Trump sta vincendo la battaglia per le registrazioni degli elettori negli Stati chiave

Potrebbe non sembrare sufficiente per recuperare il grande vantaggio che i sondaggi assegnano all’ex Vice Presidente Sleepy Joe Biden, ma potrebbe essere un segnale per il Presidente che la gara sia in realtà molto più serrata di quello che viene raccontato dai media.

Nelle ultime settimane, Sleepy Joe Biden è rimasto saldamente in testa ai sondaggi, con una media, abbastanza consistente nei sondaggi nazionali, di 8 punti sul Presidente Donald Trump ed ha mantenuto anche il vantaggio nei singoli Stati, in un numero più che sufficiente per vincere il Collegio Elettorale, tra cui Arizona, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin – tutti Stati che Trump ha vinto nel 2016.

Ma ci sono dei segnali che la “campagna terrestre” di Trump stia cominciando a dare i suoi frutti, specialmente quando si tratta delle registrazioni dei nuovi elettori negli “Stati chiave“, un vantaggio che potrebbe diventare importante se la corsa fosse in realtà più stretta oppure se si andasse a restringere prima del 3 novembre.

La campagna elettorale di Trump vanta di bussare a più di un milione di porte alla settimana (affermazione impossibile da verificare in maniera indipendente). In netto contrasto, la campagna di Biden aveva invece abbandonato la propaganda “sul terreno” in favore di quella “virtuale“, adducendo come motivazione le preoccupazioni concernenti la diffusione del contagio di COVID-19 – nonostante le ricerche accademiche abbiano sempre e regolarmente concluso che la propaganda “porta a porta” sia “il metodo più efficace ed efficiente per la mobilitazione degli elettori”. Solo ora la campagna di Biden ha deciso di riavviare i suoi contatti elettorali di persona, specialmente in quegli Stati che sono il c.d. “campo di battaglia“.

Leggi anche: Date il benvenuto a “The Road To 270”: Gli Stati che saranno il Campo di Battaglia nelle prossime elezioni presidenziali – Introduzione

Con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali, i nuovi dati degli ultimi mesi mostrano che i Repubblicani hanno letteralmente sommerso i Democratici, aggiungendo nuovi elettori alle liste, un notevole miglioramento per il GOP rispetto al 2016, anche se le nuove registrazioni sono ancora complessivamente di meno rispetto a quelle delle scorse presidenziali. È un segnale che, nella pandemia, i Democratici stiano lottando per tentare di riagganciarsi alle loro tradizionali occasioni per aumentare i propri margini, come il ritorno degli studenti nei campus universitari.

Dei sei Stati che Trump ha vinto con meno di 5 punti nel 2016, quattroArizona, Florida, North Carolina e Pennsylvania – consentono agli elettori di registrarsi come elettori del proprio partito. Ed in tutti e quattro questi Stati, le tendenze nelle registrazioni degli elettori sono però più solide per il GOP rispetto a quattro anni fa.

In Florida, i Repubblicani hanno aggiunto 195.652 elettori registrati netti tra le primarie presidenziali di marzo e la fine di agosto, mentre i Democratici ne hanno aggiunti 98.362, mentre gli elettori “indipendenti” sono aumentati di 69.848. Durante lo stesso periodo nel 2016, i Repubblicani avevano aggiunto 182.983 iscritti netti, i Democratici 163.571 e gli “indipendenti” 71.982. Nel 2016, Trump ha prevalso in Florida per 112.911 voti.

Anche nella Contea di Miami-Dade, una roccaforte Democratico”, dove Hillary Clinton ha battuto Trump di 29 punti nel 2016, i Repubblicani hanno aggiunto 22.986 registrazioni di elettori in più tra marzo e la fine di agosto, rispetto alle 11.142 dei Democratici.

In Pennsylvania, i Repubblicani hanno aggiunto 135.619 elettori netti tra le primarie di giugno e l’ultima settimana di settembre, mentre i Democratici ne hanno aggiunti 57.985, mentre gli elettori “indipendenti” sono aumentati di 49.995. Tra le primarie dell’aprile del 2016 e le elezioni generali del novembre 2016, i Repubblicani avevano aggiunto 175.016 iscritti, i Democratici 155.269 e gli “indipendenti” 118.989. Quell’autunno, Trump ha vinto lo stato per soli 44.292 voti.

