Cosa prevede il (pessimo) pacchetto di stimoli di Joe Biden

I Democratici hanno approvato alla Camera il pacchetto di stimoli da 1,9 trilioni di dollari nonostante l’opposizione unanime dei Repubblicani.

Terminata la “prima fase” della nuova amministrazione, caratterizzata da una serie di ordini esecutivi – circa una trentina, ovvero tre volte di più di quelli promulgati da Obama e Trump nello stesso lasso di tempo – che hanno avuto più un impatto mediatico, volto ad indicare quale direzione prenderà il paese nel prossimo futuro, che sostanziale, è ora cominciato il percorso per cominciare ad approvare il primo grande progetto legislativo dell’amministrazione di Joe Biden. Si tratta ovviamente del piano di ripresa da 1.9 trilioni di dollari, varato per contrastare la crisi economica generata dalla pandemia.

Due giorni fa la Camera dei Rappresentanti, con i voti dei soli rappresentanti Democratici, ha approvato questo piano di aiuti. Ma esattamente, cosa prevede tale piano? Il c.d. “stimulus package” risulta diviso in quattro parti: analizziamone il contenuto.

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Parte I – Lotta al COVId-19, 750 miliardi

350 miliardi ai governi locali. Probabilmente, si tratta della parte più importante – e criticata – della manovra; essa è finalizzata a facilitare la ripresa economica degli Stati dopo la crisi generata dal COVID-19. Tuttavia, la spesa è stata giudicata, da alcuni, “eccessiva e male indirizzata“.

70 miliardi per test e vaccini. Si tratta di uno stanziamento che ha raccolto un supporto bipartisan. Biden ha chiesto 50 miliardi per migliorare i testing centers ed altri 20 per proseguire la campagna di vaccinazione nazionale già iniziata negli ultimi mesi di presidenza di Donald Trump.

170 miliardi alla riapertura delle scuole. Si tratta della parte della manovra maggiormente appoggiata dai Repubblicani. Essa prevede fondi per consentire alle scuole di dotarsi di strumenti quali mascherine, impianti di ventilazione e sistemi di pulizia per garantire una “riapertura in sicurezza”.

Parte II – aiuti diretti alle famiglie, 600 miliardi

422 miliardi in trasferimenti diretti alle famiglie. È la parte della manovra finalizzata ad aiutare le famiglie in difficoltà e a stimolare i consumi. 1.400 dollari per ogni persona con un reddito annuo inferiore a 75.000 dollari e per le coppie con reddito inferiore a 150.000 dollari. Alcuni hanno definito la cifra di 1.800 dollari eccessiva.

120 miliardi in supporto ai genitori. Tutti i genitori con un figlio di età inferiore ai 18 anni riceveranno tra i 250300 dollari al mese, e incrementa la c.d. “Child Tax” da 2.000 a 3.600 dollari. Anche questa sezione ha ricevuto un supporto bipartisan.

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Parte III – aiuti alle famiglie vulnerabili, 400 miliardi

• Questa sezione include i versamenti addizionali di 400 dollari a settimana per i sussidi di disoccupazione ed estende il programma di emergenza anti disoccupazione COVID fino ad agosto.

Parte IV – aiuti alle imprese, 150 miliardi

• Questa sezione include aiuti per le piccole e medie imprese, nello specifico: 25 miliardi per i ristoranti, 15 miliardi per le compagnie aeree, 8 miliardi per gli aeroporti, 30 miliardi per i trasporti e 3 miliardi per l’industria aerospaziale.

Le Critiche al piano di stimoli

Il piano è stato criticato in particolare per l’eccessivo ammontare di alcune spese e per una certa negligenza verso alcune necessità del paese. Forti critiche sono piovute sui 350 miliardi ai governi locali.

L’economista Maya Macguineas, Presidente del “Committee for a Responsible Federal Budget” – un’organizzazione indipendente, senza scopo di lucro, bipartisan, con sede a Washington, D.C. che si occupa del bilancio federale e delle questioni fiscali – ha stimato che basterebbero 200 miliardi per permettere ai governi locali di sostenersi, inoltre, ha criticato anche il fatto che la spesa non sia stata “tarata” sulle effettive necessità dei vari governi locali e sull’effettivo impatto della pandemia su di essi. Infatti, alcuni sono stati maggiormente colpiti rispetto ad altri, tuttavia non hanno ricevuto degli stanziamenti addizionali.

