“The Road To 270”: Gli Stati che hanno già deciso di votare per… Donald Trump!

I cartelli con gli slogan della campagna elettorale dei sostenitori del Presidente Donald Trump

Leggi anche: Date il benvenuto a “The Road To 270”: Gli Stati che saranno il Campo di Battaglia nelle prossime elezioni presidenziali – Introduzione

The Road to 270 è una serie settimanale – curata dal sito di approfondimento politico elettorale americano 270ToWin – che porterà fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ogni puntata viene dedicata alla comprensione del panorama politico di uno Stato e al modo in cui ciò potrebbe influenzare la corsa verso la Casa Bianca del candidato presidente che ne vincerà i Grandi Elettori nel 2020.

Quali sono gli Stati che hanno già deciso di votare per il Presidente Donald Trump alle Elezioni Presidenziali del 2020?

La Mappa degli Stati che hanno già deciso di votare per la riconferma del Presidente Donald Trump alle Elezioni Presidenziali del 2020. Questi rappresentano lo “zoccolo duro” degli Stati che votano da molto tempo per i candidati Repubblicani.
20 Stati che corrispondono a 125 Grandi Elettori.
Anche l’Arizona, il Texas e la Georgia votano da lungo tempo per i Repubblicani alle elezioni presidenziali, ma verranno trattati a parte negli articoli loro dedicati.

In base alla media dei sondaggi di quest’anno, confrontata con i risultati delle precedenti Elezioni Presidenziali del 2016 e di quelle ancora prima, si possono individuare correttamente gli Stati il cui elettorato quest’anno, molto verosimilmente, voterà per riconfermare con molta probabilità, se non con “certezza”, il Presidente uscente Donald Trump!

Questi Stati, 20, fanno parte del “paniere” degli Stati che sostengono i Repubblicani ormai da molte elezioni consecutive (addirittura, lo Utah e l’Alaska votano ininterrottamente il candidato dei Repubblicani fin dal 1968!) e portano “in dote” 125 Grandi Elettori.

Infatti, se guardiamo agli Stati che, sin dal 2000, votano ininterrottamente per i Repubblicani, ne ritroviamo la maggior parte (eccetto l’Indiana, che nel 2008 votò per Barack Obama, salvo poi ritornare nella sua posizione “naturale” nel 2012, tra gli Stati “Rossi” ovviamente, con Mitt Romney).

Bisogna però sottolineare che, considerando sempre gli Statifedelisin dal 2000 ai Repubblicani, a questa lista di Stati andrebbero aggiunti anche l’Arizona (11 Grandi Elettori), la Georgia (16 Grandi Elettori) e ovviamente il Texas (38 Grandi Elettori), portando il numero di Grandi Elettori che un candidato tipo dei Repubblicani può sperare di portare a casa, abbastanza tranquillamente, a 190 (gli Stati che votano ininterrottamente democratico dal 200 portano invece 185 Grandi Elettori). In effetti, nessun candidato dei Repubblicani, sin dall’inizio degli anni 2000, ha preso meno Grandi Elettori di questa cifra diciamo ideale, ad eccezione della (disastrosa) sconfitta di John McCain, nel 2008, che si fermò a 173 Grandi Elettori). Tuttavia, analizzeremo i tre Stati sopra menzionati in separata sede.

Dunque, gli Stati i cui elettori hanno già deciso di riconfermare il presidente Donald Trump sono (in ordine alfabetico)…

Alabama

ELEZIONI PRESIDENZIALI
L’Alabama (more info), lo Stato del “Profondo Sud” considerato la “Roccaforte” dei Repubblicani, porta 9 Grandi Elettori (anche se secondo le proiezioni demografiche, l’Alabama è sulla buona strada per perdere un seggio al Congresso, e quindi anche il corrispettivo voto del Grande Elettore, dopo il Censimento del 2020). Ci sono pochi dubbi a riguardo: è certo che l’Alabama, così come i suoi 9 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Quest’anno ci sarà anche l’elezione per il seggio al Senato dell’Alabama, lo stesso perso dai Repubblicani nell’elezione speciale del 2017 (il dominio dei Repubblicani nello Stato non significa che il partito sia senza problemi) dopo che il Presidente Trump aveva nominato il Senatore Jeff Sessions come suo Procuratore Generale. Il seggio avrebbe dovuto essere “sicuro” per i Repubblicani ma il partito nominò il controverso ex-giudice della Corte Suprema dell’Alabama, Roy Moore, lasciando così la porta aperta ai Democratici, anche a causa delle accuse di molestie sessuali presentate da diverse donne contro Moore, accuse poi cavalcate dal movimento femminista e di protesta #MeeToo, e che portano alla sconfitta del candidato Repubblicano (appoggiato anche dall’allora stratega del presidente, Steve Bannon).

