È l’America a pagare i farmaci per tutto il Mondo: ecco svelato perché a loro costano di più!

Gli Stati Uniti hanno un serio problema con i prezzi dei medicinali, che sono effettivamente più costosi di tutti gli altri Paesi sviluppati. Socialisti e Comunisti evidenziano questo problema come un “male” del capitalismo americano, che deve essere assolutamente combattuto… ma la realtà non è questa!

La settimana che si è appena conclusa, è stata molto importante per chi è appassionato come noi di politica americana, perché il Presidente Donald Trump ha rilasciatoAmerica First Healthcare Agenda“. Sebbene molti media abbiano riportato la notizia che questo piano coprirà tutte le “pre-existing conditions“, dobbiamo avere l’onoestà intellettuale di dire che i dettagli non sono ancora stati svelati.

Ci sono però alcuni punti importanti sulla riduzione dei prezzi dei farmaci, tra cui l’importazione dal Canada che aumenterà la competizione, una tessera da 200 $ al ceto più povero per l’acquisto di medicinali e il noto programma pubblico di assistenza sanitaria Medicare distribuirà l’insulina con un “cap” di 35 $ massimo, dopo le numerose lamentele per i prezzi esorbitanti dell’insulina rispetto ad altri Paesi sviluppati.

Gli Stati Uniti, però, hanno un serio problema con i prezzi dei medicinali, che sono effettivamente più costosi di tutti gli altri Paesi sviluppati. Molti socialisti e comunisti (anche, e sopratutto, dalle nostre parti) evidenziano questo problema come un “male” del capitalismo americano, che deve essere assolutamente combattuto.

Qual è però la vera causa di questo fenomeno? La risposta è molto semplice, il “parassitismo“.

L’Europa ed il Canada si rifiutano di pagare l’intero prezzo dei brevetti alle case farmaceutiche americane. Qual è il risultato?

La spesa farmaceutica dei cittadini americani è di 450 miliardi di dollari, dalle 2 alle 6 volte tanto rispetto alla media mondiale.

La “radice” del problema risiede in due parole: “Compulsory Licensing” (ovvero, la Licenza obbligatoria). Come spiega bene l’Organizzazione mondiale del commercio, la WTO, questo è un procedimento per il quale Europa e Canada mettono una “pistola alla tempia” alle case farmaceutiche americane e contrattano il prezzo del brevetto a ribasso. Qualora il detentore del brevetto dovesse rifiutare di accettare l’offerta, lo Stato può comunque scegliere di realizzare il farmaco senza pagare in alcun modo il prezzo del suddetto brevetto.

I produttori farmaceutici, quindi, si trovano in una situazione di svantaggio e sono costretti ad accettare un prezzo più basso. La conseguenza, a livello macroeconomico, è che gli innovatori ricevono meno soldi, impattando di conseguenza le future ricerche e le innovazioni.

La prima mossa per “aggiustare” questo parassitismo è quella, per il Governo americano, di fare ricorsi alle richieste di Compulsory licensing europee e canadesi: se ognuno infatti pagasse la propria quota ci sarebbero molti più soldi per la ricerca e l’innovazione ed i prezzi diventerebbero ragionevoli, per entrambe le sponde dell’Atlantico.

Nell’Aprile del 2018, un report della United States Trade Representatives ha rilasciato il “301 Special Report“, nel quale venivano evidenziate tutte le barriere che i presunti Paesi “Alleatiimpongono alle imprese americane, andando quindi a colpire anche il settore biofarmaceutico. Per gli innovatori queste politiche europee e canadesi sono una minaccia ai propri brevetti e i mancati introiti vengono così recuperati nel mercato locale. (cioè quello statunitense).

Nel report si può leggere:

Per proteggere i cittadini americani da un eccessivo rialzo dei prezzi e per tutelare l’innovazione delle case famaceutiche americane, è necessario che i partner commerciali assicurino ai detentori di brevetti statunitensi completo accesso al mercato e completo riconoscimento della proprietà intellettuale, in modo tale da poter guadagnare dai frutti della propria ricerca.

Questo “cambio di politica” darebbe grossi benefici e opportunità di lavoro anche alle nostre casa farmaceutiche, che potrebbero avere maggiori introiti dagli investimenti in nella ricerca e potendo anche competere con le grandi case farmaceutiche statunitensi. Non è un caso che gli Stati Uniti, seguendo questa politica, siano la prima nazione al Mondo per innovazione e brevetti nel settore farmaceutico.

La nostra speranza è che finisca il parassitismo europeo in quest’ambito e in quello della difesa, potendo rafforzare l’economia interna del nostro Paese e aumentando la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico (anche in chiave anti-cinese, dove la produzione dei famaci e dei Dpi è ormai delocalizzata). Avendo però noi un ministro degli esteri che “raglia” ogni volta che appare in pubblico, riteniamo che questa sia un’impresa a dir poco ardua da realizzare… almeno non nell’immediato futuro.

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