Tensioni Russia-Stati Uniti. Una buona mossa di Joe Biden?

La vera novità introdotta delle ultime sanzioni americane è impedire agli istituti finanziari di comprare sul mercato primario i bond del governo Russo.

Facciamo una premessa, questo blog è nato per promuovere le idee conservatrici del Partito Repubblicano americano nel nostro paese: proprio per questo non possiamo ridurci ai livelli di un qualunque pezzo scritto dalla destra italiana per fare da cheerleader alla Russia solo perché Putin ha quattro foto a torso nudo mentre va a cavallo. Se Putin piace a molti questo non significa che la Russia non abbia problemi o non rappresenti una sfida. Se ci state questo è il patto, altrimenti potete sempre affidarvi ad altri media gestiti da ciarlatani che vi faranno il lavaggio del cervello esattamente alla stregua dei media mainstream. Dell’immagine dell’uomo forte sinceramente ce ne frega ben poco, siamo e sempre saremo i primi difensori dell’atlantismo, dell’Occidente e della democrazia liberale.

Quanto fatto in questi giorni da Joe Biden nei confronti della Russia è un’ottima mossa, non tanto per le “motivazioni”, alle quali stentiamo a credere (se lo scopo è veramente quello di “punire” l’interferenza nelle elezioni statunitensi, dopo che il Russiagate si è concluso in un nulla di fatto, siamo lontani da qualunque cosa possa dirsi credibile) ma per il tipo di sanzioni adottate.

La vera ragione di questa mossa è quella di dare un’avvertimento a Mosca circa il tentativo di prendere il controllo totale del Donbass, che sarebbe fondamentale per i Russi dopo aver preso il controllo della Crimea. Dopo il 2014, infatti, l’Ucraina, per rispondere a quanto fatto dalla Russia, avendo pochi mezzi a disposizione, ha deciso di costruire una diga sul canale a nord della Crimea, costringendo di fatto i russi a razionare l’utilizzo dell’acqua nella penisola.

La vera novità introdotta da queste sanzioni è di impedire agli istituti finanziari di comprare sul mercato primario i bond del governo Russo – sebbene il Rublo abbia recuperato la perdita immediatamente annunciata dopo le sanzioni. Questa mossa costringe Mosca a rivedere i propri piani di debito e, probabilmente, porterà ad un ulteriore aumento dei tassi di interesse.

Nonostante ciò i titoli di stato russi sono molto appetibili perché la Russia è sempre stata disciplinata in materia fiscale, avendo un basso debito ed evitando programmi folli come il Qunatitative Easing: per questo motivo, molti paesi dei mercati emergenti comprano questi titoli di stato.

Nel lungo periodo è probabile che si verifichi comunque una svalutazione del Rublo nei confronti sia dell’euro che del dollaro, questo inoltre porterà ad una diminuzione del potere d’acquisto del cittadino russo e quindi a prodotti più costosi.

Il deficit del 3.8% del 2020 sarà dunque più difficile da ripianare e potranno verificarsi tagli agli ammortizzatori sociali.

Sul mercato secondario, tuttavia, sarà ancora possibile acquistare questi bond. Al momento non ci sono infatti state vendite dettate dal panico, ha dichiarato Viktor Szabo di Aberdeen Standard Investments, anche per il fatto che l’economia statunitense è slegata di molto a quella russa, specialmente da dopo le sanzioni imposte da Barack Obama.

Il principio rimane comunque giusto, così come i suoi corollari: ogni nazione ha interessi geo-economici e geopolitici, non si finanziano i rivali diretti, se ci si vuole indebitare per avviare nuovi programmi militari o costruire nuove infrastrutture si deve far affidamento alle proprie banche e ai propri partner.

Il nostro augurio è di vedere sanzioni simili alla Cina per quanto causato dal Coronavirus.

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