I Biden e la questione Ucraina: un affare di famiglia?

Tratto dall’analisi di Luca Maragna su TermometroPolitico.it

I Biden e la questione Ucraina: un affare di famiglia? La ricostruzione di una vicenda complessa ed intricata, che farà molto discutere.

Il Vicepresidente Joe Biden, durante l’amministrazione di Barack Obama, si è occupato della questione Ucraina ed il suo mandato consisteva nel fare pressioni sul Governo ucraino affinché combattesse in modo più efficace la corruzione dilagante e contrastasse il potere degli oligarchi.

Durante il viaggio in Ucraina, nel marzo 2016, Biden ha minacciato di trattenere 1 miliardo di $ in garanzie sui prestiti americani (indispensabili, per l’Ucraina, per non rischiare di arrivare al default finanziario), se i leader ucraini non avessero licenziato il procuratore generale Viktor Shokin, che era stato accusato di non vedere la corruzione nel suo Ufficio e tra l’élite politica ucraina.

Le critiche al procuratore arrivavano anche da altre nazioni occidentali, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale.

Alla fine, la minaccia di un default finanziario, costrinse il Parlamento ucraino a defenestrare il procuratore generale Viktor Shokin, il 29 marzo 2016.

Gli interessi di Hunter Biden, il figlio dell’ex-Vicepresidente Joe Biden

Tra quelli che avevano un interesse nell’uscita di scena del procuratore generale c’erano Hunter Biden, il figlio minore del Vicepresidente, che all’epoca era nel consiglio di amministrazione di una compagnia energetica ucraina, la Burisma Holding, di proprietà di un oligarca ucraino filo-russo, il signor Mykola Zlochevsky, che era finito nel mirino del procuratore generale Viktor Shokin (poi rimosso).

Il signor Zlochevsky, proprietario di Burisma, aveva servito per quasi quattro anni nel governo dell’ex presidente ucraino, Viktor Yanukovich, che si era dimesso all’inizio del 2014 sull’onda delle proteste di piazza ed aveva riparato poi in Russia.

Nel 2014, Hunter Biden entra nel consiglio di amministrazione di Burisma

Hunter è un avvocato, laureatosi all’Università di Yale, che aveva già lavorato nei consigli di amministrazione di Amtrak ed in numerose organizzazioni non-profit e e think tanksma non aveva nessuna esperienza sull’Ucraina e nel settore energetico, come da lui stesso confermato in un’intervista alla ABC del 19 ottobre del 2019.

Hunter disse di essere stato scelto per i suoi precedenti incarichi, sia in Amtrak (una società che però si occupa di trasporto ferroviario), sia nel consiglio del programma di aiuti alimentari dell’ONU e infine per essere stato un avvocato per uno dei più grandi e prestigiosi studi legali nel mondo, Boies Schiller Flexner.

Nel 2014 era stato anche congedato dalla riserva della Marina militare statunitense, dopo essere risultato positivo ad un test sulla cocaina. 

Hunter Biden entrò dunque nel consiglio di amministrazione di Burisma Holding il 13 aprile 2014 e, oltre al figlio del Vicepresidente, entrò anche l’amico di famiglia dei Kerry, Devon Archer. Tutto ciò creò la percezione che la società fosse sostenuta da americani potenti e influenti, in un momento in cui l’Ucraina dipendeva fortemente dagli aiuti americani.

Nello stesso periodo in cui i due americani entravano nel board di Burisma, il 28 aprile del 2014 un’indagine sul riciclaggio di denaro da parte dell’anti-frode inglese aveva congelato i conti correnti bancari a Londra, per un importo di 23 milioni di dollari, riconducibili a Mykola Zlochevsky, il proprietario di Burisma.

Ma nel 2014 anche altri americani lavorano per Burisma… oltre a Devon Archer, amico di famiglia dei Kerry e già socio di Hunter Biden nella Rosemont Seneca Partners LLC, e che entrò nel Board della Burisma, vennero coinvolti anche altri americani.

