“The Road To 270”: Virginia

Leggi anche: Date il benvenuto a “The Road To 270”: Gli Stati che saranno il Campo di Battaglia nelle prossime elezioni presidenziali – Introduzione

The Road to 270 è una serie settimanale – curata dal sito di approfondimento politico elettorale americano 270ToWin – che porterà fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ogni puntata viene dedicata alla comprensione del panorama politico di uno Stato e al modo in cui ciò potrebbe influenzare la corsa verso la Casa Bianca del candidato presidente che ne vincerà i Grandi Elettori nel 2020.

La Virginia

Il Commonwealth della Virginia (more info), uno degli Stati più antichi d’America, ha espresso ben otto presidenti, più di qualsiasi altro Stato. La Virginia, sede di siti d’interesse storico come l’insediamento di Jamestown, Monticello di Thomas Jefferson e l’Appomattox Court House, dove il generale Robert E. Lee si arrese all’Unione, può dire di aver visto svolgersi la Storia americana all’interno dei suoi confini.

Nelle elezioni presidenziali, l’Old Dominion occupa una nicchia unica. Nel 1976, il Democratico Jimmy Carter vinse in tutti gli stati della Vecchia Confederazione, ad eccezione della Virginia. Ma nel 2016 è stata l’unico Stato del Sud ad aver votato per Hillary Clinton. Curiosità: è l’unico Stato in cui suo marito ha perso per due volte negli anni ’90. E la Virginia sembra pronta a rimanere Democratica anche nel 2020.

Il 21° Secolo è stato un periodo di grandi cambiamenti per la Virginia. Dall’altro lato del fiume Potomac rispetto a Washington D.C., questo Stato del Sud ha visto un aumento significativo della popolazione ed una notevole svolta verso i Democratici negli ultimi anni, due trend che si sono manifestati in maniera biunivoca. Sebbene si possa essere tentati di dire che il cambiamento nelle zone suburbane sia iniziato con Donald Trump, in realtà ci si stava muovendo in quella direzione già da un po’.

Elezioni presidenziali

Per gran parte della sua storia, la Virginia ha fatto parte del “Solid Sud“. Ha votato democratico dalla statualità fino agli anni ’50, con solo poche eccezioni. La vittoria di Dwight D. Eisenhower in Virginia, nel 1952, è stata l’elezione che l’ha riallineata nel campo dei Repubblicani. Lo Stato avrebbe votato il candidato Democratico solo una volta nei successivi 56 anni, fino a quando Barack Obama non ha vinto qui nel 2008.

Nelle elezioni del 2012, entrambe le campagne elettorali hanno preso di mira la Virginia: i sondaggi hanno mostrato una corsa molto serrata e Sabato’s Crystal Ball aveva addirittura previsto che Mitt Romney avrebbe potuto vincere in questo Stato nelle sue proiezioni finali. Alla fine, però, il Presidente Barack Obama ha vinto con un margine del 4%, dato che lasciava comunque sperare ai Repubblicani di poter riuscire a ribaltare lo Stato quattro anni dopo. Nel 2016, però, Hillary Clinton, favorita dalla nomina di Tim Kaine come suo candidato Vice Presidente (che era il Senatore in carica ed era stato anche Governatore) ha vinto in Virginia con 5 punti di margine. Da allora, lo Stato si è fortemente spostato verso i Democratici, prima con l’elezione del Governatore Ralph Northam nel 2017 e poi, nel 2019, con il completo ribaltamento della maggioranza Repubblicana sia alla Camera che al Senato dello Stato.

I sondaggi nel Commonwealth, in questo ciclo elettorale, sono stati scarsi, e non ha ricevuto particolari attenzioni dalla campagna di Trump. Donald Trump ha tenuto pochi comizi in Virginia dopo il 2016 ed ha evitato di tenere manifestazioni per le elezioni del 2017 e del 2018. L’ultimo comizio risale ad un mese fa, a Newport News.

Con lo spostamento del voto nello Stato sempre più verso Sinistra, sopratutto delle aree suburbane nel Nord, alla immediata periferia di Washington D.C., sembrava abbastanza improbabile che la campagna di Trump potesse puntare ad ottenere i 13 Grandi Elettori della Virginia per riconfermare il Presidente alla Casa Bianca.

Il Presidente Donald Trump parla a una manifestazione elettorale il 25 settembre a Newport, Virginia (Credit: Steve Helber / AP)

L’Opinione de L’Osservatore Repubblicano

La campagna elettorale del Presidente Donald Trump per la Virginia si basa essenzialmente sui tweet, mentre sulle televisioni, attraverso la trasmissione di spot elettorali, la campagna si è rivelata abbastanza tranquilla.