Quest’anno i Repubblicani candideranno Tommy Tuberville (R), ex allenatore di football. Fortemente sostenuto dal Presidente Donald Trump ha sconfitto proprio l’ex Senatore dell’Alabama Jeff Sessions al ballottaggio delle primarie repubblicane, con un margine di oltre 20 punti. I sondaggi concordano tutti nell’assegnare questa competizione come “favorevole” (“Likely”) ai Repubblicani, pertanto il secondo seggio senatoriale dell’Alabama dovrebbe essere ripreso abbastanza facilmente.

Alaska

ELEZIONI PRESIDENZIALI
L’Alaska (more info) porta il “minimo sindacale” per uno Stato americano, 3 Grandi Elettori (la cifra sotto il quale nessuno Stato può ovviamente scendere, essendo i Grandi Elettori conteggiati sommando i Senatori, che sono sempre due per ogni Stato, e i Rappresentanti, e di cui ovviamente uno è il minimo per ogni Stato). Non c’è dubbio che l’Alaska voterà per il Presidente Donald Trump in autunno.

Una cosa da tenere d’occhio sarà certamente il voto ai candidati “terzi”. Nel 2016, Trump ha vinto questo Stato con il 51%, contro il 37% di Hillary Clinton, mentre il restante 12% (una delle percentuali più alte nella Nazione) è andato agli altri candidati. Anche nel 2000, il candidato del Partito dei Verdi, Ralph Nader, – che è stato spesso accusato di aver rovinato le elezioni ai Democratici in favore di W. Bush – ha preso il 10% in Alaska, il suo miglior risultato.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Alaska ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il Senatore repubblicano in carica, Dan Sullivan (R), è in corsa per la rielezione ad un secondo mandato. Le elezioni primarie si terranno il 18 agosto. Il seggio è considerato “favorevole” per i Repubblicani.

Arkansas

ELEZIONI PRESIDENZIALI
L’Arkansas (more info) fino al 1964 è stato uno degli stati più Democratici alle elezioni presidenziali. Da allora, tuttavia, ha votato democratico solo per tre volte, due delle quali per il suo “figlio natio” Bill Clinton (nel 1992 e nel 1996). Non sorprende però che l’Arkansas sia diventato, col passare del tempo, decisamente Repubblicano, perché la composizione demografica dello Stato si allinea perfettamente con quella del partito. Lo Stato è più bianco, è più rurale e meno istruito rispetto al resto paese (ma siamo sicuri che abbia anche dei difetti, n.d.r). Nonostante sia lo Stato natale del Clintons, i Democratici, ormai asserragliati solamente a Little Rock, il capoluogo dello Stato, dove conservano ancora del consenso, non possono essere assolutamente competitivi con una sola città che non è abbastanza popolosa (anche rispetto ad analoghi centri negli altri Stati del Sud) per poter compensare l’enorme voto delle campagne. Pertanto, l’Arkansas ed i suoi 6 Grandi Elettori sono al sicuro per il Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in l’Arkansas ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il Senatore repubblicano in carica, Tom Cotton (R), è in corsa per la rielezione ad un secondo mandato ed il seggio è dato come “sicuro” per i Repubblicani, per gli stessi motivi esposti sopra.

Carolina del Sud

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Nella Carolina del Sud (more info) che, per molti versi, è lo Stato che quest’anno ha maggiormente segnato la traiettoria delle primarie democratiche, sono ovviamente i Repubblicani a “farla da padrone”, ricoprendo tutti gli uffici esecutivi statali ed eleggendo entrambi i Senatori – tra cui, l’unico senatore afroamericano tra i Repubblicani, Tim Scott (R).

