Se pensi che con 17 ordini esecutivi si possa “smantellare l’era Trump” hai qualche serio problema

Joe Biden ha firmato 17 ordini esecutivi per “smantellare l’era Trump”: ecco spiegate tutte le esagerazioni dei Media

La stampa e i media, felici perché finalmente ora è tornato un loro beniamino al comando, hanno abbandonato come predetto il loro ruolo di “cani da guardia del potere” per assumere quello di “vestali o ancelle del potere”, lodando, incensando ogni cosa che Joe Biden e Kamala Harris fanno nei loro nuovi ruoli.

La “balla” è ovviamente quella che corrispondenti e commentatori diffondono a reti unificate, e cioè quella per cui con 17 ordini esecutivi si possa “smantellare l’era Trump“: se fosse vero che qualche decina di ordini esecutivi bastino ad un Presidente per cancellare quattro anni di attività del suo predecessore, allora gli Stati Uniti avrebbero un serio problema di tenuta legislativa, oltre al fatto che la gerarchia delle fonti ed i principi sull’approvazione delle leggi siano già andati a farsi benedire. Donald Trump nei suoi quattro anni ha firmato centinaia di ordini esecutivi ma ha anche approvato leggi, e queste non possono essere “smantellate” senza un analogo provvedimento del Congresso.

Se è vero che Biden avrà molta difficoltà a governare per via di una maggioranza risicata alla Camera e di una che è sostanzialmente legata alla presenza o meno in aula della sua Vice, Kamala Harris, al Senato, e che quindi dovrà per forza di cose ricorrere ad una montagna di ordini esecutivi pur di evitare la battaglia per l’approvazione di ogni singolo provvedimento al Congresso, c’è una grande differenza tra dire questo e sperare che con i soli ordini esecutivi possa “smantellare l’era Trump”. Non sta in piedi.

Detto questo, vediamo su quali temi andranno ad influire gli ordini esecutivi che ha firmato Biden. Si potrà già notare che di questi 17 ordini esecutivi, solo 9 mostrano un inversione di tendenza rispetto alle politiche della precedente amministrazione.

N.B.: In grassetto gli ambiti nei quali gli ordini esecutivi di Biden segnano un inversione di tendenza rispetto alle politiche dell’amministrazione precedente.

AMBITOInversione? RIasSUNTO
CoronavirusNOSensibilizzazione sull’utilizzo della mascherina per 100 giorni. Obbligo di indossare la mascherina e di mantenere il distanziamento fisico negli edifici federali ed esortazione agli Stati e alle amministrazioni locali a fare lo stesso.
CoronavirusSIInterruzione del ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nomina del Dottor Anthony Fauci a capo della delegazione all’OMS.
CoronavirusNOCreazione della posizione di Covid-19 Response Coordinator, con compiti di collegamento con Biden e gestione degli sforzi per la produzione e distribuzione di vaccini e attrezzature mediche.
EconomiaNOProroga dell’attuale moratoria nazionale sugli sfratti e sui pignoramenti almeno fino al 31 marzo.
EconomiaNOEstensione della sospensione esistente sui pagamenti dei prestiti studenteschi e sugli interessi per i cittadini con prestiti studenteschi federali almeno fino al 30 settembre.
AmbienteSIRientro nell’accordo di Parigi sul clima, un processo che richiederà 30 giorni.
AmbienteSICancellazione dell’oleodotto Keystone XL e ordinanza che dispone alle agenzie di rivedere ed annullare più di 100 azioni di Trump sull’ambiente.
EguaglianzaSIScioglimento della “Commissione 1776” dell’amministrazione Trump; ordinanza che dispone alle agenzie di rivedere le loro azioni per garantire l’equità razziale.
EguaglianzaNOPrevenzione della discriminazione sul posto di lavoro sulla base dell’orientamento sessuale o sull’identità di genere
CensimentoSIRichiesta che i non-cittadini vengano inclusi nel Censimento e nella ripartizione dei rappresentanti al Congresso.
ImmigrazioneNORafforzamento dei DACA dopo gli sforzi di Trump per annullare le protezioni per le persone prive di documenti giunte nel paese da bambini (c.d. dreamers).
ImmigrazioneSIInversione delle restrizioni dell’amministrazione Trump sull’ingresso negli Stati Uniti per i titolari di passaporto di 7 paesi a maggioranza musulmana.
ImmigrazioneSIAnnullamento delle espansioni volute da Trump nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione negli Stati Uniti.
Immigrazione SIInterruzione della costruzione del muro di confine, e cessazione della dichiarazione di emergenza nazionale utilizzata per finanziarlo.
ImmigrazioneNOEstensione dei rinvii alle deportazioni e alle concessioni dei permessi di lavoro per i liberiani con un rifugio sicuro negli Stati Uniti fino al 30 giugno 2022
RegolamentazioneSIOrdine al direttore dell’OMB di sviluppare raccomandazioni per modernizzare la revisione normativa ed annullare il processo di approvazione normativa di Trump.
EticaNORichiesta agli incaricati del ramo esecutivo di firmare il codice etico che impedisce loro di agire nell’interesse personale e richiede loro di sostenere l’indipendenza del Dipartimento di Giustizia.
Fonte: CNN

