“The Road To 270”: Il 2° Distretto congressuale del Nebraska

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The Road to 270 è una serie settimanale – curata dal sito di approfondimento politico elettorale americano 270ToWin – che porterà fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ogni puntata viene dedicata alla comprensione del panorama politico di uno Stato e al modo in cui ciò potrebbe influenzare la corsa verso la Casa Bianca del candidato presidente che ne vincerà i Grandi Elettori nel 2020.

Il 2° Distretto congressuale del Nebraska

Se il resto del Nebraska (more info) è molto sicuro di votare per Donald Trump alle prossime elezioni, il 2° Distretto congressuale è invece da sempre molto più competitivo rispetto al resto dello Stato.

Il Nebraska, infatti, è uno dei due Stati (l’altro è il Maine) che divide il voto del collegio elettorale per distretto congressuale. Lo Stato assegna un voto elettorale a chi vince il voto popolare all’interno di ciascuno dei suoi 3 distretti della Camera e 2 al vincitore del voto popolare in tutto lo Stato. In totale, quindi, porta 5 Grandi Elettori.

Il Nebraska utilizza questa particolare formula dal 1992. L’ex Presidente Barack Obama è stato l’unico candidato alla presidenza a vincere in un distretto (il 2° appunto) pur senza vincere il voto nello Stato da quando questo sistema è stato adottato. Invero, questo è anche l’unico voto elettorale che un candidato Democratico ha ricevuto dal Nebraska da quando Lyndon Johnson ha vinto in questo Stato nella sua vittoria “a valanga” nel 1964. Nel 2008, Barack Obama ha dunque vinto il 2° distretto congressuale dello stato con il 49,8%, contro il 48,6% di John McCain (con un margine di soli 3.400 voti) anche se ha perso il voto popolare in tutto lo Stato e negli altri due distretti congressuali.

Mappa del 2° Distretto congressuale del Nebraska

A quel tempo, il Secondo distretto comprendeva tutta la Contea di Douglas (in cui si trova la Città di Omaha) e alcune porzioni orientali della vicina Contea di Sarpy; quest’ultima comprendeva le città di Offutt e Bellevue (parte dell’area metropolitana di Omaha-Council Bluffs), una zona più amichevole per i Democratici rispetto alle parti rurali occidentali della stessa Contea. A seguito del censimento del 2010, il Parlamento del Nebraska ha ridisegnato le linee del 2° distretto per includere la zona più occidentale della Contea di Sarpy, più repubblicana, mentre ha rimosso la parte orientale, più democratica (vedi la mappa). Il ridisegno ha spostato solo leggermente l’equilibrio nel distretto ma ha consentito a Mitt Romney di riconquistarlo nel 2012, battendo comunque Obama con un vantaggio del 7,1%.

Nel 2016, quando gli elettori bianchi istruiti dei sobborghi e nelle università si sono allontanati da Donald Trump, il 2° distretto è tornato nuovamente competitivo. Hillary Clinton si è fermata nel distretto per una manifestazione elettorale assieme a Warren Buffett, mentre la sua campagna elettorale ha continuato a mandare in onda gli annunci fino all’ultimo: tutto ciò non è stato però sufficiente. Donald Trump ha infatti vinto il distretto con il 48,2% contro il 46% raccolto dalla Clinton – un margine del 2,2% pari a 6.400 voti. La Clinton ha vinto nella Contea di Douglas, con un vantaggio del 2%, ma Trump l’ha sopraffatta con un margine del 24% nella parte meridionale del distretto dove si trova la zona più occidentale della Contea di Sarpy.

Il distretto è abitato per l’82% da bianchi, per l’ 11% da ispanici e per il 10% da afroamericani, una ripartizione razziale simile rispetto allo Stato nel suo complesso (salvo il fatto che i neri costituiscono il 5% della popolazione). La popolazione bianca del 2° distretto, tuttavia, è più istruita della popolazione bianca nel resto dello Stato (il 33% degli elettori bianchi nello Stato ha una laurea, mentre nel 2° distretto sono il 44%). Tra gli elettori bianchi, quelli con una laurea qui sono molto più propensi a votare per i Democratici.

In un’elezione particolarmente serrata, il 2° distretto potrebbe anche decidere l’intero Collegio Elettorale. Se il candidato democratico Sleepy Joe Biden dovesse capovolgere il Michigan, Wisconsin e l’Arizona, lasciando il resto della mappa identico al 2016, i due contendenti sarebbero entrambi a 269 voti elettorali. Se quindi il democratico fosse in grado di capovolgere il 2° distretto del Nebraska, arriverebbe dunque al Magic Number di 270. Questo è solo uno dei tanti scenari plausibili in cui l’unico voto elettorale del Nebraska potrebbe essere il voto decisivo in caso di pareggio.

