La disinformazione dei media mainstream è più potente e distruttiva di quella di QAnon

L’attenzione dei media mainstream sul razzismo è una cortina fumogena per nascondere il più grande problema dell’America.

Questo articolo è adattato dal commento di apertura di Tucker Carlson dell’edizione del 23 febbraio 2021 di “Tucker Carlson Tonight”.

Noi di “Tucker Carlson Tonight” abbiamo osservato con crescente divertimento come i nostri guardiani dei mass media si agitino in una frenesia da isterismo schiumoso alla possibilità che qualcuno, da qualche parte, possa osare presentare dei fatti o formulare delle opinioni senza il loro esplicito permesso scritto. Il pensiero libero è ciò che odiano di più, perché è una minaccia al loro monopolio. Non possono dirlo ad alta voce, e così la chiamano “disinformazione“.

“La disinformazione è la vera minaccia“, dice il tizio che pensa che il sindaco dei giornalisti abbia l’esclusiva per darvi le notizie. È ridicolo.

Tuttavia, prima di giudicare queste persone, prendetevi un momento e provate un po’ di compassione. Immaginate se aveste passato trent’anni anni a guadagnarvi da vivere bene come meccanici d’auto, e all’improvviso la GM inventi un motore che chiunque può riparare a casa con un cacciavite. Sareste sconvolti. È così che la CNN si sente nei confronti di internet. Sta smascherando la loro truffa, quindi, naturalmente, sono un po’ agitati per questo.

La questione della disinformazione, ci stanno dicendo, non è che sia semplicemente dannosa per te personalmente. Non è come scofanarsi un barattolo di gelato o fumare di nascosto mentre i bambini sono a scuola. La disinformazione non è un peccato, è un crimine. La disinformazione è un’offesa a questo paese, un attacco all’America e, più significativamente, a qualcosa chiamato le nostre “regole“.

Se dobbiamo essere completamente onesti, c’è un fondo di verità in quello che stanno strillando. C’è della disinformazione là fuori e fa male alle persone, compromettendo la loro capacità di prendere decisioni sagge. Non si può sapere cosa fare se non si sa cosa sta realmente accadendo. Molte persone in questo paese sono in questa situazione. Ne abbiamo avuto la prova nei giorni appena trascorsi.

Abbiamo recentemente letto una ricerca intitolata “Quanto sono informati gli americani rispetto a razzismo e polizia?”. È stata pubblicata dallo Skeptic Research Center, ed è un documento piuttosto sorprendente. I ricercatori hanno chiesto alle persone di stimare il numero degli afroamericani disarmati che sono stati uccisi dalla polizia nel 2019. Secondo i risultati, il 44% degli americani che si identificano come liberal crede che circa 1.000 o più afroamericani disarmati siano stati uccisi dalla polizia in quell’anno. Il numero effettivo di afroamericani disarmati uccisi dalla polizia nel 2019, però, è stato 27.

Il resto dello studio ha raccolto risultati simili: I liberal, per esempio, credono che la maggioranza assoluta delle persone uccise dalla polizia nel 2019 fosse composta da afroamericani. Il dato reale era però meno della metà, più vicino al 25%.

Questi non sono però degli errori da poco. Un sacco di americani sono completamente e totalmente disinformati, e questo ha conseguenze reali. L’opinione pubblica può cambiare drammaticamente sulla base di cose che la gente pensa di sapere ma che in realtà non sa. Quindi vale la pena di scoprire dove il pubblico riceve tutta questa “disinformazione“.

È QAnon? Il feed di Twitter di Marjorie Taylor Greene? Il Cremlino? I Proud Boys? Alex Jones?

La risposta è: nessuna delle precedenti. La risposta sono i notiziari via cavo e i politici che parlano in televisione. Sono loro che diffondono la disinformazione agli americani. Apparentemente, non solo un numero enorme di afroamericani disarmati vengono uccisi ogni anno a causa del colore della loro pelle, ma negare o anche solo mettere in dubbio questo fatto significa prendere parte effettivamente a quegli omicidi.