Nell’analisi ci appoggeremo alla dichiarazione fatta del membro della Commissione Oversigt and Reform della Camera dei Rappresentanti, del Repubblicano James Comer (R-KY).

Distruggere le piccole imprese con la burocrazia

Biden sta dando il via ad un regime burocratico e normativo oppressivo verso le piccole imprese americane (nei giornali italiani non avete visto menzione di questo fatto? Strano!). Le riforme di Trump avevano contribuito a lanciare il più grande boom di posti di lavoro e di crescita economica degli ultimi tempi. Metterli da parte e decretare ulteriori intrusioni da parte del governo non farà che aumentare le barriere alla creazione di posti di lavoro e danneggiare le piccole imprese che lottano per riprendersi dalla pandemia. Le normative governative che non sono essenziali, impongono degli oneri schiaccianti e non fanno altro che rallentare l’innovazione e la ripresa. Il presidente Trump ha creato la migliore economia del mondo semplicemente limitando le normative burocratiche. “Il governo non sa cosa è meglio per il popolo, il popolo americano lo sa” si legge nel comunicato.

La cancellazione dell’oleodotto Keystone XL

Il progetto Keystone XL ha attraversato un decennio di approfondite revisioni ambientali ed era destinato a creare migliaia di posti di lavoro, fornendo energia a prezzi accessibili per tutti gli americani. “La decisione del presidente Biden di abolire l’iniziativa sta mettendo da parte anni di processo ambientale a favore di un programma radicale che uccide il lavoro” ha detto Comer.

La cancellazione dell’oleodotto ha già scatenato le proteste di Justin Trudeau, il Primo Ministro canadese.

Il rientro nell’accordo di Parigi

“L’accordo di Parigi è sempre stato un disastro per gli Stati Uniti. La decisione del presidente Biden di rientrare nell’accordo di Parigi svantaggia gli Stati Uniti a beneficio esclusivo dei nostri avversari” si legge nella dichiarazione. Una promessa fatta in campagna elettorale, ed ovviamente lodata dal coro dei media e dei social, avrà però il non trascurabile effetto di aumentare i costi delle bollette energetiche degli americani, creare meno occupazione, abbassare i salari e limitare la produzione economica “mentre paesi come la Cina si divertono e traggono vantaggio dalla nostra caduta”. Gli Stati Uniti hanno dimostrato in questi anni che non è necessario stipulare onerosi accordi sul clima per poter far crescere l’economia ed i settori energetici riducendo allo stesso tempo le emissioni di anidride carbonica.

Invece di entrare in un accordo imperfetto, i Repubblicani sostengono che si dovrebbe continuare ad innovare e sfruttare il pieno potenziale energetico del paese per creare un’offerta più pulita, economica e diversificata.

