Analisi: sono usciti i risultati del Censimento 2020. Texas e Florida ottengono nuovi seggi alla Camera – Aumentando le possibilità del GOP di ottenere la maggioranza nel 2022

Lo United States Census Bureau ha pubblicato i dati del censimento del 2020.

L’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti ha annunciato oggi che il censimento del 2020 mostra che la popolazione residente degli Stati Uniti al 1° aprile 2020 era di 331.449.281 di abitanti.

La popolazione residente negli Stati Uniti rappresenta il numero totale di persone che vivono nei 50 Stati e nel Distretto di Columbia. La popolazione residente è aumentata di 22.703.743 o 7,4% dai 308.745.538 nel 2010.

Le nuove statistiche sulla popolazione residente per gli Stati Uniti, ciascuno dei 50 stati, il distretto di Columbia e Porto Rico sono disponibili su census.gov.

  • Lo stato più popoloso resta la California (39.538.223 abitanti); il meno popoloso rimane il Wyoming (576.851 abitanti).
  • Lo stato che ha guadagnato di più dal censimento del 2010 è stato il Texas (+ 3.999.944 di abitanti, portandolo a 29.145.505 abitanti complessivi).
  • Lo stato in più rapida crescita dal censimento del 2010 è stato lo Utah (+18,4%, ora a 3.271.616 di abitanti).
  • La popolazione residente di Porto Rico era di 3.285.874, in calo dell’11,8% rispetto ai 3.725.789 del censimento del 2010.

Dopo il censimento del 1790, ogni membro della Camera rappresentava circa 34.000 residenti. Da allora, la Camera è più che quadruplicata in dimensioni (da 105 a 435 seggi), e ogni membro rappresenterà una media di 761.169 persone in base al censimento del 2020.

Tabella della popolazione degli Stati Uniti d’America al 1° aprile 2020

Il censimento del 2020 è importante perché con questo di riassegnano i seggi della Camera dei Rappresentanti per ogni Stato sulla base della popolazione rilevata e varrà per i prossimi 10 anni. Cambiando il numero dei Rappresentanti di ogni Stato, cambia anche il numero dei Grandi Elettori alle elezioni presidenziali, in quanto è dato dalla somma del numero dei rappresentanti alla Camera + due Senatori (che sono uguali per tutti gli Stati).

Una volta ricevuti i conteggi della ripartizione, il presidente li trasmetterà al 117° Congresso. Il Congresso ridisegnato sarà il 118°, che si insedierà nel gennaio 2023.

Il Texas ottiene due nuovi seggi alla Camera e la Florida uno, aumentando le possibilità dei Repubblicani di vincere la maggioranza nelle elezioni di Midterm del 2022 e ridisegnando i calcoli del Collegio Elettorale per entrambi i Partiti nella corsa presidenziale del 2024.

La crescita della popolazione sta portando all’aumento della rappresentanza alla Camera per i due Stati della “cintura del sole“. La Camera dei Rappresentanti è composta da 435 membri, e i dati rilasciati dal Census Bureau di lunedì decidono quanti seggi ogni Stato ottiene per il decennio successivo.

Oltre ai guadagni di Texas e Florida, altri quattro stati guadagneranno un seggio alla Camera ciascuno: Colorado, Montana, North Carolina e Oregon.

Tabella con la popolazione di ogni Stato ed i relativi seggi alla Camera dei Rappresentanti (il totale della popolazione non comprende il distretto federale di Washington, D.C.)

La crescita della popolazione in un’area, di solito, coincide con lo spostamento delle persone provenienti da altri Stati americani. Così sette Stati perderanno un seggio alla Camera ciascuno: California, Illinois, Michigan, New York, Ohio, Pennsylvania e West Virginia. Il numero di seggi dei restanti stati non cambierà in base al censimento del 2020.

Il boom demografico del Texas aumenterà il numero di membri della Camera da 36 a 38, mentre la delegazione della Florida passerà da 27 a 28 rappresentanti.

Questa è generalmente una buona notizia per i Repubblicani, perché sono i legislatori a livello statale a controllare il processo che permette di ridisegnare i confini dei collegi elettorali.

In Texas, i Repubblicani probabilmente ridisegneranno almeno due nuovi distretti dove hanno una forte possibilità di vincere. E possibilmente anche un quarto, dividendo dei distretti attualmente detenuti dai Democratici. La Rio Grande Valley, nel sud del Texas, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, è un obiettivo particolarmente invitante poiché, nel 2020, l’allora presidente Donald Trump ha ottenuto significativi guadagni con gli elettori latinos lì, anche se ha perso a livello nazionale contro Joe Biden.

In Florida, lo slancio politico è già con i Repubblicani, che hanno conquistato due seggi alla Camera nel 2020 dopo aver mantenuto il palazzo del governatore e conquistato il secondo seggio al Senato nel 2018.

