Paganini non ripete? Il potenziale attacco al cuore della democrazia e lo spartito dei media

Il coro canta il solito ritornello orecchiabile mentre Donald Trump costantemente rompe la narrazione dello spartito, facendo infuriare chi il coro lo dirige o almeno, crede di farlo.

Una doverosa premessa. Questo articolo non ha una risposta alle domande esplicite ed implicite che contiene, semplicemente auspica che esse possano essere date nelle sedi competenti e a norma della legge e della Costituzione americana; sarei quindi ben felice se Sleepy Joe Biden venisse dichiarato Presidente degli Stati Uniti senza alcuna ombra su tale elezione. Senza ipocrisia, sarebbe una sconfitta politica per il candidato che personalmente sostengo ma ciò farebbe semplicemente parte delle regole della democrazia; la mia sconfitta politica personale quindi coinciderebbe allo stesso tempo col trionfo di uno uno scenario comunque limpido per la “più grande democrazia del mondo”, e di ciò non potrei che gioire.

Desidererei anche, però, che venisse accertato che non vi siano eventuali interferenze nel voto, quest’ultimo sarebbe uno scenario decisamente anomalo, con implicazioni che non saranno oggetto di questo articolo perché terribili, e poiché necessiterebbero un approfondimento ulteriore che sarebbe probabilmente superato dall’intercedere degli eventi, proprio mentre questo verrebbe scritto: cosa che comunque non escludo di fare a prescindere.

Per quello che vale ciò che conterebbe per me sarebbe in definitiva che non si esca dal dettato Costituzionale e legale degli Stati Uniti: esistono procedure per verificare quello che è accaduto, è un diritto delle parti coinvolte attivarle, i tempi di accertamento sono certi e non influenzano in nessun caso le tempistiche di insediamento del futuro Presidente… chiunque egli sarà… e tali procedure sono inoltre già state efficacemente utilizzate in passato.

Le aziende Smartmatic e Dominion, di cui si parla in seguito, sarebbero inoltre menzionate dal Team Trump come due aziende gemelle, distaccate nella forma ma unite da finanziatori comuni e da legami col Venezuela; è necessario dire che esse negano legittimamente ogni addebito, dichiarano di essere concorrenti e che nessuna frode elettorale sia stata commessa. Occorre sottolineare sin da ora che tali ed altre aziende, così come tutti i finanziatori citati a vario titolo, sono assolutamente da considerare INNOCENTI: starà infatti all’accusa dimostrare il contrario, ma non si chiede certamente a loro di dimostrare la propria innocenza; come si addice ad ogni paese liberale, infatti, l’onere della prova spetta all’accusa, mai della difesa, in nessun caso.

Tutto ciò premesso, proviamo adesso ad immedesimarci nel punto di vista di chi sta contestando il risultato di queste elezioni: ricordate i nostri amati Terence Hill e Bud Spencer nel filmAltrimenti ci arrabbiamo? Il film è impresso nella memoria di gran parte di noi per la parte in cui i nostri due scanzonati eroi cercavano di sottrarsi al mirino di un Killer professionista e fino ad allora infallibile: Paganini, mentre, allo stesso tempo, rimanevano goffamente a cantare in un improbabile coro… con il nostro amico Bud che faceva infuriare il direttore d’orchestra (i mass media) perché non seguiva lo spartito. Ecco, qualcosa del genere starebbe accadendo proprio adesso. Le lobby antagoniste al Presidente stanno cercando di mettere Trump ed i suoi nel mirino: il coro canta il solito ritornello orecchiabile mentre Donald Trump costantemente rompe la narrazione dello spartito, facendo infuriare chi il coro lo dirige o almeno, crede di farlo.

Cosa starebbero quindi cantando all’unisono i mass media, anche nel nostro Paese? In estrema sintesi, questo: Joe Biden viene costantemente chiamato il “Presidente Eletto” presupponendo che i giochi siano oramai fatti e, per converso, quando la controparte parla invece di “brogli” si sottolinea sempre che non vi siano prove… vediamo quindi se le cose stanno veramente così.