David Leiter, ex-capo staff di John Kerry, venne assunto come lobbista per Burisma Holdings, per fare lobbismo al Congresso americano. La società gli pagò 90.000 dollari il 20 maggio 2014.

Burisma Holdings pagò inoltre, il 5 luglio 2014, anche 250.000 dollari allo studio legale Boies Schiller Flexner, dove aveva lavorato anche Hunter Biden, secondo i dati finanziari ottenuti dalle autorità ucraine.

L’Agenzia anti-frode inglese indaga per riciclaggio di denaro Zlochevsky, il proprietario di Burisma, e congela 23 milioni di dollari sui conti a lui riconducibili

L’autorità anti-frode del Regno Unito, il “British Serious Fraud Office”, un’agenzia governativa indipendente, nell’ambito di un’indagine sul riciclaggio di denaro, aveva bloccato 23 milioni di dollari su dei conti inglesi, e pertanto Zlochevksy, così come Burisma Holdings, il direttore legale della società e di altre società riconducibili a Zlochevsky, non potevano accedere a tali conti. 

Ma dopo che gli inquirenti ucraini (questo, prima che il procuratore generale Viktor Shokin entrasse in carica) si erano rifiutati di fornire i documenti necessari nelle indagini, a gennaio 2015 un Tribunale britannico aveva ordinato all’Ufficio anti-frode di sbloccare tali conti.

Il rifiuto da parte della procura generale ucraina di collaborare fu oggetto di un attacco pungente da parte dell’ambasciatore americano in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, che aveva citato il proprietario di Burisma per nome in un discorso a settembre 2015.

Nel caso dell’ex ministro dell’ecologia Mykola Zlochevsky, le autorità del Regno Unito avevano sequestrato 23 milioni di dollari che appartenevano al popolo ucraino. I funzionari dell’ufficio del procuratore generale, sono stati invitati dal Regno Unito a inviare documenti a sostegno del sequestro. Invece hanno inviato lettere agli avvocati di Zlochevsky, attestando che non c’era alcun caso contro di lui. Di conseguenza, il denaro è stato dissequestrato dal tribunale del Regno Unito, e poco dopo è stato trasferito a Cipro.

L’ambasciatore Pyatt ha continuato a chiedere un’indagine sulla “cattiva condotta” dei pubblici ministeri ucraini.

Quando infine Viktor Shokin divenne procuratore generale nel febbraio 2015, ereditò diverse indagini sulla società di Zlochevsky. Su quest’ultimo, anche per un sospetto di evasione fiscale e riciclaggio di denaro.

Il procuratore Shokin aveva inoltre avviato un’indagine sulle concessioni di licenze per il gas, redditizie, proprio alle società di proprietà di Zlochevsky, quando quest’ultimo era a capo del Ministero ucraino per l’ecologia e le risorse naturali. 

Zlochevsky e Burisma hanno sempre contestato con forza le accuse mosse contro di loro.

Tra i funzionari ucraini ed americani, correvano due tipi di interpretazioni sul comportamento del procuratore ucraino: la prima, che Shokin fosse intenzionato a proseguire seriamente un inchiesta contro Burisma oppure, che stesse semplicemente usando la minaccia di un procedimento giudiziario solo per sollecitare l’invio di qualche “bustarella” (questo è stato affermato dai difensori si Zlochevsky).

Quali che fossero le preoccupazioni sull’atteggiamento del procuratore Shokin, le inchieste giudiziarie contro Burisma Holdings hanno avuto un sostegno di alto livello da parte dell’Amministrazione di Barack Obama, e ben prima che Shokin entrasse in carica.

Infatti, nell’aprile del 2014, erano stati inviati alcuni alti funzionari ad un forum sul recupero patrimoniale ucraino, co-sponsorizzato dal governo degli Stati Uniti, a Londra, dove era stato messo in evidenza il caso di Zlochevsky.

Ed è proprio nell’aprile del 2014 che Hunter Biden e l’amico di famiglia dei Kerry, Devon Archer, entrano nel consiglio di amministrazione della Burisma, creando così la percezione che la società fosse appoggiata da americani potenti ed influenti, in un momento nel quale l’Ucraina dipendeva proprio dagli aiuti americani.

