Aspettando le Elezioni USA 2020: Trump vince! Ecco il probabile scenario secondo Intelligence Quarterly

I media sembrano aver già deciso chi vincerà queste elezioni… la previsione dell’Economist

Secondo i calcoli fatti da Intelligence Quarterly, la vittoria di Donald Trump è data intorno al 65%, e ci sono troppi problemi e questioni sul fronte democratico per poter cambiare questa percentuale. La preoccupazione principale di Trump è di carattere economico ma gli elettori ripongono fiducia in Trump e nel suo partito.

Il Presidente Donald Trump continua la sua campagna di riapertura dell’America, concentrandosi sulla ripresa economica e sulla riduzione dei contagi di COVID-19 (soprattutto per quanto riguarda le ospedalizzazioni).

Il Dipartimento della Giustizia (DOJ) sta investigando sulla gestione delle case di riposo negli Stati principalmente colpiti dalla Pandemia. Il caso vuole che questi siano (quasi) tutti governati da esponenti Democratici, e questo potrebbe spostare voti a favore dei Repubblicani in alcuni di essi, come in Michigan e in Pennsylvania. L’impatto non sarebbe solamente a livello presidenziale ma anche a livello congressuale, visto che i seggi per le elezioni del Senato nella Pennsylvania ed in Minnesota sono recentemente declassati da “Lean D” (cioè un vantaggio dei democratici) a “Toss Up” (cioè indecisi).

La strategia del Ticket Democratico Biden-Harris di addossare tutta la “colpa” al Presidente Donald Trump per la gestione della pandemia, nonostante nelle Città ed in molti Stati siano i loro stessi colleghi di partito ad avere responsabilità di governo, lascia quindi molte perplessità e dubbi: insomma, scaricare tutte le colpe sull’amministrazione federale (“Blame Trump!“) ma al contempo minacciare nuovi lockdown ed obblighi per tutti di indossare le mascherina in pubblico potrebbe spostare i voti dei centristi sempre più verso Destra, anche e sopratutto negli Stati “chiave”.

Altro aspetto decisivo saranno…. i college, le roccaforti liberal, che continueranno con le lezioni online anche nel primo semestre del nuovo anno accademico. Ma questo potrebbe erodere di qualche punto percentuale la possibilità di vittoria di Sleepy Joe Biden in alcuni stati tendenzialmente favorevoli ai Democratici. Nel “Research Corridor” in North Carolina e lo “Ann Arbor-Lansing corridor” in Michigan, che sono le roccaforti “Blu” in questi due Stati, un calo nell’affluenza potrebbe rivelarsi decisivo per Trump. A tutto questo dobbiamo aggiungere la devastazione portata nelle città, che il movimento anarco-terrorista dei Black Lives Matters porta con sé, causando spostamenti verso altri Stati o fuori dalle città. Anche questo potrebbe avere un effetto marginale sull’affluenza alle urne o nelle domande per utilizzare il voto postale, visto e considerato che basta anche uno spostamento di meno dell’1% nell’affluenza per decidere già ben treSwing States“.

I Democratici si trovano inoltre nel limbo, tra il supporto della comunità afroamericana e l’appoggio ai terroristi dei “BLM“, dovendo inoltre mostrare (o, almeno, far finta di avere) anche compassione verso i piccoli imprenditori i cui negozi sono stati distrutti o vandalizzati dagli “perlopiù pacifici manifestanti” del BLM.

La Convention Repubblicana si è concentrata molto sia sul persuadere gli elettori afroamericani a votare per il GOP, sia sul trasmettere il messaggio di forza “Law and Order” che promana dalla Casa Bianca, in netto contrasto con quanto sta invece avvenendo nelle città a guida democratica, nel caos. Gli elettori hanno più fiducia nei Repubblicani quando si parla di sicurezza e il Presidente Donald Trump si trova in vantaggio di quasi 2 punti percentuali rispetto al medesimo periodo nel 2016 (grafico sotto).

Dall’altra parte, i “pezzi grossi” dei Democratici sono nella confusione più totale, con Nancy Pelosi che esorta Sleepy Joe a non presentarsi ai dibattiti e Kamala Harris che va nei Late Night Show (diventati un’enclave di propaganda ‘stalinista‘ già dal 2016, perdendo tutti gli aspetti comici) a difendere ed incitare alla protesta, allontanando così sempre di più il voto moderato.

Come saranno i prossimi 60 giorni…

Stiamo entrando dunque nella fase “decisiva” del voto. Barack Obama avrà un grosso peso, le sue apparizioni in televisione ed in altri eventi possono portare voti a Joe Biden, altrimenti, i (pochi) media “Pro Trump” continueranno ad attrarre i telespettatori più moderati e “centristi”.

