“The Road To 270”: New Mexico

Leggi anche: Date il benvenuto a “The Road To 270”: Gli Stati che saranno il Campo di Battaglia nelle prossime elezioni presidenziali – Introduzione

The Road to 270 è una serie settimanale – curata dal sito di approfondimento politico elettorale americano 270ToWin – che porterà fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ogni puntata viene dedicata alla comprensione del panorama politico di uno Stato e al modo in cui ciò potrebbe influenzare la corsa verso la Casa Bianca del candidato presidente che ne vincerà i Grandi Elettori nel 2020.

Il New Mexico

Il New Mexico (more info), che in Italia è diventato famoso per fare da sfondo serie tivù cult “Breaking Bad” interpretata da Bryan Cranston e Aaron Paul, negli Stati Uniti è soprannominato “The Land of Enchantment” (la terra dell’incantesimo) ed è uno degli Stati demograficamente più unici della nazione. Con il 49% di ispanici, il 37% di bianchi e l’11% di nativi americani, non c’è davvero nessun altro posto in tutto il paese come il New Mexico.

La Contea di Valencia

La Contea di Valencia, situata nel New Mexico centrale, poco a sud di Albuquerque, è una delle contee predittivamente più affidabili dell’intera nazione. Con una serie ininterrotta, che risale al 1952, la Contea di Valencia ha sempre indovinato il vincitore delle elezioni presidenziali. Questa è attualmente la serie più lunga nel paese. Abitata per il 61% da ispanici, Valencia non è il tipo di luogo in cui ci si aspetterebbe di trovare un “campanello d’allarme”. A livello statale, il track record di Valencia è il più variegato.

La Contea di Valencia ha visto un voto disgiunto nelle elezioni interne allo Stato nel 2018, optando per i candidati dei Repubblicani in tre competizioni di livello statale (Governatore, Treasurer e Land Commissioner) nonostante i Democratici abbiano vinto tutti quegli uffici elettivi. C’è un gran numero di elettori “indecisi” in questa contea, con un margine di vittoria per i Democratici che va fino al 21% ed uno di vittoria per i Repubblicani di quasi 10 punti. Questa mappa mostra quanto possa essere oscillante il voto nella contea, con un margine del voto per i Repubblicani che va dal 37% fino al 52%.

Le Elezioni al Congresso

La Rappresentate Democratica Deb Haaland (D) del New Mexico, prima nativa americana a rappresentare questo Stato al Congresso ed una dei soli quattro nativi americani eletti.

La piccola delegazione della Camera del New Mexico, composta da 3 rappresentanti, ha subito parecchi cambiamenti negli ultimi anni. I suoi tre seggi della Camera degli Stati Uniti sono stati tutti competitivi per almeno una volta negli ultimi dieci anni. In un caso estremo, nel 2008, tutti i suoi distretti congressuali hanno visto delle elezioni competitive. Con il ritiro del defunto Senatore Pete Domenici (R), un Repubblicano che aveva dominato la politica statale fin dagli anni ’70, i rappresentanti del GOP Heather Wilson (R) e Steve Pearce (R) hanno rinunciato entrambi ai loro seggi per candidarsi al Senato. Pearce ha vinto di poco le primarie di quell’anno, ma è stato sconfitto nell’elezione generale dall’attuale Senatore del New Mexico Tom Udall (D).

Un po’ più di recente, nel 2012, quando l’allora rappresentante Martin Heinrich (D), del 1° Distretto, che copre la Città di Albuquerque, si è ritirato per candidarsi al Senato degli Stati Uniti, venne sostituito dall’ex Segretario alla Salute Michelle Lujan Grisham, che a sua volta si è candidata a Governatrice nel 2018. Una volta dominato dai Repubblicani, il 1° Distretto è pian piano uscito dalla lista dei collegi elettorali “competitivi” nel corso degli anni, poiché il GOP nell’America più urbanizzata raccoglie ormai magri risultati. Quando la Grisham si ritirò per candidarsi a Governatrice, le successe l’ex-Presidente del Partito Democratico del New Mexico, Deb Haaland (D). La Haaland è la prima nativa americana a rappresentare il New Mexico al Congresso ed una dei soli quattro nativi americani eletti nell’assemblea in generale.

