Post “sessista” su Kamala Harris: la Statale di Milano sospende un professore

La decisione di sospendere il professore per un mese, sospendendogli anche lo stipendio, è stata presa dal Cda della Statale che si è tenuto venerdì 14 maggio.

Viviamo in tempi molto strani. Viviamo in società che si dicono libere, in cui si dice che dobbiamo essere grati se possiamo esprimere liberamente quello che pensiamo, che dobbiamo essere grati se ognuno è libero di fare ciò che vuole, in cui si sente spesso ripetere “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire“. Queste cose le sentiamo dire spesso, soprattutto quando sentiamo parlare dei paesi che liberi non sono. Ce le ripetiamo come se fossero un mantra, le interiorizziamo, e pensiamo che siano vere. 

Ecco forse è arrivato il momento di cominciare a riflettere se queste cose che si dicono sulla libertà siano effettivamente alla base delle società in cui viviamo oppure se siano diventate dei vuoti contenitori che riteniamo esistere ma che nella realtà non esistono. Qualcuno potrebbe a questo punto anche dubitare che esse siano mai realmente esiste. 

“Scrisse post sessista contro Kamala Harris, sospeso docente della Statale di Milano”. Titolano i giornali.

“È stato sospeso dall’insegnamento per un mese e rimarrà senza stipendio per questo stesso periodo di tempo Marco Bassani, il docente di Storia delle dottrine politiche dell’Università Statale di Milano che aveva postato sulla sua pagina Facebook, lo scorso novembre, un commento sessista sulla neo eletta vice presidente americana Kamala Harris.“

Il post risale a novembre 2020 (evidentemente, alla Statale di Milano, sono molto rapidi a prendere una decisione) – “Una foto della numero due di Joe Biden con la scritta (tradotta dall’inglese): “Sarà una ispirazione per le giovani ragazze dimostrando che se vai a letto con l’uomo giusto, potente e ammanicato, allora anche tu puoi essere la vice di un uomo con la demenza. È come la storia di Cenerentola”. Un post pubblico che dopo poche ore il professore ha rimosso scusandosi, non prima però che gli screenshot iniziassero a girare sul web.”

“A denunciare l’accaduto è stata la lista universitaria Unisì-Uniti a Sinistra: Gli studenti hanno scritto al rettore Elio Franzini per chiedere un intervento”. “La decisione, annunciata ieri, di sospendere il professore per un mese, sospendendogli anche lo stipendio, è stata presa dal consiglio di amministrazione della Statale.”

Ora, non ci risulta che Kamala Harris, oggetto del post del professore, abbia sporto denuncia, né ci risulta che Kamala Harris in effetti sappia addirittura dell’esistenza di questo professore. Non abbiamo trovato un tweet, un intervista, una sola dichiarazione in cui Kamala Harris si lamenti di quanto pubblicato dal professore nel suo profilo privato. Sappiamo solo questo: il post è stato segnalato da un gruppo di studenti di estrema sinistra (quindi, gente che ha notoriamente problemi con la libertà di espressione, soprattutto quando non rappresenta quello che pensano – basta scorrere la lista dei paesi che approvano). Non ci risulta, anche qui, che Kamala Harris abbia chiesto un loro intervento, e a questo punto vale anche qui la considerazione se Kamala Harris sappia addirittura della loro esistenza o se sia al corrente degli straordinari sforzi che profondono per rendere l’Università di Milano un posto peggiore (ricordate la storia delle risse per i tornelli in università? Dovettero chiamare la celere). Sicuramente non abbiamo difficoltà ad immaginare che Kamala Harris condivida le loro idee: d’altronde, lei stessa si è impegnata in una raccolta fondi nel 2020 per pagare la cauzione ai manifestanti violenti di BLM, ricordate? Quelli che bruciavano i negozi e le stazioni di polizia, che picchiavano i passanti, che hanno ucciso cinque afroamericani nei giorni subito successivi alla morte di George Floyd. Ovviamente, UniSì approva tutto questo. La violenza è sempre giustificata se è fatta nel nome delle battaglie di Sinistra. Lo dicono loro stessi. Guardate i loro post, guardate cosa scrivono i loro membri. Tranquilli, Twitter non ha alcuna intenzione di intervenire contro di loro. Non sono sostenitori di Trump, quindi, va tutto bene.