La Carolina del Sud vota ininterrottamente per i candidati presidenziali Repubblicani dal 1980, mentre, nell’altra metà campo, i Democratici, che in questo Stato ricevono la maggior parte dei loro voti dalla numerosa comunità afroamericana (il 27% della popolazione dello Stato, anche se in lieve ma costante calo rispetto al 1990), rimangono bloccati tra il 41 e il 45% da cinque elezioni presidenziali a questa parte. Joe Biden, anche sfruttando il maggior favore che raccoglie tra gli elettori afroamericani e i bianchi istruiti nei college, potrebbe solo migliorare il suo margine rispetto a quello di Hillary Clinton nel 2016, ma non di più. Nonostante la natura suburbana dello Stato (cosa che dovrebbe, almeno in linea teorica, favorire i Democratici), l’area di Greenville-Spartanburg è ancora un serbatoio affidabile di voti per i Repubblicani. Pertanto non ci sono dubbi che la Carolina del Sud, ed i suoi 9 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Carolina del Sud ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano in carica è l’ormai noto Lindsey Graham (R), il Presidente della Commissione Giustizia del Senato (e principale artefice dell’assoluzione del Presidente Donald Trump dal procedimento per l’Impeachment), ed è in corsa nella rielezione per il suo quarto mandato consecutivo! Inutile dire che, per le ragioni di cui sopra cui si aggiungono l’esperienza ed il solido consenso del candidato, il seggio viene considerato (più che) “sicuro” per i Repubblicani.

Dakota del Nord

ELEZIONI PRESIDENZIALI
In Dakota del Nord (more info), nel 2016, Donald Trump ha battuto Hillary Clinton con un margine del 36%, aumentando notevolmente il margine di vittoria del 20% raggiunto da Mitt Romney quattro anni prima. Questo salto di 16 punti è il più grande spostamento verso destra compiuto da qualsiasi Stato tra il 2012 e il 2016. Il North Dakota è uno Stato saldamente Repubblicano a tutti i livelli di governo. In un’epoca in cui la geografia e la demografia regnano sovrane in politica, lo stato bianco e rurale del North Dakota si inserisce perfettamente nella colonna degli Stati repubblicani, pertanto, nessun dubbio, anche qui, che i suoi 3 Grandi Elettori andranno al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
In Dakota del Nord non si elegge alcun Senatore quest’anno.

Dakota del Sud

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Dakota del Sud (more info) ha votato per i Repubblicani in quasi tutte le elezioni presidenziali della sua storia. I Democratici hanno vinto qui solo quattro volte, l’ultima nel 1964. A novembre si eleggerà il Presidente, un Senatore e l’unico Rappresentante alla Camera: qualunque risultato diverso da una tripletta repubblicana sarebbe di per sé un evento eccezionale, Ma ovviamente possiamo già dire, oltre ogni ragionevole dubbio, che i suoi 3 Grandi Elettori andranno al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Dakota del Sud ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Mike Rounds (R), è in corsa per la rielezione al suo secondo mandato. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Idaho

ELEZIONI PRESIDENZIALI
In Idaho (more info), fin dagli anni Sessanta, nessun candidato democratico alle elezioni presidenziali è mai arrivato neanche lontanamente alla vittoria nell’Idaho e dei suoi 4 voti del Collegio Elettorale. Donald Trump, nel 2016, ha ricevuto qui il 5% in meno dei voti rispetto a Mitt Romney nel 2012. La maggior parte di questo voto non è andato però a Hillary Clinton, ma a Evan McMullin, un candidato terzo (mormone) che ha preso il 7%. In questo stato evangelico e mormone (40%), tra i meno densamente popolati (7°) in cui l’elettorato è composto da bianchi privi di una educazione universitaria (il 63%) il dominio repubblicano è in linea con le tendenze nazionali.

Il Partito Repubblicano dell’Idaho riflette l’inclinazione religiosa del suo Stato, con il preambolo della piattaforma del partito che inizia con “Siamo Repubblicani perché crediamo che la forza della nostra nazione risieda nella nostra fede e fiducia in Dio nostro Creatore”. Nell’attuale epoca di netta divisione tra i sostenitori dei partiti, l’Idaho si è spostato sempre di più nel campo del GOP. È probabile che questa tendenza continui a novembre, rendendo l’Idaho, con i suoi 4 Grandi Elettori, uno Stato “sicuro” per il Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Idaho ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano,  Jim Risch (R), è in corsa per la rielezione al suo terzo mandato consecutivo. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Leggi anche il nostro approfondimento: “L’Idaho: la gemma rossa d’America”

Indiana

ELEZIONI PRESIDENZIALI
L’Indiana (more info), lo Stato del Vicepresidente Mike Pence, ha votato un Presidente Democratico solo cinque volte dall’inizio del XX secolo. Al di fuori delle principali aree metropolitane, in questo Stato della Regione dei Grandi Laghi, in cui passa la Rust Belt (la cintura manifatturiera degli Stati Uniti) sono le piccole città industriali a punteggiare il suo paesaggio. Sede della terza più numerosa popolazione Amish della nazione, l’Indiana si è guadagnato la sua reputazione per il suo conservatorismo sociale.