Persino nel periodo di ricovero in ospedale per il Coronavirus, Trump ha pensato spesso alla Virginia, uno Stato sempre più “Blu” dove la sua campagna non è stata tanto disposta a finanziare gli spot per televisione. I pensieri di Trump si sono spesso posati anche sul Governatore, Ralph Northam: entrambi hanno un pessimo rapporto reciproco, date le note posizioni anti secondo emendamento del politico Democratico e per il fatto che egli, nonostante indossi sempre la mascherina in pubblico (anche se durante il lockdown era stato “pizzicato” a non portarla) e sia stato uno dei primi Governatori ad imporre l’obbligo dell’uso all’aperto per i suoi cittadini, si sia preso ugualmente il Coronavirus. Trump cita spesso Northam su Twitter perché lo ritiene un bersaglio, apparentemente, “facile”, a causa delle polemiche che lo hanno investito per le sue posizioni a favore dell’aborto tardivo e per lo scandalo “blackface“.

La Virginia è una curiosa fissazione di Donald Trump, nonostante lo Stato – campo di battaglia nelle elezioni presidenziali del 2008, 2012 e 2016 – sia considerato “Sicuro” per i Democratici, quest’anno forse più che negli anni scorsi.

Mentre il Presidente si sofferma spesso a parlare del Commonwealth sul suo profilo Twitter, la sua campagna elettorale è stata poco presente in TV qui in Virginia, anche adesso che si è ormai in dirittura d’arrivo. Sebbene anche Sleepy Joe Biden abbia cominciato solo da poco a mandare in onda i propri spot elettorali, all’investimento di 1,5 milioni di dollari per acquistare spazi televisivi dei Democratici non è seguito alcun rilancio da parte della Campagna di Trump.

Il Presidente, che ha tenuto circa un mese fa a Newport News il suo ultimo comizio in Virginia, ha passato buona parte del tempo ad attaccare il Governatore durante questo evento, utilizzandolo principalmente, data la vicinanza al confine, più per rivolgersi agli elettri del nord-est rurale della Carolina del Nord.

Samantha Zager, la vice-segretaria stampa nazionale della campagna di Trump, ha detto che il Presidente è concentrato sulla Virginia e sul suo governatore perché “il governo del partito unico, con Ralph Northam al timone” esemplifica la “palude” che il Presidente ha invece promesso di prosciugare.

Sostenitori di Donald Trump in Virginia

La campagna elettorale di Trump, sebbene sia evidente che non punti tanto agli spot televisivi per cercare di vincere in Virginia, si è però concentrata molto nel c.d. “ground game“, ovvero la campagna “porta a porta”, parlando a tu per tu con gli elettori, e non per scontato lo Stato, come invece sembrerebbe, stante comunque un certo dissenso tra i Virginiani verso l’agenda radicale ed invadente dei Democratici.

Uno dei più importanti sostenitori in Virginia del Presidente pensa che i tweet siano un’indicazione che Trump creda che lo Stato possa essere vinto, mentre John Fredericks, conduttore radiofonico conservatore e presidente della delegazione alla Convention repubblicana per la Virginia, sostiene che ci sia una buona occasione per sorprendere tutti quanti il 3 novembre.

In base a quanto gli riportano i suoi sostenitori sul campo, si comprende dunque perché Donald Trump sembri ottimista, o quantomeno possibilista, sulla Virginia.

La campagna elettorale sta infatti prendendo di mira i c.d. “undervoters” nelle zone fortemente “rosse” dello Stato, ovvero coloro che quattro anni fa hanno effettivamente votato per i candidati del GOP in alcune competizioni elettorali ma che non hanno votato per eleggere il Presidente, ha fatto sapere Fredericks. Poiché la campagna è più focalizzata sulla mobilitazione dei Repubblicani che sulla persuasione degli indipendenti, Fredericks sostiene che i tweet, di base, siano uno strumento addirittura migliore degli annunci trasmessi in televisione.

Sebbene in Virginia si veda anche ad occhio nudo come il Blu sia diventato sempre più Blu, si tende a non notare come anche il Rosso sia diventato più Rosso, come sostiene anche l’ex Procuratore Generale della Virginia, Jerry Kilgore, un sostenitore dei Repubblicani e di Donald Trump, cresciuto nell’estremo angolo a sud-ovest dello Stato.

