Donald Trump ha dunque iniziato ad ammettere la sconfitta? NO, ecco come stanno le cose

“Se uno ti costringe a fare un miglio tu fanne, CON LUI, due” Mt 5, 38-45

24 Novembre 2020, il giorno che ricorderemo perché a reti quasi unificate in tutto il mondo veniva ripetuto in sostanza questo messaggio: “Donald Trump avrebbe concesso, o quantomeno iniziato a concedere, la vittoria a Joe Biden”

Mi appresto invece a portare fonti inconfutabili che dimostrano qualcosa che spero vi incuriosirà e, fatto ciò, daremo come sempre una sbirciata al potenziale prossimo futuro.

Nella prima mattinata di martedì 24 Novembre, infatti, il Presidente Donald Trump scriveva sui suoi profili social.

Che tradotto

Voglio ringraziare Emily Murphy (direttrice) del GSA (l’Amministrazione Servizi Generali) per la sua costante dedizione e lealtà al nostro Paese. È stata molestata, minacciata e maltrattata e non voglio che questo accada a lei, alla sua famiglia o ai dipendenti del GSA. Il nostro caso va avanti CON FERMEZZA, continueremo la battaglia per il bene e credo che vinceremo! Tuttavia, nel migliore interesse del nostro Paese, raccomando che Emily ed il suo team facciano ciò che deve essere fatto riguardo ai protocolli iniziali, ed ho detto al mio team di fare lo stesso.

A seguito di tale messaggio, la direttrice del GSA, Emily Murphy, ha poi rilasciato il seguente comunicato:

Sostenendo, in primo luogo, di aver…

“preso questa decisione in modo indipendente, basandomi sulla legge e sui fatti. Non ho mai subito pressioni dirette o indirette dai funzionari dell’Executive Branch — compresi quelli che lavorano alla Casa Bianca o alla GSA — per quanto riguarda la sostanza o la tempistica della mia decisione”

SOTTOLINEANDO QUINDI DI NON AVER RICEVUTO ALCUNA PRESSIONE DALLA CASA BIANCA

Generalmente invece, e vi invito a verificare ciò che vi dico ovunque vogliate, la traduzione che i mass media nel nostro Paese hanno fornito si è fermata al “ho preso questa decisione in modo indipendente”, arrivando addirittura a dire che ella abbia negato (“seccamente” secondo qualche telegiornale) di aver subito delle minacce di alcun tipo… peccato però che, dopo appena tre righe, lei stessa abbia aggiunto.

Tuttavia, ho ricevuto minacce online, per telefono e per posta dirette alla mia sicurezza e a quella della mia famiglia, del mio staff e persino dei miei animali domestici, nel tentativo di costringermi a prendere questa decisione prematuramente. Anche di fronte a queste minacce, ho continuato ad agire secondo la legge.

Concludendo infine con…

Come sapete, l’Amministratore della GSA non sceglie o certifica il vincitore di un’elezione presidenziale. Al contrario, il suo ruolo ai sensi della legge vigente, è estremamente limitato: rendere disponibili risorse e servizi in relazione alla transizione presidenziale.

Specificando inoltre che…

GSA non determina l’esito di controversie legali e dei riconteggi, ne determina se tali procedimenti siano ragionevoli o giustificati. Queste sono questioni che la Costituzione, le leggi federali e le leggi statali lasciano al processo di certificazione elettorale e alle decisioni dei tribunali della giurisdizione competente.

Ed infine, sottolineando che le risorse finanziarie che metterà a disposizione consistono ai sensi delle leggi vigenti in poco più di 7 milioni di euro (quindi niente messa a conoscenza delle informative sull’intelligence, come invece raccontato da altri)

In estrema sintesi, quindi, la direttrice del GSA avrebbe detto:

  1. Di aver agito in modo indipendente dalla Casa Bianca e di non aver subito alcuna pressione da essa;
  1. Di aver invece subito minacce rivolte a lei, la sua famiglia e financo i suoi animali domestici al fine di accelerare la procedura in oggetto;
  1. Che la procedura cui la sua amministrazione è deputata non certifica assolutamente la vittoria di un contendente e che a ciò è preposto invece il sistema elettorale e le Corti che hanno competenza alla sua verifica;
  1. Che è un procedimento amministrativo volto a fornire risorse finanziarie a chi è previsto come il vincitore del processo elettorale.

Fin qui i fatti nudi e crudi.

Emily Murphy, direttrice del GSA

Provando invece a speculare sul futuro prossimo venturo, occorre invece riavvolgere il nastro del tempo leggermente all’indietro, cioè al giorno precedente a quello di cui abbiamo parlato fino ad adesso.