Dove – e questo è il pezzo mancante del puzzle – sono tutte le vittime di questa violenza razziale indiscriminata? Il mese scorso, la MSNBC era abbastanza sicura di aver trovato la risposta. La rete sosteneva che i poliziotti avessero cercato di giustiziare un uomo afroamericano disarmato chiamato Jacob Blake nel Wisconsin. Hanno ripetuto l’affermazione che Jacob Blake fosse disarmato ancora e ancora e ancora.

Tuttavia, qualcuno nella divisione notizie della MSNBC ha dimenticato di verificare con Jacob Blake quanto stavano riportando perché, una settimana dopo, lui stesso ha ammesso alle telecamere che era, in effetti, armato.

Jacob Blake, il 14 gennaio: “Sono scosso, sa? Mi sono reso conto che mi era caduto il coltello, un piccolo coltello tascabile, così l’ho raccolto dopo essermi allontanato da lui, perché mi hanno sparato col taser e gli sono caduto addosso… Non avrei dovuto raccoglierlo, ma considerando quello che stava succedendo in quel momento, non stavo pensando chiaramente.”

Ci dispiace per Jacob Blake, la cui vita è stata cambiata per sempre, ma la sua storia non è proprio la piccola storia di “moralità ordinata” che pensavamo fosse, vero?

Possiamo darvi molti esempi. Eccone uno di pochi giorni fa. Centinaia di attivisti si sono riuniti a New York per organizzare una marcia contro il “nazionalismo bianco“. Hanno detto che stavano cercando giustizia per un uomo di 84 anni dalla Thailandia che era stato aggredito a San Francisco e che poi è morto per le ferite riportate.

I manifestanti hanno preso d’assalto Washington Square Park scandendo slogan come “Le strade di chi? Le nostre strade!”. Uno teneva un cartello che diceva: “Il nazionalismo bianco è il virus”. Forse lo è, ma è difficile sapere esattamente chi ne sia stato infettato. La polizia ha arrestato un uomo di 19 anni di nome Antoine Watson per il crimine, e diciamo solo che è difficile immaginare che Antoine Watson sia un “suprematista bianco”.

Ma allora, perché suggeriscono il contrario? Una teoria interessante ci viene da un ricercatore chiamato Zach Goldberg, che non lavora alla CNN. Goldberg ha esaminato tutte le volte che il termine “razzismo” è stato utilizzato dai più grandi giornali americani e ha notato una tendenza. C’è stato un picco notevole subito dopo il 2011, che non a caso era proprio intorno al periodo del movimento “Occupy Wall Street”.

Quando la gente ha cominciato a parlare in pubblico di ciò che Wall Street faceva veramente, tutti insieme i giornalisti hanno concordato sul fatto che il vero problema dell’America fosse il razzismo. L’America non è un posto con un sistema economico incasinato che premia un piccolo numero di truffatori emotivamente danneggiati che possiedono abilità altrimenti inutili ed applicabili solamente alla finanza, mentre tutti gli altri diventano più poveri. Questo non è un problema. No, l’America è invece un posto dove il resto di noi deve odiarsi l’un l’altro in ogni momento a causa del colore della nostra pelle, che, a proposito, non può essere cambiato.

In questo modo, una volta che saremo tutti arrabbiati e scalpitanti per questioni razziali irrisolvibili, una volta che avremo rimosso la ferita finché non smetterà di sanguinare, non avremo più il tempo di farci nemmeno le domande più basilari sull’economia – domande come: “Perché tutti questi miliardari dei fondi speculativi pagano la metà delle tasse che pago io? Chi esattamente si sta arricchendo grazie alla Federal Reserve? Dove vanno a finire tutti quei soldi?”.

Non si vedono un sacco di storie su queste domande nel New York Times. Sono troppo occupati a parlare di razze e razzismo. È un’operazione piuttosto sofisticata. Vladimir Putin non ci riuscirebbe mai. Comprerebbe qualche stupida pubblicità su Facebook e la chiuderebbe lì.

No, ci vuole un organizzatore sofisticato per prendere il problema centrale della vita americana, la morte agonizzante della nostra classe media, e coprirlo con una cortina fumogena di odio razziale. Bisognerebbe davvero essere, come direbbe la CNN, una “rete di disinformazione” per riuscirci.

L’ironia, perché tutto è ironia, è che la CNN stessa è diventata una rete di disinformazione molto più potente di QAnon, e molto più distruttiva.

FoxNews.com

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