Vi risparmiamo il loro comunicato indignato, ma in sostanza suona così: “Il professore è un oppressore. Kamala Harris è oppressa”. Qui sta il punto. Kamala Harris è oppressa. Anche loro si sentono oppressi. Sono impotenti. Per questo hanno usato tutta la loro impotenza per scrivere al Rettore ed ottenere dal Consiglio di amministrazione della Statale la sospensione del professore, e già che c’erano pure lo stipendio per un mese. È interessante. Di solito i professori universitari in questi casi se la cavano con un richiamo, una “tiratina d’orecchie”. Ma No! Il professore ha pestato i piedi alla oppressa Kamala Harris (lei non sa ancora nulla, ne è probabile che glie ne importerà mai qualcosa) e siccome Kamala Harris è l’idolo di queste persone impotenti e oppresse, sono riusciti ad ottenere la massima pena possibile. Loro avrebbero voluto l’ergastolo, ma si sa, abbiamo ancora delle leggi in questo paese… 

A proposito di leggi. Sapete quale legge è stata applicata? La legge all’origine della sospensione del professor Bassani risale al 1933… Il Regio Decreto 31/08/33 n. 1592 “Testo Unico delle leggi sull’istruzione superiore” ad essere precisi. Curioso. 1933. Un gruppo di studenti di estrema sinistra che chiede l’applicazione di una legge firmata da niente po’ po’ di meno che Sua Eccellenza il Cavaliere d’Italia Benito Mussolini in persona. Esilarante. Usare una legge fascista in nome dell’antifascismo. Come anche il nostro codice penale tra l’altro: ah, indovinate quale parte politica ha una proposta di legge pronta sulla rampa di lancio per riformare il reato di discriminazione? Ma sicuramente sono coincidenze, stiamo divagando, andiamo al punto. 

Com’è possibile che una legge del genere sia ancora nel nostro ordinamento giuridico? Dove siete antifascisti di professione? Dov’è la vostra indignazione? I picchetti, i presidi, le manifestazioni di piazza? Eppure c’è stata una Costituzione nel 1948. Ricordate? Quella fondata sull’antifascismo. Perché abbiamo ancora delle leggi fasciste in vigore, quel regime cadde parecchi decenni fa. Nemmeno i fascisti moderni sostengono più queste leggi. Perché la Sinistra in Italia ha propagandato l’antifascismo con il pugno alzato per decenni ma non ha mai tolto queste leggi? Ci risulta di aver avuto governi di sinistra in questo paese, e non da poco. Perché non lo hanno mai fatto? Quale è la ratio di questa legge? È utile? Per chi? All’Università Statale di Milano ne hanno discusso? Hanno una facoltà di Giurisprudenza, sapete? Siamo curiosi di ascoltare il prossimo discorso del Rettore dell’Università Statale di Milano Elio Franzini sull’essere una Repubblica con una Costituzione fondata sull’antifascismo. Sarà sicuramente illuminante. 

Ma non c’è il diritto ad offendere” dirà qualcuno. Vero. Assolutamente vero. Sapete chi ha il diritto ad agire quando c’è un offesa? L’offeso. Vi risulta che Kamala Harris abbia sporto denuncia? Il gruppo di studenti di estrema sinistra dell’università di Milano è legittimato ad intervenire per tutelare la personalità di Kamala Harris? L’Università Statale di Milano lo è altrettanto? “Ma serve a tutelare il buon nome dell’università”. Ok, sicuramente i gruppi di estrema sinistra, impotenti ed oppressi, cha fanno risse per dei tornelli messi in una biblioteca o durante le elezioni universitarie, così come gli striscioni con slogan marxisti e che incitano all’odio e alla discriminazione lasciati appesi per mesi nelle varie sedi, senza mai essere rimossi, contribuiranno a dare gran lustro alla suddetta università. Non abbiamo dubbi a riguardo.

