Le ridicole e faziose motivazioni di Twitter sul ban di Donald Trump

Twitter fa da giudice, giuria e boia e banna per sempre Donald Trump dalla sua piattaforma perché secondo lui “incita alla violenza”. La realtà è che è avvenuta l’eliminazione di un avversario politico da parte di un social network che propende palesemente per la Sinistra, oltre a non avere alcuna autorità, legale e morale, per farlo.

Le piattaforme social in questi anni sono cresciute enormemente sia in termini di utenza che di influenza. È ormai innegabile che siano diventate delle “pubbliche piazze” dove gli utenti esercitano il loro diritto di esprimere le proprie opinioni nell’ambito della libertà di espressione.

Sono gestite da privati, certo, ma per la loro importanza sociale forniscono nei fatti una sorta di “servizio pubblico“. Un interpretazione che negli anni scorsi era condivisa anche dalla Sinistra.

Quindi affermare che, essendo “private”, possano perciò “fare quello che vogliono” è riduttivo, in quanto ogni loro scelta, a torto a ragione, va ad intaccare la libertà di espressione.

Le regole del dibattito pubblico, decidere chi può parlare e chi no, non possono essere certo demandate interamente alle scelte dei privati, in quanto intaccano dei diritti che sono costituzionalmente garantiti. Ed entro questi dovrebbero muoversi i principi che muovono le loro azioni.

C’è chi ritiene che tali regole dovrebbero essere affidate ad una “commissione” o demandate ad “altri strumenti” di natura pubblicistica che giudichino se determinate affermazioni o comportamenti nei social possano essere oggetto di cesura. Quindi, in sostanza, di demandare il controllo di quanto pubblicato sui Social ad un’entità statuale, pubblica, quindi imparziale, che eviti di conseguenza quanto più possibile risentimenti e accuse di “faziosità” o di “tirannia mediatica”. Non si può essere certi che questa sia la soluzione migliore, ma questa idea, contrapposta a quella del “monopolio” dei privati, ma dovrebbe essere almeno oggetto di dibattito. Certamente, con dei paletti ben fissati, perché c’è sempre il pericolo che una tale “commissione” possa essere presieduta da persone che la pensano come i moderatori di Twitter, e allora non cambierebbe nulla, anzi, sarebbe peggio, perché si avrebbe il sigillo della legge.

Tornando al ban di Donald Trump, la situazione è peggiorata in quanto sia Apple che Google hanno deciso di bannare l’app Parler dai loro Store, impedendo di fatto a chi abbandona Twitter di scegliere una piattaforma alternativa, e dove il Presidente dovrebbe aprire un account.

Come scrive Federico Punzi di Atlantico Quotidiano, ci “dicevano: Twitter e Facebook sono privati, se non ti piace la loro policy, se censurano, puoi sempre spostarti su piattaforme alternative. Ebbene, account di Trump bannati, Parler e altri non più disponibili su Google e Apple Store…” capite bene che così non può funzionare.

Non è libertà e non è capitalismo questo, è una nuova forma di crony capitalism (capitalismo clientelare) questo, quando cioè il sistema delle imprese fondamentalmente capitalista deriva il suo successo negli affari da una situazione di monopolio che utilizza a discapito della libertà di impresa e della concorrenza

E questo è avvenuto proprio il giorno in cui Trump è stato bannato da Twitter, evidenziando un coordinamento inquietante tra Apple, Google, Twitter e Facebook per impedire al Presidente di rivolgersi ai suoi sostenitori, alla nazione ed anche a chi ha interesse a seguirlo negli altri paesi del mondo.

Twitter non si è solo limitata a Donald Trump, ma ha iniziato una vera e propria “purga” per tantissimi account conservatori e di sostenitori del Presidente.

La motivazione di fondo per il ban del profilo personale del Presidente è stata che “Trump incita alla violenza” arrivando a considerarlo addirittura un “golpista“.

Le motivazioni per la chiusura dell’account portate avanti da Twitter sono però ridicole ed emerge chiaramente l’intento politico di distruggere e di silenziare il Presidente.

L’8 gennaio 2021, dopo una sospensione durata 48h del suo account personale, il Presidente Donald J. Trump ha twittato due volte:

“I 75.000.000 di grandi patrioti americani che hanno votato per me, per AMERICA FIRST e per MAKE AMERICA GREAT AGAIN avranno una VOCE POTENTE nel futuro. Non saranno mancati di rispetto o trattati ingiustamente in alcun modo, forma o maniera!!!”