La cifra di 1.400 dollari a famiglia è stata giudicata eccessiva nonché male indirizzata dal momento che, come ha affermato sempre la Macguineas, molte delle famiglie che riceveranno il pagamento non ne necessitano. Inoltre, uno studio di Opportunity Insights ha rivelato come molte famiglie con un reddito superiore a 78.000 dollari abbiano preferito mettere da parte il denaro ricevuto invece che spenderlo e stimolare così i consumi.

Anche i 400 dollari supplementari ai sussidi di disoccupazione sono stati criticati. Nello specifico, Michael Strain, direttore della sezione di politica economica presso l’American Enterprise Institute, un think tank economico e bipartisan, ritiene che la somma sia “esagerata” dato anche che molti disoccupati si ritroveranno nella paradossale situazione di incassare più soldi attraverso i sussidi che con un lavoro.

Altre spese sottoposte a dure critiche sono: i 472 milioni ai musei e alle agenzie umanitarie, gli 852 milioni per i volontari civici e i 50 milioni per la clinica abortista Planned Parenthood.

Il piano, in parola, parrebbe puntare su una “ripresa economica” basata quasi esclusivamente sullo stimolo ai consumi tramite strumenti non sempre efficaci. Piuttosto, sarebbe bastato focalizzarsi sui programmi infrastrutturali, di cui l’America ha un disperato bisogno. Anche l’ex Presidente Donald Trump aveva promesso un gigantesco piano per le infrastrutture, purtroppo mai adottato. Anche la mancata adozione di questo piano potrebbe aver influito alla sua mancata rielezione.

Il Segretario ai Trasporti, il Democratico Pete Buttigieg, ha sottolineato quanto l’America abbia bisogno di un piano “ben strutturato” per le infrastrutture, ma questo piano di stimoli non sembra affatto indirizzato in tal senso.

Altro elemento piuttosto divisivo era stato il tentativo di applicare un salario minimo di 15 dollari all’ora. I Senatori Repubblicani avevano duramente criticato questa scelta, affermando che avrebbe comportato dei danni enormi alle piccole e medie imprese, citando a riprova la disastrosa situazione del mercato del lavoro di New York che lo ha adottato. Il tentativo di introdurre il salario minimo è stato dunque ritirato al Senato poiché, oltre ai Repubblicani anche alcuni Democratici – Joe Mnuchin del West Virginia e Krysten Sinema dell’Arizona, si erano dichiarati contrari, facendo cos’ mancare la maggioranza.

Analisi su questo piano di stimoli

Questo “piano di rilancio” di Joe Biden pare essere maggiormente indirizzato ad ottenere dei vantaggi politici ed elettorali piuttosto che ad acquisire una crescita economica nel lungo periodo. Il package si focalizza molto sulle tipiche proposte liberal e sull’erogazione di enormi quantità di fondi, tuttavia eccessivi e male indirizzati.

I trasferimenti in denaro che saranno erogati ai cittadini americani dopo l’approvazione definitiva consentiranno paradossalmente ai disoccupati di guadagnare di più con i sussidi che con un lavoro, cosa che rischia di disincentivare la ricerca di un impiego con i prevedibili effetti che questo avrà sulla disoccupazione.

Il tentativo di “stimolare i consumi” potrebbe rivelarsi fallimentare, data la forte propensione al risparmio dimostrata da molte famiglie americane nei tempi recenti.

Inoltre, la mancanza di un VERO piano per le infrastrutture priva il paese degli investimenti necessari che, peraltro, avrebbero permesso una più agevole riduzione della disoccupazione ed una crescita economica maggiore nel lungo periodo.

Questo pacchetto di aiuti potrebbe rivelarsi una semplice “iniezione di steroidi nell’economia”, in grado sicuramente di generare una certa crescita nel breve periodo, ma è del tutto inadeguato a costituire la “base” di una solida crescita economica, nonché fonte di un enorme debito pubblico difficilmente ripianabile.

USAToday.com

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