La Giornata della Terra e l’ipocrisia che si nasconde dietro le battaglie “Verdi”

L’egoismo ambientalista che prospera nei Paesi occidentali miete vittime nei paesi più poveri e meno sviluppati del mondo.

La Giornata della Terra è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa ricorrenza ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile.

Il movimento per la difesa dell’ambiente, mosso certamente dai sentimenti onorevoli e nobili della gran parte dei suoi sostenitori, sembra però sempre di più mosso da chi, da sempre, ha usato la – sacrosanta – battaglia contro l’inquinamento per motivi ideologici.

Forse sarebbe il caso di analizzare in maniera più complessa e profonda il problema: la difesa e la sopravvivenza del nostro pianeta sono temi molto complessi, non esplicabili tramite slogan e manifestazioni (ogni riferimento al Fridays4Future è puramente casuale). 

La Terra ha oltre 4 miliardi di anni, e pensare di avere una conoscenza completa delle sue dinamiche, è una delle tante dimostrazioni di egocentrismo e “superomismo” della razza umana, che ormai, tronfia delle sue conquiste in campo scientifico, pensa di poter spiegare tutto lo scibile grazie alla propria mente ed ai propri strumenti tecnici. Il punto non è discutere sulla natura antropogenica del cambiamento climatico, la cui discussione andrebbe lasciato a coloro che sono più qualificati di noi, augurandoci che essi siano mossi da nobili sentimenti più che da ideologie e convinzioni personali.

In occasione della Giornata della Terra vorremo focalizzarci su due temi principali: il presunto “egoismo” dell’Occidente e le colpe del sistema produttivo capitalista.

Il presunto egoismo dell’Occidente e le colpe del Capitalismo

“La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso.”

Greta Thunberg

Sono i ricchi, i potenti e l’egoismo dell’Occidente a distruggere il pianeta? Davvero stiamo sacrificando la biosfera per garantire a pochi di vivere nel lusso? La retorica pauperista e terzomondista ha sempre una grande presa sulle coscienze del mondo sviluppato. Ma No, non è come dice Greta Thunberg (o meglio, le organizzazioni che ci stanno dietro). Tra i principali paesi produttori di CO2 vi sono numerosi paesi in via di sviluppo: Cina, India, Iran, Messico e Brasile, tra gli altri. E ancora, basti vedere qualsiasi mappa dell’inquinamento mondiale per rendersi conto che sono proprio i paesi in via di sviluppo e del Terzo Mondo ad inquinare di più. E sono proprio questi Paesi i maggiori nemici dei progressi sul riscaldamento globale. Essi infatti non sono intenzionati a ridurre le proprie emissioni, o ad ammodernare i loro impianti, in quanti ne hanno la necessità per crescere economicamente e continuare a ridurre il numero dei loro poveri. 

La sola Cina, negli ultimi 30 anni, ha vissuto un progresso economico vertiginoso, che, vero, l’ha portata ad essere uno dei paesi più inquinanti ed inquinati del mondo, ma ha anche fatto sì che svariate decine di milioni di persone uscissero dalla soglia della povertà assoluta, migliorandone le condizioni di vita. I Paesi che più hanno fatto progressi nella riduzione delle emissioni sono, invece, proprio i tanto bistrattati Paesi occidentali, ed europei in particolare.

L’egoismo mal celato dei “Verdi” di professione

Dietro le buone intenzioni nel limitare il cambiamento climatico globale, si cela invece un velato egoismo: chiedere ai Paesi più poveri di ridurre la produzione e le emissioni e quindi di rimanere poveri, o ritardare la loro crescita, affidandosi a fonti di energia che ancora non sono in grado di sostenere elevati standard produttivi. Non è la prima volta che gli occidentali, mossi da buone intenzioni e dal sentimento ecologista, provocano l’effetto opposto sulle popolazioni più arretrate e povere. Come nel caso del DDT, un insetticida capace di debellare la malaria e ridurre in maniera drastica il numero di morti causati dalla zanzara anofele