Andando a ritroso di questa vicenda elettorale, partiamo dal 19 Novembre, dalla conferenza stampa del team legale della campagna elettorale di Trump: Rudolph Giuliani, Sidney Powell e Jena Ellis

A loro dire la presunta frode sarebbe articolata su due binari, le prove a fondamento della loro tesi sarebbero costituite da centinaia e anche migliaia di testimoni, a seconda delle contee di riferimento (tra cui anche alcuni dipendenti delle aziende Dominion e Smartmatic, secondo loro coinvolte) ed altri elementi probatori che verranno tutti esposti in sede giudiziaria “alla vecchia maniera”… di tali centinaia/migliaia di testimoni sono state rese note le generalità solo di otto di loro: questi ultimi sarebbero gli unici infatti ad aver acconsentito ad essere presentati alla stampa. Gli altri ci sono eccome e testimonieranno in tribunale, date le minacce già ricevute alla propria vita, a quella dei propri familiari ed alla loro carriera… minacce che avrebbero portato all’abbandono di questa “operazione verità” persino da parte di alcuni avvocati del team legale stesso; gli altri tipi di fonte probatoria menzionati, inoltre, sono stati solo accennati ed è stato sottolineato come sia legalmente impossibile per loro fornirle alla stampa prima che ai poteri giudiziari interpellati.

Partiamo dal binario più semplice che già di per se, sempre a detta del Team, sarebbe sufficiente a ribaltare il risultato elettorale in Nevada, Wisconsin, Michigan, Pennsylvania, Georgia e forse addirittura anche in Arizona e in Virginia:

  1. Agli osservatori sarebbe stato impedito di assistere all’apertura delle buste postali con le schede elettorali, impedendo così ai medesimi di controllare se le schede elettorali fossero opportunamente firmate e sopratutto la data di ricezione dell’ufficio postale, rendendo quindi inutile questa sorta di “chiave di sicurezza” posta a protezione dalle frodi elettorali.
  1. Numerose persone hanno detto di essere arrivate ai seggi scoprendo però che qualcuno aveva già votato per loro via posta.
  1. Agli scrutatori sarebbero stati impartiti espliciti ordini di non controllare eventuali difetti nelle schede elettorali e addirittura di retrodatare i voti arrivati per posta fuori tempo massimo.
  1. Agli osservatori repubblicani sarebbe stato impedito di avvicinarsi allo scrutinio stesso, escludendoli fisicamente dagli edifici in cui si svolgeva oppure interpretando il termine “osservatori” in modo estensivo, lasciandoli cioè a parecchi metri di distanza dai tavoli in cui avvenivano i conteggi; lasciandoli solo “osservare” appunto ma noncontrollare” effettivamente ciò che stava accadendo, perché erano troppo lontani per verificare a chi fosse destinato il voto di ciascuna scheda e/o se le schede fossero regolari.
  1. Sarebbero stati anche riportati numerosissimi casi di schede elettorali passate manualmente per due o tre volte sulla stessa macchina scrutinatrice elettronica.
  1. In “Contee chiave” sarebbe stato accertato un numero di votanti del 200/300 % maggiore degli effettivi aventi diritto ed, in taluni casi, persino dei residenti. Questo ultimo fatto sarebbe inoltre alla base dell’iniziale rifiuto alla convalida della certificazione da parte di due funzionari addetti alla verifica della regolarità del voto in Michigan. Costoro, infatti, a seguito di minacce, avrebbero ceduto alle pressioni certificando l’elezione, salvo poi immediatamente subito dopo annullare la propria stessa certificazione, dichiarandosi vittima di minacce a sé stessi ed ai propri familiari.

Esisterebbero anche dei video a riprova di tali atti di bullismo nei loro confronti (Clicca qui e guarda il video dal minuto 10).

