Le prime settimane di Sleepy Joe Biden e l’importanza d’imparare il cinese…

Ha davvero di che essere contento Xi Jinping in questi giorni: non solo gode nel vedere la prima potenza mondiale (“prima” ancora per poco) profondamente divisa al suo interno, ma può anche osservarne (quasi) indisturbato la sua auto-distruzione.

Con il cambio di vertice alla Casa Bianca abbiamo fino ad oggi assistito ad enormi regali fatti a Pechino. Sin dal primo executive order Sleepy Joe ha puntato proprio alla distruzione dell’unica cosa che rimaneva nelle mani del ceto medio americano: il settore energetico. Con un settore manifatturiero ormai totalmente disastrato dalla pandemia di Covid-19, una delle poche certezze di Washington era l’esportazione e la produzione di energia. Con lo stop della Keystone Pipeline XL andranno persi più di 10 mila posti di lavoro nel settore, senza contare i 60.000 resisti nell’indotto. Ah, e e per non parlare della crisi diplomatica con il Canada di Justin Trudeau che ne è seguita.

Gli esponenti del Partito Democratico, ovviamente, essendo “sensibili” ai lavoratori e alla classe media, hanno già risposto in audizione al Senato (per la conferma di Pete Buttigieg al Dipartimento dei Trasporti – e già candidato alle primarie democratiche dell’anno scorso contro, tra gli altri, Joe Biden) che la “soluzione” è quella di andare a installare pannelli solari attraverso il “magico piano” che l’amministrazione Biden rilascerà da qui sino al 2024 – in poche parole, che troveranno lavoro nei nuovi settori che erederanno nei prossimi anni “più sensibili all’ambiente“.

Percorso della Keystone Pipeline XL – linea tratteggiata – (fonte: Geopoliticalfutures)

Ma viene ancora più da ridere se si guarda al percorso che avrebbe dovuto attraversare la nuova Keystone Pipeline XL (immagine sopra):

Per chi è un minimo familiare con il clima statunitense, sa che in Montana, Sud Dakota e Nebraska puntare sulle “energie rinnovabili” è quantomeno controproducente viste le gelide temperature invernali. Fa anche ridere (per non dire piangere) vedere i lavoratori del settore lamentarsi della perdita dei posti di lavoro dopo che proprio essi stessi avevano dichiarato il loro supporto per Sleepy Joe Biden alle elezioni di novembre. “You get what you voted for” – Si ottiene quello per cui si è votato. Cioè, stanno semplicemente pagando le conseguenze del proprio cheerleading politico-sindacale.

Ovviamente, se ci sarà una “svolta” verso il solare e l’eolico, in nome di una maggiore occupazione (ovviamente sussidiata dal Governo perché da sola non sarebbe redditizia per i produttori), bisognerà sacrificare la produttività che il gas naturale ha fornito in questi anni, aiutando sia a ridurre le emissioni per mezzo del “coal to gas switching” e all’elevata produttività offerta da questo tipo di combustibile: infatti, sono necessari 79 lavoratori nel settore delle energie rinnovabili per avere la stessa produttività di soli 2 lavoratori nel gas naturale.

Ma mentre nel mondo delle “favole” di Kerry e Buttigieg il Montana produrrà energia solare, intanto Sleepy Joe non ha preso tempo ed ha già iniziato a fare i regali alla Cina. Da segnalare infatti l’ordine esecutivo che ne ferma uno precedente di Donald Trump che bloccava le infiltrazioni delle potenze straniere (leggasi Cina e Russia) nella rete elettrica statunitense.

Con questo nuovo ordine esecutivo, di fine settimana scorsa, vengono sospesi anche quei ban che aveva messo Donald Trump alle società cinesi (in particolare, per quelle delle telecomunicazioni) in quanto finanziatrici dell’esercito del Politburo di Pechino.

La Cina, dal canto suo, sa che può sfruttare questo momento, ed infatti nel Mare cinese del Sud è stato simulato un attacco contro una portaerei americana nella giornata di venerdì 20 gennaio 2021.

L’inizio è a dir poco pessimo e l’Occidente ne pagherà (a questo punto viene da dire giustamente) le conseguenze. Imparare il cinese ed allinearsi a Pechino potrà essere fondamentale per la mera sopravvivenza.

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