Lo Stato è tornato saldamente nell’elenco degli Stati repubblicani nel 2012, dopo l’inaspettata vittoria di Barack Obama del 2008, che assume quindi più il carattere di un “colpo di fortuna” che un segnale che questo Stato potesse diventare “competitivo” per i Democratici. Con un robusto 55% a 40% nel 2016 e la presenza del candidato alla Vice Presidenza Mike Pence (già apprezzatissimo governatore di questo Stato dal 2013 al 2017) a chiudere il cerchio, i Repubblicani non hanno molte ragioni per preoccuparsi della tenuta in questo Stato. Gli 11 Grandi Elettori dell’Indiana andranno dunque sicuramente a Donald Trump e ovviamente al suo “figlio prediletto”, il Vice Presidente Mike Pence!
ELEZIONI AL SENATO
In Indiana non si elegge alcun Senatore quest’anno.

Kansas

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Kansas (more info) è stato uno degli Stati più fedeli ai Repubblicani sin dalla sua fondazione, che vincono qui ininterrottamente dal 1964. Il Kansas ha anche prodotto alcuni dei repubblicani più influenti del XX Secolo – il Presidente Dwight D. Eisenhower, Bob Dole, Alf Landon tra gli altri – ma ha eletto un Democratico come Governatore nel 2018.

Ma anche con questo recente successo dei Democratici, tuttavia, il Presidente Donald Trump è sicuro di poter vincere in Kansas a novembre. È popolare nello Stato e gli elettori qui sono più disposti a oltrepassare le divisioni di partito quando votano per il Presidente. Anche se le aree urbane dello Stato sono in crescita (e stanno cominciando a sopraffare quelle rurali) iniziando a spostare il Kansas di alcuni punti “verso Sinistra”, questo è ancora una lunga strada da dover percorrere. Per ora, il Kansas, così come i suoi 6 Grandi Elettori, andrà sicuramente al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Kansas ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Pat Roberts (R), ha deciso di non correre per il suo quinto mandato consecutivo. Il candidato dei Repubblicani sarà dunque il Rappresentante del 1° Distretto della Camera Roger Marshall (R) che ha vinto le primarie repubblicane con il 40%. Il seggio è considerato, dai principali istituti di sondaggi, tra il “favorevole” e il “sicuro” per i Repubblicani.

Kentucky

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Kentucky (more info) vota per i Repubblicani alle elezioni presidenziali – con poche eccezioni – sin dal 1956. Il Presidente Donald Trump ha vinto in questo Stato con un margine del 30% nel 2016, proseguendo una tendenza abbastanza consolidata di continuo aumento dei consensi del GOP ad ogni elezione sin dal 2000. Nessun dubbio quindi (e chi se li pone semplicemente s’illude) che il Kentucky, così come i suoi 8 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Kentucky ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, “Sua Maestà” Mitch McConnell (R), correrà nuovamente per il suo settimo mandato consecutivo! Ed è forse questa l’elezione più interessante da seguire in questo Stato a novembre, ed è per questo che dedicheremo qualche parla in più all’elezione che dovrà affrontare l’uomo nero della Sinistra. I Democratici insultano l’astuta efficienza del leader della maggioranza al Senato e sperano, ingenuamente, di poterlo cacciare per sempre dal Campidoglio.

I Democratici, infatti, guardano alle elezioni del Governatore del Kentucky del 2019 e sperano che il 2020 possa esserne una riedizione. L’anno scorso, il Democratico Andy Beshear ha battuto il Repubblicano Matt Bevin nelle elezioni per il Governatore del Kentucky. Tuttavia, Bevin era un candidato debole che si era alienato le simpatie di molti degli elettori, anche se alla fine ha perso per pochi voti.

I sostenitori di Amy McGrath, la sfidante democratica di McConnell per il seggio del Senato, portano l’estrema impopolarità di McConnell come un indicatore della sua vulnerabilità. McConnell, tuttavia, non ha mai avuto problemi a vincere nel suo Stato in passato, persino quando era contenibile con i Democratici e anche con i bassi tassi di approvazione che lo perseguitano sin dall’inizio della sua carriera. Gli elettori, oggi, hanno qui meno probabilità come mai di rompere con la loro identità di partito e il Kentucky è più repubblicano che mai (a parte il tandem Governatore e Vice, il resto delle cariche elettive statali così come le Assemblee legislative sono andate ai Repubblicani). Inutile dire che, oltre all’esperienza e all’influenza che ha saputo costruirsi negli anni il Majority Leader, il seggio viene considerato dai principali istituti di sondaggi come “favorevole” per i Repubblicani, con buona pace delle illusorie speranze dei Democratici. Nessun dubbio quindi che il Kentucky a novembre riconfermerà il suo anziano senatore per il settimo mandato consecutivo!

