La Cina sfrutta l’ambientalismo alla Greta Thunberg per indebolirci tutti

“How Dare You”, Greta, to destroy our civilisation?

Il cambiamento climatico è una minaccia alla nostra sicurezza nazionale – ma non nel modo in cui pensano i vertici politici e l’opinione pubblica.

Le tendenze di cui parleremo oggi non sono assolutamente iniziate con lo sfortunato avvenimento dei “Fridays for Future“, le colorate manifestazioni dei “gretini“, i sostenitori di Greta Thunberg, che in epoca pre-Covid si divertivano a fare il weekend lungo per chiedere agli Stati (e già qui vien da ridere) di “risolvere” il problema del cambiamento climatico.

Tutti i gruppi ambientalisti, più o meno “mainstream“, si sono sempre schierati contro gli interessi dell’Occidente. Già durante il periodo della Guerra Fredda, gruppi ambientalisti utilizzarono lo spauracchio del cosiddetto “inverno nucleare” (ovvero la drastica riduzione delle temperature a seguito di un conflitto atomico globale) per tentare di impedire a Ronald Reagan di portare avanti il rinnovamento dell’arsenale nucleare statunitense, che serviva come deterrente contro l’Unione Sovietica. Nel corso degli anni si scoprì l’intrusione del KGB, il servizio segreto dell’URSS, nelle questioni ambientaliste, che riuscì persino a sfruttare l’influenza dei membri della Rockefeller Family Fund. Si tenne così nel 1983 una conferenza sul tema dell’inverno nucleare sostenuta, tra gli altri, dall’Environmental Defense Fund, dai Friends of the Earth e dal Natural Resource Defense Council (NRDC).

Questa tendenza a sfruttare le ONG e gli “scienziati preoccupati” per minare gli interessi dei paesi e delle società occidentali è prassi quotidiana ancora oggi, sopratutto a Pechino. Un report di Patricia Adams per la Global Warming Policy Fundation con sede a Londra, mostra esattamente la “tatticacinese per spingere l’Agenda verde nei programmi dei partiti politici, e di come questa influenza serva anche come strumento di propaganda per Pechino.

Questo è il motivo per il quale la divisione asiatica del Natural Resource Defence Council (NRDC), citato prima, abbia pubblicato qualche anno fa un libro intitolato “Will China Save the Planet” (La Cina salverà il Pianeta?) definito addirittura “visionario” dai funzionari di stato cinesi… forse l’unica sorpresa è perché abbiano messo un punto interrogativo nel titolo. Ma verrebbe anche da chiedersi di quali sostanze abbiano abusato all’NRDC per avere queste “visioni”. Ed ecco perché…

La Cina, infatti, ha un’economia interamente basata sullo sfruttamento degli idrocarburi, che generano l’86% dell’energia prodotta internamente. Nel 2020 sono stati aggiunti 11,4 Gigawatt, tutti interamente provenienti dalla combustione del carbone (mentre gli Stati Uniti, nel 2019, sono scesi a 15.1 Gigawatt di energia prodotta da questo combustibile fossile).

Le SOE (aziende statali, n.d.r.) di Pechino che operano in ambito energetico aumenteranno di circa il 10% il numero di centrali a carbone nei prossimi anni, e al momento il paese ha anche una forte capacità di raffinamento del petrolio, secondi solo agli Stati Uniti.

Sempre per rimanere in tema carbone, Pechino sta aumentando l’output delle proprie miniere, investendo circa 90 miliardi di dollari in 35 progetti petrolchimici che avranno un impatto ambientale nettamente superiore ai cicli classici.

Per quanto riguarda il gas naturale, in un accordo del 2014 con la russa Gazprom, Pechino importerà 0.04 trilioni di metri cubi di “oro blu” attraverso il gasdotto “Power of Siberia” fino al dicembre del 2049.

Secondo il ridicolo Accordo di Parigi sul clima, la Cina può liberamente raggiungere il picco di emissioni entro il 2030, avendo dunque paradossalmente un incentivo – per giunta riconosciutogli e messogli per iscritto dalla comunità internazionale – ad inquinare liberamente. Un qualsiasi Stato occidentale sarebbe già stato messo alla graticola dalle ONG-Verdi, additato come un “criminale climatico” che mette in pericolo la sopravvivenza del Pianeta. Ma per la Cina non conta. “Dare la priorità alla sostenibilità cementerà l’eredità della Cina quando assumerà un ruolo più importante sulla scena globale”, se ne è uscita fuori Greenpeace.

