Perché Twitter non ha sospeso anche questi account o i tweet che incitano apertamente alla violenza?

Twitter si è unito ad una sfilza di altre società di social media nel sospendere definitivamente gli account di Donald Trump. Successivamente, molti altri utenti conservatori si sono trovati i propri profili sospesi dal gigante della Silicon Valley.

L’argomento degli oligarchi tecnologici è che la presenza sui social media di Trumpinciti alla violenza“, come evidenziato dalla rivolta di mercoledì nel Campidoglio degli Stati Uniti. Twitter ha affermato che molti dei tweet di Trump hanno violato la sua politica sull’incitamento della violenza, che afferma: “Non puoi minacciare la violenza contro un individuo o un gruppo di persone. Vietiamo anche l’esaltazione della violenza”.

Leggi anche: Le ridicole e faziose motivazioni di Twitter sul ban di Donald Trump

Non sorprende però che ci siano innumerevoli account su Twitter che chiedono regolarmente il ricorso violenza, in violazione di questa politica, ma che comunque sono stati autorizzati a rimanere. Sebbene i post e le osservazioni del Presidente includessero alcune cose orribili, non sono mai stati – e in alcun modo – peggiori di gran parte di ciò che accade su quella piattaforma. 

L’Ayatollah Khamenei, il leader supremo dell’Iran, ha un account Twitter ancora intatto e che glorifica costantemente gli atti di violenza, ma il brutale dittatore non ha subito alcuna censura o sospensione (ad esclusione di alcuni post rimossi ma che trattavano l’ambito vaccini, argomento importante ma non collegato all’incitamento o alla diffusione della violenza di cui stiamo parlando). Non ha subito restrizioni, ad esempio, quando dopo la straziante decapitazione di un insegnante francese perché aveva mostrato una vignetta politica raffigurante Maometto e un’accoltellamento di massa in una chiesa a Nizza, Khamenei ha commentato al vetriolo questo assassinio, sostenendo che la “rabbia” degli estremisti musulmani avesse dimostrato ancora una volta la sua “vitalità”.

Khamenei ha anche chiesto che Israele “muoia” e ha promesso “vendetta” sugli Stati Uniti. Ma Twitter sembra essere più offeso dal Presidente degli Stati Uniti che da un dittatore teocratico che sostiene attacchi terroristici e minaccia gli altri paesi.

Durante le manifestazioni di Black Lives Matter della scorsa estate, politici, celebrità e migliaia di altri utenti hanno elogiato coloro che sono scesi in piazza in segno di protesta. Molti di loro hanno anche sostenuto le rivolte associate, che sono costate almeno 30 vittime mentre le città bruciavano. 

Il giocatore di football, diventato ormai attivista, Colin Kaepernick è stato esplicito nel suo sostegno ai violenti disordini che hanno colpito molte città americane. Ha “glorificato” la violenza ed incoraggiato a continuarla. Ma piuttosto che censurare in alcun modo il suo account, il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ha donato 3 milioni di dollari all’organizzazione di Kaepernick.

Navigando sui social media, si trovava anche questa citazione di Martin Luther King Jr., “Una rivolta è il linguaggio degli inascoltati”, riportata però ignorandone il contesto e le sfumature delle sue parole, prese da un discorso in cui il leader dei diritti civili si era sì rifiutato di condannare le rivolte ma non le aveva affatto incoraggiate, sostenendo invece la “non violenza“.

Anche la Vice Presidente eletta Kamala Harris si erra unita a molte figure pubbliche nel supporto alle manifestazioni BLM, attraverso il tweeting, oltre a pubblicizzare il link al Minnesota Freedom Fund, che ha raccolto la cauzione per gli arrestati durante i disordini di Minneapolis quest’estate. Tali attività hanno contribuito attivamente a prolungare e ad incoraggiare la violenza, che è costata due vittime ed ha causato oltre 500 milioni di dollari di danni alle proprietà. La Harris ha pubblicamente chiesto che Trump venisse rimosso da Twitter per aver incoraggiato i rivoltosi, nonostante sia stata lei stessa colpevole dello stesso comportamento la scorsa estate.

Ci sono poi, ancora oggi, una quantità impressionante di tweet che dichiarano che tutti i membri appartenenti a certe categorie meritano di morire, inclusi – ma non limitati – ai “Repubblicani”, agli “uomini bianchi” e ai “poliziotti”. L’intera piattaforma è piena di minacce di omicidio, aggressione e stupro. In che modo questi post non contraddicono direttamente – a questo punto ormai “presunto” – divieto di Twitter di incitare o glorificare la violenza?

La sospensione permanente dell’account del Presidente Trump da parte di Twitter non riguarda chiaramente le regole, ma un esercizio di potere sugli avversari politici. Le rivolte di mercoledì non sono state la causa, ma la “scusa” usata dalle Big Tech per fare ciò che desideravano fare ormai da anni: impedire ai conservatori di parlare sulle loro piattaforme pubbliche.

TheFederalist

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...