Il procuratore generale Shokin voleva inoltre interrogare Hunter Biden.

Shokin rivelò, successivamente alla sua rimozione, che come procuratore generale aveva elaborato dei “piani specifici” per le indagini, piani che includevano interrogatori e altre procedure di indagine criminale per tutti i membri del consiglio di amministrazione, incluso Hunter Biden. Ovviamente ciò non fu possibile.

Nel 2016, il procuratore generale ucraino Shokin decide il sequestro delle proprietà di Zlochevsky, ma viene successivamente fatto rimuovere a seguito delle pressioni dell’allora Vicepresidente Joe Biden.

Il 4 febbraio del 2016, il procuratore generale Shokin dispose il sequestro delle proprietà del fondatore di Burisma, Mykola Zlochevsky, come risultato di un blitz effettuato il 2 febbraio precedente presso la casa dell’oligarca.

Lo stesso giorno, Hunter Biden iniziò a seguire su Twitter l’allora Vice Segretario di Stato, Tony Blinken, un consigliere di lunga data del Vicepresidente Joe Biden. Bisogna tenere contro, dunque, che i due potrebbero benissimo aver tenuto almeno una conversazione riguardo l’attività del procuratore generale ucraino, Shokin.

Nei giorni 11, 18 e 19 febbraio, come riportato dai media, il Vicepresidente Biden tenne una serie di telefonate con il Presidente ucraino Petro Poroshenko, nelle quali hanno parlato anche della possibilità di far dimettere Shokin da procuratore generale per presunta corruzione.

Un’altra chiamata telefonica avvenne il 22 marzo del 2016, appena sette giorni prima della rimozione di Shokin, che è avvenuta il 29 marzo il 2016.

Inoltre, il socio d’affari di Hunter Biden, nonché suo collega nel consiglio di amministrazione di Burisma Holding, Devon Archer, si incontrò il 2 marzo del 2016 proprio con il Segretario di Stato americano, John Kerry.

Il nuovo procuratore generale chiude il caso. Zlochevsky torna in Ucraina

Il nuovo procuratore generale ucraino, Yuriy Lutsenko, ha preso servizio a maggio del 2016, dopo il licenziamento di Shokin del marzo precedente, ed inizialmente, cominciò ad indagare contro Burisma. Ma, distanza di dieci mesi dalla sua entrata in carica, Burisma annunciò che il procuratore Lutsenko ed i tribunali ucraini avevano “completamente chiuso” tutti i “procedimenti legali e ritirato le accuse penali pendenti” contro il Zlochevsky e le sue società, e che l’oligarca era stato rimosso, da una corte ucraina, dalla “lista dei ricercati”. Zlochevsky è potuto così ritornare nel suo paese.

Tre anni dopo, nel marzo del 2019, la riapertura delle indagini

Nuovi dettagli sul coinvolgimento di Hunter Biden e la decisione, a marzo del 2019, da parte del procuratore ucraino Yuriv Lutsenko, sotto la presidenza di Poroshenko, di riaprire un’indagine su Burisma, ha riportato la questione sotto i riflettori, proprio mentre Joe Biden stava iniziando la sua campagna presidenziale per il 2020.

La NABU – l’autorità nazionale anticorruzione ucraina – il 10 febbraio del 2019, ha redatto una relazione per sospetto riciclaggio di denaro a carico del fondatore di Burisma, Mykola Zlochevsky, chiedendo al procuratore speciale anti-corruzione dell’Ucraina di interrogarlo.

La procura generale dell’Ucraina, sotto l’autorità del procuratore generale aggiunto Kulyk, ha annunciato, il 28 marzo del 2019, di aver avviato una nuova indagine per riciclaggio di denaro contro il fondatore di Burisma, Zlochevsky.