Confrontando i risultati ottenuti nel 1° Distretto rispettivamente da Deb Haaland e Michelle Lujan Grisham, nello stesso anno, alcune cose risaltano subito all’occhio. La Haaland è stata generalmente più forte nelle aree comprendenti o confinanti con le riserve indiane. Poiché entrambe le candidate provenivano dalla Città di Albuquerque, non c’è stata una chiara sovra-performance di una delle due candidate in città. La Grisham sembra però fare leggermente meglio nella parte orientale di Albuquerque, tradizionalmente più Repubblicana.

A comprendere la metà meridionale dello Stato è il “tentacolare” 2° Distretto del Congresso (è il quinto distretto elettorale più grande del paese). Sebbene sia stato a lungo il distretto più tradizionalmente Repubblicano dello Stato, ha mostrato occasionalmente dell’amicizia nei confronti dei candidati Democratici. A rappresentarlo dal 2019 è la Democratica Xochitl Torres Small (D). Avvocatessa ispanica per i diritti di acquedotto di Las Cruces, la Torres Small ha tenuto un tono moderato nella sua campagna elettorale nelle elezioni di midterm del 2018 ed è stata sostenuta anche dalla “Blue Dog Coalition” (che sono i “Democratici di Destra” per esemplificare n.d.r.). La sua avversaria era la rappresentante repubblicana statale Yvette Herrell (R), della contea prevalentemente rurale di Otero, imprenditrice e agente immobiliare. A differenza dell’immagine pacata e moderata offerta dalla Torres Small, la Herrell è una conservatrice più risoluta ed è di nuovo la candidata del GOP per il seggio quest’anno, dopo aver vinto un’accesa elezione primaria a tre. La Torres Small dispone di un’eccellente raccolta fondi e si adatta bene alla composizione del distretto, sebbene sia una Democratica: ma è molto probabile che Donald Trump vinca nuovamente nel distretto quest’anno. Siccome il voto per il Presidente, generalmente, trascina molti più elettori di quelli che vanno a votare alle elezioni di midterm, il distretto rimane competitivo ed i sondaggi mantengono il rating di “Toss-up“. In ogni caso, indipendentemente dall’esito delle elezioni, il prossimo anno i tre rappresentanti del New Mexico alla Camera saranno tutte e tre delle donne.

Il Repubblicano Steve Pearce (R) ha servito per due periodi non consecutivi in ​​rappresentanza del 2° Distretto, dal 2003 al 2009 e poi di nuovo dal 2011 al 2019. Membro fondatore dell’House Freedom Caucus del Partito Repubblicano, Pearce è stato uno dei membri più conservatori del Congresso durante il suo mandato, ed è sempre stato molto popolare in questo distretto. Le due volte che questo distretto ha cambiato colore negli ultimi anni, è stato proprio quando Pearce ha cercato di farsi eleggere ad un’altro incarico. Come accennato in precedenza, quando nel 2008 si è candidato al Senato, il distretto è stato vinto dai Democratici, salvo poi essere riconquistato dallo stesso Pearce nel 2010. Dieci anni dopo, nel 2018, ha cercato senza successo di essere eletto Governatore aperto contro Grisham. L’istinto in politica di Pearce si è dimostrato alquanto modesto, poiché tutte le volte in cui si è candidato per un ufficio di livello statale sono stati gli anni in cui c’è stata un’Onda Blu dei Democratici – si era candidato al Senato anche nel 2000, ma aveva perso alle primarie.

Steve Pearce

A rappresentare il 3° distretto, nella metà settentrionale dello Stato, c’è il rappresentante Ben Ray Luján (D). Questo distretto, fortemente ispanico, ospita Santa Fe, Los Alamos e la maggior parte della popolazione nativa americana dello Stato. Un tempo fedelmente Repubblicana, la Contea di Los Alamos ha visto una forte svolta a Sinistra negli ultimi anni. Sebbene Luján sia salito nei ranghi della leadership democratica alla Camera, ha scelto di candidarsi al Senato quest’anno, poiché il Senatore attualmente in carica, Tom Udall (D), ha annunciato che si sarebbe ritirato. La media dei sondaggi valuta il 3° Distretto come sicuro per i Democratici.