Questo fino a che, nel 1962, è iniziata una demonizzazione della sostanza insetticida, ritenuta nociva e dannosa per la salute e addirittura cancerogena. Per questo motivo i Paesi occidentali, Stati Uniti in testa, hanno deciso di metterla al bando. Da quel momento le morti per la malaria sono aumentate – ma ovviamente non in Nord America o in Europa – bensì in Africa ed in Asia, nei paesi più poveri dove la malattia ha iniziato a mietere fino a 2 milioni di vittime l’anno. Nel 2006 l’OMS ha infine dichiarato che il DDT non comporta danni per la salute umana e che dovrebbe essere ripristinato l’uso nella lotta contro la malaria

Ma nel frattempo, oltre 40 anni di lotta ambientalista su questo tema hanno causato, qui sì, svariati milioni di morti, per un dubbio, un timore, un sospetto non verificato, che esso potesse causare danni per la salute dell’uomo.

Un’altra campagna degna di menzione è quella contro gli OGM, giudicati dannosi e pericolosi da numerosi Paesi occidentali – tra cui l’Italia – che ne vietano o limitano la l’uso. Nel frattempo, milioni di persone muoiono o soffrono di malattie legate alla malnutrizione, che i cibi OGM potrebbero evitare o comunque limitare

Ancora una volta, l’egoismo ambientalista che prospera nei Paesi occidentali, mascherato dalle buone intenzioni e dai timori per la salute umana, miete vittime nei paesi più poveri e meno sviluppati del mondo.

I falsi miti degli ambientalisti

Quasi tutta la campagna di sensibilizzazione sul tema cambiamento climatico pone come obiettivo e “nemico” l’industria, rea di immettere il maggior numero di sostanze inquinanti per soddisfare le smanie di ricchezza dei capitalisti. Ma anche questo è un falso mito

Numerosi studi dimostrano come gli impianti termici per i riscaldamenti degli edifici producono una quantità di CO2 maggiore di circa 3 volte rispetto gli impianti industriali e 6 volte rispetto la circolazione dei veicoli. Il primo passo, di chi ha a cuore il futuro del nostro Pianeta, dovrebbe essere quello di spingere per l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento nelle nostre case – attraverso incentivi, o meglio, detassazioni totali – più che chiedere ai governi di agire con disincentivi fiscali nei confronti di chi produce o usa auto nei centri urbani. 

I combustibili fossili restano comunque, allo stato attuale – piaccia o non piaccia – una fonte di energia non rinunciabile. Per quanto sia positivo tentare di sviluppare forme alternative quali l’eolico ed il fotovoltaico, pensare che esse possano, nel breve periodo, soppiantare i combustibili fossili è improbabile, oltre ad avere un costo spropositato. Dal 2007 in poi l’Italia ha iniziato ad investire nelle energie alternative. A ormai più di 10 anni il costo della bolletta è più che raddoppiato. A questi investimenti di denaro pubblico non sono conseguiti risultati degni di nota: le energie alternative non si sono rivelate utili per soppiantare gli impianti tradizionali. 

Il fotovoltaico e l’eolico ad oggi sono una fonte utile a risparmiare combustibile convenzionale, ma non ancora in grado di sostituirlo. L’unica fonte che in maniera chiara è in grado di produrre energia sufficiente emettendo meno CO2 degli impianti convenzionali è il nucleare. Demonizzato ed avversato da tutti i movimenti ambientalisti globali. In Italia neanche a parlarne! Vergogna cada su di noi, che siamo il paese che ha dato i natali ad Enrico Fermi!

Conclusioni

Il tema inquinamento e cambiamento climatico è estremamente complesso, e nessuno può vantare di avere certezze a riguardo. È bene avere a cuore il futuro del nostro pianeta, ma bisogna farlo superando gli steccati ideologici e i facili slogan, approfondendo la questione. 

La soluzione non è fermare il progresso e stravolgere il capitalismo. Sono proprio i paesi più ricchi e sviluppati che si stanno muovendo per trovare una soluzione. Sono le imprese più grandi e moderne quelle che producono meno emissioni e che promuovono campagne di sensibilizzazione sul tema. Progresso e sviluppo non sono nemici dell’ambiente, ma i suoi più preziosi alleati.

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