Badate bene, questa decisione sarebbe anche legittima se quanto detto dal professore fosse sostanzialmente falso. Il punto è che non lo è. Kamala Harris stessa ce lo dice… 

“È venuto alla luce che, 20 anni fa, Kamala Harris ha frequentato l’ex sindaco di San Francisco Willie Brown. Mentre Brown era ancora sposato all’epoca, si era allontanato da sua moglie dal 1981. Harris e Brown si sono lasciati nel 1995”. “Kamala Harris ha affrontato il fatto di aver frequentato Willie Brown per un po’ di tempo, chiedendo ad un intervistatore di SFWeekly nel 2003: ‘Avrebbe senso, se sei un marziano che viene sulla Terra, che la cartina di tornasole per le cariche pubbliche sia dove si trova un candidato rispetto alla sua relazione con Willie Brown?”… queste cose si trovano in una qualunque rivista liberal, fate una semplice ricerca su Google: noi le abbiamo trovate su harpersbazaar.comQuindi? Volete denunciare anche Kamala Harris per essere stata sessista verso Kamala Harris? Ma non è finita qui, leggete come prosegue l’articolo… 

“E, a suo credito, Brown sembra essere d’accordo. […] l’ex sindaco ha rilasciato una brevissima dichiarazione a SFGate intitolata “Certo, sono uscito con Kamala Harris. E allora?” In essa ha menzionato che ha certamente aiutato la sua carriera, ma “ha anche aiutato le carriere della presidente della Camera Nancy Pelosi, del governatore Gavin Newsom, della senatrice Dianne Feinstein e di una serie di altri politici. “La differenza è che la Harris è l’unica che, dopo che l’ho aiutata, ha mandato a dire che sarei stato incriminato se le avessi ‘pestato i piedi’ mentre lei era procuratore”. Il resto dell’articolo è un pippone su quanto la destra americana sia stata cattiva con Kamala Harris e che questa storia non voglia dire nulla: non ci interessa, abbiamo già quello che ci serve.

Chi è Willie Brown? È un ex Sindaco di San Francisco, dal 1996 al 2004 … ah, non serve dire che è Democratico. I Democratici, ci dicono, dicono sempre la verità, sono i Repubblicani quelli che mentono. Lo sentiamo spesso. Lui dice che ci è stato assieme, Kamala Harris lo conferma. Lui dice di aver aiutato le personalità politiche, Kamala Harris non lo nega. E quindi? Non c’è niente di male. Perché dovrebbe mentire? I Democratici non dicono mai le bugie. Anche gli appartenenti a UniSì lo sostengono. 

Il punto è che No, dunque, il professor Bassani non ha condiviso qualcosa che è inventato, non ha condiviso una bugia, una “fake news”. In America se ne parla, Fox News – la prima emittente via cavo del paese – ci ha pure scritto un articolo sopra, persino la stampa liberal ne parla, tutti ne parlano in America… e il professor Bassani è assolutamente titolato a parlarne, poiché è cittadino americano, è nato a Hinsdale (in Illinois), ha la cittadinanza, vota in America. È pienamente titolato a parlarne perché è il suo paese, è interessato a quello che accade perché lo riguarda. Pensate anche ai membri di UniSì, quando c’è la campagna elettorale nel nostro paese: andate a vedere cosa pubblicano, cosa dicono, cosa scrivono dei politici del nostro paese; specialmente se donne di destra. E ci può stare, perché li riguarda… Kamala Harris invece non li riguarda, almeno, al di là del fatto che siano i suoi simpatizzanti; al di là dell’essere il testimonial rilevante, ma tutto sommato momentaneo, di una battaglia che fanno anche qui da noi: Kamala Harris si sente oppressa, loro pensano che sia oppressa – anche se è arrivata alla Vice Presidenza degli Stati Uniti – quindi per loro è un’oppressa celebre: quale migliore occasione! È anche un personaggio facilmente identificabile. Va difesa, a prescindere. Punto.

Ma il vero punto non è se Kamala Harris abbia tratto profitto dalla sua relazione con Willie Brown. Il punto è: Kamala Harris ha fatto qualcosa di buono per il popolo americano con tutto questo potere? Questo è quello che conta, i risultati.