Sebbene i Repubblicani stiano facendo molto “rumore” nella competizione in New Mexico, sia in quella presidenziale che in quella per il Senato, mancano di un candidato all’altezza per la corsa al Senato di quest’anno. Il candidato Repubblicano è l’ex meteorologo televisivo Mark Ronchetti (R). Se si candidasse alla Camera, Ronchetti sarebbe certamente considerato un discreto raccoglitore di fondi, ma per un elezione al Senato i suoi numeri non sono assolutamente sufficienti. I Democratici non sembrano preoccupati per la candidatura di Luján, poiché rappresentare un terzo dello Stato al Congresso ha i suoi vantaggi. La media dei sondaggi valuta la corsa al Senato come sicura per i Democratici.

Dato il difficile contesto nazionale e l’enorme numero di Senatori Repubblicani sulla difensiva, sembra abbastanza improbabile che Ronchetti riceva un aiuto esterno sostanziale. Con il Partito Repubblicano incentrato sulla difesa dei seggi al Senato del Montana, North Carolina, Iowa e in altri Stati, non sembra che il New Mexico riceverà molta attenzione. Forse, se il tasso di approvazione del Presidente fosse più alto in questo Stato, le cose potrebbero essere diverse, ma la situazione attuale poco suggerisce che questa sarà una gara competitiva.

L’altro Senatore del New Mexico è Martin Heinrich (D). Eletto per la prima volta alla Camera nel 2008, quando la rappresentante Heather Wilson (R) ha cercato, senza successo, la nomina del GOP per il Senato degli Stati Uniti, Heinrich ha mantenuto un basso profilo al Congresso. Dopo due mandati alla Camera, Heinrich ha visto un’opportunità di promozione quando il Senatore democratico di lungo corso Jeff Bingaman (D) ha annunciato il suo ritiro nel 2011, e l’ha colta.

La Politica a Livello Statale

L’attuale governatrice del New Mexico, la Democratica Michelle Lujan Grisham

Negli ultimi anni il New Mexico ha eletto una serie di importanti Governatori, due dei quali si sono candidati alla presidenza. Nel 1994, l’uomo d’affari Gary Johnson (all’epoca candidato dei Repubblicani) ha sconfitto il Governatore Democratico in carica Bruce King (D), che cercava la rielezione per un quarto mandato. Johnson, un conservatore-libertario, si è candidato alla presidenza nel 2008 come Repubblicano. Nel 2010, però, Johnson si sentiva ormai sempre più fuori luogo in un Partito che secondo lui aveva abbandonato la sua fede nel conservatorismo fiscale, quindi è passato al Partito Libertario. Solo alcuni anni più tardi, Johnson è stato il candidato libertario alla presidenza nel 2012 e nel 2016, e proprio in New Mexico ha raccolto i suoi miglior risultati in entrambe le elezioni. Nel 2016, quando i candidati terzi sono avanzati su tutta la linea, Johnson ha preso bel il 9% dei voti qui. Johnson è stato poi anche il candidato del Libertarian Party per il seggio al Senato degli Stati Uniti del New Mexico in palio nel 2018, elezione nella quale ha ricevuto il 15% dei voti in tutto lo Stato.

Il successore di Johnson come Governatore è stato il Segretario all’Energia dell’era Clinton, Bill Richardson (D). Ex-membro del Congresso, Richardson ha governato come una sorta di “democratico-libertario“, ed ha firmato leggi che hanno legalizzato la Cannabis a scopo medico e che hanno proibito la pena di morte nello Stato. Nel 2008, Richardson ha lanciato la sua campagna elettorale, ampiamente ignorata, per la presidenza. In un campo affollato con tanti candidati molto più famosi di lui, non era riuscito a distinguersi dalla massa.

Gary Johnson

Sebbene il New Mexico abbia eletto anche recentemente dei candidati Repubblicani, il 2018 sembra esserci stato un riallineamento nell’esito delle elezioni nello Stato. I Democratici hanno ribaltato tre uffici elettivi in tutto lo Stato: il Governatore, l’Auditor (sarebbe il Revisore dei Conti) e il Commissioner of Public Lands. La Governatrice Susana Martinez (R) era diventata sempre più impopolare fino al giorno delle elezioni nel 2018 e l’attuale Governatrice Grisham ha vinto la carica con un solido margine di 14 punti sul suo avversario, il già citato Steve Pearce (R). Nella corsa per l’Auditor, l’ex Presidente del Partito Democratico dello Stato Brian Colón (D) ha sconfitto il Repubblicano Wayne Johnson (R). Johnson era stato nominato dal governatore Martinez, quando il suo predecessore Tim Keller (D) si era dimesso per diventare Sindaco di Albuquerque.

