La nascita della Liberia, il primo paese africano libero

Come un movimento per inviare schiavi liberati in Africa ha creato la Liberia.

Agli inizi dell’ottocento, la schiavitù era legale in quasi tutto il territorio americano, eccezion fatta per gli Stati a Nord della linea Mason-Dixon. Il 21 dicembre 1816, venne fondata al Davis Hotel di Washington l’American Colonization Society (ACS). La società venne fondata dal pastore presbiteriano Robert Finlay, dal politico del Kentucky Henry Clay, dal membro della Camera dei delegati dalla contea di Fairtex in Virginia e dal giudice associato della Corte Suprema Bushrod Washington. L’organizzazione era supportata prevalentemente da evangelici e da abolizionisti, nonché da alcuni ex-presidenti già proprietari di schiavi – come Andrew Jackson e James Madison – e aveva come obbiettivo fondare una società basata sui principi di libertà ed eguaglianza razziale, consentendo agli ex schiavi di trovare una nuova vita in un luogo dove non sarebbero stati vittime del pregiudizio razziale, all’epoca largamente diffuso nella società americana.

La destinazione prevista per gli ex schiavi era proprio il loro luogo d’origine, il Continente Africano. Luogo designato per la fondazione della colonia, era Capo Mesurado, un appezzamento di terra sulla costa occidentale africana. Alla fondazione di questa prima colonia, è legato un interessante aneddoto, il signore africano locale Zolu Duma, non era intenzionato a vendere una parte del suo territorio, allora l’ufficiale navale al servizio della compagnia, Robert F. Stockton, gli puntò una pistola alla testa “convincendolo” così a vendere.

Sul luogo, i coloni fondarono la Colonia della Liberia e la sua capitale, Monrovia, in onore del presidente James Monroe. Nel corso degli anni, si moltiplicarono i trasferimenti di schiavi da parte della compagnia. Furono fondate nuove colonie, che presero il nome dalle sedi statali dell’ACS da cui provenivano, come ad esempio “Louisiana” in Liberia. I coloni dovettero sopportare condizioni terribili e si scontrarono più volte con i nativi per espandere il loro territorio. Degli oltre 4.000 arrivati dal 1820, meno di 2.000 erano sopravvissuti nel 1843.

Governo liberiano nel 1880 (credit: Library of Congress, Washington, D.C.)

Tuttavia, riuscirono a realizzare il loro obbiettivo: era finalmente nata in terra d’Africa una società libera, basata sull’eguaglianza razziale. Non si trattava propriamente di un territorio africano, ma di un vero e proprio “pezzo di America” trapiantato in Africa. Nel 1842, le varie colonie si unirono per formare il Commonwealth della Liberia, designando come capitale Monrovia. Tuttavia, la programmata grande migrazione degli schiavi liberati verso la “nuova terra promessa” non si era affatto verificata e molti abolizionisti preferirono piuttosto lottare per abolire la schiavitù sul suolo americano.

Molti degli schiavi liberati preferirono rimanere in America, poiché beneficiavano di condizioni di vita migliori: la Liberia rimaneva infatti un territorio piccolo, povero e governato da una società in crescenti difficoltà finanziarie, con gli Stati Uniti relativamente poco interessati al territorio. Al fine di poter meglio gestire il proprio stato, i liberiani proclamarono l’indipendenza nel 1847, eleggendo come presidente Joseph Jenkins Roberts e stilando una Costituzione molto simile a quella americana. Era già di per sé così un caso unico: la prima repubblica africana libera, basata sugli ideali già applicati con successo negli Stati Uniti. Purtroppo, si trattò di una mossa disastrosa.

Se i coloni non avessero dichiarato l’indipendenza, probabilmente, il territorio sarebbe stato coinvolto nella definitiva ascesa politica del movimento abolizionista, che portò alla vittoria di Abramo Lincoln nelle presidenziali del 1860, forse la Liberia sarebbe potuta diventare anche uno stato federato americano, con tutti i benefici del caso. Ma la storia decise diversamente.

La Liberia si ritrovò così ad essere un paese indipendente senza avere però le capacità per poterlo essere. La “società libera”, divenne una nazione povera e corrotta, dominata da una sparuta minoranza di americo-liberiani, gli unici a disporre del diritto di voto. Dopo aver attraversato decenni di malgoverno e corruzione, nel 1989 il paese venne sconvolto da una guerra civile istigata dal leader libico Muammar Gheddafi e piombò sotto la dittatura di Charles Taylor. Dopo una seconda guerra civile, solo nel 2003, grazie all’intervento diplomatico di Stati Uniti e Regno Unito, venne siglato l’Accordo di Accra, che pose fine al conflitto e portò finalmente all’avvento di una piena democrazia nello stato, suggellata dalle elezioni del 2005.

La casa del presidente Joseph Jenkins Roberts a Monrovia, Liberia, nel 1870, poco dopo che la Liberia divenne la prima colonia africana ad ottenere l’indipendenza.
(credit: Library of Congress, Washington, D.C./Getty Images)