Leggi anche: “Mitch McConnell, il Majority Leader dei Repubblicani al Senato”

Louisiana

ELEZIONI PRESIDENZIALI
La Louisiana (more info) sin dal 2000 è uno Stato che vota Repubblicano, e lo è sempre di più. Il divario, una volta dominante tra la comunità protestante e cattolica, ha lasciato il posto al normale divario che c’è tra la realtà urbana e quella rurale, un divario apparentemente troppo grande da superare per i candidati Democratici. Anche se, nel 2015 e nel 2019, un democratico, John Bel Edwards (D), è riuscito a vincere per due volte le Elezioni del Governatore dello Stato, queste vittorie non rendono tuttavia la Louisiana uno Stato realisticamente contenibile alle elezioni presidenziali per una serie di ragioni (tra le tante, il Governatore Democratico è apertamente contrario all’aborto e si è dichiarato disponibile a collaborare con l’Amministrazione di Donald Trump, sopratutto sul piano infrastrutturale).

A parte la figura del Governatore Democratico socialmente moderato è difficile immaginare che un “collega” di partito sia in grado di manovrare a suo favore ed altrettanto bene l’elettorato della Louisiana in un’elezione presidenziale, come fa invece il primo. Nessun dubbio quindi che la Louisiana, assieme ai suoi 8 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Louisiana ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Bill Cassidy (R) è in corsa per la rielezione al suo secondo mandato. La Luisiana, similmente alle elezioni del suo Governatore, tiene delle c.d. “jungle primary” anche per eleggere i suoi Senatori. Queste si terranno il 3 Novembre, contestualmente alle elezioni presidenziali. Se nessun candidato otterrà la maggioranza dei voti in queste primarie, si terrà il ballottaggio. Attualmente l’unico sfidante registrato come Repubblicano che corre contro il Senatore uscente è il saldatore Dustin Murphy. Comunque esse vadano, il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Mississippi

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Mississippi (more info), un tempo parte del “Solid South” democratico, cui ha voltato definitivamente le spalle per votare Ronald Reagan nel 1980, complice la deriva sempre più liberal a livello nazionale che contraddistingue ormai da anni il Partito Democratico, è oggi uno Stato saldamente Repubblicano. Il Mississippi è decisamente conservatore ed altamente anelastico: gli afroamericani (il 37% della popolazione dello Stato) consegnano abitualmente ai Democratici il 90% del loro voto, mentre gli elettori bianchi sono quasi altrettanto fedeli ai Repubblicani. Per via di queste caratteristiche, i Democratici possono facilmente ottenere il 40% dei voti qui (che è leggermente superiore alla percentuale di afroamericani rispetto alla popolazione), ma superarlo diventa veramente un sfida, sopratutto perché i Repubblicani ottengono sistematicamente ad ogni elezione quasi il 60% (senza mai superarlo) e perché lo Stato non ha né grandi aree metropolitane né suburbane. Il Mississippi, dalle ultime elezioni del 2019, non elegge più alcun esponente Democratico sia a livello statale che federale (ad eccezione di un Rappresentante Democratico). Nessun dubbio quindi che il Mississippi, assieme ai suoi 6 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Mississippi ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. La senatrice repubblicana, Cindy Hyde-Smith (R) si candida alle elezioni per ottenere il pieno mandato, dato che è stata eletta nelle elezioni speciali del 2018. Hyde-Smith, fino al 2010, era Democratica, ma ha cambiato partito ed è diventata Repubblicana per le sue convinzioni conservatrici ed in polemica con la deriva troppo liberal che ha intrapreso il Partito Democratico. Con i Repubblicani, nel 2011, è stata eletta Commissario per l’Agricoltura del Mississippi, prima donna a ricoprire questa carica.
Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Missouri

