L’Australia ha vinto la sua battaglia contro la Cina: Feste di Natale al freddo!

La Cina ha bloccato l’importazione di carbone dell’Australia per “punire” l’esclusione di Huawei dal 5G. Peccato che questa “lezione” abbia avuto altri risvolti: prezzo del carbone alle stelle ed in tre province cinesi è stato imposto il razionamento dell’elettricità.

Come avevamo evidenziato nel nostro precedente articolo che spiegava la situazione nel Pacifico, tutt’altro che rosea, nonostante un accordo di “libero scambio” tra diversi paesi (il c.d. RCEP), molti dei quali nostri alleati, la Cina ha deciso di andare contro quanto da essa stessa sottoscritto poche settimane prima e di bloccare l’importazione di diversi prodotti australiani, tra cui il carbone.

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Il Partito Comunista Cinese ha ovviamente celebrato il fatto di aver “punito” chi aveva deciso di non accettare la Huawei nella propria rete 5G. Peccato che questa “lezione” abbia avuto altri risvolti, di cui nessuna macchina propagandistica come Global Times e Xinhua abbia osato parlare.

Come diretta conseguenza di questa “punizione cinese” all’Australia, infatti, nelle province dello Hunan, Zhejiang e Jiangxi è stato imposto il razionamento dell’elettricità, a causa dei frequenti “cali di potenza nella rete”. Nella provincia dello Hunan, ad esempio, sono state spente molte insegne luminose dei negozi e dei centri commerciali, mentre per molte ore della notte l’illuminazione pubblica non funziona. Altri problemi lamentati dai cittadini sul Social Network Weibo sono lo stop al riscaldamento degli appartamenti ed, addirittura, il blocco degli ascensori.

Questa situazione è dovuta solo ed esclusivamente al blocco del carbone australiano, risorsa mineraria che nel 2019 rappresentava più del 40% del totale delle importazioni, secondo GardaWorld, la più grande rete privata di servizi di sicurezza, questi problemi si trascineranno per mesi, almeno fino a febbraio del 2021 secondo alcune stime, e potrebbero pure comportare la sospensione dell’utilizzo dei bancomat.

Una seconda conseguenza è che il prezzo del carbone in Cina ha toccato livelli record da quattro anni a questa parte. Il Politburo cinese è stato quindi costretto ad importare il carbone dal Canada, ma è stata una delle poche opzioni che gli rimaneva. Questo, ovviamente, ha causato – è causerà – ulteriori aumenti di prezzo.

Come spiega bene il professor James Laurencenson, Direttore dell’Australia-Cina Relations Institute presso la University Technology a Sydney, ogni blocco e sanzione economica imposta da Pechino ai danni di Canberra danneggia entrambe le parti, ma considerato il ruolo strategico che molti prodotti australiani hanno nell’economia cinese (come, ad esempio, proprio il carbone o il ferro) il dazio “più grosso” finirebbe per pagarlo Pechino.

Insomma, “non è tutto oro quello che luccica”, ricordatevi questa notizia quando i KompetentiTM continueranno ad esaltare la “mirabolante ripresa dell’economia cinese”, che è avvenuta solamente per decreto… ed, ovviamente, chi riporterà tali notizie contribuirà alla Propaganda.

Fonti: SCMP, News.com.au, NTD.com