Sintetizzando all’estremo, un membro fino ad allora di primissimo piano del Team Legale di Trump è stato dichiarato fuori dal Team stesso, senza apparenti drammi né da parte dell’avvocato Sidney Powell, che semplicemente ha continuato a dire che continuerà nella sua battaglia legale senza arretrare di un millimetro sulla sua capacità di produrre prove massicce, né da parte dello stesso Team legale, che ha più volte sottolineato che ciò è dovuto al semplice fatto che l’avvocato Powell stia percorrendo una strada basata su teorie diverse da quelle della squadra legale ufficiale di Donald Trump in senso stretto. (Fonte)

I mass media hanno legittimamente visto in tale atteggiamento una debolezza probatoria da parte del Team di Trump medesimo ma, come abbiamo visto poco fa, gli stessi media non stanno brillando in trasparenza dell’informazione ed in capacità di analisi, aggrappandosi invece ogni volta, e con tutte le proprie forze, all’interpretazione più vicina alla narrazione che hanno sostenuto fino ad ora, quasi fossero paradossalmente “prigionieri” di tutto ciò che, più o meno in buona fede, hanno raccontato sino ad oggi.

Ciò cui, secondo me, stiamo invece assistendo – e potrei ovviamente sbagliarmi – è un semplice “gioco di specchi” in cui per poter guardare l’immagine originale occorre paradossalmente chiudere gli occhi e domandarsi chi sia l’avvocato Sidney Powell a differenza di tutti i suoi “colleghi” del Team.

Prima di rispondere a questa domanda, però, occorre specificare che, qualora la frode elettorale fosse dimostrata, la posizione per il “Presidente Eletto” Joe Biden ed il suo entourage potrebbe oscillare dall’accusa di semplice frode all’alto tradimento per il cui accertamento occorrerebbe però un requisito ulteriore: la “messa in pericolo” della sicurezza nazionale ai sensi dell’ordine esecutivo del 12 Settembre 2018 con il coinvolgimento dunque di potenze straniere. A riguardo: sono gli stessi concetti ribaditi più volte dal Team Legale di Trump proprio nell’ultima conferenza stampa tenutasi con tutti i membri del team. Conseguentemente, si parlerebbe di uno stato delle cose assimilabile a quello dal quale sto cercando di mettere in guardia da qualche mese; una “guerra non convenzionale” in linea proprio con le recentissime riforme di questi giorni attuate a livello di unificazione del comando sia civile che militare e di cui ho già parlato qui.

Leggi anche: Paganini non ripete. Il potenziale attacco al cuore della democrazia e lo spartito dei media

Il Team legale di Donald Trump

Tralasciando le conseguenze di una tale presa d’atto, come dicevo, ciò consentirebbe (bene ribadire che tutto questo potrebbe accadere solo eventualmente qualora la frode elettorale venisse accertata) di processare gli autori della eventuale frode per alto tradimento, con il conseguente coinvolgimento dei tribunali militari, in cui proprio Sidney Powell, tra i membri del Team Legale, sarebbe l’unica a poter operare, in quanto unico avvocato del gruppo che sia anche abilitato ad esercitare la sua attività presso le corti militari. Questa spiegazione sarebbe inoltre l’unica senza dietrologie e perfettamente in linea con quanto affermato proprio da Rudy Giuliani: Sidney Powell starebbe percorrendo una strada totalmente diversa da quella utilizzabile sia da lui che dalla restante parte del Team.

Per concludere a chi da più lati e sempre benevolmente mi invita ad usare il metodo del “Rasoio di Occam” per leggere la realtà che mi circonda, vorrei sottolineare che è esattamente ciò che sto cercando di fare; “lupi travestiti da pecore” (Mt 7, 15). Questa è, secondo me, proprio la spiegazione più semplice, solo così infatti riesco a spiegarmi la litania monocorde, mediatica e politica, che non offre mai visioni alternative rispetto all’unica propinata dai centinaia di canali televisivi all’unisono assieme ai social network. Centinaia di fonti diverse che però ripetono costantemente tutti esattamente lo stesso identico messaggio. Con i dovuti distinguo dei moltissimi soggetti comunque in buona fede staremmo però semplicemente dando da troppo tempo e di default la nostra fiducia a loro: dei banali “lupi travestiti da agnelli” proprio come quelli descritti da uno dei punti di riferimento più semplici cui io possa pensare, cioè il figlio di un falegname di oltre 2000 anni fa; allora infatti Lui aveva già capito perfettamente questo meccanismo manipolatorio, provando infatti a metterci in guardia ogni volta in cui lo avessimo incontrato… gran parte di noi, invece, ancora stenta a credere che la spiegazione possa essere davvero così semplice e perfettamente riassunta in queste lineari parole

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere

(Mt 7, 15-20)

Sidney Powell e Rudy Giuliani

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