Trump Vs. Merkel: Ecco perché all’Europa conviene stare con gli Stati Uniti

Angela Merkel e Donald Trump al G7 di Taormina nel 2017

Il dibattito pubblico italiano è completamente centrato sul ringraziamento (quasi) unanime verso i “salvatori” cinesi, per questo l’Italia potrebbe perdere un’occasione per approfittarne della situazione e rafforzare il suo asse con Washington. Ma il governo italiano, il più anti-americano della Storia (incluse le forze che non sono così “ostili” agli Stati Uniti), non prenderà alcuna decisione in merito, continuando a restare nella propria inettitudine.

Donald Trump, nel suo rally di Tulsa, non ha perso occasione per attaccare la Germania, capitanata – ormai dal lontano 2005 – dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ci sono diverse ragioni per le quali possiamo cominciare a definire il lungo regno (quindi anni, ormai) di Frau Merkel come una vera e propria “forza destabilizzatrice” proprio in seno al Mondo Occidentale:

Primo, i finanziamenti alla NATO: in Oklahoma il Presidente americano ha dichiarato che la Germania è “morosa” nei confronti dell’alleanza atlantica per circa un trilione di dollari. Non abbiamo la certezza se questa uscita sia un “eufemismo da campagna elettorale” oppure la cifra esatta che Berlino debba effettivamente pagare all’alleanza atlantica. Ma quello che ormai tutti sappiamo è che il target perché un paese possa essere membro della NATO è quello di spendere almeno il 2% del PIL nella propria difesa militare. Tuttavia, secondo i dati della Banca Mondiale, i tedeschi investono solo l’1,2% del proprio enorme PIL (mentre l’Italia l’1,3%). I dati sono riferiti al 2018.

La Germania quindi “scrocca” la difesa a spese degli Stati Uniti, nonostante disponga di tutte le risorse economiche, umane, industriali e tecnologiche necessarie per investire adeguatamente nella Difesa (e non avrebbe nemmeno la “scusa” di dover fronteggiare una situazione finanziaria sempre più preoccupante, come l’Italia) e nonostante si possa permettere a bilancio non solo di osservare gli obiettivi di spesa (previsti dal Trattato atlantico) ma anche di superarli, eppure rimane restia a farlo.

Tuttavia, la Germania, che non può permettersi né di restare fuori dalla NATO né che l’Alleanza venga abbandonata dagli Stati Uniti, ha dovuto promettere di raggiungere il tetto del 2% del PIL, ma solo dopo l’elezione di Trump (quindi perché costretti dagli eventi) e solo sotto la minaccia del Presidente americano di togliere i fondi all’Alleanza se i Paesi Europei ne loro complesso non si fossero impegnati maggiormente. Ma il raggiungimento del tetto di spesa per il paese anseatico è previsto soltanto per il… 2031! (“John Kennedy si è impegnò ad andare sulla luna in metà di questo tempo”, aveva commentato sarcastico il deputato repubblicano Mike Turner all’uscita dell’annuncio nel febbraio di quest’anno)

Leggi per approfondire: Tutte le confuse mosse di Francia e Germania su NATO e Difesa

Secondo, la politica “Schröederiana”: il 9 novembre 1989 (la Caduta del Muro), nonostante venga ricordato come un “giorno di festa”, è in realtà, a ben vedere, uno dei giorni “più bui” per il Mondo Occidentale. Sebbene infatti si sia formalmente sconfitto il Comunismo, la riunificazione tedesca ha rappresentato una “disgrazia” per entrambe le sponde dell’Atlantico. Lo diceva anche Giulio Andreotti in una famosa battuta: “Amo talmente tanto la Germania che ne vorrei due”.

In Europa, dopo 30 anni, ci ritroviamo con una finta Unione monetaria dalla quale Berlino è l’unico membro a beneficiarne maggiormente (è come se fossero in una costante ‘svalutazione monetaria competitiva’ sin dal 2002). Negli Stati Uniti si trovano alle prese con un presunto “alleato” che pretende di essere militarmente difeso a spese loro, mentre porta avanti da sempre – di nascosto e ovviamente senza suscitare troppo clamore – una politica “filo-Russa”. Berlino e Mosca si riavvicinarono durante l’era del socialdemocratico Gerhard Schröder e questa linea filo-russa è continuata anche sotto la democristiana cancelleria di Angela Merkel, felice di costruire un nuovo gasdotto che colleghi direttamente la Germania alla Russia, il famoso “Nordstream 2“, e di legarsi a doppio filo ad una politica energetica dettata dalla Russia.

Leggi per approfondire: Vi racconto le mosse (economiche) della Germania tra USA e Russia

Terzo, il “Libero” Commercio: sul fronte del commerciale sono proprio i burocrati tedeschi i primi a non volere un accordo commerciale con gli Stati Uniti (suvvia, non penserete davvero che il TTIP sia naufragato per via di qualche manifestazionzina no global o per qualche video complottista che girava su YouTube?). Il TTIP Trump lo aveva già trovato morto sulla scrivania lasciata da Obama, proprio perché i tedeschi si sono aggrappati a qualunque “scusa” pur di non portarlo a compimento come, ad esempio, i diversi “standard agricoli” europei.

Abbiamo già parlato qui di tutte le barriere commerciali che gli Stati Uniti subiscono da parte del blocco del “libero scambio” europeo.

L’ostilità tedesca verso gli USA si può vedere anche nella questione del 5G. Fino alla fine del 2019, la Merkel era ben contenta di far partecipare Huaweii nei bandi per le telecomunicazioni.

Perfino Nancy Pelosi, la Speaker democratica del Congresso, da sempre nemica giurata di Donald Trump, ha difeso la politica presidenziale contro il colosso cinese Huaweii, quale potenziale strumento di spionaggio e sabotaggio, sostenendo anche che la Germania ed altri paesi europei si stanno affidando a Huawei per il 5G soltanto per il timore di perdere quote di export in Cina.

Leggi per approfondire: No alle ambiguità con la Cina. Anche in Germania. Parla Benner

Ricapitolando, la tanto idolatrata e osannata cancelliera tedesca Angela Merkel ha nei fatti condotto, in tutti questi anni, una politica (a dir poco) “parassitaria” a spese degli Stati Uniti e degli altri Paesi europei, con una mancanza di responsabilità geopolitica tale da poterle permettere di primeggiare anche in altri ambiti a livello europeo.

Un secondo mandato di Trump potrebbe scuotere talmente tanto Berlino, e forse anche la stessa CDU, il partito della Cancelliera, che nel giro di pochi anni potremmo tornare a vedere un blocco atlantico quantomeno “compatto“. Se così non fosse, forse ci toccherà ridividere la Germania in due… come suggeriva, tra le righe, Andreotti.

“Angela Merkel contro Donald Trump”. La “foto simbolo” del G7 canadese del 2018. In realtà, pochi hanno detto che in quel momento il Presidente americano stava ascoltando il Presidente francese Emmanuel Macron (che si intravede sulla sinistra mentre parla) mentre la cancelliera tedesca rimaneva ad ascoltare appoggiata sul tavolo, oltre al fatto che non ci fosse alcun litigio in corso.

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