  1. Sarebbe anche stato verificato l’arrivo di camion pieni di pacchi postali giunti alle 4.00 della mattina in varie “Contee chiave”, con migliaia di schede elettorali, senza alcuna busta di contenimento (dove viene impressa la data di ricezione dell’ufficio postale) e soprattutto TUTTE a favore di Joe Biden (Cindy Powell descrive un caso specifico di 120.000 schede elettorali arrivate in tutta fretta a soccorso di Biden… tutte consecutivamente a suo favore, cosa statisticamente impossibile, perchè “sarebbe infatti come lanciare la stessa monetina 120.000 volte ed avere sempre testa come risultato”).

Il secondo binario sarebbe quello più dirompente e coinvolgerebbe, sempre a detta del Team di Trump, l’azienda produttrice di macchine conta-schede elettorali Dominion, che produce il software per il conteggio medesimo di Smartmatic. Tali aziende sarebbero, secondo i primi, di proprietà di personalità venezuelane nemiche degli Stati Uniti ed amiche di Maduro, e sarebbero finanziate dai soliti “filantropi” massimi finanziatori del Partito Democratico (citando espressamente e più volte George Soros); in tale presunta operazione di falsificazione del voto viene espressamente detto che sarebbero coinvolti sia Venezuela che Cuba e, verosimilmente, la Cina stessa.

La truffa Dominion&Smartmatic quindi, consisterebbe, secondo i legali di Donald Trump, in questo:

  1. Le macchine di Dominion utilizzate erano spesso prive delle richieste certificazioni.
  1. In ogni caso, tali macchine sono facilmente hackerabili con un semplice cellulare, come dimostrerebbero numerosi video che girano in rete.
  1. I software di Smartmatic e di Dominion avrebbero sottratto milioni di voti a Donald Trump e, a riprova di ciò, avrebbero sia la testimonianza di alcuni dipendenti delle aziende stesse sia l’analisi di propri esperti del software medesimo.
  1. Molti voti inoltre sarebbero stati fisicamente spostati all’estero (in Spagna e Germania) e lì conteggiati, minando così la sicurezza nazionale.

Durante la conferenza stampa sarebbe stata inoltre confermata l’identificazione di server di una di queste società in Germania, server utilizzati al fine di contare i voti americani; a specifica domanda infatti, Cindy Powell avrebbe evidenziato come le voci che giravano in tal senso in questi giorni fossero vere ma che lei non sapesse se tali server fossero poi finiti “nelle mani dei buoni o dei cattivi”.

A ben guardare, facendo qualche passo indietro di solo pochi giorni, già il 13 Novembre il delegato del Texas, Louie Gohmert, aveva confermato voci che rimbalzano nel web da diversi giorni; parlando in una trasmissione televisiva aveva svelato che le forze armate statunitensi avevano identificato un’azienda specializzata in gestione di dati elettorali con sede legale in Spagna e prelevato i suoi server in Germania: tale azienda sarebbe (il condizionale è d’obbligo) secondo lui coinvolta nella frode elettorale americana (che sempre lui da per assodata).

Va anche specificato che, in tale occasione, la notizia era stata oggetto di “debunking” da parte di vari mass media per poi, come si è visto, essere riconfermata dalla Powell in seguito. (Qui comunque trovate la smentita di tale ipotesi da parte di AP News, del 15 Novembre)

Ancora nello stesso giorno, con un sincronismo perfetto, Trey Trainor, Presidente della Commissione Federale sulle elezioni americane sosteneva, in diretta televisiva, di ritenere “che vi siano frodi elettorali in corso” sottolineando come in alcuni Stati abbiano impedito, con vari espedienti, agli osservatori di accedere effettivamente allo scrutinio del voto ed allegando video a riprova proprio di ciò che si stava dichiarando.