Le proteste continueranno in Minnesota, Wisconsin e Pennsylvania, mettendo i Democratici in grande difficoltà qui, sia nelle elezioni presidenziali sia anche in quelle per il Congresso. Sleepy Joe Biden politicizzerà sicuramente le cifre dei contagi, ma agitando lo spettro di nuovi Lockdown, anche locali (come già avvenuto in California), non gioverà ai governatori Democratici, e al partito in generale, perché è dimostrato che essi affossano l’economia.

E passando al tema cruciale, il pacchetto di stimoli all’economia, al momento fermo al Congresso, comprende interventi per circa 1 trilione di dollari: entrambi i partiti useranno l’apporvazione di questo Stimulus Package per cantare vittoria. Con molta probabilità, il Presidente Donald Trump ricorrerà agli ordini esecutivi per distribuire sussidi di disoccupazione al ceto medio e basso, contribuendo a creare la narrativa del “Working Class GOP“, trasformazione tra l’altro già in atto nel partito.

Secondo i calcoli fatti da Intelligence Quarterly, la vittoria di Donald Trump è data intorno al 65%… e ci sono troppi problemi e questioni sul fronte Democratico perché possano cambiare questa percentuale. La preoccupazione principale del Presidente è la questione economica, ma gli elettori ripongono fiducia in lui e nel suo partito. Secondo gli ultimi sondaggi (eseguiti in maniera corretta, con la giusta affluenza alle urne degli elettori registrati, i “likely voters“, cioè quelli che andranno a votare certamente) la situazione si presenta così:

Ad oggi, Donald Trump è probabile che sia in vantaggio, con 270 voti elettorali, con Sleepy Joe Biden che segue con 218, mentre ci sono 4 Stati che sono nella categoria degli “Indecisi“. Una sfida tutta in salita per i Democratici, che sperano ancora di vincere sia la Casa Bianca sia al Senato.

Anche al Senato l’aria sembra tirare verso “Destra”. Secondo tutte le proiezioni, il Senato dovrebbe rimanere nelle mani dei Repubblicani anche dopo questa tornata. I Democratici possono sperare di vincere al massimo in due Stati (Arizona e Colorado) ma devono guardarsi dal non perdere in Michigan ed in Minnesota. Non sembrano invece prendere forma le ambizioni dei Democratici di vincere in almeno uno dei due seggi al Senato della Georgia in palio per questa tornata, così come quella di “strappare” il seggio al Majority leader Mitch McConnell (R) in Kentucky, così come sfumano le speranze di poter mantenere il loro seggio al Senato dell’Alabama. Un occhio di riguardo per l’elezione del Senatore del Montana, dove pesano le incognite del Mail-in ballot (il voto per posta concesso a tutti gli elettori indiscriminatamente) che lo Stato ha lasciato libere le sue Contee di adottare, se lo ritengono.

Per quanto riguarda le due possibile sconfitte dei Repubblicani, in Arizona e in Colorado, sebbene i relativi seggi al Senato vengano dati per “persi”, entrambi potrebbero risolversi, in un senso oppure nell’altro, solo per pochi punti. Il Senatore uscente del Colorado, Cory Gardner (R), è abbastanza popolare tra i latinos, decisivi in questo Stato, così come Martha McSally (R) può contare sul tradizionale supporto riservato ai candidati conservatori in questo Stato, oltre al fatto che il candidato Democratico non appare così temibile come quello che si trovò ad affrontare nel 2018 (Kyrsten Sinema era infatti un personaggio molto popolare per via della sua carriera da astronauta). Vedremo. Grande attenzione al candidato repubblicano per il Senato, John James, afroamericano, che è in una gara molto competitiva contro il Democratico uscente.

La conservazione della maggioranza al Senato consentirebbe ai Repubblicani di attuare le riforme economiche promesse e (forse) di rimpiazzare Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema.

Previsione finale: Il Presidente Donald J. Trump verrà riconfermato alla Casa Bianca, ci sarà ancora una maggioranza Repubblicana al Senato, e avverrà un recupero di almeno otto-dieci seggi alla Camera (tuttavia non sufficienti per “mandare a casa” i Democratici).

Andranno comunque monitorati gli interventi dell’ex Presidente Barack Obama e della sua consorte Michelle Obama, anche in previsione delle prossime elezioni presidenziali del 2024, quando Michelle potrebbe tentare la corsa alla Casa Bianca (almeno, di sicuro a lei piacerebbe tantissimo).

IntelligenceQuarterly

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