Oggigiorno, mentre i partiti polarizzano il voto nei loro rispettivi gruppi elettorali e i bianchi nelle periferie e con istruzione universitaria si spostano verso il Partito Democratico, il 2° distretto del Nebraska sembra sempre di più un distretto che i Democratici potrebbero essere in grado di ribaltare (almeno sulla carta). Donald Trump è però ancora in grado di vincere in questo distretto, certamente appoggiandosi fortemente alla parte orientale della Contea di Sarpy e sperando di non essere sopraffatto in quella di Douglas.

Per ora, il secondo distretto del Nebraska è un “Toss-Up“. Si guarderà al voto in questo distretto con un’attenzione enorme rispetto ad uno Stato che comunque è quasi certo che andrà a Donald Trump, con un vantaggio compreso tra il 20 e il 30%.

La mappa dei 3 distretti congressuali del Nebraska. Lo Stato utilizza sin dal 1992 il “Sistema dei distretti congressuali” per assegnare i Grandi Elettori.
3 Grandi Elettori vengono eletti, singolarmente, nei distretti elettorali del congresso (che corrispondono ai tre distretti della Camera) ed assegnati a chi vince il voto popolare nel distretto, mentre gli altri 2 Grandi Elettori (che corrispondono ai due seggi del Senato) vengono entrambi assegnati a chi vince il voto popolare nell’intero Stato.
I Grandi Elettori che esprime ogni Stato vengono infatti determinati dalla somma dei Senatori per ciascuno Stato (che sono sempre due) e dei Rappresentanti della Camera (che per il Nebraska sono 3). Il Nebraska porta quindi un totale di 5 Grandi Elettori nel Collegio elettorale.

Opinione de L’Osservatore Repubblicano

I sondaggi danno come “favorito” Sleepy Joe Biden in queso distretto. Questo vantaggio però, in gran parte, gli viene assegnato a causa del ristretto margine con cui Hillary Clinton perse qui nel 2016, con soli 2,2 punti di differenza rispetto a Donald Trump, e nella conseguente convinzione, dunque, che questo sia un indice di “competitività” tale da poter rovesciare il distretto già nelle prossime elezioni del 3 novembre.

Partendo dal presupposto che, effettivamente, il distretto sia naturalmente più competitivo rispetto agli altri due, poiché ci troviamo nell’unico distretto che ingloba completamente all’intero della sua superficie l’unica area densamente popolata ed urbanizzata dello Stato, bisogna considerare anche “come” si è arrivati ad un distacco così lieve, specialmente se consideriamo il +7,1% di vantaggio raccolto da Mitt Romney nel 2012.

Analizzando i dati elettorali a seguito del redistricting, cioè il ridisegno dei confini del distretto, ci accorgiamo che Barack Obama (dopo averlo vinto “a sorpresa” nel 2008) nel 2012 lo perse con il 46%, contro il 53% di Mitt Romney. Nel 2016 Donald Trump vince nuovamente per i Repubblicani il distretto, con il 48%, quindi con ben 5 punti in meno di differenza rispetto al dato di Romney; ma se guardiamo il dato ottenuto da Hillary Clinton, troviamo che esso non si discosta molto dalle percentuali di Obama, visto che si ferma anche lei al 46%. Sorge spontaneo chiedersi dove sia finito quel 5% perso da Donald Trump?

La risposta è… nel Partito Libertario di Gary Johnson, che passa qui da una media del 1,2% nel 2012, ad una media del 4-5% nel 2016. Anche gli altri partiti minori registrano un sostanziale aumento di consensi nel distretto.

Lo scarto minimo tra Donald Trump ed Hillary Clinton non deriva quindi da una performance migliore da parte dei Democratici, ma semplicemente dal fatto che le elezioni presidenziali del 2016 hanno visto aumentare notevolmente il voto ai partiti minori. Se in molte altre aree della Nazione il voto che si è disperso nei terzi partiti ha danneggiato di più Hillary Clinton (i Democratici hanno perso voti rispetto al 2012), qui nel 2° distretto il fenomeno ha evidentemente riguardato di più Donald Trump.

Un fienile nelle zone rurali di Ashland, Nebraska. Foto di Nati Harnik / AP

Nelle elezioni di quest’anno, quindi, la sfida si presenta come un “Toss Up“, ovvero “indecisa“, ed è molto probabile che scopriremo come andrà a finire la sera stessa del 3 novembre. Dato che non disponiamo della “palla di cristallo” possiamo ragionare ora solo in termini di ipotesi.

Ci troviamo in una zona altamente urbanizzata, dove, per quel processo di polarizzazione che vede le città andare sempre più a “Sinistra” mentre le zone rurali sempre più a “Destra“, non è inverosimile che i Democratici possano avere un vantaggio qui, anche se solamente “sulla carta“. A lungo andare, potrebbe non essere così sorprendente se i Democratici riusciranno ottenere nuovamente 1 Grande Elettore qui nel Nebraska, ovviamente, a meno di nuovi redistricting, che ne ridisegnino nuovamente i confini (vengono decisi dal Parlamento dello Stato, che comunque è una roccaforte repubblicana nel suo complesso). Il 2° distretto sembra quindi, già per questo non trascurabile motivo, un “osso molto duro” da prendere per il Democratici, ragionando nel lungo termine.