Tutto questo scenario, già di per se incredibile, si legherebbe inoltre, “a doppio filo”, con eventi di un passato comunque abbastanza recente: nel Novembre 2019, infatti, veniva annunciato che la CISA (sotto la direzione di Christopher Krebs), l’agenzia per la Cybersecurity del Department of Homeland Security, avrebbe scelto gruppi privati come partner per il controllo dei voti, nello specifico il partner scelto sarebbe stato il gruppo non-profit Voting Works e tale partnership verteva sul software ARLO, un software opensource sul controllo post-elezioni dei voti, appunto.   

Cercando informazioni sulle caratteristiche di tale ente, inoltre, l’archivio Influence Watch (il quale a sua volta raccoglie dati per il Capital Research Center con l’intento di rendere trasparenti i rapporti tra politica e gli universi lobbistici Americani e non solo…) parlando proprio di Voting Works, dice che

VotingWorks è un fornitore senza scopo di lucro di macchine per il voto e software di verifica delle elezioni open source… Voting Works è stato incubato e creato all’interno di CDT (Center for Democracy e Tecnology)… i principali donatori di CDT sono grandi aziende tecnologiche come Amazon, Google, Facebook, Apple e Microsoft e grandi fondazioni di centro sinistra, inclusa la Fondazione di George Soros Open Society

Tornando a volo radente ai nostri giorni, e sempre in riferimento al Direttore della CISA Christopher Krebs, questi avrebbe recentissimamente preannunciato, in più occasioni, di prevedere il suo ormai prossimo licenziamento da parte del Presidente Donald Trump per aver smentito, a sua detta, tutte le “Fake News” sull’irregolarità del voto e che le elezioni americane del 2020 sarebbero state le più sicure della storia americana.

Tale licenziamento, poi, è effettivamente avvenuto il 17 Novembre.

Per riassumere questa serie di voli pindarici tra il passato più o meno recente della CISA e del suo (ex) direttore:

Quest’ultimo avrebbe scelto come partner degli enti privati per il controllo della regolarità del voto, che al momento però sarebbe proprio oggetto di contestazione da parte del Team di Trump.

Il “corto circuito” quindi tra enti controllori federali, enti privati eventualmente loro partner, macchine conta-voti, softwares di vario tipo, enti finanziatori di queste società, mass media e social media in possesso di tali enti finanziatori e fact-checkers finanziati sempre dai medesimi finanziatori, è destinato a rimanere annodato su se stesso finchè i fatti non verranno accertati proprio in sede giudiziaria; l’unica a questo punto ad avere gli strumenti per sciogliere questa serie di nodi gordiani con l’occhio di una terza parte imparziale.

Continuando a viaggiare a ritroso fino ad un passato questa volta più lontano, il Presidente Donald Trump, già nell’elezione del 2012 (Obama vs. Romney) denunciava irregolarità nel voto espresso tramite macchine elettorali.

Se ciò fosse fondato, significherebbe che era cosa a lui nota già da molto tempo e sarebbe quindi presumibile che abbia preso contromisure per dimostrare oggi quello che quindi saprebbe già da anni.

A questo punto, è opportuno però sottolineare come, nel caso in cui le accuse del Team Trump fossero infondate, il 14 Dicembre vi sarà comunque l’elezione da parte del Collegio dei Grandi Elettori del futuro Presidente degli Stati Uniti, presumibilmente Joe Biden, ed il suo insediamento il 20 Gennaio; in tal caso, le conseguenze per Donald Trump ed il suo Team sarebbero tremende. Donald Trump verrebbe distrutto per aver portato avanti fino all’ultimo istante quella che verrebbe dichiarata una “messinscena“; il prezzo altissimo da pagare in termini politici e personali dovrebbe essere di per se un forte deterrente ad un tale azzardo sulla base di un semplice bluff, soprattutto per il fatto che, come appena dimostrato, si parlerebbe di eventi a conoscenza di Trump da ben prima dell’assunzione della carica presidenziale… ma è comunque un’ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, finché i fatti giuridici non ci diranno cosa accadrà.

All’inizio di questo articolo, mi sono impegnato a non approfondire scenari futuri nel caso in cui, invece, si dimostrasse che le elezioni fossero state effettivamente “truccate”, mi limito quindi a porvi e pormi le seguenti domande:

Cosa potrebbe accadere con il Venezuela, Cuba e, SOPRATTUTTO, con la Cina?

