La risposta al cambiamento climatico non è quella che pensate…

La risposta al cambiamento climatico sta nel cuore repubblicano d’America? Il Wyoming ha annunciato la costruzione del primo “mini reattore” Natrium.

Spesso i media mainstream dipingono il Partito Repubblicano come “il partito delle lobby dei combustibili fossili e dei negazionisti del cambiamento climatico”. Nonostante questa narrazione, è indubbio che siano gli stati repubblicani a guidare attualmente la transizione energetica negli Stati Uniti, grazie ad una politica fiscale favorevole alle imprese e al massiccio uso dei cd. “Federal Tax Credits“.

Il Kansas, l’Iowa e il North Dakota figurano tra gli Stati con la più alta percentuale di consumi derivanti dalle energie rinnovabili e il Texas, risulta essere il principale produttore di energia eolica nel paese.

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Tuttavia, le energie rinnovabili da sole non bastano per arrivare ad una corretta transizione energetica che possa portare alla definitiva sostituzione dei combustibili fossili.

Contestata dagli ambientalisti più radicali e addirittura dichiarata “illegalein Italia, l’energia nucleare rappresenta la principale risposta al cambiamento climatico. A dispetto della sua cattiva nomea, il nucleare risulta essere tra le fonti energetiche più sicure in assoluto, con 0,07 morti per TWh e 3 tonnellate di CO2 per GWh. Inoltre, il volume energetico prodotto da una centrale nucleare è incredibilmente alto, a fronte di una quantità di risorse impiegate relativamente ridotta.

Ad oggi, gli Stati Uniti risultano essere il principale produttore di energia nucleare al mondo, con ben 93 reattori nucleari attualmente in uso. Ciononostante, dopo un “età dell’oro” compresa tra gli anni Cinquanta e Settanta, a partire dal 1979 l’energia nucleare ha subito un forte declino negli USA. L’incidente di Three Miles Island favorì la propaganda degli attivisti anti nucleare, i quali condussero molte campagne che portarono alla chiusura di diversi impianti tra cui Rancho Seco in California. D’altro canto, l’abbassamento dei costi del gas naturale mandò sul lastrico molte centrali, non in grado di reggere alla concorrenza e i molti permessi di costruzione, e non furono portati a termine. Infine, l’Energy Policy Act del 2005, varato dal Presidente George W. Bush, si rivelò un colossale fallimento, a causa della sua scarsa focalizzazione sull’innovazione e al contemporaneo boom del fracking.

Dei 31 rettori nucleari commissionati, solo due sono attualmente in costruzione. Le unità Vogle 3 e 4, attualmente in costruzione, sono due nuove unità che completeranno un sito già esistente, cosi come l’unità aggiuntiva nel sito Watts Barr, inaugurata nel 2016.

L’Amministrazione Obama, non è riuscita a invertire la tendenza.

Tuttavia, è proprio in queste situazioni che il tessuto economico e sociale americano, votato alla libera iniziativa e all’innovazione, da il suo contributo.

Nel 2006, Bill Gates ha fondato la startupTerra Power“, con l’obbiettivo di trovare soluzioni per rendere l’energia nucleare nuovamente competitiva e trovare un modo per integrarla con le energie rinnovabili. Terra Power ha quindi iniziato a sviluppare un nuovo tipo di reattore nucleare assieme alla sezione nucleare del colosso della General Electric, GE-Hitachi. La nuova creatura di Bill Gates ha iniziato a sviluppare una nuova tecnologia denominata “Reattore Natrium”. Si tratta di un TWR “Travelling Wave Reactor”, letteralmente reattore ad acqua itinerante, tecnologia che combina il reattore veloce refrigerato a sodio, ad un sistema di stoccaggio a sali fusi in grado di immagazzinare il calore. Le ridotte dimensioni dell’impianto e la possibilità di separare il reattore da tutte le componenti non nucleari, limita enormemente i costi di costruzione e manutenzione, riducendo inoltre la complessità progettuale e gestionale. Tuttavia, i pregi del reattore Natrium non finiscono qui.

Il reattore è in grado di utilizzare uranio impoverito, reimmettendo così nel circuito le scorie nucleari e salvaguardando l’ambiente. Inoltre, è dotato di un impianto di stoccaggio a sali fusi, che immagazzina il calore prodotto dal reattore: questo, infatti, permette la perfetta integrazione del reattore con le energie rinnovabili, data la possibilità di rilasciare il calore ed aumentare la potenza dell’impianto nei periodi nei quali le rinnovabili risultano meno performanti.

Nel 2015, dato il declino dell’energia nucleare negli Stati Uniti, Terra Power firmò un accordo con la China National Nuclear Corporation, che avrebbe dovuto portare alla realizzazione del primo Reattore Natrium in Cina.

