March for Life 2021

La 48° edizione della March for Life si è svolta anche quest’anno a Washington D.C., in un clima differente da quello degli scorsi anni – e non solo per le restrizioni anti COVID-19.

L’amministrazione di Donald Trump aveva istituito il “National Sanctity of Human Life Day” il 22 gennaio del 2018. La ricorrenza non era una novità, in quanto fu istituita da Ronald Reagan sempre il 22 gennaio del 1984 e proseguita dai presidenti G.H.W. Bush e G.W. Bush. La data non è neanche messa a caso, perché il 22 gennaio 1973, con la sentenzaRoe vs. Wade” la Corte Suprema degli Starti Uniti aveva riconosciuto l’aborto come un “diritto costituzionale”. Da quella data si svolge la “Marcia per la Vita” appoggiata volentieri dai presidenti repubblicani, con Donald Trump che si è dimostrato come il più Pro-life, intervenendo direttamente sul palco appena un anno fa.

Quest’anno, con la nuova amministrazione, sono arrivati anche gli insulti al movimento Pro-life, con il duo Biden-Harris – da sempre favorevoli a finanziare le cliniche abortiste come Planned Parenthood – che sono arrivati a definire come “estremisti” i manifestanti, in quanto considerati “contro il diritto alla salute ed alla libertà di scelta delle donne”, senza però tenere conto dei 65 milioni di bambini mai nati perché uccisi da quando è stato emesso il verdetto nella sentenza “Roe vs Wade”. Alla faccia delle belle parole propagandate ovunque per riconciliazione e l’unità del paese!

La possibilità di modificare quella sentenza in legge è concreta, ora che i Democratici hanno il controllo anche del Senato. In questo caso, le decisioni che hanno preso alcuni Stati come, ad esempio, l’Alabama e la Louisiana, di abolire o limitare l’aborto e la conseguente proliferazione delle cliniche abortiste, specie nelle zone più disagiate, è a forte rischio. Di conseguenza, come è capitato durante l’amministrazione di Barack Obama, anche gli obiettori di coscienza tra medici ed infermieri saranno a rischio.

Almeno, c’è la possibilità che questo rischio rimanga come sempre “sulla carta“: non bisogna infatti mai sottovalutare la capacità dei Democratici di essere – come li chiamava Donald Trump – dei veri e propri “Do Nothing Democrats” – “Democratici nullafacenti”. Non è la prima volta infatti che i Democratici schierano dei loro rappresentanti alla Casa Bianca ed hanno al contempo la maggioranza in entrambi gli emicicli del Parlamento. Ebbene, proprio l’assenza sopracitata di una legislazione che consenta “nero su bianco” l’aborto è una delle grandi domande a cui i Democratici non hanno ancora risposto (anche perché, nessun giornalista compiacente glie la fa mai).

Com’è infatti possibile che, nonostante i sedici anni di Bill Clinton e di Barack Obama nello Studio Ovale, chiare e durevoli maggioranze parlamentari in entrambe le camere (anche bulgare, come nei primi bienni sia di Clinton che di Obama) i Democratici non siano ancora riusciti a mettere su legge quello che ritengono un diritto fondamentale delle donne? Semplice, la paura. Non dei manifestanti Pro-life, è chiaro, ma perché se veramente facessero diventare legge i propri sermoni non potrebbero più agitare lo spauracchio che “dei Repubblicani cattivi stanno arrivando e vi poteranno via la Roe vs. Wade” in faccia alle donne ad ogni santa campagna elettorale. Fomentare la paura tra le donne che un giorno il loro diritto-riconosciuto-solo-per-sentenza possa venire meno è la loro arma per tenere in pugno l’elettorato femminile, sopratutto un asset quasi completamente nelle loro mani: quello delle donne afroamericane, che sono tra l’altro quelle che fanno più ricorso alle cliniche abortiste (ovviamente in percentuale). Con una legge che consenta l’aborto, non saprebbero più che andare a raccontare.

Mascherine rosse ed una rosa in mano

Le persone che hanno sfilato per la March for Life 2021 hanno indossato – almeno la maggior parte – delle mascherine rosse ed tenevano una rosa rossa in mano, il simbolo del movimento.

Quest’anno, tra i protagonisti, c’erano Lila Rose – presidente di Life Action, una nonprofit dedicata al rispetto della vita umana dal suo concepimento e autrice del Podcast The Lila Rose Show, gli ex giocatori della NFL, Benjamin Watson (vincitore di un Superbowl con i Patriots) e Tim Tebow, ora analista su ESPN.

La March for Life Education and Defence Fund aveva lanciato la sfida all’industria dell’aborto, per nulla intimorita dell’appoggio dato dalla nuova amministrazione democratica:

“L’industria dell’aborto mette in giro la bugia che le donne hanno bisogno dell’aborto perché senza di esso non possono avere successo. Il movimento pro-life condivide il fatto che le donne possono ad avere dei figli e prosperare. E noi siamo qui per aiutarle ad avere successo”.

Lila Rose

Non poteva mancare Abby Johnson, famosa per essere stata interpretata dall’attrice Pro-life Ashley Bratcher nel film Unplanned. Ex dirigente della Planned Parenthood si è convertita al movimento Pro-life dopo aver notato che, durante un intervento di routine, il feto che doveva essere abortito cercava di dimenarsi per sopravvivere.

Sui social ha scritto:

“C’era una folla molto più piccola quest’anno, ma ho tenuto tanti di voi nel mio cuore. Alla fine della nostra marcia di due miglia, abbiamo tutti messo una rosa sul marciapiede di fronte alla Corte Suprema. Tanti pensieri mi hanno attraversato la mente. I miei due aborti… i 22.000 bambini che ho aiutato ad uccidere durante i miei otto anni alla Planned Parenthood… tutti voi che portate il dolore dell’aborto nel vostro cuore… quelli di voi che desiderano di avere un figlio… così tanti che hanno risposto alla chiamata dell’adozione… i quasi 600 ex-operatori dell’aborto che hanno trovato speranza e guarigione fuori dall’industria dell’aborto. Ora è il momento di alzarsi. La verità vincerà sempre.

Per concludere un’ultima curiosità: lo staff della March for Life Education and Defence è costituita da otto persone, di cui ben sette sono donne, compresa la presidente, Jeanne Mancini! Molti però non se ne accorgeranno…

Abby Johnson

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