Il New Mexico ha anche un Partito Libertario insolitamente forte. Nel gennaio 2018, il Commissioner of Public Lands, Aubrey Dunn, ha annunciato che avrebbe lasciato il Partito Repubblicano e si sarebbe unito ai libertari. Allevatore, Dunn aveva già la sua reputazione di “repubblicano-libertario“, quindi il suo cambiamento non è stato del tutto sorprendente. Il suo passaggio ha portato in dote al Partito Libertario il suo unico ufficio statale in tutta la nazione. A quel tempo, Dunn aveva già annunciato di essere in corsa per il seggio aperto della Camera degli Stati Uniti nel 2° Distretto del New Mexico, ma si pensava che stesse guardando anche ad una corsa contro il Senatore Martin Heinrich (D). Dunn ha optato infine per la corsa al Senato, ma l’ha abbandonata quando è diventato chiaro che anche Gary Johnson fosse interessato a correre. L’elezione del Commissioner of Public Lands è stata invece la corsa più contesa per i Democratici nel 2018. La rappresentante statale Stephanie Garcia Richard (D) ha sconfitto il Public Regulations Commissioner Patrick Lyons (R) con un margine di 8 punti ed è diventata la prima donna a ricoprire tale carica.

L’ex-Governatrice Repubblicana del New Mexico Susana Martinez

I Democratici hanno fatto progressi anche all’interno del Parlamento negli ultimi anni ed hanno cementato il controllo della Corte Suprema dello Stato, che darà loro il controllo completo sulla riorganizzazione dei distretti elettorali dopo il prossimo censimento. Nelle primarie di quest’anno, un certo numero di democratici-conservatori al Senato dello Stato sono stati estromessi dai loro sfidanti progressisti. L’elenco degli incumbent sconfitti include anche il Presidente del Senato del New Mexico. A differenza di molti Stati, il New Mexico ha un Parlamento rigorosamente bastato sul “mandato volontario“, il che significa che i loro parlamentari non ricevono uno stipendio e si incontrano solo per brevi periodi nel corso dell’anno.

L’Elezione Presidenziale del 2020

Il Presidente Donald Trump durante la sua manifestazione al Santa Ana Star Center di Rio Rancho, nel New Mexico, nel settembre del 2019 (Credit: Cengiz Yar/Getty Images)

Per tutto il XX Secolo, il New Mexico ha generalmente votato per i candidati alla presidenza dei Repubblicani, ma i cambiamenti demografici lo hanno spostato nell’angolo degli Stati “favorevoli” ai Democratici quando è arrivato Bill Clinton. Nelle famose elezioni presidenziali del 2000, il New Mexico era stato uno degli Stati più contesi dell’intera nazione. Nonostante tutta l’attenzione che la Florida ha ricevuto, il New Mexico in realtà era stato vinto con un margine ancor più ristretto. Al Gore aveva vinto qui per soli 366 voti. Ma con il suo messaggio di “conservatorismo compassionevole“, George W. Bush lo ha ribaltato, anche se con un margine molto ristretto, nel 2004, ma da allora i Repubblicani non toccano più palla qui.

La campagna elettorale di Donald Trump ha insistito sul fatto che si possa competere anche nel New Mexico, ma è difficile prendere sul serio una simile affermazione data la sua impopolarità a livello nazionale. I sondaggi mostrano Joe Biden un po’ più debole tra gli ispanici rispetto a Hillary Clinton nel 2016, ma è abbastanza improbabile che il New Mexico sia in gioco in queste elezioni.

L’Opinione de L’Osservatore Repubblicano

Il Presidente Donald Trump durante la sua manifestazione al Santa Ana Star Center di Rio Rancho, nel New Mexico, nel settembre del 2019 (Credit: Cengiz Yar/Getty Images)

I sondaggi mostrano Sleepy Joe Biden in vantaggio qui nel New Mexico. Lo Stato fa parte di quella lista che, nella nostra introduzione, avevamo indicato come “competitivo” perché il margine di differenza tra i candidati presidenziali era minore o intorno al 10%. Hillary Clinton vinse il New Mexico nel 2016 con l’8,21%. Nella lista degli Stati invece sicuri per i Democratici e Sleepy Joe Biden avevamo invece detto che non era possibile includere il New Mexico perché, anche se è fuor di dubbio che fa parte di quegli Stati che si sta avviando sul sentiero che li condurrà al gruppo degli Stati propriamente “Blu”, questo processo ancora non è maturato abbastanza.

