Come raggiungere la transizione energetica tramite il libero mercato: il caso del Texas

Il Texas si conferma leader della transizione energetica negli USA

Quando si parla del Texas è ormai radicata nell’immaginario collettivo l’immagine del cowboy e di uno Stato aspro, rurale e conservatore, con un’economia basata unicamente sul petrolio. Ma nulla è più lontano dalla verità.

Secondo Stato per dimensioni dietro l’Alaska, secondo Stato per popolazione e PIL dopo la California ed unico Stato, assieme al Vermont, ad essere stato una nazione indipendente prima di aderire agli Stati Uniti, il “Lone Star State” dispone di un’economia incredibilmente diversificata ed in costante crescita, dotata di un forte settore agricolo ed industriale, molte importanti aziende presenti nella “Fortune 500“, una “nuova” Silicon Valley ad Austin, ed anche di un forte settore delle energie rinnovabili.

Sì, avete capito bene, uno Stato noto ai più per basare la propria economia solo sull’estrazione del petrolio, governato da un Partito Repubblicano spesso accusato di “negare il riscaldamento globale”, è al primo posto negli Stati Uniti per la produzione di energia rinnovabile, con ben 29.000 MW di energia prodotti grazie a solare ed eolico.

Ma come si è arrivati a questo incredibile risultato?

Il primo passo, è stata l’approvazione da parte della Texas State Legislature nel 1999 del “Bill No. 7“, una legge che prevedeva il raggiungimento di un target di 2.000 MW di energie rinnovabili entro il 2005 ed un secondo target, eventuale, di 10.000 entro il 2025. Ebbene, già nel 2009 il Texas aveva superato il target che aveva previsto per il 2025, con ben 13.359 MW di energie rinnovabili, in gran parte prodotti grazie al settore eolico.

Buona parte delle turbine eoliche si trovano in piccole contee rurali nel nord ovest dello stato. Un rapporto commissionato dal gruppo “Conservative for Energy Innovation” mostra come gli attuali impianti possano generare durante la loro vita operativa un totale di 5,7 miliardi di dollari di gettito fiscale, di cui il 70% andrebbe proprio a queste piccole contee rurali, diventando una voce importantissima nel loro bilancio e permettendo investimenti in settori spesso carenti in questi luoghi, come l’istruzione e le infrastrutture.

Insomma, sono proprio le contee rurali e poco popolate, spesso ingiustamente considerate abitate da “persone arretrate ed ignoranti” che, paradossalmente, stanno guidando l’innovazione energetica negli Stati Uniti.

Ne è un esempio la Contea di Nolan, con ben 1.325 turbine. Nel 2016, la maggioranza dei voti di questa contea andarono a Donald Trump (il candidato “anti energie rinnovabili” com’era dipinto dai competenti), con una percentuale del 73.3%.

Petrolio ed energie rinnovabili. Il Texas dimostra che entrambe le economie possono coesistere

Ma il Lone Star State non si è certo fermato qui, anzi, negli ultimi anni il mercato dell’energia solare sta crescendo enormemente. La compagnia Invenergy LLC ha varato un investimento da 1,6 miliardi di dollari per realizzare, entro il 2023, il più grande impianto a energia solare degli Stati Uniti a nord-ovest di Dallas, investimento realizzato anche grazie all’appoggio di alcune compagnie, quali AT&T e Google, le quali hanno deciso di acquistare energia dall’impianto.

Attualmente, il Texas produce un totale di 29.000 MW di energie rinnovabili da ripartire in: 4.000 MW dall’energia solare e 25.000 MW dall’eolico. Entro il 2023 avremo 38.000 MW dall’eolico e 21.000 MW dal fotovoltaico, per un totale di 59.000 MW.

Andando a vedere nel dettaglio come il Texas è riuscito ad attuare la sua transizione energetica, scopriamo che…

In primis, nel 2001, la Texas Public Utility Commission ha stabilito un programma di “Renewable Energy Credit” (REC). Si tratta di un programma che permette agli impianti ad energie rinnovabili che generano almeno 1 MW di energia, di ottenere un “Renewable Energy Certificate” per ogni MW. Questi certificati vengono venduti a compagnie private (che vogliono dimostrare di appoggiare le energie rinnovabili) o a delle organizzazioni ambientaliste, le quali acquistano i certificati per supportare la transizione energetica.

Accanto a tale programma, il Lone Star State dispone, come sappiamo, di un generale sistemapro-business” molto favorevole al libero mercato.

Il Texas è indicato da Forbes come il secondo miglior Stato per avviare un attività economica negli Stati Uniti. Inoltre, si tratta di uno dei pochi Stati dove non vengono applicate delle tasse statali sul reddito. Bisogna quindi considerare anche questo fattore nell’equazione generale.

Ma in tutto ciò, per raggiungere questo risultato, il Texas ha dovuto “distruggere” la propria industria petrolifera? Assolutamente No! Con 1,85 miliardi di barili il Lone Star State rimane di gran lunga il più grande produttore di petrolio sul suolo americano, con un mercato dei combustibili fossili che rimane uno dei “pilastri economici” dello Stato e che continua a garantire numerosi posti di lavoro.

In conclusione, l’innovazione e la transizione energetica non sono affatto garantite da norme di “command and control” che distruggono i mercati delle fonti energetiche “tradizionali”, bensì dal libero mercato e da politiche pro-business che favoriscono dei beni economici che producono le c.d. “esternalità positive”, il tutto senza tagliare migliaia di posti di lavoro ed annientando i mercati dei combustibili fossili.

Il Texas è un esempio che dimostra come la politica energetica delle fonti rinnovabili non sia affatto appannaggio esclusivo della “Sinistra“, ed è un esempio assolutamente da seguire per il Partito Repubblicano nel suo complesso, anche negli altri Stati, perché investa sempre di più sulle energie rinnovabili, le quali possono costituire una potente “arma” nelle mani di un partito che da anni vince con percentuali bulgare nelle aree rurali, ricche di sole, di vento e di terreni agricoli. Le energie rinnovabili potrebbero essere lo “strumento” per rendere nuovamente grandi queste terre, oggi dimenticate dalla politica centralizzata e liberal progressista.

2 pensieri su “Come raggiungere la transizione energetica tramite il libero mercato: il caso del Texas

  1. Hanno una rendita petrolifera molto ricca, e possono quindi evitare di tassare cittadini ed aziende. Le tasse che non pagano, verranno pagate al posto loro dai residenti di quegli Stati federati che invece non dispongono di alcuna rendita energetica. E’ un po il rapporto che potremmo osservare tra noi italiani ed i sauditi.

    Però i texani sono anche altro: sono intraprendenti e ci vedono bene. E hanno capito che l’oro nero non dura in eterno. Da qui la scelta (corretta) di investire nelle rinnovabili; in silenzio e senza dare troppo nell’occhio, ché in terra americana molti considerano tutto questo una cosa da “comunisti”.

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