L’ascesa di Donald Trump ha cambiato le carte in tavola. Fin dal primo momento, il nucleare è parso la chiave per raggiungere l’autosufficienza energetica, che era l’obbiettivo promesso in campagna elettorale dal presidente. Piuttosto che varare piani tanto ambiziosi quanto difficilmente realizzabili – come nel caso dell’Energy Policy Act di Bush del 2005 – l’Amministrazione Trump si è concentrata su programmi specifici volti, da un lato, a favorire l’innovazione e la realizzazione di c.d. “mini reattori nucleari“, come appunto il Natrium sviluppato da Terra Power, dall’altro ha posto una serie di limiti al trasferimento tecnologico, volta ad incoraggiare la costruzione di tali reattori sul suolo americano.

Nel 2018, il Congresso ha approvato il “NEICA Act“, introdotto dal Senatore Repubblicano dell’Idaho Mike Crapo. Questo provvedimento facilita la creazione di una partership pubblico-privata attraverso il “Programma GAIN” gestito dal Dipartimento dell’Energia.

Lo stesso anno viene approvato anche il “NEIMA Act“, introdotto dal Senatore Repubblicano del Wyoming John Barrasso. Tale legge, modernizza i provvedimenti normativi volti ad autorizzare la costruzione di reattori nucleari.

Nel gennaio 2019, l’Amministrazione Trump ha provveduto ad imporre dei limiti al trasferimento di tecnologie, spingendo Terra Power a porre fine al suo accordo con la Cina National Nuclear Corporation e a focalizzarsi sulla costruzione del reattore sul suolo americano. Nel 2020, il Congresso ha approvato lo stanziamento di 230 milioni per il “Programma ARDP (Advanced Reactor Demonstration Prorgam), supervisionato dal Dipartimento dell’Energia e volto a favorire la costruzione di almeno due reattori di nuova generazione. Lo stesso anno, Terra Power e X Energy sono state selezionate dall’ARDP e hanno ottenuto 80 milioni di stanziamento iniziale per la costruzione dei reattori, con il Dipartimento dell’Energia che si è impegnato a stanziare 3,2 miliardi in sette anni per la realizzazione dei progetti.

Il 3 giugno del 2021, il Governatore del Wyoming, Mark Gordon, ha annunciato che il primo reattore Natrium verrà costruito nel suo stato. Il sito che ospiterà il reattore verrà annunciato alla fine del 2021 e sarà un vecchio impianto per la produzione di carbone. Ma che cosa ha permesso ad uno stato noto per la locale industria del carbone di diventare la sede del primo reattore di nuova generazione?

Anzitutto, il “Cowboy State” guida la classifica dello State Business Tax Climate Index stilata dalla TaxFoundation. Inoltre, il Wyoming è il primo produttore di uranio negli Stati Uniti, sebbene tale industria si sia fortemente ridimensionata a causa del periodo di declino dell’energia nucleare nel paese. Hanno poi giocato un ruolo decisivo sia il forte impegno dei Repubblicani dello stato, soprattutto il Senatore John Barrasso, principale sponsor del “NEIMA Act“, sia la forte presenza in Wyoming della Rocky Mountain Power, azienda che sta lavorando in partnership con Terra Power nonché facente parte della Pacificorp, a sua volta controllata dalla Berkshire Hathaway Inc. capitanata da Warren Buffett, amico di Bill Gates e finanziatore della “Bill e Melinda Gates Foundation“.

La costruzione del reattore porterà centinaia di posti di lavoro in Wyoming e soprattutto permetterà la rinascita della locale industria di estrazione dell’uranio. Il Governatore Repubblicano Mark Gordon ha annunciato anche che l’utilizzo dei “mini reattori nucleari” costituisce la via più breve e più funzionale per una risposta seria alle sfide poste dal climate change e che sarà decisivo per permettere agli Stati Uniti di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Gordon si è però affrettato a dichiarare che questo non comporterà la distruzione della locale industria dei combustibili fossili, che continuerà ad operare fino all’esaurimento delle risorse, venendo via via sostituita dalle rinnovabili e dal nucleare, salvando così migliaia di posti di lavoro.

Ancora una volta, i Repubblicani dimostrano che la risposta al cambiamento climatico non è l’adozione di provvedimenti di legge “Job Killer” come l’assurdo Green New Deal, bensì la creazione di ambienti fiscali favorevoli, l’attuazione di politiche specifiche volte a favorire l’innovazione, nonché una graduale transizione che permetta di sostituire progressivamente le energie derivanti dai combustibili fossili con energie “carbon free“, salvando posti di lavoro e sfruttando in maniera sostenibile le risorse non rinnovabili sino al loro esaurimento.