C’è sempre una possibilità in Virginia, perché la Virginia non è uno Stato completamente Democratico. E se guardate al modo in cui Trump si è insinuato in Michigan ed in Pennsylvania, l’ultima volta, l’eccessiva sicurezza è una debolezza.

In Virginia, se da un lato le città e le zone suburbane stanno andando ai Democratici, dall’altro le zone rurali si stanno spostando sempre di più verso i Repubblicani, come dimostra questa mappa di 270ToWin che mostra questo spostamento tra i 2001 e il 2005, valido ancora oggi.

La campagna di Trump ha sede proprio in Virginia, ad Arlington, e la Trump Organization possiede un golf club a Sterling ed un’azienda vitivinicola vicino a Charlottesville. Il rapporto di Donald Trump con lo Stato appena oltre il Potomac è molto interessante. Quattro anni fa, ad un cenno del capo di Jerry Falwell, l’ex-rettore della Liberty University di Lynchburg, gli elettori evangelici nello Stato hanno votato compatti per Trump, regalandogli una vittoria di misura su Marco Rubio nelle Primarie del GOP in Virginia nel Super Tuesday del 2016, vittoria che ha contribuito a consolidare la sua candidatura a leader del Partito Repubblicano.

Ma nelle elezioni presidenziali di quello Stesso anno la Virginia è stata comunque l’unico Stato del Sud a “storcere il naso” a Trump – una sconfitta che sembra ancora bruciargli. Alcune settimane dopo, aveva affermato su Twitter che ci fosse stata una “grave frode elettorale in Virginia”. Proprio al raduno di Newport News, il mese scorso, Trump ha detto di aver perso la Virginia quell’anno perché non aveva opposto contestazione e chiesto il riconteggio dei voti.

Ma dalle elezioni del 2016 le cose sono solo peggiorate. Nel 2017 i Democratici sono riusciti a ribaltare 15 seggi alla Camera dello Stato e a mantenere la carica di Governatore; a conquistare 3 seggi al Congresso e a mantenere il seggio al Senato degli Stati Uniti nel 2018; ed infine a conquistare il controllo della Camera e del Senato dello Stato nel 2019. E’ anche vero che, in questi ultimi anni, i Democratici hanno organizzato qui in Virginia una impressionante attività di “get out and vote” per convincere gli elettori ad uscire e ad andare a votare per loro: bisogna vedere se riusciranno anche quest’anno con Sleepy Joe Biden, un candidato che non entusiasma.

Le basi di partenza non sono dunque le migliori per costruire una vittoria di Donald Trump qui in Virginia, ma tutto può ancora succedere, e bisognerà vedere se Trump migliorerà almeno in parte il proprio risultato rispetto al 2016 oppure se il trend pro-Democratici si rafforzerà ancora di più quest’anno.

Ma, a livello probabilistico – tenuto conto del fatto che Trump non stia facendo campagna qui, se non attraverso il suo account Twitter, e che non si stanno investendo molte risorse, nulla al momento fa pensare che i 13 Grandi Elettori della Virginia non andranno a Sleepy Joe Biden la notte del 3 novembre.

Il confronto con le elezioni precedenti

Nel 2016, Hillary Clinton ha vinto in Virginia con il 50% dei voti, secondo i risultati di NBC News, mentre Donald Trump ha ricevuto il 45%. La Virginia, sebbene abbia una storia come terreno di battaglia nelle elezioni, ha votato per il candidato democratico negli ultimi tre cicli di elezioni presidenziali.

Il voto anticipato ed il voto per posta in Virginia

In Virginia, gli elettori hanno espresso il 57,5% del totale dei voti contati in tutto lo stato nelle elezioni del 2016 ed almeno 2.292.289 elettori hanno già votato, tra voto postale e voto anticipato, nelle elezioni del 2020 secondo le proiezioni di Target Smart.

Gli elettori registrati possono chiedere infatti di votare per corrispondenza (voto per “absentee“) o votare di persona in anticipo. Il 37% del voto già espresso si è svolto per posta, mentre la maggior parte del voto, il 63%, è avvenuto nella modalità anticipata di persona. In Virginia non è possibile registrarsi e votare nello stesso giorno. Il 31 ottobre scade il termine per votare in anticipo, mentre il 3 novembre quello per consegnare il voto via posta.

Sondaggi: Trump vs. Biden in Virginia

I sondaggi danno come “favorito” Sleepy Joe Biden in Virginia, secondo la media di RealClearPolitics.com

Note:

  • Le informazioni qui contenute nella prima parte provengono da 270ToWin, cui rimandiamo (è sufficiente cliccare su “more info”) per un ulteriore approfondimento personale.

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