Nel 2019, quando il Presidente Donald Trump aveva tenuto uno dei suoi impressionanti rally in New Mexico, aveva instillato fiducia sulle sue possibilità di vincere in questo “Purple State“. “Pensiamo davvero che trasformeremo questo Stato e lo trasformeremo in uno stato Repubblicano“, aveva detto Trump sul palco del Santa Ana Star Center di Rio Rancho nel settembre del 2019.

Ma, molte delle migliaia di residenti del New Mexico, che erano venuti a sentirlo e che dicono di amare il loro Presidente, non condividono la sua fiducia. Trump ha perso il New Mexico contro Hillary Clinton con 8 punti di svantaggio, e da quando è entrato in carica, la sua approvazione giornaliera non ha mai superato il 53%, secondo il monitoraggio condotto da Rasmussen Reports, troppo poco per poter sperare in un ribaltone. Il New Mexico non sceglie inoltre un Presidente Repubblicano dal 2004, ed anche allora George W. Bush aveva battuto John Kerry per meno di 6.000 voti.

Alcuni sostenitori del Presidente pensano comunque che il margine sarà più ristretto quest’anno perché, dicono, molte persone hanno visto quello che ha fatto, mentre per altri “è uno Stato troppo liberal” per Donald Trump.

Il problema sembrano essere gli elettori ispanici. Alcuni Repubblicani nello Stato suggeriscono addirittura di cambiare completamente la politica sull’immigrazione per vincere in questo Stato, dato che la maggior parte della popolazione è composta da ispanici, che hanno molti legami con il Messico e che vogliono che i loro famigliari al di là della frontiera possano venire a trovarli. Molte persone sono inoltre contrarie al muro e molta della leadership ispanica in questo Stato si oppone a Trump. Ma tra gli ispanici c’è chi anche sostiene fermamente il Presidente, poiché, dicono, ci sono molte persone che fanno la fila e che cercano di entrare qui legalmente, e ci sono persone che, invece, tentano di saltare quella fila.

Sulla base dei dati della campagna elettorale, i consulenti politici di Trump ritengono che l’enfasi sull’economia, la sicurezza delle frontiere ed il commercio convincerà alcuni dei residenti ispanici dello Stato a votare per lui.

Dalla sua, Donald Trump può rivendicare per il New Mexico la recente approvazione del Savanna’s Act, una legge che aiuterà ad affrontare la crisi delle donne indigene scomparse o uccise (che, secondo l’ultimo rapporto dell’Urban Indian Health Institute, proprio in New Mexico si registra il numero più alto di questi casi) e sostenuta dai rappresentanti di entrambi i partiti politici (bipartisan), inclusa la già citata deputata del New Mexico Deb Haaland. La legge porta il nome di Savanna Lafontaine-Greywind, una donna incinta di 22 anni che è stata assassinata nel Nord Dakota nel 2017.

Inoltre, il Presidente, alcuni giorni prima del dibattito presidenziale, aveva twittato l’intenzione di recarsi di persona nel New Mexico. Nel tweet aveva citato il commento del collaboratore di Fox News, Tammy Bruce, che ha osservato come i voti per i Repubblicani alle primarie di quest’anno “sono aumentati del 44%” nello Stato rispetto che al 2016.

Gli ultimi dati divulgati del Segretario di Stato, mostrano che 162.711 schede per il voto per corrispondenza sono state richieste dai Democratici nel New Mexico. I Repubblicani restano indietro, con 50.372 richieste di voto.

La candidata al Congresso per i Repubblicani, Michelle Garcia Holmes, che corre nel 1° Distretto, così come altri candidati del GOP, hanno tenuto un tour di 3 giorni all’inizio di questo mese, facendo campagna in tutto lo Stato in un autobus rosa con la livrea del movimento “Womens for Trump“.

