Joe Biden assumerà ufficialmente l’incarico di Presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio. Le nostre riflessioni.

Il processo di certificazione del voto del Collegio Elettorale è terminato. Joe Biden assumerà ufficialmente l’incarico di Presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio.

Sono passati quattro anni da quando, allora Vice Presidente, è uscito dalla Casa Bianca. Ora ci entrerà da Presidente e possiamo solo sperare che possa far meglio dell’ultima volta perché, guardandola da europei e da italiani, negli anni in cui ha governato con con Barack Obama ha decisamente contribuito a portare solo guerre sotto la nostra casa, e ci riferiamo alla Guerra in Libia, che ha spalancato le porte alla crisi migratoria che il nostro paese ed il continente europeo affronta ormai da molti anni, alla Guerra in Siria, con il fenomeno dei foreign fighters e del terrorismo domestico, all’Ucraina, dove i Russi si sono presi la Crimea ed è esploso il conflitto nel Donbass, tutto questo nell’indifferenza generale o peggio con il plauso di chi ha guardato a loro come “amici” senza accorgersi che il mondo attorno a loro stava esplodendo, anche per le azioni di questi signori. 

Qualcuno una volta chiese di immaginare che non ci fosse stato più nessun Trump alla Casa Bianca e che fosse facile se appena ci si provava, sostenendo che non ci sarebbe stato più nessuno inferno sotto di noi e solamente il cielo sopra di noi. Che tutti avrebbero vissuto in Pace. Non è mai stato così, anzi, ricordiamo tutti bene quegli anni in cui Obama e Biden governavano e sono stati tutt’altro che pacifici. 

Ricordiamo molto bene le decine di attentati, le primavere arabe, l’ISIS, i bombardamenti su Tripoli, l’assalto all’ambasciata americana di Bengasi, il tentativo di invadere la Siria, la guerra nello Yemen, in Iraq, in Afghanistan e, passando ad argomenti non belligeranti, ma altrettanto segnanti, l’immigrazione massiccia che conseguì a quella politica estera scellerata ed i barconi che affondavano da noi, l’immigrazione fuori controllo con le carovane di disperati che varcavano il confine degli Stati Uniti, le imprese che chiudevano e la disoccupazione galoppante negli Stati manifatturieri, i famosi “200mila posti di lavoro che non sarebbero mai più tornati” (così aveva detto Obama), la crisi economica e l’economia che stentava a ripartire anche per effetto delle politiche economiche volute da Obama, la stagnazione, le rivolte degli afroamericani e Baltimora messa a ferro e fuoco, la moria di afroamericani che c’è stata soprattutto negli ultimi mesi di presidenza Obama e di Biden per mano della polizia, le decine di sparatorie, il ricorso spasmodico agli ordini esecutivi per aggirare il Congresso, Obama stesso che finse di bere l’acqua contaminata di Flint in Michigan… Speriamo possa bastare per riassumere il retaggio di chi, il 20 gennaio del 2021, entrerà alla Casa Bianca. E avrà, già così, molto da farsi perdonare.

Joe Biden diventa Presidente degli Stati Uniti in un momento in cui essi non sono mai stati così divisi. Se qualcuno pensa però che sia “colpa di Trump” non ha capito nulla di quello che sta succedendo.

Viviamo infatti una stagione di polarizzazione e tensione continua, e la vediamo sia in America che nel nostro paese. Non è la prima della storia, e non sarà l’ultima. 

Questo processo di polarizzazione, checchè ne dicano i parolai, si era manifestato anche sotto l’amministrazione in cui operava Joe Biden: egli stesso ha contribuito da parte sua ad alimentarlo e sempre in parte ne è anche lui il responsabile, anche se ora si nasconde dietro pelosi “appelli all’unità”. Succede quando disuguaglianze ed incapacità di rappresentanza dei problemi raggiungono il loro apice. Più o meno ogni Stato d’Occidente ha avuto situazioni che sarebbero potute sfociare in ciò che abbiamo visto ieri a Washington, anche i Democratici provarono ad occupare la Corte Suprema nel 2018, ma la differenza è che ieri, per la prima volta, si è violato un luogo simbolo. Ed è stato un fatto oggettivamente Grave.

L’origine della divisione va cercata anche nell’odio che il sistema mediatico mainstream propaga per chi non si allinea alle istanze progressiste. Anche qui, c’è una responsabilità oggettiva. Descrivere decine di milioni di americani per anni come “bestie fasciste” di certo non ha aiutato.

L’ipocrisia dei media è stata evidente anche ieri sera. Il movimento BLM e gli Antifa per metà del 2020 hanno messo a ferro e fuoco decine di città negli Stati Uniti, causando decine di morti. Washington stessa, in quei giorni, sembrava davvero sotto assedio. Fiamme e distruzione ovunque. Questo non lo diciamo per diminuire la Gravità di ieri, ma perché fanno un po’ ridere i tanti scandalizzati che giusto pochi mesi fa hanno sostenuto con tutto il loro cuore BLM ed Antifa. Joe Biden stesso sarà il loro Presidente, ma sarà capace di prendere le distanze dalle frange più estremiste?

In questi quattro anni abbiamo seguito e sempre sostenuto, prima come singoli e poi riuniti in un unico blog, la Presidenza di Donald Trump. Ovviamente, dal nostro punto di vista, tra Trump e Biden avremmo preferito la vittoria del primo. I fatti di ieri non cancellano una Presidenza di successo su quasi ogni fronte e chi pensa di ridurre il 45° Presidente degli Stati Uniti alle poche ore di ieri commette un profondo errore.

Per chi conosce il sistema politico statunitense sa bene che la strada che porta all’ufficialità della presidenza si è ormai chiusa e gli americani hanno democraticamente scelto Joe Biden per guidare il loro paese. 

Noi guardiamo all’avversario politico come un concorrente, non come un nemico. Ed è questo a fare la differenza nel mondo libero, di cui gli Stati Uniti rimangono leader indiscussi. Ed è per questo che la violenza va condannata da ogni parte provenga. Questi fatti, che segneranno un capitolo importante della storia degli Stati Uniti e non solo, vanno condannati con decisione. Dispiace vedere che per opera di alcuni sostenitori di Trump in un giorno solo sia andato in fumo quanto fatto di eccellente, sotto molti punti di vista, da Trump e dalla sua amministrazione. Prima di tutto perché conclude un’ottima presidenza in malo modo, secondo perché allontana l’attenzione dall’urgenza di affrontare i pasticci, quelli si reali, che ci sono stati con il voto postale. Infine, perché sta andando in fumo un’intera eredità politica su cui costruire altre vittorie elettorali. Delle legittime contestazioni elettorali si sono trasformate in uno dei momenti più assurdi della storia americana. Tutto ciò non ha alcun senso. Tutto ciò è ingiustificabile.

Donald Trump può e deve fermarli. È l’unico grande servizio che è obbligato a rendere agli Stati Uniti ora, perché questo spettacolo indegno deve terminare al più presto.

Tutto ciò considerato, le premesse di una Presidenza Biden non sono buone, in politica estera (che ci riguarda) e in politica interna (che riguarda loro) ma, oggi più che mai, ci sentiamo in dovere di augurare a Joe Biden e Kamala Harris buon lavoro da parte di chi gli Stati Uniti li ritiene alleati sempre, a prescindere da chi li governi. Oggi più che mai: “God Bless America!”, perché da oggi ne avranno veramente bisogno.