Contro il 25° emendamento e – con cautela – contro l’Impeachment

Pubblichiamo la traduzione di un interessante articolo della National Review scritto da Andrew C. McCarthy, sul perché l’invocazione del 25° emendamento o l’Impeachment di Donald Trump non sono una buona strada da seguire per gli Stati Uniti.

La National Review è una rivista di orientamento conservatore statunitense che si concentra su notizie e articoli di commento su affari politici, sociali e culturali. La rivista è stata fondata dal saggista e giornalista William F. Buckley Jr. nel 1955.

La condotta a cui abbiamo assistito è passibile di messa in stato di accusa, Sì. Ma proviamo ad abbassare la temperatura, invece di aumentarla.

Questi sono giorni bui nella storia degli Stati Uniti e nessuno li sente più intensamente di Mike Pence.

Mercoledì, il Vice Presidente ha ammirevolmente accantonato le richieste del Presidente di distruggere la Costituzione. Trump stava spingendo Pence ad usurpare il potere degli Stati sulla certificazione dei loro voti elettorali – nei fatti, per rivendicare il potere dittatoriale e per sovvertire la vittoria del presidente eletto Biden. La fedeltà di Pence al suo giuramento costituzionale ha così fatto infuriare Trump, che lo ha pubblicamente rimproverato anche se nel mentre una folla insurrezionale stava scendendo sul Campidoglio. Rapporti di stampa indicano che i rivoltosi, dopo aver travolto le forze di sicurezza ed essere entrati nell’edificio, hanno iniziato a cercare Pence – che, a quel punto, era stato portato via mentre anche i membri del Congresso venivano evacuati.

Il Vice Presidente e la leadership del Congresso sono stati intrepidi nel tornare ai loro importanti affari la sera stessa dei fatti. Ma anche prima che i voti del Collegio Elettorale venissero finalmente conteggiati e Biden fosse riconosciuto come prossimo presidente, arrivavano richieste da entrambi i lati del corridoio politico affinché Pence invocasse il 25° emendamento per rimuovere Trump dal potere a meno di due settimane dalla scadenza del suo mandato.

Il 25° emendamento non sostituisce però l’impeachment. È un processo necessario per affrontare un tipo specifico di situazione disastrosa, ovvero quando il presidente si trova, a causa di un’emergenza medica, non in grado di svolgere i compiti legati alla presidenza. È pensato per situazioni come l’ictus di Woodrow Wilson o gli omicidi presidenziali che, come illustra la nostra storia, a volte richiedono un intervento chirurgico di emergenza salvavita o trovano tragicamente presidenti gravemente feriti che sopravvivono per poche ore prima di morire.

L’emendamento non è però applicabile ad una situazione in cui si presume che il presidente sia inidoneo per motivi di carattere, o per la commissione di reati politici che possono raggiungere il livello di crimini o delitti elevati.

Come laici, possiamo credere che il presidente sia deluso, cioè che si sia convinto, irrazionalmente, di aver vinto le elezioni (“a valanga”, come sostiene), e che di conseguenza si stia comportando pericolosamente, e per l’incitamento di ieri e per le prepotenze contro il Segretario di Stato della Georgia lo scorso fine settimana. Possiamo anche essere d’accordo sul fatto che il solipsismo di Trump si sia pericolosamente approfondito in questo ultimo periodo, al punto che non possa occuparsi degli interessi della nazione oltre ai suoi. Queste, tuttavia, non sono delle diagnosi affidabili di instabilità mentale. Questo non è alla nostra portata. Anche gli esperti del settore esiterebbero a fornire una conclusione basata solo su ciò che possiamo osservare pubblicamente, senza un esame clinico.

Appoggiare l’invocazione del 25° emendamento in questo contesto non solo sarebbe sbagliato, ma creerebbe un pericoloso precedente. Trump è fisicamente sano e funziona mentalmente. Ciò a cui stiamo assistendo è una delucidazione di profondi difetti di carattere, ma non un esaurimento mentale.

Questa non deve essere la base per invocare il 25° emendamento. Inoltre, coloro che suggeriscono che sia così, si stanno illudendo che l’emendamento sia, rispetto all’impeachment, una “scorciatoia” per la rimozione di un presidente. Proprio per le ragioni che ho appena esposto, l’emendamento è concepito per rendere difficile la rimozione di un presidente che non sia colpito da una disabilità medica.

Ai sensi della “Sezione 4” dell’emendamento, la rimozione può essere attivata solo se il Vice Presidente e la maggioranza dei “principali funzionari dei dipartimenti esecutivi” concludono che il presidente sia “incapace di adempiere ai poteri e ai doveri del suo ufficio”. Raggruppare una tale maggioranza tra gli incaricati presidenziali in circostanze in cui il presidente non sia chiaramente affetto da complicazioni mediche è altamente improbabile. Ci sono attualmente 211 Repubblicani alla Camera e, ieri sera, nonostante la scarsità di prove a supporto della frode, 138 di loro hanno votato contro il conteggio dei voti dei Grandi Elettori della Pennsylvania. Pensate davvero che, anche se Mike Pence avesse avuto l’intenzione di invocare il 25° emendamento in assenza di un’emergenza medica, la maggioranza dei funzionari esecutivi nominati da Donald Trump accetterebbe di farlo? Non credo che possa succedere.