E, dopo alcuni minuti…

“A tutti coloro che lo hanno chiesto, non andrò all’inaugurazione il 20 gennaio”.

Dopo questi due tweet, è arrivato il ban permanente.

Questa è la motivazione addotta da Twitter per giustificare il ban permanente.

“A causa delle tensioni in corso negli Stati Uniti e di un aumento globale delle conversazioni riguardo alle persone che hanno preso d’assalto violentemente il Campidoglio il 6 gennaio 2021, questi due Tweet devono essere letti nel contesto di eventi più ampi nel paese e nel modo in cui le dichiarazioni del Presidente possono essere mobilitate da diversi pubblici, anche per incitare alla violenza, nonché nel contesto del comportamento di questo account nelle ultime settimane.”

In sostanza, hanno detto che Trump è “pericoloso” e che “incita alla violenza” secondo una loro interpretazione unilaterale di quanto scritto dal Presidente.

È una supercazzola mostruosa. Con questo modo di ragionare si potrebbe imputare, prendendo il contesto come una “scusa”, qualunque colpa a qualsiasi persona.

Trump semplicemente ha dichiarato che chi ha votato per lui avrà una voce in futuro, intesa come volontà del Presidente di continuare ad impegnarsi in politica e che, grazie al suo rinnovato impegno, le istanze dei suoi sostenitori continueranno ad essere portate avanti.

Poi ha dichiarato che non andrà all’inaugurazione il 20 gennaio, quando giurerà il nuovo Presidente Joe Biden.

Twitter, continua:

“Dopo aver valutato il linguaggio di questi Tweet rispetto alla nostra policy sull’incitamento alla violenza, abbiamo stabilito che questi Tweet violano la politica sull’incitamento alla violenza e che l’utente @realDonaldTrump dovrebbe essere immediatamente sospeso in modo permanente dal servizio”.

Valutazione

“Abbiamo valutato i due Tweet a cui si fa riferimento sopra in base alla nostra politica sull’incitamento alla violenza, che mira a prevenire l’esaltazione della violenza che potrebbe ispirare gli altri a replicare degli atti violenti ed abbiamo stabilito che fosse altamente probabile che incoraggiassero ed ispirassero le persone a replicare gli atti criminali che hanno avuto luogo al Campidoglio degli Stati Uniti il ​​6 gennaio 2021”.

Questa determinazione si basa su una serie di fattori, tra cui:

  • La dichiarazione del Presidente Trump in cui dice che non parteciperà all’inaugurazione, è stata ricevuta da un certo numero di suoi sostenitori come ulteriore conferma che l’elezione non era legittima ed è visto come una negazione ulteriore della sua precedente affermazione fatta tramite due tweet (1 , 2) dal suo vice capo dello staff, Dan Scavino, che il 20 gennaio ci sarebbe stata una “transizione ordinata”.
  • Il secondo Tweet può anche servire come incoraggiamento a coloro che potenzialmente considerano di commettere degli atti violenti che l’inaugurazione sarebbe un obiettivo “sicuro”, in quanto non vi parteciperà. 
  • L’uso delle parole “patrioti americani” per descrivere alcuni dei suoi sostenitori viene anche interpretato come sostegno a coloro che hanno commesso atti violenti al Campidoglio degli Stati Uniti.
  • La menzione dei suoi sostenitori che avranno una “VOCE POTENTE nel futuro” e che “Non saranno mancati di rispetto o trattati ingiustamente in alcun modo, forma o maniera!!!” viene interpretato come un’ulteriore indicazione del fatto che il presidente Trump non abbia intenzione di facilitare una “transizione ordinata” ed invece che intende continuare a sostenere, giustificare e a proteggere coloro che credono di aver vinto le elezioni. 

Sostiene Twitter, aggiungendo

I piani per future proteste armate hanno già iniziato a proliferare dentro e fuori Twitter, compreso un secondo attacco proposto al Campidoglio degli Stati Uniti e agli altri edifici del Campidoglio per il 17 gennaio 2021. 

Twitter ha deciso unilateralmente di interpretare il rifiuto legittimo di Trump (se vuole o non vuole andare saranno anche fatti suoi) di non presenziare all’inaugurazione di Biden come un messaggio a “certi suoi sostenitori” che l’elezione non è legittima e che questo sia interpretabile come un “rifiuto ad una transazione ordinata”.