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Missouri (more info) si trova in una posizione geografica unica: non è né troppo a Nord né troppo a Sud. Questo status di “regione di confine” gli ha permesso di sviluppare una cultura politica influenzata da entrambe le due aree del Paese. Sul piano elettorale, questa confluenza ha portato ad avere uno Stato che ha spesso riflettuto perfettamente il volere della nazione nel suo insieme, almeno fino ai tempi recenti. Dal 1904 al 2016, infatti, il Missouri ha votato per il candidato presidenziale che ha vinto la Casa Bianca in tutte le elezioni, tranne che in tre occasioni (1956, 2008 e 2012). Dal 2008 lo Stato ha tentennato verso una svolta “a destra” (è riuscito, anche se per poco, a resistere al “fascino” di Barack Obama, nonostante la vicinanza con il suo Stato di provenienza, l’Illinois) e da allora è rimasto, sempre più convintamente, nel gruppo degli Stati più Repubblicani. Capovolgere lo Stato sembra oggi fuori questione (anche se i Democratici stanno concentrandosi per strappare il seggio del 2° Distretto, occupato dalla Rappresentante repubblicana Ann Wagner (R), in un area suburbana di St-Louis in cui Trump ha preso meno voti di Romney). Ma nessun dubbio che il Missouri, assieme ai suoi 10 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
In Missouri non si elegge alcun Senatore quest’anno.

Montana

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Montana (more info) fin dall’arrivo dei primi pionieri è uno Stato con una vivace scena politica. Anche se lo Stato è fortemente bianco, rurale e favorevole al possesso di armi, il messaggio di Barack Obama nel 2008 ha raccolto qui un notevole 47% dei voti. Guardando indietro, però, già si vedeva come il Montana, nonostante abbia ottime referenze come Stato “Rosso” e conservatore, sia però più aperto rispetto ai suoi vicini a sostenere i candidati dei Democratici: generalmente, alle elezioni presidenziali, preferisce votare per i Repubblicani, ma alle elezioni del Senato non disdegna di votare un candidato Democratico. Questo Stato “Rosso” ha avuto diversi contesti competitivi negli ultimi anni. Ma non c’è alcun dubbio che i 3 Grandi Elettori del Montana andranno sicuramente al Presidente Donald Trump.

Lo Stato di Big Sky ospita una delle contee più “affidabili” della nazione: la Blaine County. Sede della riserva di Fort Belknap, la contea è divisa equamente tra nativi americani e bianchi ed è famosa per votare sempre per il vincitore delle elezioni presidenziali, eccetto che in due occasioni nella sua intera storia (nel 1912 e nel 1988). È improbabile che Joe Biden spingerà per prendere questo Stato “Rosso” ma, con le sfide, giudicate “competitive”, per il Senato, per l’unico seggio della Camera, per le elezioni del Governatore e dell’Assemblea statale, quest’anno in Montana c’è molto da seguire!
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Montana ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Steve Daines (R), è in corsa per la rielezione per il suo secondo mandato. All’inizio, si prevedeva che in questo seggio i Repubblicani fossero in “Vantaggio”. Tuttavia, Steve Bullock (D), il popolare Governatore Democratico del Montana, è entrato in gara all’ultimo, il che ha cambiato drasticamente le dinamiche dell’elezione, e molti esperti politici ora la considerano una gara “competitiva” (e una potenziale occasione per strappare un seggio ai Repubblicani). Il seggio è considerato “competitivo” (“Toss Up”) dalla maggior parte degli istituti demoscopici (anche se alcuni di loro assegnano ancora un “vantaggio” ai Repubblicani).

Nebraska

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Il Nebraska (more info) voterà per Donald Trump a novembre. Lo Stato, tuttavia, è uno dei due che assegna i voti del Collegio Elettorale per Distretto congressuale. Il 2° Distretto del Nebraska è molto più competitivo dello Stato preso nel suo insieme, e potrebbe rivelarsi decisivo in una elezione presidenziale particolarmente serrata. Nel complesso, il Nebraska è ancora uno Stato bianco per l’88% e vota di conseguenza. Per lungo tempo uno Stato “di destra”, questa tendenza continua ancora oggi. Non vi è alcun dubbio, dunque, che, a livello statale, i 4 Grandi Elettori del Nebraska (i 2 che sono espressione di chi vince lo Stato e i 2 che sono espressione del voto nel 1° e 3° Distretto congressuale) andranno al Presidente Donald Trump.

Parleremo invece del 2° Distretto congressuale del Nebraska, più competitivo, che elegge il restante Grande Elettore in un prossimo articolo!
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Nebraska ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Ben Sasse (R), è in corsa per la rielezione al suo secondo mandato. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

N.B.: Parleremo del 2° Distretto congressuale del Nebraska in un prossimo articolo.

