo di entrambe le camere della legislatura nel 2019. Ciò che ne è seguito è stata una quasi rivoluzione culturale, in quanto il nuovo governo dominato dai Democratici ha approvato leggi che limitano il possesso delle armi, ha eliminato le pene detentive per una serie di offese all’ordine pubblico, ha ratificato retroattivamente l’Equal Rights Amendament (ERA) (un emendamento costituzionale bocciato nel 1972), ha permesso il voto anticipato senza presentare alcuna giustificazione e ha votato per aderire al National Popular Vote Interstate Compact, cercando così di fare un giro intorno alla Costituzione al fine di abolire il collegio elettorale.

Eppure la marea potrebbe finalmente iniziare a girare contro i Democratici della Virginia. L’8 giugno, il Partito Democratico ha tenuto le sue primarie – il Partito Repubblicano aveva optato il mese prima per una Convention – e la Sinistra del partito ha subito una serie di sconfitte sorprendenti. Non solo il “vecchio maschio bianco Terry McAuliffe, un ex-governatore e per lungo tempo faccendiere di Hillary Clinton, ha facilmente sconfitto una serie diversificata di sfidanti di Sinistra con il 62,17% dei voti, ma molti dei membri più a Sinistra del parlamento statale hanno perso la nomination.

Questo può essere un segno che i Democratici “tradizionali” percepiscono il crescente contraccolpo contro il loro governo di estrema Sinistra dello stato, e sono ansiosi di liberarsi delle figure più problematiche della loro stessa parte.

Nelle elezioni generali, i Democratici stanno ora affrontando il più formidabile candidato repubblicano che la Virginia abbia mai visto da decenni: Glenn Youngkin.

Youngkin corre con la promessa di fornire un’alternativa di buon senso e di equilibrio nell’ufficio di governatore a Richmond. Un uomo d’affari di successo non collegato con i litigi e i fallimenti tra fazioni che hanno contraddistinto l’ultimo decennio della politica dei Repubblicani in Virginia, è emerso dalla convention repubblicana con un messaggio che si concentra sulle questioni locali del governo statale. È ben posizionato per trascendere i due elementi principali che contraddistinguono questo stato. Il suo incarico come amministratore delegato del Carlyle Group, una delle prime storie di successo della Virginia del Nord, lo rende un’incarnazione di tutto ciò che ha attratto milioni di nuovi residenti in questa regione in crescita. Il suo forte conservatorismo mostra che, a differenza di molti altri che si sono trasferiti nella regione per lavoro, lui sa esattamente perché la Virginia – con le sue basse tasse, la bassa criminalità ed il governo non troppo invadente – si è storicamente dimostrata più attraente del Maryland.

In effetti, Glenn Youngkin sta conducendo una campagna che sfida lo spostamento a Sinistra della Virginia facendo appello a una visione più positiva del passato. I precedenti candidati repubblicani, come l’ex governatore della Virginia ed ex senatore degli Stati Uniti George Allen, e il candidato governatore del 2017 Corey Stewart, si sono scontrati con il risentimento pubblico quando sono stati associati alla “nostalgia confederata“. C’era dell’ironia qui. Entrambi erano di fuori: Allen dalla California e Stewart dal Minnesota. Entrambi sono caduti troppo facilmente nella “trappola della caricatura“, che ha visto George Allen fare una straziante apparizione musicale come ufficiale confederato canterino nel film Gods and Generals, mentre Stewart sembrava fare dell’associazione con i monumenti dei confederati e la bandiera, il fulcro delle sue campagne, mentre derideva l’ascendenza immigrata del suo rivale alle primarie Ed Gillespie.

Glenn Youngkin non ha tale necessità di dimostrare le sue credenziali di virginiano. Youngkin è nato a Richmond, è cresciuto a Virginia Beach e ha frequentato la scuola a Norfolk. Un virginiano nativo per tutta la sua vita, uno con esperienza in diverse parti del Commonwealth, Youngkin non ha bisogno di creare un passato romanzato da contrapporre al presente. Può e fa appello a un passato realmente esistito. Un passato in cui l’impegno della Virginia per il governo minimo e la libertà individuale ha contribuito ad accendere il fuoco della Rivoluzione Americana, e a salvarla dagli eccessi degli sforzi di Alexander Hamilton di imporre un governo centralizzato. Egli sta ricordando ai virginiani che il loro stato è la terra di Patrick Henry e di George Washington.