La campagna elettorale di Donald Trump ha un capitale senza precedenti da spendere anche negli Stati non in lizza come il New Mexico (Credit: Patrick Semansky/AP File Photos)

Lo staff della campagna di Trump sta martellando di messaggi promozionali il New Mexico, più di “Hiden” Biden, cercando di convincere i suoi sostenitori che lo Stato possa essere effettivamente “ribaltato”. Brad Parscale, il responsabile della campagna elettorale del 2020 di Trump, sostiene che i sondaggi abbiano “predetto” che non avrebbero mai potuto vincere in molti Stati, ma che lo avevano fatto lo stesso, e di non lasciarsi influenzare da chi dice che non si possa vincere in New Mexico.

Ma è pensabile?

Almeno stando sulla carta, non è così impensabile. Se guardiamo al voto nel New Mexico dal 2008 fino al 2016, sebbene si dica che il New Mexico sia ormai uno Stato “saldamente” in mano ai Democratici, emerge invece la sua natura di “Purple States“.

I Democratici hanno visto una vera e propria “emorragia di voti” nelle ultime tre elezioni presidenziali consecutive. E nessuno è sembrato accorgersene. Nel 2008, Barack Obama vinse con il 57% e 472.422 voti. Nel 2012 lo rivinse, ma con il 53% e 415.335. Nel 2016, Hillary Clinton vinse con il 48% e 385.234 voti. In 12 anni, dunque, venti punti percentuali in meno e più di 114.000 voti andati perduti. Non in effetti un trend che possa essere considerato “favorevole” per essere un Blue State, in nessun caso. Dall’altro lato della barricata, anche i Repubblicani registrano qualche perdita di consensi, ma decisamente molto più contenuta, nello stesso periodo di tempo.

Domanda, che fine hanno fatto questi voti? Risposta semplice, nei partiti “terzi”. Il Partito Libertario è forte nel New Mexico, e nel 2016 prese il 9%, miglior risultato intuito il paese e raccogliendo quasi tutto il voto per i partiti diversi dai due tradizionali. Se ricordate l’analisi sul 2° Distretto congressuale del Nebraska, qui è l’opposto, cioè, il Partito Libertario qui ruba i voti più ai Democratici invece che ai Repubblicani, un trend che generalmente, a livello nazionale, sembra penalizzare di più i primi che i secondi. Nel 2018 ha aumentato i propri margini, raccogliendo il 15% nella corsa al Senato. Quest’anno, Jo Jorgensen non sembra avere la stessa popolarità di Gary Johnson, ma se riuscisse a conservare o ad attrarne nuovi consensi, potrebbe essere un problema per Sleepy Joe Biden.

Joe Biden che, dal canto suo, non va tanto bene tra i latinos rispetto ad Hillary Clinton. In conclusione, un’altra emorragia di voti per i Democratici, paragonabile a quella delle scorse presidenziali (per effetto del voto verso il Partito Libertario) unita al fatto che la campagna elettorale di Trump sta facendo campagna, mentre quella di Biden praticamente no, potrebbero avvicinare ancora di più i margini tra i due candidati quest’anno, in misura tale che, se non certamente per ribaltarlo, almeno per regalarci un bel “testa a testa”.

“Tutto sta ne lancio di una monetina” insomma. Se Sleepy Joe Biden, com è stato predetto – e come effettivamente nel calcolo delle probabilità si ottiene – ha più possibilità di vincere, la sua vittoria sarebbe comunque un fatto “naturale“: non avrebbe fatto né più né meno quello che hanno fatto anche altri candidati democratici prima di lui. Una vittoria di Donald Trump sarebbe invece un fatto (estremamente) “eclatante“. Ma, nonostante tutto, almeno solo ottenere un “testa a testa sarebbe già un buon risultato per Donald Trump, dopo 16 anni in cui il New Mexico vota per i candidati Democratici.

Sondaggi: Trump vs. Biden in New Mexico

sondaggi danno come “favorito” Sleepy Joe Biden in New Mexico con una media del 14,5%.

Per consultare i sondaggi sul New Mexico rimandiamo alla media di RealClearPolitics.com, raccomandando di non tenere però conto dei sondaggi tra gli elettori registrati (RV) – poiché riteniamo più affidabili quelli tra i Likely Voters (LV), che sono gli elettori che andranno sicuramente a votare – e degli istituti di sondaggio più scadenti (come quello di FOX News).

  • Le informazioni qui contenute provengono da 270ToWin, cui rimandiamo (è sufficiente cliccare su “more info”) per un ulteriore approfondimento personale.

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Virginia

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