Le nuove informazioni hanno evidenziato come Hunter Biden e i suoi “soci in affari” americani facessero parte, nel 2014, e come già citato in precedenza, di un ampio sforzo di Burisma per attirare esponenti Democraticiben collegati ai vertici” durante un periodo in cui la società stava affrontando delle indagini, sostenute non solo dai funzionari ucraini ma anche da funzionari dell’Amministrazione Obama. Il lavoro di Hunter Biden per Burisma aveva suscitato non poche preoccupazioni tra i funzionari del Dipartimento di Stato americano, soprattutto perché poteva complicare gli sforzi diplomatici del Vicepresidente suo padre in una fase particolarmente delicata.

Con la nuova presidenza Zelensky, al momento, tutto è sospeso. In merito al possibile conflitto d’interesse, il Vicepresidente Joe Biden aveva affermato di aver sempre agito per portare avanti una politica nell’interesse degli Stati Uniti, indipendentemente da qualsiasi attività il figlio avesse in Ucraina. Anzi, ha confermato di aver appreso del ruolo del figlio nella società Burisma solo “dai notiziari“.

In ogni caso, il coinvolgimento del figlio del Vicepresidente con la società di Zlochevsky ha minato il messaggio anticorruzione dell’Amministrazione Obama in Ucraina.

La traccia che unisce Hunter Biden e Devon Archer a Bursima attraverso l’impresa Rosemont Seneca Partners

Hunter Biden ha lasciato il consiglio di amministrazione di Burisma nell’aprile del 2019, ed è stato uno dei tanti americani, politicamente importanti s’intende, che hanno fatto “i soldi” in Ucraina nell’ultimo decennio. In diversi casi, come per quello di Paul Manafort, ex-direttore della campagna del Presidente Donald Trump, quelle attività sono state oggetto di indagini penali, che hanno messo in luce un lato “squallido” del redditizio settore delle consulenze degli occidentali in Ucraina.

Una delle critiche mosse all’ingresso di Hunter Biden nel Board di Burisma, era che il figlio del Vicepresidente in carica, Joe Biden, non avesse nessuna competenza ed esperienza nel settore energetico in generale, ed ucraino in particolare, e pertanto non si comprendeva il motivo del suo ingresso in un consiglio di amministrazione, anche se divenne chiaro che Burisma, come già evidenziato, volesse piuttosto attrarre al suo interno, cittadini americani di rilievo e ben collegati con i vertici politici. Hunter Biden era il figlio del Vicepresidente in carica, mentre Devon Archer era amico di famiglia dell’allora Segretario di Stato americano John Kerry.

Burisma assoldò poi, come lobbista, l’ex-capo dello staff di Kerry, David Leiter, per fare pressioni al Congresso.

Un piano che mirava quindi a creare uno “scudo“, formato da conoscenze politiche, per proteggersi dalle indagini allora in corso.

Dal punto di vista finanziario, in quei mesi, Hunter Biden sarebbe stato pagato fino a 50.000 dollari al mese da Burisma Holdings, tramite la società Rosemont Seneca Partners LLC.

La società Rosemont appartiene casualmente alle famiglie di Devon Archer e dei Kerry, e tra i “partners“, figurano Devon Archer, Kerry Jr., Heinz Jr. e… Hunter Biden.

I registri bancari statunitensi hanno evidenziato che la società americana di Hunter Biden e Devon Archer, la Rosemont Seneca Partners LLC, riceveva regolari trasferimenti di denaro in uno dei suoi conti correnti – di solito, più di 166.000 dollari al mese – proprio da Burisma Holding, dalla primavera del 2014 all’autunno del 2015.

  • Il 15 aprile del 2014, Burisma Holdings effettua due pagamenti sul conto presso Morgan Stanley della Rosemont Seneca Partners LLC di Devon Archer e di Hunter Biden, per un importo rispettivamente di 83.333,33 dollari e 29.424,82 dollari, secondo i dati finanziari ottenuti dalle autorità ucraine e dall’FBI.
  • Il 15 maggio del 2014, Burisma Holdings effettua altri due pagamenti, rispettivamente di 83.333,33 dollari ciascuno, per un totale di 166.666,66 dollari, sempre sul conto Morgan Stanley della Rosemont Seneca Partners LLC di Devon Archer e Hunter Biden, secondo i dati finanziari ottenuti dall’FBI.
  • Altri pagamenti, simili a quelli sopra citati, vengono effettuati ogni mese per più di un anno fino a novembre del 2015.