Ma ovviamente, quando si parla di Kamala Harris i risultati non contano. Conta chi sei, conta solo che sei una donna, conta solo il colore della pelle. Questi sono argomenti su cui quelli che frequentano UniSì sono sempre felici di parlare. Questo è quello che conta. Loro lo pensano, e non lo nascondono neanche. All’indomani della proclamazione di Kamala Harris a Vice Presidente eletta nel mondo della Sinistra è stato un tripudio di post che suonavano più o meno così: “prima donna non bianca alla vice presidenza”. Ne avete visti a centinaia. Kamala Harris non è stata celebrata per i suoi meriti politici, ma per il suo aspetto e la sua carriera “prima donna qui, prima donna lì”, finendo per insinuare loro stessi che la carriera di Kamala Harris sia dovuta al suo sesso o al suo colore della pelle

Kamala Harris non ci piace. Non ci piace perché è espressione di una élite incompetente che ha provocato disastri negli Stati Uniti e perché ha portato con sé una tradizione di malgoverno alla Casa Bianca. Lei viene dalla California, uno stato democratico che sta vivendo uno spopolamento continuo da anni. Hanno perso un seggio alla Camera e un Grande Elettore quest’anno a causa dell’emigrazione della popolazione. Il Governatore, un suo alleato politico, è oggetto di un procedimento di rimozione, le firme sono state raccolte a migliaia tra i suoi stessi cittadini, per la pessima gestione del Covid, per i troppi morti, per le chiusure delle attività economiche e per le restrizioni troppo severe. La California è passata da essere uno degli Stati più ricchi ad uno con la più grande disparità economica e sociale d’America. I più poveri in America vivono in California. Potete controllare. Voi vi chiederete se UniSì approva tutto questo? Non parlategli allora dei record di Kamala Harris da Procuratore Generale della California, sugli arresti di persone in possesso anche solo di piccole quantità di marijuana o della discrepanza tra arrestati afroamericani rispetto alle altre razze durante i suoi mandati. D’altronde, i suoi stessi compagni di partito la chiamavano “Top Cop“. A lei piaceva questo soprannome. Non glielo chiedete dunque, potrebbero rimanerci male. Perché allora un politico del genere è diventato l’idolo della Sinistra? Beh, è donna, milita in un partito che piace a quelli che piacciono, non è bianca, dice le cose che dicono; nella sua carriera ha fatto tutt’altro, ed è sempre stata orgogliosa della sua ferrea applicazione della legge. Ma questo non sembra importare. È in una posizione di potere, quindi tanto basta. È il potere che conta.

Nessuno verrà mai punito per aver insinuato che Kamala Harris è brava perché è donna e perché non è bianca. Chiedete a quanti hanno studiato o studiano all’Università Statale,  chiedete di quante volte un professore è stato sospeso per aver scritto opinioni “forti” sui politici. Da quando è diventata pratica delle università punire i commenti dei loro professori contro i politici? Fino alla scorsa settimana era lo sport nazionale. Chiedete a chiunque frequenti o abbia frequentato un’università se non pensa che siano luoghi dominati dall’ideologia di Sinistra, ascoltate le risposte che vi daranno. Ma non importa, l’Università va preservata dal pensiero dissenziente. Il luogo pensato come fucina di idee, come sede del confronto e di dibattito è da decenni l’ambiente più conformista che esista.

Ma è il potere che conta, e in quanto a potere la Sinistra è sempre stata Maestra. Nelle rappresentanze delle nostre Università domina la Sinistra, nei ministeri siedono o hanno seduto uomini e donne di Sinistra, un monopolio di potere pazzesco. Sono militanti, arrabbiati, potenti, influenti. E i risultati sono quelli che vediamo… Sapete quante sono le università italiane nei ranking internazionali? Solo una, quelli di Bologna, più per una questione di nome (è la prima Università della storia). Qualche cosa vorrà dire. 

Si possono ancora dire queste cose? Si può essere contrari a personaggi politici amati dagli impotenti ed oppressi membri delle élites che hanno i lavori più belli e pagati in questo paese? Viviamo ancora in una società che si dice libera, in cui si dice che dobbiamo essere grati se possiamo esprimere liberamente quello che pensiamo, che dobbiamo essere grati se ognuno è libero di fare ciò che vuole? Pensateci, soprattutto quando vi apprestate a commentare quello che succede nei paesi che liberi non sono. Chiedetevelo a voi stessi. Non è che invece ci stiamo avvicinando a questi paesi? 

C’è ancora qualcuno che ha voglia di morire perché noi possiamo dire queste cose?

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