“The Road To 270”: Colorado

Leggi anche: Date il benvenuto a “The Road To 270”: Gli Stati che saranno il Campo di Battaglia nelle prossime elezioni presidenziali – Introduzione

The Road to 270 è una serie settimanale – curata dal sito di approfondimento politico elettorale americano 270ToWin – che porterà fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ogni puntata viene dedicata alla comprensione del panorama politico di uno Stato e al modo in cui ciò potrebbe influenzare la corsa verso la Casa Bianca del candidato presidente che ne vincerà i Grandi Elettori nel 2020.

Il Colorado

Il Colorado (more info), ammesso nell’Unione nel 1876, con i suoi vasti depositi di risorse naturali ha attratto nel corso del tempo un insediamento diversificato proveniente da tutti gli angoli del paese. Oggi, il Colorado conserva quell’economia basata sull’industria, mentre la fiorente area metropolitana di Denver ospita una delle più grandi città dell’Ovest degli Stati Uniti.

Politicamente, i numeri nelle registrazioni degli elettori, che indicano l’affiliazione di partito, suggeriscono che lo Stato sia diviso in tre poli: il 40% dei suoi elettori attivi, infatti, “non è affiliato”, cioè è composto da elettori che si registrano come “Indipendenti“, mentre Democratici e Repubblicani si dividono in modo equilibrato il resto dell’elettorato. Sebbene questa vasta fascia di Indipendenti abbia prodotto alcune elezioni particolarmente competitive all’inizio degli anni duemila, il Colorado oggi sembra spostarsi sempre più nella colonna degli Stati Democratici.

Elezioni presidenziali

La tendenza del Colorado a diventare uno Statoindeciso” è iniziata davvero con il ciclo elettorale del 2004. A parte la vittoria di Bill Clinton nel 1992, il Colorado ha ampiamente votato per i Repubblicani per tutto il XX Secolo. Durante la campagna del 2004, entrambe le campagne avevano tenuto numerosi eventi ed apparizioni in tutto lo Stato – particolare attenzione sopratutto da parte della campagna di John Kerry, perché era il suo stato natale. Nonostante abbia votato per la riconferma di Geroge W. Bush, Kerry perse in Colorado con uno scarto del 4%, un miglioramento rispetto alla sconfitta per 9 punti percentuali di Al Gore quattro anni prima – prestazione senza dubbio ostacolata da quel 5% del candidato dei “Verdi”, Ralph Nader. Il Colorado quell’anno però votò “disgiuntamente” nelle elezioni del Senato, eleggendo l’allora Procuratore Generale dello Stato, il Democratico Ken Salazar.

Nel 2008, Barack Obama ha vinto qui in Colorado con un agevole 54% a 45%, e da allora questo Stato è rimasto nella colonna “Blu”. Nel loro libro post-elezioni “How Obama Won“, Chuck Todd e Sheldon Gawiser hanno evidenziato un trend abbastanza minaccioso per il GOP del Colorado: mentre George W. Bush ha vinto tra i laureati bianchi di lì con un margine del 30% nel 2004, Obama ha vinto quel gruppo con il 56%, contro il 42% di McCain. I sostenitori di Barack Obama non solo hanno spinto i Democratici ad andare a votare compatti, ma hanno conquistato un seggio della Camera, sconfiggendo facilmente la rappresentante Marilyn Musgrave (R) nel 4° Distretto, e ribaltato un seggio aperto al Senato, eleggendo Mark Udall, che sarebbe poi stato sconfitto nel 2014 da Cory Gardner, l’attuale Senatore Repubblicano che quest’anno corre per la riconferma ad un secondo mandato.

Nel 2012, Barack Obama è stato riconfermato nel Centennial State, anche se quell’anno prese i suoi 9 Grandi Elettori con un margine più ridotto, ma ribaltando una Contea che era stata vinta da McCain, quella di Chaffee. Nel 2016, Hillary Clinton ha vinto lo Stato con il 48% contro il 43% di Donald Trump. La Clinton ha visto un considerevole slittamento nelle zone rurali dello stato, mentre ha guadagnato alcuni voti in più di Obama nella periferia attorno a Denver. Dato il livello di istruzione relativamente alto dell’elettorato, Sleepy Joe Biden sembra probabilmente che possa far meglio della Clinton quest’anno. Tutti i candidati dei Democratici in questo Stato, nelle elezioni di midterm del 2018, hanno ottenuto risultati migliori di quelli della Clinton di due anni prima, suggerendo che ci possa essere del margine di manovra anche per Biden. Con Donald Trump che lotta per riconfermare negli Stati che lo hanno fatto vincere nel 2016 – come Michigan e Arizona – sembrava assai improbabile che potesse permettersi di concentrarsi anche negli Stati che la Clinton aveva vinto, sebbene di poco.