I dati del censimento mettono la campagna per la Camera nel 2022 in un limbo

Un fattore chiave per vincere la maggioranza alla Camera è come vengono ridisegnati i confini per la maggior parte dei suoi 435 distretti, ridisegno che potrebbe non essere chiaro fino a più tardi quest’anno. E questo sta aggiungendo un elemento di caos al ciclo elettorale del 2022. Lo U.S. Census Bureau a febbraio aveva annunciato che l’elaborazione dei dati necessari per assegnare i seggi della Camera, basati sulla popolazione, sarebbe stata rimandata dal 31 marzo al 30 settembre. Il COVID-19 è in gran parte da biasimare per i ritardi, dato che gli incaricati del censimento non hanno potuto facilmente come negli anni precedenti bussare alle porte e contare la popolazione degli Stati Uniti, come richiesto dalla Costituzione ogni 10 anni.

Molti stati probabilmente mancheranno le loro scadenze costituzionali per la riorganizzazione dei distretti e questo aprirà la strada ad una stagione di controversie, oltre a campagne congressuali più brevi a causa dei ritardi nel reclutamento dei candidati e dello spostamento delle date delle primarie. Il procuratore generale dell’Ohio Dave Yost ha intentato una causa contro i funzionari del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e il Census Bureau per aver ritardato il rilascio dei dati del 2020 necessari per ridisegnare i distretti, citando l’attesa come “incostituzionale”.

Nulla è ancora certo nella riorganizzazione dei distretti: anche un estremo gerrymander può sempre, alla fine, ritorcersi contro chi lo fa.

In passato, il gerrymandering è stato un’istituzione americana, ma negli ultimi dieci anni la polarizzazione politica e l’uso dei computer hanno reso il gerrymandering molto più facile. La decisione della Corte Suprema del 2019 che stabilisce che il gerrymandering fatto dalle commissioni partitiche resta al di fuori dalla portata di una censura da parte del governo federale potrebbe dare agli Stati una mano più libera nell’impegnarsi a disegnare mappe che favoriscono il loro partito. La grande domanda è però se le Corti Supreme statali continueranno ad intervenire per fermarlo, ricordando da ultimo la sentenza, sempre del 2019, dell’Alta corte della Carolina del Nord che ha ritenuto incostituzionali le mappe dei distretti dello stato.

I Democratici vedono il Texas come un possibile obiettivo politico già nei prossimi dieci anni. Dopo decenni da roccaforte del GOP, la crescita degli elettori suburbani a Houston, Dallas, San Antonio e in altre aree urbane suggerisce che lo Stato potrebbe diventare politicamente competitivo ad un certo punto già nel corso del prossimo decennio.

A breve termine, però, i nuovi seggi del Texas potranno dare sicuramente una mano ai Repubblicani alla Camera nel loro tentativo di vincere la maggioranza nel 2022 dopo quattro anni di marcia nel deserto della politica. I Repubblicani avranno bisogno infatti di vincere circa cinque seggi l’anno prossimo per rovesciare l’attuale maggioranza democratica – dove i Democratici hanno 221 seggi, rispetto ai 211 dei Repubblicani e dove 218 costituiscono la maggioranza.

Entrando nel ciclo elettorale del 2022, i Repubblicani potranno ridisegnare molti più distretti dei Democratici, perché controllano il processo in più stati, compresi Florida, North Carolina e Texas. E ci sono meno commissioni apartitiche che disegnano le mappe elettorali in quegli stati rispetto a quelli dove i Democratici hanno il pieno controllo del governo statale.

In effetti, la riorganizzazione in mano partitica potrebbe essere già sufficiente ai Repubblicani per rovesciare la maggioranza democratica alla Camera: hanno il controllo di un numero sufficiente di nuovi seggi ed è quindi molto fattibile per loro ribaltare la Camera solo attraverso questo meccanismo.

E la nuova ripartizione tra gli Stati avrà delle implicazioni per le elezioni presidenziali del 2024 e del 2028. Il Texas avrà ora 40 voti nel Collegio Elettorale e la Florida 30, rendendoli il secondo ed il terzo Stato dietro la California.

Questo potrebbe costringere un ipotetico ticket democratico nel 2024 a considerare con più attenzione la possibilità di giocarsela in Texas, dove i dati demografici si stanno spostando a favore del partito – prepariamoci dunque a vedere campagne elettorali più intense e frequenti in Texas già dalla prossima tornata. Ma potrebbe costringere i Democratici a pensarci “due volte” a competere in Florida, perché lo stato da lungo tempo in bilico ha ora un’inclinazione marcatamente pro Repubblicani.

WashingtonExaminer.com, Census.gov

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