Abbiamo solo interpretazioni unilaterali, basate sulle percezioni di chi gestisce Twitter. Non c’è nulla di oggettivo.

Se non è complottismo allo stato puro questo, diteci voi cos’è!

Il fatto poi che Trump non vada all’inaugurazione venga interpretato come un “segnale” che incoraggerebbe i violenti ad attaccare la cerimonia perché tanto lui sarebbe “al sicuro”. È follia pura!

Si dà un significato, non basandosi su alcun dato oggettivo, ma solo sulle “sensazioni” ed interpretazioni astruse di un semplice tweet in cui semplicemente si dichiara che non si andrà ad una cerimonia, solo per mettere cose in bocca a Trump che non ha mai detto o pensato. Un processo alle intenzioni.

Ma non è finita qui.

L’utilizzo della parola “patrioti americani” viene considerato da Twitter come un chiaro sostegno a coloro che hanno commesso degli atti violenti. Assurdo! E, come si nota, è sempre e solo Twitter che “crede a questa ipotesi”, sulla base sempre di una sua interpretazione unilaterale, cercando di infarcire di significati di un tweet che non dice niente di più di quello che c’è scritto sopra.

Il menzionare che i suoi sostenitori potranno contare una “VOCE POTENTE nel futuro” e che “Non saranno mancati di rispetto o trattati ingiustamente in alcun modo, forma o maniera!!!” Twitter lo interpreta come un segnale che Trump non voglia facilitare una transizione ordinata del potere a Biden, quando invece, chiunque dotato di un minimo di intelletto e raziocinio, può capire agevolmente che l’unica cosa che si dice qui è che Trump continuerà ad essere la voce del suo popolo e che vuole proteggere tutti coloro che l’hanno sostenuto dall’ondata di censura e dalla “caccia alle streghe” che le forze della Sinistra, impaurite, hanno scatenato.

Nessun dato oggettivo dunque, solo tanta fantasia e “castelli campati per aria” per giustificare l’ingiustificabile.

Ovviamente, quanto sopra motivato da Twitter, potrebbe essere tranquillamente applicato a tutti quei leader Democratici che hanno incoraggiato le proteste violente dei BLM, Antifa e della sinistra radicale di questa estate. Non ci risulta però che questi siano stati banditi da Twitter o che abbiano subito alcuna limitazione ai propri account. Ipocrisia allo stato puro!

Donald Trump ha delle responsabilità grandi come una casa su quanto accaduto il 6 gennaio al Congresso, lo abbiamo detto fin dall’inizio anche noi che l’abbiamo sempre sostenuto, ma bisognerebbe anche dire che Trump ha fatto quello che doveva fare, ha condannato le violenze e ha assicurato che ci sarà una transizione ordinata del potere. Poi si è riservato il diritto di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione – forse, a nostro avviso, e per ripicca personale e proprio per non creare tensioni, cosa che anche Biden stesso pensa, e non per provocarle, come invece pensa Twitter, ed infine riservandosi un proprio spazio in politica. Fine.

Se ci sono persone che, allo stato attuale, dopo queste prese di posizione di Trump, pensano di usare la violenza, beh, è un problema loro, non si può dare la colpa per tutto al Presidente! Si finisce per fare gli ossessionati, finendo per contro ad alimentare ulteriormente altre tensioni, anziché evitarle.

Se Twitter non crede al Presidente e lo accusa di “sedizione” e di “incitamento alla violenza” sulla base di questi due tweet, non bastano certo poche righe dal significato peraltro inequivocabile per giustificare la loro censura, ma servirebbe dimostrare, come ad esempio richiede la nostra giurisprudenza, che venga chiaramente indicato quale crimine bisogna commettere. Cosa che non viene fatta.

A questo punto, ci si augura solo che il Presidente li porti in tribunale per diffamazione.

La realtà è che è avvenuta l’eliminazione di un avversario politico da parte di un social network che propende palesemente per la Sinistra, oltre a non avere alcuna autorità, legale e morale, per farlo.

Bisogna avere paura della gente che si erge a giudice, giuria e boia, e chi sostiene che “Twitter ha fatto bene” non sta lavorando per la pace, ma per alimentare le tensioni.

Fonte: Twitter.com

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