Nel giro di poco più di un anno, Burisma ha versato 3,4 milioni di dollari nelle casse della Rosemont Seneca LLC

La società Burisma ha versato quindi, complessivamente, circa 3,4 milioni di dollari alla Rosemont Seneca Partners LLC tra l’aprile del 2014 e il novembre del 2015.

Il conto collegato alla Rosemont Seneca pagava poi successivamente Hunter Biden con uno o più versamenti, compresi tra i 5.000 e i 25.000 dollari ciascuno, arrivando in alcuni mesi anche a 50.000 dollari.

In merito alla natura dei pagamenti, la società Burisma aveva dichiarato che pagava un emolumento ad Hunter Biden in qualità di “consigliere di amministrazione“, ma l’importo complessivo non venne mai rivelato e, comunque, i pagamenti effettuati alla società Rosemont Seneca, sopra citati, nulla hanno a che vedere con l’emolumento da consigliere facente parte del Board di Burisma.

Infatti i pubblici ministeri ucraini non sono mai riusciti a determinare il motivo reale dei pagamenti alla Rosemont Seneca Partners LLC.

L’ex-Vicepresidente Joe Biden dovrebbe rispondere, dunque, alle seguenti domande…

L’ex-Vicepresidente Joe Biden dovrebbe rispondere, dunque, alle seguenti domande

È stato appropriato, per suo figlio e la sua azienda, fare soldi in Ucraina mentre lei faceva da “punto di riferimento” per la politica americana in Ucraina? 

Quale lavoro venne effettivamente svolto, a fronte di questi corrispettivi, da Hunter Biden e Devon Archer presso Burisma Holdings

Era a conoscenza dell’indagine su Burisma Holdings

E quando è stato annunciato pubblicamente che suo figlio lavorava per Burisma Holdings, avrebbe dovuto rifiutarsi di sfruttare il suo ruolo per fare pressioni sul governo ucraino e sugli inquirenti che stavano indagando su Burisma Holdings?

In data 21 novembre del 2019, il Senatore Repubblicano Lindsey Graham, capo della Commissione Giustizia del Senato, ha presentato una richiesta ufficiale al Segretario di Stato Mike Pompeo per ottenere:

  • tutte le documentazioni e le trascrizioni delle chiamate telefoniche tra il Vicepresidente e il Presidente ucraino dell’11, 18 e 19 febbraio e del 22 marzo;
  • tutte le documentazione e le comunicazioni tra il Vicepresidente Joe Biden e il suo Ufficio e il Presidente Poroshenko dopo il blitz nella casa di Zlochevsky e fino alla rimozione del procuratore ucraino Shokin il 29 marzo del 2016;
  • tutte le documentazioni e le comunicazioni relative all’incontro tra Devon Archer e l’ex-Segretario di Stato John Kerry.

Questa versione dei fatti aderisce alle ricostruzioni fatte dai grandi giornalisti d’inchiesta, sia di destra che di sinistra, così come pubblicate nei giornali americani, sia di destra che di sinistra.

Fonti

https://thehill.com/opinion/white-house/436816-joe-bidens-2020-ukrainian-nightmare-a-closed-probe-is-revived

https://www.judiciary.senate.gov/imo/media/

https://www.wsj.com/articles/bidens-son-kerry-family-friend-join-ukrainian-gas-producers-board-1400031749

https://www.reuters.com/article/us-hunter-biden-ukraine/what-hunter-biden-did-on-the-board-of-ukrainian-energy-company-burisma-idUSKBN1WX1P7

https://abcnews.go.com/Politics/exclusive-hiding-plain-sight-hunter-biden-defends-foreign/story?id=66275416

https://johnsolomonreports.com/the-ukraine-scandal-timeline-democrats-and-their-media-allies-dont-want-america-to-see/

https://www.nytimes.com/2019/05/01/us/politics/biden-son-ukraine.html

https://www.nytimes.com/2015/12/09/world/europe/corruption-ukraine-joe-biden-son-hunter-biden-ties.html

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