Chiese sotto attacco! Danneggiata la San Gabriel Mission, tra le più antiche d’America

Un incendio ha seriamente danneggiato la San Gabriel Mission, fondata da San Junipero Serra, le cui statue sono state l’obbiettivo della furia distruttrice dei movimenti Black Lives Matters e Antifa. Il tutto in un weekend dove sono state vandalizzate altre chiese e statue.

Mentre una parte dell’opinione si indignava (giustamente) per la decisione del presidente turco Erdagan di riconvertire Santa Sofia da museo (quale era sin dai tempi di Ataturk) di nuovo in una moschea, dall’altra parte dell’oceano una chiesa storica è rimasta gravemente danneggiata nel primo mattino di sabato 11 luglio, nell’indifferenza dei più, tranne ovviamente che per gli abitanti della cittadina di San Gabriel, in California. Ma è stato un weekend in cui si sono registrati attentati a chiese e atti vandalici a strutture religiose e addirittura a singole statue negli Stati Uniti.

Il rogo della San Gabriel Mission

La San Gabriel Mission venne fondata dal sacerdote e missionario francescano San Junipero Serra l’8 settembre 1771, in quella che sarebbe diventata la cittadina di San Gabriel (40 mila abitanti), nella Contea di Los Angeles, nella parte meridionale della California.

L’incendio è stato segnalato verso le 4:30 del mattino di sabato 11 luglio ed è stato spento alle 6:50 circa. Il capitano Antonio Negrete, responsabile per le pubbliche relazioni del dipartimento dei vigili del fuoco di San Gabriel, ha affermato al Los Angeles Times:

E’ straziante! Quando i nostri uomini sono arrivati, il tetto era quasi già scomparso, consumato dalle fiamme. Alcuni pezzi del tetto sono cadute sui pompieri, per fortuna senza e gravi conseguenze. E’ una tragica perdita per la nostra città. E’ quello su cui tutti noi ci identifichiamo.

I vigili del fuoco hanno lavorato sodo, riuscendo quasi per miracolo a salvare l’altare originale, realizzato a mano a Città del Messico e portato nella missione nel 1790 (quando ancora la California e il sud-ovest degli Stati Uniti facevano parte dell’Impero Spagnolo, ben prima dell’indipendenza del Messico). All’interno erano presenti statue intagliate a mano provenienti dalla Spagna e risalenti agli anni Novanta del 1700. I pavimenti, le pareti e la cupola sono ancora quelli originali. L’edificio era stato costruito in pietra, mattoni e malte e, cosa curiosa, nonostante i danni subiti da quattro importanti terremoti (1804, 1812, 1987 e 1994) era una delle missioni meglio conservate presenti in California. La chiesa avrebbe dovuto aprire ai fedeli nel prossimo fine settimana, dopo quattro mesi di chiusura imposti dal rigido lockdown del governatore della California Gavin Newsom e che ha riguardato tutti i luoghi di culto del suo Stato.

I vigili del fuoco, in un primo momento, non hanno trovato prove di una possibile natura dolosa dell’incendio, ma il giorno successivo, mentre funzionari locali e federali stavano ancora indagando, sempre il Los Angeles Times ha dichiarato che sarebbe la possibilità che l’incendio sia effettivamente di natura dolosa.

Recentemente la statua bronzea del fondatore, San Junipero Serra, era stata spostata nella parte anteriore della chiesa, nel cortile privato, a causa della furia iconoclasta dei Black Lives Matters e Antifa che considerano (a torto, perchè non conoscono la storia…) San Junipero un “persecutore dei nativi americani”! Statue del Santo sono state vandalizzate e rovesciate tra Los Angeles, San Francisco e Sacramento, durante le prime settimane di proteste a seguito della morte di George Floyd durante un arresto a Minneapolis.

Il Santo francescano, durante la sua missione in California, si prese cura degli indigeni che abitavano nella zona, anche contro le prepotenze dei coloni e dei soldati spagnoli, indipendentemente se fossero dei neo-convertiti o meno.

Atti vandalici e attentati ad altri luoghi di culto

Ma durante il fine settimana si sono registrati ulteriori attentati in varie zone degli Stati Uniti.

Il 10 luglio è stata vandalizzata la statua vecchia di cento anni della Vergine Maria nella Cathedral Prep. School and Seminary nel Queens (a New York) da un uomo che, ripreso dalle telecamere di sicurezza, armato di vernice spray ha lasciato la scritta “IDOL” sul simulacro.

Il giorno seguente, a Dorchester (un sobborgo di Boston), verso le 22.00 è stata data alle fiamme un’altra statua posta fuori la Chiesa di St Peters Parish. Anche qui l’attentatore è stato ripreso dalla telecamere mentre appiccava l’incendio ai fiori situati sul basamento e tra le braccia della statua, bruciandola all’altezza del viso.

La Queen of Peace Catholic Church dopo l’incendio dell’11 luglio

Altri attentati incendiari si sono registrati sabato 11 luglio alla Queen of Peace Catholic Church di Ocala (in Florida) mentre i parrocchiani – che facevano i preparativi per la prima messa del mattino – sono stati sorpresi dalle fiamme, appiccate da un ventiquattrenne che aveva prima schiantato il suo furgone all’ingresso della chiesa e successivamente lo aveva dato alle fiamme con della benzina. Già noto alle forze dell’ordine della Contea di Marion è stato accusato di “tentato omicidio, incendio doloso e furto con scasso”. La Queen of Peace Church è l’unica chiesa della Florida centrale a celebrare la messa anche in latino.

Infine, la Chiesa Battista del Calvario di San Diego, frequentata soprattutto dalla dagli afroamericana e considerata la più “multiculturale” della comunità, è stata data alle fiamme verso le 12:30 di sabato 11.

Un simile bollettino di solito lo si vedeva solo in Francia, dove gli attentati ai luoghi di culto avvengono a un ritmo impressionante. Sempre nel silenzio dei mass media.

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