Consentire agli immigrati illegali di diluire la rappresentanza degli americani al Congresso

“I cittadini americani meritano un’adeguata rappresentanza al Congresso, eppure il presidente Biden sta diminuendo e svalutando la loro voce consentendo agli immigrati illegali di essere inclusi nel conteggio di ripartizione del censimento del 2020″. Ogni residente negli Stati Uniti viene conteggiato nel censimento per garantire anche una corretta ripartizione dei collegi elettorali, ma quest’ultima dovrebbe tenere conto solo di coloro che sono residenti legalmente nel paese. Contare gli immigrati illegali per determinare la rappresentanza al Congresso degli Stati è ingiusto nei confronti dello stesso popolo americano

Limitare l’applicazione delle leggi sull’immigrazione alle agenzie federali

“Per decenni gli americani hanno sofferto a causa del mancato rispetto delle nostre leggi sull’immigrazione e della sicurezza dei nostri confini non garantita da parte delle amministrazioni” si legge nel comunicato. È un dato di fatto che il lassismo sul c.d. law enforcement, cioè la capacità delle agenzie competenti di far rispettare le leggi, promossa dalla vecchia amministrazione Obama abbia permesso a milioni di immigrati illegali di rimanere negli Stati Uniti senza subirne le conseguenze e che ha incoraggiato altri ancora a venire nel paese in violazione della legge. “Gli ordini di oggi abbandonano il recente successo dell’agenda America First del presidente Trump e ci riportano alle politiche fallimentari dell’era Obama che incoraggiano solo una maggiore immigrazione illegale e rendono il nostro paese meno sicuro” prosegue Comer.

I Repubblicani sostengono invece che le leggi sull’immigrazione debbano essere applicate, non aggirate, e che si debba rafforzare la sicurezza delle frontiere, non diminuirla.

Il rientro degli Stati Uniti nell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

“Far rientrare gli Stati Uniti nell’Organizzazione Mondiale della Sanità senza che questa subisca delle serie riforme è sciocco” sostiene il documento. Sappiamo bene che fin dall’inizio della pandemia di Coronavirus, l’OMS ed il suo Segretario Generale hanno dimostrato che le loro priorità erano quelle di favorire e salvare la faccia al governo cinese, il tutto a spese del resto del mondo. Mentre la Cina diffondeva disinformazione in modo da poter accumulare forniture mediche, l’OMS ha ripetuto a pappagallo le bugie cinesi che negavano sin dall’inizio la trasmissione da uomo a uomo del virus e la stessa OMS ne aveva elogiato la “trasparenza”. “Fino a quando l’OMS non subirà le riforme tanto necessarie, i contribuenti americani non dovrebbero sovvenzionare un’organizzazione che ha agito in ogni momento come un ripetitore della propaganda comunista cinese” conclude Comer.

Consentire l’applicazione della c.d. “Critical Race Theory” nei luoghi di lavoro

“Il presidente Biden parla di unità nazionale, ma consentire ideologie distruttive come la Critical Race Theory nei luoghi di lavoro presso l’amministrazione federale crea divisione e non è un buon uso dei soldi dei contribuenti” sostiene Comer. “Dovremmo cercare di unificare l’America, non dividerla ulteriormente. Tutti gli uomini e le donne sono creati uguali e il posto di lavoro federale deve essere un luogo inclusivo. Questo è qualcosa su cui tutti gli americani sono d’accordo”. Tuttavia, promuovere un’agenda radicale ed ingiusta, progettata per suscitare disprezzo per i valori americani, non dovrebbe trovare posto in una pubblica amministrazione, che dovrebbe essere invece “imparziale”.

La Critical Race Theory (CRT) è una scuola di pensiero intesa ad enfatizzare gli effetti dell’appartenenza della propria razza sulla propria posizione sociale. Nata come una contestazione all’idea che, per effetto del Movimento per i diritti civili e dalla legislazione associata, la disuguaglianza razziale fosse stata sostanzialmente risolta negli Stati Uniti, la teoria ribatte con l’argomento che gli appartenenti alle minoranze etniche (ad es, gli afroamericani) subiscano ancora nei fatti una discriminazione razziale e che questa influisca negativamente sulla propria estrazione sociale in termini di risorse economiche, opportunità educative e professionali e anche nei rapporti con il sistema giudiziario. I critici sottolineano però che l’approccio usato dagli studiosi della teoria, incentrata più sulle esperienze riportate dalle persone che su dati oggettivi, non possa essere considerato un metodo di analisi rigoroso.