Si è parlato di server in Stati Alleati: questi stati avrebbero avuto un ruolo attivo nell’ospitare tali server? Se sì, quali conseguenze vi sarebbero per tali Stati membri della NATO oltreché dell’Unione Europea?

Nello sforzo ulteriore di pormi domande che ci facciano intuire squarci di un futuro aggiunto… mi domando: dal sito della Smartmatic si evince che essa fornisce assistenza per le Elezioni Europee in Belgio, Estonia, Bulgaria, nonché per le elezioni locali a vari livelli, sempre di vari stati UE e non solo.

Se venisse quindi accertata la frode elettorale di tali sistemi automatizzati di voto… quali sarebbero le conseguenze a livello di tenuta dell’Unione Europea stessa?

Per concludere: il 18 Novembre l’appena nominato Segretario alla difesa Christopher C. Miller ed il suo nuovo Sottosegretario Cohen-Watnick hanno parlato in questi termini:

… sono qui oggi per annunciare che ho dato disposizione alla leadership civile delle Operazioni Speciali di riferire direttamente a me, invece che tramite i correnti canali burocratici

Mentre realizziamo queste riforme, noi seguiamo la visione del Presidente John Fitzgerald Kennedy, che predisse l’emergere di Operazioni Speciali… Egli predisse – cito- un altro tipo di guerra, nuova nella sua intensità, antica nella sua origine che richiederà un approccio completamente nuovo, un tipo di forze completamente diverso… non convenzionali… il Pentagono era principalmente organizzato per condurre grandi operazioni convenzionali contro le superpotenze, non operazioni speciali senza un conflitto apertamente armato… ora, sotto la leadership del Presidente Trump stiamo pienamente realizzando l’anticipatoria visione del Presidente Kennedy sulle Forze Speciali

Per approfondire le implicazioni di questa tematica vi consigliamo il nostro articolo sulle elezioni americane e gli scenari di guerra asimmetrica, scritto tra l’altro in tempi non sospetti.

Leggi anche: “Le elezioni americane del 2020 potrebbero essere quello che chiamiamo uno scenario di guerra asimmetrica”

Se costoro fossero davvero Segretari di un’amministrazione transitoria, come tutti sembrano dare per scontato, perché avrebbero attuato una unificazione del comando per le Operazioni Speciali di immediata attuazione?

Ci si prepara forse all’applicazione dell’Insurrection Act cui il precedente Segretario alla Difesa Mark Esper si era opposto e per il cui comportamento è stato silurato?

Tutte domande senza risposta, per adesso, gli eventi prossimi venturi parleranno da se… nel frattempo il Presidente Donald Trump ed il suo Team rompono gli schemi del coro, il “direttore d’orchestra” impazzisce e “Paganini” cambia in continuazione angolazione, cercando di inquadrarli nel loro mirino… ciò che adesso non acquisisce un senso potrebbe averlo nel giro di pochi giorni.

Con questo articolo abbiamo semplicemente cercato di dare un significato alla rottura degli schemi narrativi in corso, un po’ sorridendo, un po’ preoccupati per la piega che potrebbero prendere gli eventi, ma sempre guardando a questo Presidente come ad un grande personaggio della Storia e, pur non conoscendolo, dopo tutto questo approfondire la sua Presidenza non riesco a fare a meno di sentirlo come una persona che in qualche modo conosco: perché, sempre in qualche modo, l’ho capito…

Donald Trump, figlio di un’America ruvida, ambiziosa e contradditoria, un gigante che si presenta quasi come un amico, che in inglese-americano si dice proprio così: “Bud”… e chissà che veramente questo “amico”, con le sue smorfie, i suoi balletti, con i suoi colpi d’ala, le sue riforme repentine, non faccia saltare la narrativa del coro monocolore da cui siamo tutti avvolti.

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