I Fact Checker “indipendenti” o “arbitri della Verità” dei Social Network sono fuori controllo. È tempo che cambi qualcosa

Su Fox News, il 27 febbraio 2021, David Marcus ha pubblicato un interessante articolo sul problema dei fact checker “indipendenti” scelti dai social media per analizzare cosa viene pubblicato e rimuovere ciò che è ritenuto “falso“. Il problema è l’utilizzo indiscriminato di questi soggetti che ha portato alla censura di tutto ciò che non è in linea con il pensiero “liberal” colpendo soprattutto i conservatori e i loro candidati. Insomma una sorta di Polizia del Pensiero che decide in modo unilaterale cosa è verità e cosa è invece bugia, anche se successivamente le verità imposte si sono rivelate a loro volta fasulle. Nessuno sta controllando i fact checker dei social media. È tempo che cambi qualcosa.

David Marcus è un editorialista per The Federalist, New York Post e autore del libro in uscita “Charade: The Covid Lies That Crushed A Nation“.

Di seguito l’articolo tradotto in italiano.

David Marcus: Nessuno sta controllando i fact checker dei social media. È tempo che cambi qualcosa

La sorprendente retromarcia dei media di sinistra americani sul fatto che il Coronavirus possa essere stato creato in un laboratorio cinese è l’ultimo esempio dei pericoli del fact checking.  

Per la maggior parte del 2020 gli autoproclamatisi “arbitri della Verità” hanno insistito sul fatto che i racconti della fuga del virus dal laboratorio non dovevano essere prese sul serio e che anzi dovevano essere soppresse dai social media. Proprio in questi giorni, Facebook ha finalmente rimosso il divieto infondato di poter postare la teoria della fuga del virus dal laboratorio. Il vero problema qui non è che i fact checkers hanno sbagliato qualcosa, è che hanno il potere di censurare unilateralmente il giornalismo che gli americani vogliono vedere e consultare.  

Nessuno sta controllando i fact checkers, ed è tempo che qualcosa cambi. È tempo che il governo regoli l’industria del fact checking.

Questo può sembrare antitetico ai tradizionali valori conservatori di avere uno Stato minimo, ma la natura onnipresente e monopolistica dei social media, il potere che hanno di decidere come dobbiamo vedere il mondo, rappresentano una sfida esistenziale. Non possiamo essere schiavi dell’ortodossia se questo significa che gli americani debbano essere vittime non soltanto alle bugie, ma anche della censura della verità.

Il Primo Emendamento giustamente rende il governo impotente nel regolare i contenuti delle pubblicazioni delle testate giornalistiche da parte dei loro fact checkers interni – sono protetti dalla libertà di stampa. Ma i fact checker indipendenti di terze parti sono tutta un’altra storia. Si tratta di entità come Lead Stories, Politifact, e anche l’Associated Press che offrono i loro servizi di fact checking alle piattaforme di social media in modo che queste ultime possano sostenere di non stare prendendo decisioni editoriali. Ma questo funziona solo se questi fact checker esterni al social media stiano operando obiettivamente e senza pregiudizi. È abbastanza ovvio che questo non è il caso. 

Il giornalista veterano John Tierney ha scritto un pezzo per il City Journal che delinea esattamente come uno dei più noti fact checker di Facebook, Science Feedback, abbia censurato il suo articolo sui pericoli dietro al far indossare la mascherina ai bambini, nonostante il fatto che avesse citato uno studio peer reviewed. Come ha detto Tierney, “Questo esercizio ovviamente non riguardava l’accuratezza. I fact-checkers erano in realtà fact-blockers”.  

Argomento dopo argomento, dalle mascherine, all’origine del virus, al portatile di Hunter Biden, e così via, l’industria del fact checking non solo si è sbagliata costantemente, ma i loro errori vanno tutti in una direzione, verso la censura delle idee conservatrici.  

Questi non sono solo errori accidentali; sono negligenza. Questa negligenza danneggia finanziariamente i canali conservatori quando i loro contenuti vengono soppressi dalle piattaforme dei social media.