Oklahoma

ELEZIONI PRESIDENZIALI
L’Oklahoma (more info), sebbene non sia uno Stato assolutamente competitivo nelle elezioni presidenziali, ha plasmato la storia americana e la politica contemporanea. Gli eventi storici sembrano attratti dalle sue pianure: dal “Trail of Tears“, passando per i Disordini razziali di Tulsa, fino all’Attentato di Oklahoma City. Considerando che ospita poco più dell’1% degli americani, il Sooner State ha avuto un’influenza enorme nella politica americana. Rispetto ad altre “Roccaforti” repubblicane, l’Oklahoma ha una popolazione relativamente eterogenea. Solo il 74% circa della popolazione è bianca ed ospita una delle più grandi popolazione di nativi americani, che rappresentano circa il 7% dei residenti nello Stato (solo l’Alaska e il New Mexico hanno popolazioni in percentuale più grandi). Il Governatore dello Stato, il Repubblicano Kevin Stitt (R), è egli stesso un cittadino della Nazione Cherokee. Sebbene abbia la tendenza a fare la storia e a scuotere la politica americana, non è uno Stato che si presenta certo come “competitivo” alle elezioni presidenziali. Nessun dubbio quindi che l’Oklahoma, assieme ai suoi 7 Grandi Elettori, andrà al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Oklahoma ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano, Jim Inhofe (R) è in corsa per la rielezione al suo quinto mandato consecutivo! Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Tennessee

ELEZIONI PRESIDENZIALI
In Tennessee (more info), il primo Stato a rompere il blocco elettorale democratico del “Solid South” e a vantare la prima città del Sud ad abolire la segregazione razziale, i Repubblicani hanno continuato negli ultimi anni ad espandere i loro margini di consenso, sia nelle elezioni presidenziali che in quelle locali. George W. Bush ha vinto qui con un margine del 14% nel 2004, John McCain del 15% nel 2008 e Mitt Romney del 20% nel 2012. I Repubblicani hanno guadagnato terreno nelle comunità rurali e suburbane nella parte centrale e occidentale dello Stato, mentre i Democratici sono predominanti nelle contee più densamente abitate, sopratutto a Memphis e a Nashville. Nel 2016, Donald Trump ha battuto Hillary Clinton con un margine del 26%, il più ampio dalla vittoria “a valanga” in 49 stati di Richard Nixon nel 1972. Trump ha migliorato i risultati ottenuti da Romney in quasi tutte le contee dello Stato. È lecito quindi ipotizzare, senza troppi dubbi, una vittoria del Presidente Donald Trump qui in Tennessee, con i suoi 11 Grandi Elettori, con un margine previsto che si avvicinerà verosimilmente al 30% secondo le previsioni.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Tennessee ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano uscente, Lamar Alexander (R), ha deciso di non correre per il quarto mandato consecutivo. Il candidato dei Repubblicani sarà dunque l’ex-Ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone, Bill Hagerty (R), che ha vinto le primarie repubblicane con il 51%. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Utah

ELEZIONI PRESIDENZIALI
Lo Utah (more info), lo Stato che ha dato a Mitt Romney un margine del 48% su Barack Obama (il suo miglior risultato in quell’elezione) ha consegnato a Donald Trump nelle ultime Elezioni Presidenziali un margine nettamente minore su Hillary Clinton, il 18%. Per capire il perché di questo “crollo” in uno Stato da sempre “Roccaforte” per i candidati Repubblicani, basta tenere presente che i mormoni costituiscono oltre il 60% della popolazione dello Utah e che questi elettori sono più giovani, più istruiti, tradizionalisti e – attraverso le missioni internazionali – hanno più familiarità con le culture straniere rispetto a quelle che può avere la maggior parte della base repubblicana negli altri Stati: è chiaro comunque che, questi elettori, avrebbero votato ugualmente anche per Trump – l’unico candidato che avrebbe promosso il conservatorismo sociale e nominato dei giudici conservatori – se non avessero avuto, nel 2016, una terza opzione per loro molto attraente: Evan McMullin (sempre quello che abbiamo incontrato parlando dell’Idaho), che qui è riuscito a portare via circa 125mila voti a Donald Trump.

