Il tentativo di colpo di stato ai danni del Presidente Donald Trump ed il tentativo di insabbiamento

Il Senatore repubblicano Ron Johnson parla apertamente al The Wall Strett Journal del tentativo messo in atto dal “Deep State” per rovesciare il Presidente Donald Trump e dell’insabbiamento che ne seguirà qualora vincesse Joe Biden.

L’8 ottobre, sul Wall Street Journal, è stato pubblicato un articolo del Senatore repubblicano del Wisconsin, Ron Johnson, il Presidente della Commissione per la Sicurezza Interna e agli affari governativi, che analizza il ruolo avuto fin dall’inizio dal “Deep State” per cercare di rovesciare il Presidente Donald Trump ma che il tempo per smascherare i responsabili stia finendo, perché tutto verrà insabbiato… ovviamente se vincerà Joe Biden.

Il tempo potrebbe scadere per denunciare il tentativo messo in atto per rovesciare Donald Trump, iniziato ben prima della sua elezione.

Articolo di Ron Johnson pubblicato sul Wall Street Journal.

Gli Stati Uniti hanno attraversato una crisi costituzionale. È iniziata il giorno dell’elezione del Presidente Trump, quando i burocrati non eletti si sono mobilitati contro la sua presidenza. Questa è una crisi nel ramo esecutivo, perpetrata da funzionari subordinati che non ritengono di dover rispondere delle loro azioni al presidente. Hanno effettivamente stabilito un “quarto ramo del governo“: una burocrazia permanente e che non deve rendere conto a nessuno.

La prima manifestazione pubblica di insurrezione è iniziata fatta per mezzo delle trascrizioni trapelate della telefonata di Trump con l’allora presidente messicano Enrique Peña Nieto, il 27 gennaio del 2017, e l’allora il primo ministro australiano Malcolm Turnbull, il giorno successivo. Come riportato dal Senate Homeland Security Committee, l’Amministrazione Trump è stata afflitta da 62 fughe di notizie che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza nazionale nei suoi primi 125 giorni, rispetto alle nove fughe di notizie verificatesi con George W. Bush e le otto con Barack Obama.

Nel 2019 un “informatore” ha alzato la posta, facendo trapelare i dettagli della telefonata di Trump con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò ha alimentato l’Impeachment di Trump a dicembre.

Tra questi esempi di ammutinamento contro il Presidente, attori corrotti all’interno del Federal Bureau of Investigation (FBI) – e apparentemente, sulla base di recenti rivelazioni, altre parti della Intelligence Community – hanno usato i loro poteri per sabotare l’amministrazione.

Le loro azioni possono essere descritte solo come un tentativo di colpo di stato – come ha detto l’avvocato del whistleblower ucraino, Mark Zaid, in un tweet del 30 gennaio 2017:

Il colpo di stato è iniziato. Primo di molti passaggi. Ribellione. Impeachment seguirà alla fine.

Durante questa crisi costituzionale, molti giornalisti hanno incoraggiato i cospiratori abbandonando anche la pretesa di obiettività e sostenendo che Trump rappresentava una “grave minaccia” per il paese. Questi membri della stampa erano i destinatari delle fughe di notizie, che hanno creato e perpetuato la falsa narrativa secondo cui la campagna di Trump fosse collusa con la Russia. Nessun membro dei media ha rivelato le fonti di queste false informazioni. Sanno chi sono i leaker e i cospiratori; ma non ce li diranno.

Fortunatamente, ci sono persone che stanno lavorando per scoprire la verità. L’ex presidente della commissione per i servizi segreti della Camera, il repubblicano Devin Nunes, il procuratore generale William Barr, l’ex direttore ad interim dell’Intelligence nazionale, Richard Grenell, il suo successore, John Ratcliffe e il mio comitato, insieme ai comitati delle Finanze e della Giustizia del Senato, stanno lavorando per declassificare le informazioni importanti e renderle pubbliche. Sfortunatamente, scoprire la verità non è facile e il tempo potrebbe scadere. Se Joe Biden dovesse vincere la presidenza, la verità potrebbe essere nascosta per sempre.