Questo ha un effetto agghiacciante, poiché i canali di notizie devono decidere se presentare informazioni accurate al pubblico con il rischio di perdere denaro a causa di verificatori dei fatti che sono prevenuti nei loro confronti e per mano della polizia del pensiero assunta dai social media.  

Regolamentare l’industria del fact checking permetterebbe di offrire la tanto necessaria consapevolezza al popolo americano.

David Marcus

Quindi cosa si può fare per questa situazione pericolosa? Una nuova proposta di legge alla Camera dei Rappresentanti del Michigan è una mossa che va nella giusta direzione. Il disegno di legge richiederebbe ai verificatori di fatti di registrarsi presso il governo e di pagare un’assicurazione per coprire un eventuale risarcimento a coloro che subiscano dei danni finanziari come risultato di un loro falso controllo dei fatti.

Leggi come questa possono stabilire pratiche semplici e uniformi che i verificatori dei fatti devono rispettare per fornire un servizio equo. 

Regolamentare l’industria del fact checking permetterebbe di offrire la tanto necessaria consapevolezza al popolo americano. Inoltre, i regolamenti che insistono sull’applicazione di standard uniformi da parte dei verificatori dei fatti di terze parti non dovrebbero essere così difficili da rispettare. Dopo tutto, si tratta di fact checking, non di controllo delle opinioni, o dei toni o della responsabilità civile.  

Si suppone che i fatti siano cocciuti. O un articolo o un post è fattuale o non lo è. Nel momento in cui i fact checker citano la “mancanza di contesto“, o preoccupazioni sulla “metodologia” seguita, non sono più fact checker e non dovrebbero essere autorizzati a sostenere che il servizio che stanno vendendo sia finalizzato alla verifica dei fatti. 

In questo modo, l’industria del fact checking non sarebbe più vista come una sorta di “censura governativa” dei media; non priverebbe nessuna entità editoriale di eseguire un fact checking. Assicurerebbe semplicemente che le aziende che vendono i loro servizi di fact checking applichino degli standard oggettivi quando si apprestano a valutare il materiale di un articolo. Questo è qualcosa che dovrebbero fare in ogni caso, ed è qualcosa che dimostrabilmente non stanno facendo al momento. 

Il popolo americano non deve restare a guardare ed accettare che le piattaforme dei social media, che forniscono a enormi fasce della popolazione le notizie, assumano censori che mentono su ciò che costituisce un “fatto”.

La gente, attraverso i loro funzionari eletti, ha assolutamente il diritto di assicurarsi che questa industria fornisca i propri servizi a condizioni di parità. Se si vendesse un servizio in cui si pesa il prodotto per fissare un prezzo, sarebbe e dovrebbe essere illegale usare segretamente delle bilance diverse a seconda dell’agricoltore o del tipo di prodotto.  
Ma durante l’ultimo anno, i fact checking imparziali hanno fatto un danno irreparabile al corpo politico. 

I sondaggi hanno dimostrato che la soppressione della storia del portatile di Hunter Biden potrebbe aver addirittura influenzato le elezioni presidenziali.  

Per quanto riguarda la pandemia, la costante soppressione delle informazioni fattuali che andavano contro le narrazioni a favore del lockdown è costata cara agli americani.  

Regolamentare l’industria del fact checking sarebbe l’inizio di un lungo cammino per assicurare che il popolo americano non sia mai più ingannato in questo modo. 

Infine, le aziende dei social media vogliono avere entrambe le cose. Insistono che non sono editori e quindi non sono responsabili di ciò che appare sulle loro piattaforme presumibilmente neutrali. Ma insistono anche sul fatto che va bene per loro sopprimere i contenuti perché un verificatore dei fatti esterno, “terzo ed imparziale”, ma scelto dalla stessa azienda di social media, dice che dovrebbero farlo.

Questo è un gioco delle tre carte in cui perdiamo tutti.  

Non c’è niente di speciale nei verificatori dei fatti che li possa proteggere dai regolamenti che richiedono loro di essere giusti e onesti nei loro rapporti. Quelli che rifiutano di operare obiettivamente dovrebbero essere puniti per aver travisato il senso del loro servizio. Solo quando ci saranno queste regole, il popolo americano sarà in grado di fidarsi delle loro verifiche su ciò che è o non è un fatto. 

FoxNews.com

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