La Cina si scontra con la realtà: la questione dei Bond Cinesi e la loro inaffidabilità

Dopo aver aumentato per anni il proprio debito pubblico, ora ha annunciato maggiori controlli sul cosiddetto “Shadow Banking”, ovvero operazioni finanziarie poco chiare che si basavano su bilanci falsificati e trasferimenti di asset strategici in modo tale da ottenere maggiori fondi.

La Cina si sta scontrando con la realtà: dopo aver aumentato per anni il proprio debito pubblico, ora ha annunciato, tramite il vice premier Liu He, maggiori controlli sul cosiddetto “Shadow Banking“, ovvero operazioni finanziarie poco chiare che si basano su bilanci falsificati e trasferimenti di asset strategici in modo tale da ottenere maggiori fondi.

Il default di obbligazioni ha toccato l’apice nel biennio 2018-2019. Con l’inizio della pandemia i numeri sono migliorati, perché il Politburo ha elargito aiuti a praticamente tutte le imprese, ma il numero di aziende statali che ha peggiorato la propria situazione finanziaria è aumentato, nonostante un miglioramento (ovviamente fittizio) dell’economia cinese. Nel 2018 il default di Bond aveva un valore di 122 miliardi di Yuan, il quadruplo rispetto al 2017, nel 2019 si toccarono i 141.9 miliardi.

Money Morning
Il Default dei Bond Cinesi (Fonte: Bloomberg)

Quanto è Grande questo Problema?

Come già sottolineato nei primi tre trimestri del 2020 il “bond defaut rate” si è ridotto del 20% secondo i dati di Bloomberg, ma questa riduzione è dovuta a misure legate alla pandemia, di conseguenza si tratta di misure a breve termine come, ad esempio, il posticipo dei pagamenti o addirittura la cancellazione dei debiti di breve termine. Questo serve generalmente a prendere tempo, ma la il dissesto (o pre-dissesto) finanziario resta. La differenza rispetto agli altri anni è dovuta al fatto che quest’anno lo scetticismo degli investitori riguarda alcune aziende statali considerate “intoccabili” per il costante supporto che hanno ricevuto dal PCC.

Che cosa c’è dietro?

Diversi fattori hanno causato questo andamento dei Bond. Il primo tra tutti è che gli investitori (soprattutto quelli internazionali) non vogliono investire in società che non siano partecipate statali; un secondo fattore è legato ad una vicenda dello scorso anno della prima banca cinese, la Baoshang Bank Co.. Dopo un’improvvisa acquisizione da parte del governo cinese nel maggio del 2019, dovuta ad una “seria situazione creditizia”, il 23 Novembre 2020 è ufficialmente iniziata la procedura di bancarotta. Per gli “spettatori” internazionali è un ulteriore segnale che non ci si può fidare dell’opacità delle informazioni che escono da Pechino. A questo bisogna aggiungere una situazione economica in declino già prima del Covid (come tutte le grandi economie a fine 2019).

Chi stanno colpendo questi Default?

Nel 2016 vennero colpite inizialmente aziende con eccesso di capacità (sovrapproduzione) come ad esempio quelle del carbone e dell’acciaio, ma quest’anno i settori in crisi sono anche quello del turismo, dei consumi di massa e dei trasporti, che sono stati fortemente colpiti. Tra i fallimenti “degni di nota” nel 2020 abbiamo:

  • Yongcheng Coal and Electricity Group, che ha individuato nella mancanza di liquidità la causa principale del default;
  • Tsinghua Unigroup Co, una società manifatturiera di chip;
  • Brilliance Auto Group Holdings Co, una casa automobilistica legata alla BMW.

Lo scorso anno Tewoo Group, una società che commerciava un elevato numero di commodities (ad esempio, minerali e metalli) ha ristrutturato il suo debito da 1,25 miliardi di dollari, causando molte perdite agli investitori. Secondo Bloomberg, il “Caso Tewoo” è un segnale che il governo cinese stia lasciando fallire alcune delle sue società partecipate.

Quali sono state le azioni intraprese dal governo cinese?

Avendo lasciato fallire qualche sua controllata, il governo cinese vuole dimostrare che sono disposti ad un’effettiva apertura al libero mercato, ma in una maniera ordinata. Partendo da questo concetto è stata annunciata la “tolleranza zero” ed una maggiore protezione degli investitori. Durante la crisi del Covid, però, sono stati garantiti prestiti a tassi bassissimi a chiunque. Inoltre, la Banca Centrale cinese ha abbassato il tasso interbancario per incoraggiare maggiori prestiti. L’obiettivo (dichiarato) rimane comunque evitare a tutti costi una nuova “crisi del 2008” e quindi una nuova crisi del debito.

Come siamo arrivati fino a questo punto?

Il debito è stata la fonte principale della crescita cinese, soprattutto dopo il 2008, quando le obbligazioni non governative (c.d. corporate bonds) sono passati dal 101% del PIL al 160% del 2017, il tutto condito con 10 trilioni di “Shadow Banking“.

L’impatto per ora sembra limitato all’interno della Cina continentale, ma il PCC si sta muovendo per aver regole più chiare e per aprirsi alle agenzie di rating internazionali: questo, però, può portare un’ulteriore ondata di fallimenti, in quanto molte aziende dovranno aprirsi alle regole internazionali del mercato.

Gli Stati Uniti sono ora ad un bivio: possono dare la “spallata finale” alla fragile economia cinese (dipendente dal Dollaro) oppure possono ignorare il problema, come fatto in precedenza, per poi trovarsi intere isole nel Mar Cinese meridionale militarizzate, il tutto finanziato grazie all’acquisto di investitori internazionali di Bond.

L’Amministrazione di Donald Trump farà di tutto per impedire a Sleepy Joe Biden di cambiare linea politica contro il “Dragone”: il problema, però, è che ora ci toccheranno forse, quattro lunghi anni di amministrazione democratica.

In Italia, invece, siamo totalmente piegati a Pechino, a tal punto che “La Repubblica” consiglia l’acquisto di Bond cinesi, nonostante tutte le agenzie internazionali, inclusa la “filo cineseBloomberg, consiglino l’esatto contrario!

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