(In alternativa alla maggioranza degli alti funzionari esecutivi, sempre la “Sezione 4” propone la possibilità che il Vice Presidente si unisca alla maggioranza di un organo creato dal Congresso per valutare l’idoneità del presidente. Ma al momento non esiste un tale organo, sebbene la Speaker della Camera Nancy Pelosi abbia sollevato più di qualche sopracciglia ad ottobre suggerendo di stabilirne una)

Anche se il Vice Presidente e la maggioranza dei funzionari del gabinetto presidenziale decidessero che il presidente debba essere rimosso, il Presidente avrebbe presumibilmente il diritto di riprendere il suo ufficio se dichiarasse per iscritto che non sussiste alcuna incapacità. A quel punto, il Vice Presidente e la maggioranza del gabinetto sarebbero messi davanti alla scelta se aderire alla contestazione fatta dal loro Presidente o di opporsi mediante una notifica al Congresso. Sarebbe quindi necessario un voto a maggioranza qualificata – dei 2/3 – di entrambe le due Camere del Congresso per mantenere il Vice Presidente al potere come “Presidente ad interim“. In questa fase avanzata, potrebbe essere possibile rincorrere i tempi fino al 20 gennaio con Pence come Presidente ad interim in carica mentre Trump che contesta la sua sospensione; ma sarebbe un circo di instabilità – e sapere che con ogni probabilità sarebbe proprio così, renderebbe Pence ed il Governo ancora meno propensi ad invocare l’emendamento in questione.

In pratica, quindi, a meno che il Presidente non sia profondamente compromesso in senso medico, il 25° emendamento è più difficile dell’impeachment come percorso per rimuovere un presidente. A maggior ragione, se la motivazione per la rimozione del Presidente sia una “cattiva condotta” piuttosto che una “complicazione medica”, non ha senso invocare il 25° emendamento, che non intende nel suo disposto affrontare la cattiva condotta. Come abbiamo visto un anno fa, l’Impeachment richiede solo una maggioranza semplice della Camera per essere formulata l’accusa, e poi una maggioranza di 2/3 del Senato per l’espulsione, cioè un voto di “super maggioranza”.

Ovviamente non è mio scopo banalizzare quanto accaduto ieri. È una macchia sulla repubblica e ho dichiarato pubblicamente che il presidente l’ha incitata. Avendo chi scrive perseguito un uomo per istigazione a crimini di violenza, non è un termine che uso alla leggera.

Detto questo, gli eventi di ieri hanno anche dimostrato ancora una volta che il nostro paese profondamente diviso sia una polveriera in questo momento.

Ho cercato, negli ultimi due mesi, di analizzare le accuse del presidente di frode elettorale e irregolarità. È evidente che le principali affermazioni che sta facendo su un’elezione rubata non sono vere, anche se è anche chiaro che ci sono state irregolarità e che ci sono significativi problemi di integrità elettorale con un voto per corrispondenza così massiccio.

Il problema, tuttavia, è che Trump sia un demagogo populista straordinariamente efficace. Inoltre, la Presidenza è ancora un pulpito prepotente, nel bene e nel male. Di conseguenza, decine di milioni di americani credono alle sue affermazioni. La stragrande maggioranza di loro non sono teppisti intenzionati a prendere d’assalto il Campidoglio, ma stanno covando rancore per una serie di motivi, non ultimo un anno di pandemia, di blocchi, di difficoltà economiche, di rivolte, di tassi di criminalità in aumento e, per non dimenticarlo, uno sciocco procedimento di impeachment presidenziale del tutto pretestuoso interamente voluto dai Democratici l’anno scorso.

Ai fini della coesione e della stabilità nazionale, non importa che milioni di ardenti sostenitori di Trump abbiano “torto” a credere che le elezioni siano state un “colpo di stato”. Ciò che conta è che ci credano. Ci sarà molto tempo nel prossimo futuro per valutare le colpe di ciò, per esaminare le ragioni dell’enorme influenza che il Presidente ha continuato ad esercitare su molti Repubblicani in un periodo post-elettorale, quando la sua influenza dovrebbe essere erosa. Per il momento, dobbiamo affrontare le difficoltà in cui ci troviamo. Ciò sconsiglia di infiammare ulteriormente la situazione se ciò può essere evitato.

La condotta a cui abbiamo assistito è passibile di messa in stato di accusa e non sosterrò diversamente. Tuttavia, mancano meno di due settimane a questo mandato presidenziale. Ancora una volta, cercando di essere pratici, sarebbe difficile a questo punto mettere sotto accusa un presidente con qualcosa che si avvicini anche lontanamente ad un giusto processo e che finirebbe per essere un precedente per futuri impeachment. Non dico che sarebbe impossibile. Come ha saggiamente osservato il giudice Robert Jackson, “la Costituzione non è un patto suicida”. Se fosse necessario per la sicurezza nazionale nominare immediatamente un Presidente, potrebbe essere fatto. Ma non dovrebbe essere fatto in assenza di chiara necessità.

A mio avviso, la cosa migliore per il paese sarebbe che il Vice Presidente Mike Pence lavorasse a stretto contatto con la leadership del Congresso, gli alti funzionari esecutivi ed il team di transizione di Biden per osservare da vicino la situazione e promuovere e proiettare la stabilità in modo che i nostri avversari non giudichi erroneamente questo come un momento per andare troppo oltre e per perdere così la misura delle cose (si veda, ad esempio, la recente campagna di hacking della Russia, che ha colpito anche il Dipartimento di Giustizia ed il sistema giudiziario federale). Il Presidente ha ora, anche se a malincuore, assicurato che ci sarà un passaggio di potere senza intoppi. Proviamo ad assicurarci a questo prima di decidere che non lo si possa fare. Proviamo ad abbassare la temperatura, invece di aumentarla, e superare le prossime due settimane.

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