La storia della Virginia è anche una storia in cui il Partito Repubblicano ha giocato con orgoglio un ruolo fondamentale. Negli anni a partire dagli anni 80 dell’800, il Partito Repubblicano governò lo stato introducendo il primo sistema scolastico pubblico integrato e cercando di eliminare le differenze razziali, solo per essere rovesciato con la frode da un Partito Democratico che sosteneva che le razze diverse non avrebbero mai potuto lavorare assieme. Questa è una tradizione che il Partito Democratico segue ancora oggi attraverso la sua promozione della Teoria Critica della Razza nelle scuole della Virginia. Non c’è bisogno che i Repubblicani rifiutino la loro storia quando fu un ex-generale confederato, uno dei comandanti più duri di Robert E. Lee, William Mahone, a supervisionare quella coalizione politica repubblicana multirazziale nel 1881, una delle prime della nazione.

Come vero nativo virginiano e repubblicano, Youngkin è stato in grado di fare appello al meglio dell’identità dello stato, offrendo un’alternativa conservatrice al liberalismo di estrema sinistra dei Democratici e alla scomoda nostalgia confederata dei politici da fuori in entrambi i partiti.

Gli elettori sembrano rispondere a questo messaggio. Nei sondaggi post-primarie, Youngkin è testa a testa con il democratico Terry McAuliffe, con un mero 48% a 46%: un risultato non da poco visto il riconoscimento del nome di McAuliffe come ex-governatore. È ancora più impressionante se si considera che Donald Trump ha perso lo stato di quasi il 10% nel 2020 dopo averlo perso del 5% nel 2016. Vale anche la pena notare che McAuliffe in particolare ha una storia di sotto-performare notevolmente i suoi numeri rispetto a quelli dei sondaggi. Nel 2013, quando si è candidato per l’ultima volta come governatore, era in testa con una media del 7% per poi vincere con un margine del 2%. Se questo modello tiene, cioè implicherebbe che Youngkin sia attualmente in vantaggio.

Inoltre, ci sono segni che anche i Democratici sono preoccupati per l’impatto politico del loro governo di estrema sinistra nel Commonwealth della Virginia. Lo dimostra il fatto che tre dei membri più a Sinistra del parlamento abbiano perso la nomination per la ricandidatura.

Uno di loro era Ibraheem Samirah dell’86° distretto, famoso per aver interrotto un discorso a Jamestown, in Virginia, del presidente Donald Trump nel 2019. Il presidente Trump era l’ospite d’onore dell’Assemblea Generale della Virginia che si era riunita in sessione speciale per celebrare il suo 400° anniversario come la più antica assemblea legislativa dell’emisfero occidentale. Samirah ha gridato e tenuto in mano dei cartelli che dicevano “Deport Hate“, “Reunite My Family” e “Go Back to Your Corrupted Home“. “Il fatto che il razzista-in-capo, che alimenta così apertamente l’odio contro gli immigrati, sia stato invitato a questo evento è un insulto per i virginiani ed un insulto alla storia della democrazia del nostro Commonwealth“, Samirah ha poi scritto su Twitter, dichiarando che “L’uomo è inadatto alla carica e inadatto a partecipare ad una celebrazione della democrazia, della rappresentanza e della storia della nostra nazione di immigrati”. L’8 giugno 2021, gli elettori del distretto di Samirah hanno deciso che era lui ad essere inadatto alla carica, sfrattandolo con un margine di 52% a 48% in favore di uno sfidante ebreo, che aveva spesso denunciato il sostegno di Samirah per la deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar.

Nel 50° distretto, Lee Carter, un rappresentante statale al secondo mandato che si è descritto apertamente come un “socialista” e che ha co-presieduto la campagna di Bernie Sanders nello stato, non solo non è riuscito a fare alcun passo avanti nella sua corsa alla nomination per la carica di governatore del Democratici, prendendo solo il 2,77%, ma è stato anche sconfitto per la nomination per la ricandidatura alla legislatura con solo il 38% dei voti.

La figura più prominente ad essere stata estromessa è però quella di Mark Levine, un personaggio di lunga data della Sinistra che si candidò anche come vice-governatore. Levine aveva argomentato contro la decisione della Corte Suprema Bush vs. Gore nel 2001, definendo Bush un presidente “illegittimo” ed era stato consigliere del rappresentante Barney Frank, dove aveva cercato di sostenere che le Faith-Based Initiatives fossero incostituzionali. Levine non solo è stato sconfitto per la nomination alla carica di vice governatore. Ha perso il suo seggio nella Camera dei Delegati lo stesso giorno.

Mancano cinque mesi al giorno delle elezioni, ma i segnali indicano che i Repubblicani hanno la migliore possibilità in 12 anni di invertire la tendenza negativa della Virginia. Hanno un candidato di spicco, un partito unito e stanno affrontando un Partito Democratico che ha abbracciato l’estremismo di sinistra che ha contribuito a mettere al potere. Tutto ciò di cui hanno bisogno è un po’ di fortuna e potrebbero riuscire a far diventare la Virginia rossa.

Association of Mature American Citizens.us