Determinante, già in queste elezioni, dato che i Democratici non hanno ottenuto alcun sostanziale miglioramento nelle ultime due elezioni presidenziali, sarà quanto consenso riusciranno a conservare i partiti minori. In un’elezione presidenziale che si preannuncia essere molto più bipolare rispetto alla precedente, data l’inconsistenza dei candidati minori a livello nazionale, è legittimo prevedere che entrambi i partiti tradizionali riusciranno a recuperare qualche voto. Ma se il dato del Partito Libertario dovesse mantenersi stabile sulle cifre del 2016 o anche di poco inferiori, le possibilità dei Democratici di recuperare i voti necessari a farli vincere cominciano già a sfumare (sempre presupponendo che i voti in uscita vadano a loro, e non che rientrino invece nell’ovile Repubblicano, come invece potrebbe accadere). Sebbene le zone urbanizzate siano favorevoli sulla carta ai Democratici, tuttavia la Città di Omaha non è così grande da coprire l’intera superficie del distretto, che dunque comprende ampie zone rurali dove il voto per i Repubblicani è decisamente più ampio.

Sebbene 270ToWin individui nell’elettorato dei “bianchi con una laurea che votano per i Democratici” il fattore determinante per questa elezione, è anche vero che questi ultimi non hanno apportato alcun miglioramento ai margini del Democratic Party in questo distretto nel 2016 rispetto alle elezioni del 2012, ed è abbastanza plausibile che non lo porteranno neanche nel 2020. Contando anche la polarizzazione del voto nelle categorie sociali di riferimento dei partiti maggioritari, se da un lato i Democratici riescono ad intercettare i voti delle categorie più elitarie, dall’altro i Repubblicani registrano recuperi sorprendenti in quelle che gli avversari stanno progressivamente abbandonando. Nulla si crea e nulla si distrugge, anche in politica. Interessante sarà guardare anche al voto delle minoranze: se è vero che il Presidente Trump è dato molto avanti tra gli afroamericani e i latinos rispetto al 2016, ancora una volta le speranze dei Democratici possono solo sfumare.

Cartello stradale del Nebraska

Sleepy Joe Biden, quindi, per sperare di rovesciare il distretto e “scippare” un Grande Elettore a Donald Trump qui in Nebraska, dovrà necessariamente recuperare il margine del 2,2% lasciatogli da Hillary Clinton, cercando di assorbire i voti dati ai partiti minori quattro anni prima: voti che comunque provenivano dal serbatoio repubblicano e che potrebbero ritornare più probabilmente sui propri passi piuttosto che “oltrepassare la barricata”. Un risultato che comunque non gli è riuscito nel 2012, quando lo stesso Sleepy Joe si ripresentò in tandem con Obama, e che non è riuscito nemmeno alla Clinton quattro anni dopo. Il tutto presupponendo che Donald Trump non ottenga alcun miglioramento nel distretto o che possa, anzi, perdere ancora più voti. Difficile dunque credere che Joe Biden si trovi mediamente a +11 punti rispetto a Trump in questo distretto, come dicono i sondaggi, perché è molto difficile credere che, se nessun cambiamento per i Democratici è avvenuto nei quattro anni precedenti al 2016, possa essere successo qualcosa di “dirompente” nei quattro successivi (specialmente se consideriamo che i Repubblicani, nello stesso periodo, hanno riconquistato il seggio della Camera). Tra l’altro, minacciare nuovi lockdown, prolungare le chiusure (anche nei college universitari), mostrarsi favorevole alle istanze del movimento No-Gun, etc. non sembrano argomenti validi che possano essere recepiti dall’elettorato del Nebraska. A meno di non volersi presentare qui con un programma completamente diverso rispetto al resto del paese, la piattaforma programmatica che ha adottato pare quella più adatta per gli Stati della Costa che per quelli della Deep America. Tutto questo, assumendo anche che sia solamente Sleepy Joe ad assorbire questi voti in uscita e che invece Trump non ne ottenga nemmeno uno (scenario difficilmente plausibile). Detto ciò, gli scenari favorevoli a Biden dovranno necessariamente verificarsi tutti assieme e univocamente il giorno dell’election day, ipotesi alquanto inverosimile e che diminuisce le probabilità che Sleepy Joe possa a combinare qualcosa qui: la strada è tutta in salita.

E’ quindi abbastanza plausibile affermare che Donald Trump abbia più probabilità di vincere che di perdere nel 2° distretto congressuale del Nebraska. Osserveremo comunque attentamente questa competizione.

P.S. Il 2° Distretto ha eletto nel 2016 e nel 2018 come rappresentante alla Camera il Repubblicano Don Bacon (dopo un “interregno” di soli due anni del rappresentante Democratico Brad Ashford) ed ha un profilo ideologico e politico favorevole verso il Presidente Donald Trump.

Note:

  • Le informazioni qui contenute provengono da 270ToWin, cui rimandiamo (è sufficiente cliccare su “more info”) per un ulteriore approfondimento personale.

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