Sulla cancellazione del c.d. “Muslim Ban”.

L’ordine di Biden pone fine al divieto di viaggio, consentendo ai cittadini stranieri di 13 paesi (Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Venezuela, Corea del Nord, Nigeria, Myanmar, Eritrea, Sudan, Tanzania e Kirghizistan) di ricominciare ad immigrare negli Stati Uniti. L’ordine incarica anche il Dipartimento di Stato di iniziare a rilasciare visti ai cittadini di quei paesi.

Su questo argomento appare però tutta l’ipocrisia dell’amministrazione Biden, che dice di voler restaurare la “verità” alla Casa Bianca, e quella del complesso massmediatico.

Su questo tema anche Jen Psaki, la nuova addetta stampa della Casa Bianca, ha affermato falsamente che il divieto di viaggio di Trump fosse un “ban dei musulmani“. In tal modo, ha ripetuto una falsa affermazione che Biden ha fatto ripetutamente durante le elezioni presidenziali del 2020, e che anche i Democratici hanno ripetuto per anni.

Non si trattava infatti di un “ban dei musulmani“, che non c’è mai stato. Quello che i Democratici hanno chiamato “Muslim Ban” è stato un ordine esecutivo emesso il 27 gennaio 2017 che ha vietato il turismo e l’immigrazione da 7 paesi precedentemente identificati dall’amministrazione Obama come “particolarmente vulnerabili al terrorismo“, in parte perché la tenuta dei loro registri interni era scadente. Queste 7 nazioni – Iraq, Siria, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen – erano paesi a maggioranza musulmana, ma non c’era un “divieto totale” per i musulmani provenienti dagli altri paesi del Medio Oriente, o da altri paesi musulmani come l’Indonesia.

Successivamente, quell’ordine esecutivo è stato aggiornato, o sostituito, da ordini successivi. Una seconda versione ha eliminato l’Iraq dalla lista; una terza versione ha aggiunto la Corea del Nord e il Venezuela, che sono due paesi privi di una popolazione musulmana significativa. La Corte Suprema aveva vagliato i ricorsi legali al divieto di viaggio già nell’ottobre 2017. Diversi altri paesi, compresi quelli non musulmani, sono stati aggiunti nel gennaio 2020, cioè Eritrea, Nigeria, Myanmar, Kirghizistan e Tanzania. Il “Muslim Ban” esiste solo nelle menti dei Democratici e dei giornalisti di Sinistra.

Nel dicembre del 2015, l’allora candidato Donald Trump aveva proposto “una chiusura totale e completa dei musulmani che entrano negli Stati Uniti fino a quando i rappresentanti del nostro paese non saranno in grado di capire cosa sta succedendo”. Aveva fatto questa proposta dopo che i terroristi islamici radicali avevano lanciato i brutali attacchi terroristici a Parigi quello stesso novembre.

Trump in seguito ha abbandonato quell’idea. Ma è importante notare che anche il leader della minoranza al Senato, il Democratico Chuck Schumer, aveva considerato una “pausa” all’asilo dei rifugiati siriani, date le vulnerabilità per la sicurezza e la possibilità che i combattenti dell’ISIS potessero infiltrarsi nel Paese.

Inoltre, Biden ha firmato un ordine esecutivo per tornare all’applicazione dell’immigrazione interna dell’era di Obama, una pratica terminata per quattro anni sotto Trump. Il risultato sarà che milioni di stranieri residenti illegalmente che non sono considerati più una priorità per l’espulsione avranno sempre più probabilità di non essere espulsi dall’agenzia Immigration and Customs Enforcement (ICE).

RepublicansOversightHouse.gov, Breitbart.com

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