Inoltre, la Cina, con una legge del 2017 ha trasformato le proprie ONG operanti all’estero in “strumenti della propaganda del regime”. Devono essere sponsorizzate da un’agenzia designata o da un dipartimento governativo che controlli e supervisioni le loro attività; devono presentare piani di lavoro e budget annuali a questi organismi. E, ovviamente, il mancato rispetto delle regole può comportare il sequestro dei beni, la detenzione del personale ed il divieto di condurre attività in Cina per 5 anni – e senza diritto di appello.

Ma c’è di più, Pechino non ha nemmeno bisogno di pagare di tasca sua per il lavoro di propaganda che vuole fare negli Stati Uniti! La ONG con sede a San Francisco, Energy Foundation China, ha erogato oltre 330 milioni di dollari a organizzazioni registrate negli Stati Uniti che operano in Cina, finanziamenti forniti da fondazioni multimiliardarie come la William and Flora Hewlett Foundation e la Catherine T. MacArthur Foundation. Si pensi che l”amministratore delegato di questa ONG è un ex-funzionario del governo cinese e fa il negoziatore per gli accordi sul clima.

Per la Cina il dibattito sul cambiamento climatico è evidentemente una “opportunità“. Mentre il mondo si decarbonizza, loro possono portare avanti indisturbati i propri piani industriali, ad un costo decisamente più basso rispetto alle potenze occidentali. Decarbonizzare il resto del mondo, infatti, rende l’economia cinese più forte – indebolisce le economie dei suoi rivali, riduce il costo dell’energia per la sua economia basta interamente sullo sfruttamento degli idrocarburi, ed affonda l’India – ancora povera di energia – come potenziale rivale nell’area dell’Indo-Pacifico. E, a differenza dell’economia sclerotica dell’Unione Sovietica, quella cinese è ben lontana dal collasso, dato che è l’unica grande economia ad essere riemersa dal baratro del Covid già alla fine dello scorso sciagurato 2020 – ed è probabile che lo sarà ancora di più nel 2021. Il cambiamento climatico offre dunque un’opportunità strategica che verrà colta.

Il cambiamento climatico è dunque effettivamente un problema per la nostra sicurezza nazionale, ma non perché scompariranno gli orsi polari, semplicemente perché è nata una retorica che criminalizza l’inquinamento dei soli paesi occidentali (tra l’altro in costante riduzione) ma che al tempo stesso tollera e asseconda quello cinese, il che è utile a Pechino per rafforzarsi geo-economicamente sia nella propria regione che, in un futuro non lontano, sul mondo intero.

L’attenzione ossessiva e spasmodica al cambiamento climatico minaccia dunque gli interessi vitali sia degli Stati Uniti, che dell’Europa, che del nostro paese, distraendo i vertici politici e l’opinione pubblica dalle minacce incombenti sulla nostra sicurezza nazionale dalle realtà geopolitiche mondiali, subordinando ogni pensiero ed azione all’illusione di star “salvando il pianeta”. State pur certi che la Cina ed i suoi alleati nelle ONG non faranno assolutamente nulla per distogliere te ed il tuo rappresentante politico da questa illusione.

Ovviamente una delle soluzioni per decarbonizzare “in fretta” – non essendo sufficiente mettere semplicemente dei pannelli solari qua e là tra la Pennsylvania e la Pianura Padana, visto lo scarso utilizzo invernale – sarebbe quella di puntare maggiormente sull’energia nucleare, unica fonte ad “emissioni Zero”, sicura e con la possibilità di impiegare un elevato numero di addetti. Ma per farlo, ovviamente, è necessario che la rete elettrica sia messa in sicurezza dai vari attacchi cibernetici.

La domanda per l’amministrazione Biden, dunque, riguarda come l’America ha intenzione di rispondere a tutto questo: Come un piccolo paese o come una grande potenza? Sul tema della sicurezza cibernetica delle reti elettriche potete anche non chiederglielo: Joe Biden ha già detto di stare dalla parte di Pechino.

RealClearEnergy.org

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...