Donald Trump ad un comizio a Colorado Springs, in Colorado, nel febbraio del 2020.

L’Opinione de L’Osservatore Repubblicano

Non ci pare di dover aggiungere altro all’analisi di 270ToWin, pertanto passiamo in rassegna i principali indicatori delle elezioni presidenziali e un approfondimento in fondo sulla corsa al Senato.

Il confronto con le elezioni precedenti

Nel 2016, Hillary Clinton ha vinto il Colorado con il 48% dei voti, secondo i risultati di NBC News, mentre Donald Trump ha ricevuto il 43%. Sebbene il Colorado sia considerato più “Viola” (è un c.d. “Purple States“), cioè uno Stato ancora contenibile tra Democratici e Repubblicani, più che tendenzialmente “Blu” (quindi Democratico) – le elezioni sono in genere “chiuse”: spesso vengono decise da elettori “non affiliati” o “indipendenti”. I Democratici, tuttavia, hanno visto forti margini di vittoria nelle elezioni di midterm del 2018 ed il Partito controlla l’ufficio del Governatore ed entrambe le camere legislative dello Stato.

Il massiccio ricorso al voto per posta in Colorado, uno degli Stati ad aver adottato il sistema dell'”Universal Mail-In Ballot”

Un elettore a fine giornata culla il suo skateboard mentre lascia il suo voto al Denver Museum of Nature and Science, in Colorado. (Credit: Colorado Public Radio)

In Colorado, gli elettori hanno espresso il 77,2% dei voti totali contati in tutto lo Stato nelle elezioni del 2016. Almeno 2.147.630 elettori hanno già votato nelle elezioni del 2020.

Il 100% del voto è avvenuto attraverso il c.d. “Universal Mail-In“. A tutti gli elettori registrati viene inviata automaticamente una scheda elettorale per posta. Gli elettori possono votare anche in anticipo e di persona. Nel 2016, il 94% dei voti totali è stato espresso in anticipo rispetto all’Election Day.

Anche se non esiste una scadenza ufficiale per spedire una scheda elettorale in Colorado, la data consigliata era quella del 26 ottobre. Dopo quella data, il Segretario di Stato suggerisce che gli elettori si rechino in una centro di raccolta o in un seggio per il voto anticipato e di lasciare lì il proprio loro voto. Le schede devono essere ricevute entro il 3 novembre per essere conteggiate.

Sondaggi: Trump vs. Biden in Colorado

I sondaggi danno come “favorito” Sleepy Joe Biden in Colorado, secondo la media di RealClearPolitics.com

La Corsa al Senato: Gardner (R) vs. Hickenlooper (D)

Il Senatore Cory Gardner parla con il presidente Donald Trump dal palco durante una manifestazione nel febbraio del 2020 a Colorado Springs (Credit: Michael Ciaglo / Getty Images)

I sondaggi danno come “favorito” il candidato dei Democratici John Hickenlooper in Colorado, secondo la media di RealClearPolitics.com. Ma il Senatore uscente Repubblicano Cory Gardner si dice ancora fiducioso di poter ribaltare l’esito di una corsa che sembra già segnata.

Eletto per la prima volta al Senato nel 2014 dopo l’ondata di malcontento verso l’Amministrazione di Barack Obama per la stagnazione economica, la gestione del virus Ebola e l’ascesa dell’ISIS, il Senatore Cory Gardner si trova in una posizione simile a quella della McSally in Arizona: in corsa per la rielezione in uno Stato in cui il Presidente è più impopolare rispetto agli Stati Chiave.

Mentre l’Arizona è nel bel mezzo di un potenziale riassetto degli equilibri politici, il Colorado ha già visto questo cambiamento. Nessun candidato presidenziale repubblicano ha infatti vinto in questo Stato dal 2004 e la Campagna di Trump ha abbandonato già sulle prime la competizione per i suoi Grandi Elettori.

Gardner ha lavorato per coltivare un proprio “marchio” politico per distinguersi dal Presidente, sopratutto nella mente degli elettori Indipendenti. Ha guidato con successo l’approvazione bipartisan di una legge volta ad ottenere finanziamenti federali per affrontare l’arretrato di problemi nella manutenzione nei parchi nazionali dello Stato – una legge ripetutamente rivendicata nei suoi spot in televisione.