Ecco cosa sappiamo finora: il 5 luglio del 2016, l’allora direttore dell’FBI, James Comey, ha abusato della sua autorità ed ha assolto pubblicamente Hillary Clinton nonostante, al contempo, l’abbia criticata per la sua condotta. Lo stesso giorno, a Londra, l’FBI ha incontrato Christopher Steele, autore dell’ormai smascherato dossier anti-Trump.

Le agenzie di intelligence statunitensi hanno ricevuto notizie secondo cui i russi credevano che Hillary Clinton avesse approvato un piano, il 26 luglio del 2016, per “provocare uno scandalo“, legando Trump all’hacking russo di un server di posta elettronica del Comitato Nazionale Democratico. L’allora direttore della CIA, John Brennan, ha successivamente informato il presidente Barack Obama di questo rapporto. Sempre il 26 luglio, un “governo straniero amichevole” ha fornito all’incaricato d’affari presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Londra l’informazione che George Papadopoulos avesse ammesso che “il team di Trump aveva ricevuto una sorta di suggerimento” che la Russia avrebbe potuto rilasciare informazioni dannose sulla la campagna di Clinton, secondo un rapporto di dicembre dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia.

A quel tempo, secondo i rapporti pubblici, Gina Haspel, ora direttrice della CIA, era il responsabile dell’ufficio locale dell’agenzia a Londra. Il 31 luglio del 2016, l’FBI ha aperto il “Crossfire Hurricane“, la sua indagine sulla campagna elettorale di. Trump, basata sulle informazioni di Papadopolous.

L’FBI ha ricevuto i rapporti iniziali del signor Steele il 5 luglio 2016. L’ufficio si è presto reso conto che il dossier Steele era una ricerca chiesta dall’opposizione, commissionata e pagata dal Comitato Nazionale Democratico e dalla campagna di Hillary Clinton. Nell’ottobre 2016, l’FBI era a conoscenza che una delle fonti del signor Steele lavorasse per i servizi di intelligence russi. Nel dicembre del 2016, l’FBI ha appreso che la fonte principale del signor Steele era qualcuno su cui aveva indagato nel 2009 per essere una presunta “risorsa” dell’intelligence russa.

Nel gennaio del 2017, l’FBI si era incontrata con questa fonte principale, incontro che ha descritto nei suoi rapporti come la classica conversazione che si sarebbe avuta “con gli amici davanti a delle birre”.

Più o meno nello stesso periodo, l’FBI ricevette informazioni dall’intelligence secondo cui il dossier Steele conteneva disinformazione russa. Tuttavia, nel marzo del 2018, l’FBI ha informato il Senate Select Committee on Intelligence del Senato americano, che le informazioni contenute nel dossier Steele fossero però affidabili.

Siamo giunti al momento della verità. Per anni, i nostri sforzi per ottenere documenti e testimonianze dalle agenzie di intelligence federali, comprese l’FBI e la CIA, sono stati ostacolati. Ora il Presidente Trump ha autorizzato i suoi subordinati a declassificare e fornire tutte le informazioni rilevanti per le nostre indagini. Rispetteranno la sua direttiva o l’insurrezione continuerà? Sentiremo ululare e gridare che il presidente sta politicizzando le agenzie e minacciando la sicurezza nazionale. Ma qual è la minaccia più grande per la nostra democrazia: la trasparenza oppure il continuo insabbiamento di un tentativo di colpo di stato contro un presidente legittimamente eletto?

Ron Johnson, repubblicano, è un Senatore statunitense del Wisconsin ed è il Presidente della Commissione per la Sicurezza interna e agli affari governativi.

WallStreetJournal.com

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