Care Multinazionali Americane è arrivato il momento di pagare il conto…

Quali sono le “Woke Corporations“, le multinazionali che hanno deciso di ripulirsi l’immagine sostenendo qualsiasi battaglia progressista, e l’ipocrisia che vi si nasconde.

Come tutti sapete, noi de “L’Osservatore Repubblicano” in quanto amanti del Partito Repubblicano e della sua storia, riteniamo che il libero mercato sia il miglior strumento per migliorare la vita delle persone, ve l’abbiamo raccontato negli anni della Presidenza di Donald Trump, quando, con l’approvazione del TCJA vi fu il più grande taglio di tasse della storia.

I risultati erano sotto gli occhi di tutti, una continua creazione di posti di lavoro e una disoccupazione ai minimi storici, pure per tutte le minoranze statunitensi, specialmente per quella afroamericana. Insomma, aver abbassato la tassa sulle imprese dal 35% al 21% ha consentito agli Stati Uniti di godersi, per qualche anno, una favola “Reaganiana” di quei mitici anni ’80 che molti comunisti vedono come il “male assoluto”.

Ma nel postmodernismo digitale del ventunesimo secolo, abbiamo assistito alla nascita delle “Woke Corporations” ovvero di quelle multinazionali, da sempre avversate dalla Sinistra, che hanno deciso di ripulirsi l’immagine sostenendo qualsiasi battaglia di carattere progressista.

Un chiaro esempio è la Nike, che mentre si propone “paladina” di qualsiasi tipo di “minoranza oppressa”, fa lobbying per mantenere i propri campi di lavoro(Laogai) nello Xinjiang cinese, dove gli Uiguri vengono sfruttati, per poi esaltare Colin Kaepernik, ex giocatore di football americano (per di più, scarso), per essersi inginocchiato durante l’inno statunitense.

Ora l’amministrazione di Joe Biden, dopo aver ottenuto il passaggio dell’ennesimo Stimulus Bill, ovvero soldi a pioggia regalati un po’ a tutti (c’è già una discreta inflazione sulle materie prime) è decisa a portare avanti un pacchetto di infrastrutture che verrebbe finanziato in parte aumentando la tassa sulle imprese dal 21% al 28%.

La American Chamber of Commerce (AmCham) ha dichiarato che il piano infrastrutturale, così come proposto, è “pericoloso“; la National Association of Manufacturers (NAM) ritiene che si ritornerà indietro al periodo in cui le altre Nazioni avevano un vantaggio sull’America; Cathy Schultz, rappresentante del National Foreign Trade Council, ha affermato che l’amministrazione non ha idea di quanto sarà difficile per le imprese americane competere sui mercati globali con un simile livello di tassazione (si applicherebbe infatti a tutte le imprese). L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di “fermare a livello internazionale una corsa al ribasso sulla tassazione delle imprese”.

Joe Biden ha affermato, lo scorso mercoledì da Pittsburgh, che Amazon deve “pagare la sua quota di tasse”, dopo che il Washington Post, controllato dal CEO di Amazon, Jeff Bezos, non ha fatto altro che cheerleading per i Democratici negli ultimi quattro anni.

Un caso certamente divertente riguarda la Georgia, dove i Repubblicani controllano tutta la tripartizione dei poteri dello Stato. Non appena sono state apportate delle modifiche alla propria legge elettorale, imponendo di mostrare un documento d’identità per limitare l’eccessivo utilizzo di voti postali, come avvenuto nelle ultime elezioni, molte multinazionali locali, come ad esempio Coca-Cola e Delta Airlines si sono dette contrarie a questa legge, perché “discrimina le minoranze”.

Tralasciando il fatto che la Coca-Cola abbia fatto lobbismo a favore dello sfruttamento degli Uiguri nello Xinjiang, pure Delta Airlines, dato che sta facendo la “comunista col portafoglio degli altri”, pensiamo che ora sarà felice di aver saputo che la Camera statale della Georgia abbia approvato una riforma fiscale che toglie le detrazioni sul cherosene create apposta per Delta Airlines, la più grande azienda in termini di posti di lavoro nello Stato.

Il nostro augurio è tuttavia che il piano dell’amministrazione Biden-Harris vada proprio in porto, perché molte multinazionali, per avere maggiore visibilità, hanno screditato continuamente, se non quando le idee e i valori, addirittura gli stessi elettori Repubblicani, proprio in quanto tali, oltre ad averne sempre dette di ogni sorta sulla precedente amministrazione. Ora molto probabilmente verranno aumentate le tasse, in piena recessione globale, ma dire “ve l’avevamo detto!” ormai non basta più! Ora è giunto il momento di PA-GA-RE!

FinancialTimes.com