Ma è improbabile che i suoi sforzi saranno sufficienti per mantenere il seggio al Senato in uno Stato dove ci si aspetta che Trump perda, anche se il suo avversario, l’ex governatore John Hickenlooper – che è entrato nella corsa dopo che la sua candidatura alla Casa Bianca era fallita – ha affrontato delle critiche molto dure per aver violato le regole etiche dello Stato nel 2018, quando era ancora Governatore, in quanto aveva accettato un volo su un jet privato, alcuni pasti di lusso ed un giro su una Maserati offerti da società private quando era stato in visita proprio in Italia, a Torino (ovviamente, non stiamo parlando di un procedimento penale). Hickenlooper ha dovuto pagare una multa di 2.750 dollari ed ha ammesso la propria colpevolezza.

I Democratici si sentono fiduciosi nel poter ribaltare il seggio del senatore repubblicano per un semplice motivo: gli elettori Repubblicani stanno lasciando il Partito “a frotte”.

Gli elettori del Colorado, infatti, hanno eletto Gardner nelle elezioni di midterm del 2014, un anno in cui l’affluenza dei Repubblicani nello Stato aveva superato quella dei Democratici e dei non affiliati: in quelle elezioni vi fu un “onda anomala” dei Repubblicani che travolse la già fallimentare Amministrazione Obama, e la vittoria di Gardner in uno Stato che già da anni mostrava tendenze verso il “Blu”, è stata particolarmente amara da digerire per i Democratici.

Ma nell’era Trump, molti moderati scontenti si stanno però registrando come elettori “non affiliati”, lasciando un tetro gioco di numeri ai Repubblicani.

Gardner era già stato “indicato” come il senatore repubblicano “più vulnerabile” nelle elezioni del 2020, secondo quasi tutti i parametri. È uno dei due senatori del GOP che cercano la rielezione in uno stato vinto da Hillary Clinton nel 2016 (l’altra è Susan Collins, del Maine).

Il suo sostegno, anche tra i Repubblicani, è debole, con i sondaggi che mostrano come solo il 60% degli elettori del GOP del Colorado abbia un’opinione favorevole di lui, rispetto al 90% di Donald Trump.

Gardner e Trump si sono quindi abbracciati con tutto il cuore, anche se ognuno guarda alla propria rielezione. Osservando la composizione politica dello Stato, è facile vedere come Gardner sia intrappolato “tra l’incudine e il martello“: certamente non può vincere la rielezione alienandosi i sostenitori di Trump in Colorado, ma è anche vero che con solamente il loro sostegno, potrebbe non vincere ugualmente.

C’è poi una grande differenza nell’affluenza per le elezioni di midterm ed in quelle presidenziali. Nel 2016, quasi 1 milione di elettori in più hanno espresso il loro voto in Colorado rispetto alle midterm del 2014 e, come se non bastasse, gli elettori si sono spinti ancora di più verso Sinistra. Logico dunque aspettarsi un numero altrettanto elevato di elettori quest’anno rispetto al 2018, anno in cui i Democratici sono saliti al potere in tutto lo Stato ed hanno vinto in numerose competizioni elettorali che non li vedevano favoriti da generazioni.

A ciò si aggiungono i risultati delle elezioni del 2016, che hanno visto gli elettori scegliere il senatore ed il candidato alla presidenza provenienti dello stesso Partito. Questo potrebbe significare la fine del “voto disgiunto“, di cui Gardner avrebbe bisogno se, come c’è da aspettarsi, è improbabile che Donald Trump vinca in Colorado.

I politici Repubblicani in Colorado hanno suggerito a Gardner di portare avanti una campagna indipendente con l’ethos da “guerriero felice“, lo stesso tipo di campagna che lo aveva portato al Senato la prima volta.

I tentativi di Gardner di dimostrare un’azione bipartisan ci sono stati, specie nelle politiche ambientali. Ma la principale linea di attacco dei Democratici contro Gardner si è rivolta sul legame con Donald Trump e la lunga lista di casi in cui ha votato in linea con il Presidente, come per l’abrogazione dell’Affordable Care Act ed il Taglio delle Tasse del GOP e la conferma delle nomine alla Corte Suprema di Trump.

Ma la domanda, alla fine, è solo una: ci sono ancora abbastanza repubblicani rimasti in Colorado per rieleggere Cory Gardner?

Note:

  • Le informazioni qui contenute provengono da 270ToWin, cui rimandiamo (è sufficiente cliccare su “more info”) per un ulteriore approfondimento personale.

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