Stati Uniti e Russia tornano a sfidarsi nell’Artico

La zona dell’Artico tra Norvegia e Russia torna al centro della scena, come non accadeva dai tempi dell’URSS. Una sfida partita con la presidenza Putin due decenni fa e che ha riguardato ben tre amministrazioni americane.

Oggi vogliamo parlarvi di una sfida geopolitica che ha avuto il suo inizio, in sordina, qualche decennio fa, con l’avvio dell’era di Vladimir Putin al Cremlino e che ha riguardato ben tre amministrazioni americane. In generale questa sfida ha visto gli Stati Uniti impegnati come sempre per la difesa dei singoli paesi coinvolti nella regione e la Russia a difesa dei suoi territori, pressoché disabitati ma di importanza strategica.

Può sembrare il titolo di un film da Guerra Fredda degli anni Settanta, ma gli Stati Uniti (con i loro alleati della NATO) e la Russia mostrano da tempo i muscoli nel Mar Glaciale Artico, più precisamente nelle zone di confine e in quelle contese delle acque territoriali norvegesi. I motivi che svelano al mondo l’importanza di queste zone sono i vari giacimenti di idrocarburi presenti, la sovranità di alcuni piccoli arcipelaghi e isolotti situati in posizione strategica per i traffici aerei e marittimi ed i problemi mai risolti su confini di quelle acque territoriali. Con la fine degli anni Novanta e il riposizionamento nel mondo della Russia di Putin, l’artico è tornato a essere, in sordina, una zona “calda”.

La mossa degli americani: i sorvoli strategici.

Lo scorso febbraio sono atterrati nella base aerea norvegese di Ørland due bombardieri strategici B-1BLancer” provenienti dal 7th Bomber Wing, basato alla Dyess Air Force Base (in Texas). I velivoli sono stati protagonisti di missioni addestrative con gli F-35ALightining II” norvegesi mentre, sopra il Mare del Nord e il Mar Baltico, altre esercitazioni sono avvenute anche con altri velivoli della NATO, precisamente di Germania, Danimarca, Polonia e Italia. Questi bombardieri non sono nuovi a missioni in queste aree, visto che lo scorso settembre due di questi velivoli avevano svolto una missione addestrativa sopra la Norvegia in supporto alle forze armate locali, partendo dalla lontanissima base aerea di Eielson (in Alaska), con un volo non-stop di andata e ritorno, come risposta ai lunghi voli dei bombardieri strategici russi nel Circolo Polare Artico che vanno a lambire i confini di Norvegia, Gran Bretagna, Islanda, Canada e Alaska.

Lo scorso anno furono i vecchi ma ancora validi B-52 i protagonisti di questi sorvoli in tutta l’Europa: partendo da una base in Inghilterra hanno sorvolato tutti i paesi, dal Portogallo alla Romania, alla Turchia passando per Grecia ed Italia fino in Svezia e Finlandia, che non fanno parte della NATO ma sono comunque “alleati”, visto la crescente attività russa. Una dimostrazione anche propagandistica, visto che gli storici sorvoli dei bombardieri strategici americani su paesi come Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, scortati dai caccia locali, volevano dimostrare il deterrente americano e la totale collaborazione dei suoi alleati. Tutto questo succedeva un anno fa. E meno male che si è detto che l’amministrazione di Donald Trump aveva lasciato da soli i propri alleati…

La nuova amministrazione di Sleepy Joe non fa altro che proseguire quello che hanno svolto le precedenti amministrazioni da George W. Bush, passando per Barack Obama fino ad arrivare a Donald Trump, ovvero da quando sono ripresi i sorvoli dell’Artico e del Nord Europa da parte dei bombardieri e dei ricognitori russi vicino ai confini di Norvegia, Regno Unito e Islanda per proseguire in Nord America, quando Putin, appena insediato, fece capire che i tempi del remissivo Boris Eltsin erano finiti.

La risposta dei russi

La Federazione russa da una decina di anni sta rinnovando le sue forze armate con una filosofia simile a quella della NATO. Non più produzioni di massa di mezzi militari come nell’epoca sovietica, dove alla qualità si preferiva la quantità, ma – soprattutto a causa delle limitazioni di un budget destinato alla difesa non certo all’altezza di quello degli Stati Uniti – sta prediligendo la qualità dei suoi nuovi prodotti militari. Schierare pochi mezzi, ma moderni e dotati di nuova tecnologia, e soprattutto nelle zone che contano.

Come risultato di questo processo, nel vastissimo nord della Federazione russa vengono schierati reparti di élite, addestrati ad operare in condizioni atmosferiche estreme. Già da qualche anno si stanno ripristinando una ventina di basi di epoca sovietica che erano ormai in disuso. Nell’arcipelago di Novaya Zemlya, nell’estremo nord, è stato schierato un reggimento anti-aereo dotato di batterie di missili S-400 e da pochi mesi è stato affiancato dal 98° Reggimento dell’aviazione navale dotato di intercettori MiG-31BM Foxhound” adatti alla caccia dei bombardieri nemici. Un distaccamento di questo reparto è stato inoltre schierato nella Penisola di Kola, vicino ai confini finnico-norvegesi. Il personale ed i piloti vengono addestrati in condizioni proibitive, in compagnia di forti venti glaciali, situazione che rende difficile anche il funzionamento stesso delle apparecchiature. La mossa russa è chiara, al deterrente aereo della NATO si risponde mostrando la propria moderna difesa aerea.

Era dalla fine degli anni Ottanta che l’attività aerea non era così vivace e il livello di tensione può solo aumentare, anche da un momento all’altro. Basterebbe anche una semplice incomprensione tra le due parti. L’obbiettivo dei due blocchi è comunque per ora quello di mantenere le proprie posizioni ed evitare le rispettive interferenze.