La tendenza pro-GOP rispetto al 2016 è evidente anche in Arizona e North Carolina, seppur con margini meno ampi, due Stati in cui i Democratici sperano in un ribaltone.

Nella Carolina del Nord, i Repubblicani hanno aggiunto 83.785 elettori netti tra le primarie presidenziali di marzo e l’ultima settimana di settembre, mentre i Democratici ne hanno aggiunti 38.137, mentre gli elettori “indipendenti” sono aumentati di 100.256 elettori. Durante lo stesso periodo nel 2016, i Repubblicani avevano aggiunto 54.157 iscritti, i Democratici 38.931 e gli “indipendenti” 140.868. Nel 2016, Trump ha vinto il North Carolina per 173.315 voti.

In Arizona, sono i Democratici ad aver superato i Repubblicani, 31.139 a 29.667 su base netta, tra le primarie presidenziali di marzo e le primarie statali di agosto, ma non è un margine significativo se si considera che gli stessi Democratici, nel 2016, avevano superato i Repubblicani 66.523 a 53.185 nello stesso periodo. Questi dati non includono le nuove registrazioni tra fine agosto e il mese settembre, mentre è passata la stata di scadenza per le registrazioni in Arizona, che era il 5 ottobre.

A dire il vero, può essere pericoloso trarre conclusioni generali dalle statistiche di registrazione degli elettori. Ad esempio, gli elettori più giovani non amano in modo particolare Donald Trump ma, per contro, preferiscono ormai sempre di più non affiliarsi a nessuno dei due principali partiti, quindi evitando di registrasi come “Democratici”. E’ anche vero però che il voto dei giovani (i c.d. millennials e la generation Z) sia molto più contenuto rispetto a quello delle altre fasce di età.

In Florida, North Carolina e Pennsylvania, i Repubblicani hanno costantemente colmato il divario che li separa dai Democratici nelle registrazioni.

In Florida, North Carolina e Pennsylvania, i Repubblicani hanno, per anni, costantemente colmato il divario che li separa dai Democratici nelle registrazioni, mentre gli elettori più anziani, che vivono nelle campagne e che si dichiarano “conservatori”, e che qui erano soliti affiliarsi come “Democratici”, o muoiono o passano formalmente la loro registrazione al GOP. In ciascuno di questi Stati, diverse contee che hanno votato fortemente per Donald Trump nel 2016, segnalano ancora oggi enormi vantaggi nelle registrazioni tra gli elettori Democratici.

Ma nel privato, diversi strateghi Democratici sono profondamente turbati a causa dell’incapacità del loro partito di tenere il passo con i successi nelle registrazioni del 2016 ed accusano di questo la mancanza di sensibilizzazione persona per persona della campagna di Biden, ed il forte ritardo che si è accumulato.

La campagna di Trump è ben consapevole invece delle opportunità che ha di espandere la propria base demografica attraverso la registrazione e la mobilitazione: nel 2016, c’erano 2,4 milioni di bianchi senza una laurea ammessi al voto che per non hanno votato in Pennsylvania; 2,2 milioni in Florida, 1,6 milioni nel Michigan e 872.000 nel Wisconsin, secondo le stime compilate dal Cook Political Report.

Ovviamente, i seppur ottimi margini di registrazione tra gli elettori di Trump da soli non sarebbero comunque sufficienti a compensare il vantaggio che Biden ha, sempre secondo i sondaggi, in Michigan, Pennsylvania, Wisconsin e probabilmente in Arizona. Ma se la corsa fosse in realtà molto più serrata di quel che appare, o se si stringesse nei giorni immediatamente precedenti al voto o si verificasse un errore madornale nella rappresentatività del campione dei sondaggi sopracitati, la crescita di base superiore di Trump nelle registrazioni potrebbe fare la differenza in alcuni Stati dove il margine con Biden è più ristretto, e mettere in discussione il motivo per cui la campagna di Biden abbia scelto di rinunciare a scendere per fare campagna elettorale nelle strade.

NBCnews.com

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