La Cina sanzionerà la Lockheed-Martin per paura: ecco gli investimenti nella difesa dei Paesi liberi del Pacifico

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian

Taiwan procede spedita nell’aggiornamento e potenziamento delle proprie forze armate. Ma non è la sola nell’area del Pacifico. La Lockheed-Martin finisce nel centro del mirino di Pechino

Tra 5G, scontri commerciali e Hong Kong, la tensione tra Washington e Pechino è cresciuta considerevolmente nelle ultime settimane le sanzioni cinesi contro gli Stati Uniti si fanno sempre più numerose nel tentativo di resistere alla strategia offensiva di Donald Trump ed investono inevitabilmente sia le aziende che i personaggi politici. L’ultimo caso riguarda il colosso aerospaziale americano Lockheed-Martin.

La multinazionale è “colpevole”, agli occhi di Pechino, di “interferire con gli affari interni cinesi” per la fornitura degli aggiornamenti ai sistemi missilistici anti-aereo Patriot destinati a Taiwan (o “Repubblica di Cina”).

L’annuncio delle sanzioni è arrivato dal portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian nella sua quotidiana conferenza stampa. 

La parte cinese ha deciso di assumere le necessarie misure imponendo sanzioni sulla Lockheed Martin Corporation, che è il principale beneficiario nel contratto sull’acquisto di armi

Il portavoce ha poi ribadito che gli Stati Uniti dovrebbero “tagliare i legami militari con Taiwan” al fine di evitare ulteriori danni alle relazioni sino-statunitensi.

Noi ci opponiamo con fermezza alle vendite di armi Usa a Taiwan e invitiamo gli Usa a rispettare rigorosamente il Principio dell’Unica Cina e i tre comunicati congiunti Cina-Usa, fermando le vendite di armi e i rapporti militari con Taiwan, altrimenti verranno ulteriormente danneggiate le relazioni Cina-Usa e la pace e la stabilità sulle due sponde dello Stretto di Taiwan

Il riferimento al principio della “Unica Cina” e l’accusa di “interferire con gli affari interni” deriva dal fatto che Taiwan viene infatti considerata, nell’ottica di Pechino, come una “provincia ribelle” che dovrà tornare prima o poi sotto la totale sovranità cinese, anche con l’uso della forza, come ha spiegato qualche mese fa il ministro della difesa cinese Wei Fenghe (e come sta accadendo anche ad Hong Kong)

Il sistema missilistico Patriot

L’aggiornamento dei missili Patriot, assieme ad ulteriori forniture militari, complicherebbe notevolmente la possibilità di un “successo bellico” per l’annessione totale dell’isola e dunque crea molto nervosismo a Pechino, ormai costretti in gioco su più fronti. La trattativa che ha scatenato le ire cinesi riguarda l’ultimo step di aggiornamento del famoso missile, prodotto dalla Raytheon, nella versione PAC-3 (PAC sta per “Patriot Advance Capability“) di cui la Lockheed-Martin Missile And Fire Control è il principale appaltatore. Il contratto, approvato dal Foreign Military Sales (FMS) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è del valore di circa 620 milioni di dollari “chiavi in mano”, come in gergo viene definita la “totale operatività” che consiste, oltre al prodotto, anche nel supporto logistico, nell’addestramento e nelle parti di ricambio.

Il ministro della difesa cinese ha dichiarato ancora che i siti verrebbero subito neutralizzati in caso di conflitto, ma i Patriot sono sistemi mobili, che cioè possono essere spostati in diverse zone, grazie al fatto di essere posizionati su rimorchi per auto-articolati e non necessitano quindi di siti permanenti per essere utilizzati.

L’efficacia dei Patriot è stata dimostrata durante vari conflitti, dalla prima Guerra del Golfo del 1991 fino all’utilizzo da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) contro minacce missilistiche di Hezbollah e dei droni di produzione iraniana.

Leggi per approfondire: Si scalda (ancora) il Mar cinese. Perché Pechino minaccia Lockheed Martin di sanzioni

Un aggiornamento della flotta taiwanese di aerei da caccia F-16 allo standard “Viper” è in programma per il completamento entro il 2023. Foto: EPA

Ma questa è solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso cinese. Come abbiamo scritto un anno fa (vedi Nuovi F-16 per Taiwan) la Lockheed-Martin è a capo di un’importante commessa per la vendita di 66 nuovi F-16V “Viper” e dell’aggiornamento di ulteriori 143 F-16AFighting Falcon” per la Republic of China Air Force (ovvero la forze aerea di Taiwan), per un valore totale di spesa di quasi 13 milioni di dollari.

Entro il 2022 Taiwan avrà una prima linea di jet da combattimento per la difesa nazionale che conterà più di 200 F-16 nelle varie versioni e circa 160 tra Mirage 2000 di produzione francese ed FCK-1 “Chung Kuo”, di produzione nazionale utilizzando le tecnologie dell’F-16. A queste si aggiungeranno ulteriori commesse verso altre aziende americane che forniranno un centinaio di carri armati da battaglia M1 Abrams, siluri MK-38 e i nuovi missili Stinger a corto raggio.

Nonostante la Cina goda di un’enorme vantaggio numerico e stia acquisendo attrezzature avanzate, come i caccia stealth e nuovi missili balistici, la “provincia ribelle” si consolida quindi come un “fortino” difficile da espugnare, grazie alla qualità dei mezzi e dei suoi soldati, sempre in costante aggiornamento in missioni di addestramento congiunte con gli Alleati del Pacifico (ovvero gli Stati Uniti, l’Australia, Singapore, il Giappone e la Corea del Sud) che costituiscono la sua “cintura di sicurezza”.

Il ministro della Difesa di Taiwan, Yen Teh-fa, in visita alle truppe durante un ritrovo annuale, commentando la decisione della sanzioni cinesi ha affermato che l’isola deve essere forte di fronte ad “ogni sorta di minacce e provocazioni” dalla Cina.

Abbiamo la fiducia e la capacità di proteggere il nostro popolo e la nostra patria e di difendere la sicurezza del Paese.

Ma non è solo Taiwan a creare nervosismo alla Corte di Xi Jinping.

Navi della US Navy and Japan Maritime Self-Defence Force (JMSDF). Foto della Marina degli Stati Uniti / Jacob D. Moore

Anche il Giappone di Shinzo Abe è ormai in procinto di abbandonare il principio della stretta “auto-difesa” che per molto tempo ha contraddistinto le sue forze armate (chiamate infatti per questo “Self Defence Forces” e non “Army“) e la politica del “non intervento” diretto in aree di crisi, ereditato dalla fine del secondo conflitto mondiale per effetto dei trattati di pace. Capendo che i tempi sono cambiati, il premier nipponico è deciso a “ridimensionare l’aggressività cinese nel Pacifico”.

Per questo ha ordinato ulteriori 105 F-35 Lightining II alla Lockheed-Martin (63 F-35A a decollo convenzionale per l’aviazione e 42 “B” per la marina, per un valore complessivo di 23 miliardi di dollari) che si aggiungeranno ai 42 già ordinati, di cui 13 già operativi nella base aerea di Misawa (molto attiva durante la Guerra di Corea). I velivoli verranno assemblati dalla Mitsubishi che, come l’Italia fa parte del programma di joint venture con a capo la Lockheed-Martin. Nel futuro la marina militare giapponese si doterà di due portaerei classe Izumo da 19.500 tonnellate, per imbarcare gli F-35B a decollo corto e atterraggio in verticale ed elicotteri. Una risposta alle nuove portaerei che la marina cinese sta mettendo in servizio.

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