I risultati del 2020 ci aiuteranno a capire quanto la performance negativa di Trump nel 2016 fosse dovuta alle iniziali debolezze, così come erano state percepite da una parte degli elettori dello Utah, e che quindi ritroveremo se il voto dovesse dimostrasi ancora una volta ‘tiepido’ nei suoi confronti, oppure quanto sia stato invece pregiudicato dalla presenza dei candidato “terzo” Evan McMullin. Indipendentemente da tutto ciò, lo Utah è rimasto uno Stato “Rosso”. Sebbene Trump potesse non piacere agli elettori mormoni e più conservatori in questo Stato, è sicuro che non lo abbandoneranno mai in un numero sufficiente per rendere lo Utah “competitivo”. I Democratici possono solo sognare, ma è decisamente improbabile che “Bluetah” (l’espressione che indica appunto il passaggio dello Utah agli Stati dei Democratici) diventi realtà questo novembre. Nessun dubbio quindi che i suoi 6 Grandi Elettori andranno al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Nello Utah non si elegge alcun Senatore quest’anno.

Leggi anche il nostro approfondimento: “Lo Utah: lo stato dei mormoni”

West Virginia

ELEZIONI PRESIDENZIALI
La West Virginia (more info) ha subito un sorprendente capovolgimento politico negli ultimi due decenni. Lo Stato iniziò a votare per i Democratici in maniera alquanto affidabile sin dal 1932 e, salvo che con le vittorie “a valanga” di Nixon e di Reagan, ha continuato a farlo sino alle porte nel nuovo millennio. La vittoria di George W. Bush nel 2000 ha segnato un “punto di svolta” per lo Stato: in ogni elezione successiva, infatti, ogni candidato repubblicano ha sempre ampliato il margine di vittoria del suo predecessore, fino ad arrivare nel 2016 al (sorprendente) 68% di Donald Trump contro il 26% di Hillary Clinton. I margini di espansione del consenso per i Repubblicani nel West Virginia rispecchiano le tendenze nazionali: lo stato è prettamente rurale e scarsamente popolato (77 persone per miglio quadrato) e non ci sono grandi centri urbani (e non, quindi, solamente per gli interessi nel carbone e per l’estrazione mineraria come verrebbe invece da pensare).

Per le elezioni presidenziali del 2020, il West Virginia avrà 5 Grandi Elettori ed è ora una degli Stati più facili da vincere per i Repubblicani. Il capovolgimento, almeno a livello presidenziale (il West Virginia elegge ancora un Senatore Democratico), è ormai completo: pertanto possiamo includere il West Virginia nella lista degli Stati che voteranno certamente per il Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in West Virginia ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. La senatrice repubblicana, Shelley Moore Capito (R), è in corsa per la rielezione al suo secondo mandato. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Wyoming

ELEZIONI PRESIDENZIALI
In Wyoming (more info) i voti del suo elettorato sono essenzialmente preordinati per andare ai Repubblicani. Nel 2016, Donald Trump ha vinto qui con un distacco del 46% su Hillary Clinton, rendendolo lo stato meno competitivo del paese. Nonostante la sua natura di Stato “Rosso” (scuro), il Wyoming ha una “razza” unica di Repubblicani. Lo Stato è infatti più libertario e meno cristiano conservatore rispetto alla maggior parte delle altre “Roccaforti” Repubblicane. I Repubblicani del Wyoming non si allineano sempre con il loro Partito su questioni come i divieti per i bagni transgender, i diritti sulle armi e l’accesso alle elezioni. Ma nonostante queste tendenze certamente libertarie (e anche, occasionalmente, progressiste), i Democratici non hanno peso né nella politica locale né in quella a livello federale. I Repubblicani – che siano “libertari” o meno – tengono saldamente in pugno le chiavi dello Stato. Nessun dubbio quindi che i suoi 3 Grandi Elettori andranno al Presidente Donald Trump.
ELEZIONI AL SENATO
Anche in Wyoming ci sarà la contestuale elezione per il seggio al Senato. Il senatore repubblicano uscente, Mike Enzi (R), ha deciso di non correre per la rielezione. Il candidato dei Repubblicani, così come lo sfidante Democratico, verranno scelti nelle elezioni primarie previste per il 18 Agosto. Il seggio è considerato “sicuro” per i Repubblicani.

Leggi anche: “Wyoming: Analisi di un bastione Repubblicano”

Note:

  • Le informazioni riguardanti ogni singolo Stato qui trattato vengono dalle rispettive pagine di 270ToWin, cui rimandiamo (è sufficiente cliccare su “more info”) per un ulteriore approfondimento personale.
  • Le informazioni riguardanti le elezioni dei Senatori sono state prese dalle rispettive pagine Wikipedia (americana) ad eccezione di quella dell’Alabama e del Kentucky, che provengono sempre dal sito 270ToWin.

Prossima Uscita

“The Road To 270”: Gli Stati che hanno già deciso di votare per… ‘Sleepy’ Joe Biden!

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