La comunità Afroamericana ringrazia il Presidente Donald Trump!

Kanye West e Donald Trump

I Media Mainstream continuano solo a blaterare”balle”, facendo passare le proteste negli USA come rivolte contro il “razzismo di Trump”… ma occhio che il supporto della comunità afroamericana è ai massimi storici per un Presidente Repubblicano. Ecco quello che ha fatto Donald Trump per gli afroamericani… ed è più di quanto fatto da Obama in otto anni!

La comunità afroamericana ripone evidentemente molte speranze nel “peggior” Presidente degli Stati Uniti mai esistito, cioè Donald Trump – come dicono Democratici e Media – colui il quale ha fatto sembrare Jimmy Carter un “visionario” ed un amministratore pubblico ai livelli del Presidente Eisenhower, a tal punto da ritrovarsi in una situazione “peggiore” di quella iniziale, specialmente a chi apparteneva al ceto medio (ebbene sì, ci sono gli afroamericani benestanti!).

Gli otto anni “più luminosi” degli Stati Uniti, quelli sotto la Presidenza di Barack Obama e Joe Biden, sono stati caratterizzati da aiuti federali “a pioggia” a chiunque appartenesse al ceto più basso, senza però creare un percorso per il reinserimento nella società. Non è un caso che i ben noti food stamps non siano mai tornati ai livelli pre-crisi durante la sua Amministrazione.

Food Stamps nell’era Obama | Fonte: CNN Money | Source: DEPT. OF AGRICULTURE

L’Obamacare, poi, era un programma federale con “intenzioni stupende”, peccato che nei fatti, per il ceto medio, sia stata una “mazzata sui denti” in termini economici, costringendo molti ad uscire dal sistema privato delle assicurazioni per entrare nei programmi statali. Ma i Democratici e i Media Mainstream sono troppo “furbi”, ed hanno ovviamente “celebrato” questo aumento, senza dire che i cittadini che sono passati al programma pubblico altro non hanno fatto che usufruire delle condizioni già previste da Medicaid e dimenticandosi di dire che avevano abbandonato il proprio piano assicurativo perché troppo costoso.

Anziché occuparsi, che so, della riforma della giustizia penale o di una riforma scolastica per i più poveri, Mr. Obama si è preoccupato moltissimo delle richieste dei gruppi LGBT – nonostante avessero un bassissimo impatto sulla comunità afroamericana.

Bisogna inoltre sottolineare che, proprio l’Amministrazione del Senatore dell’Illinois, non è che fosse stata così “amichevole” con la prima minoranza etnica statunitense, come invece commentatori e Mass Media vorrebbero far credere.

Sleepy Joe Biden, durante la presidenza di Bill Clinton, era una promotore del “Crime Bill“, ovvero una legge che ha incentivato la costruzione di carceri e la politica di “incarcerazione di massa”, legge che ha avuto un impatto devastante sulle famiglie afroamericane, in quanto si finiva “dietro le sbarre” anche per crimini non violenti.

La “numero tre” dell’Amministrazione Obama, Hilary Clinton, si occupò insieme a suo marito – attraverso la ben nota Clinton Foundation, della ricostruzione post terremoto del piccolo Stato di Haiti, spendendo ben 12 miliardi di dollari (due volte il PIL nazionale dello Stato caraibico) e riuscendo “magicamente” ad aumentare la povertà nello stato già più povero del mondo (e menomale che è rimasta lontano dallo Studio Ovale).

Diamond and Silk con Donald Trump alla campagna elettorale a Des Moines, Iowa, il 28 gennaio del 2016 (Rick Wilking / Reuters)

Donald Trump, invece, da buon Repubblicano e, prima di tutto, imprenditore di fama e successo indiscusso, è un uomo del “fare” e, mentre lascia i bei discorsi al suo predecessore, lui ha potuto rispondere con i fatti.

Primo tra tutti è certamente il “First Step Act” del 2018, una riforma della giustizia penale che ha praticamente ribaltato quanto creato da Bill Clinton nel 1994. Il nome completo dell’atto è “Formerly Incarcerated Reenter Society Transformed Safely Transitioning Every Person Act“, ovvero una serie di riforme che tendono a ridurre le pene per i crimini non violenti e che incentivano i carcerati a partecipare a vari programmi di reinserimento sociale, dando così la possibilità di ottenere i c.d. “Earned Time Credits“.

Questo avrà un impatto sulle carcerazioni anche nel lungo periodo (al momento dell’approvazione, il 77% dei detenuti statali e il 38% dei detenuti federali finivano nuovamente in carcere entro 5 anni dal loro rilascio) e, come molte ricerche dimostrano, i programmi di rieducazione aiutano a prevenire i comportamenti recidivi.

Per quest riforma, Trump è stato premiato con il “Bipartisan Justice Award” ovvero un premio dato ai servitori dello stato per i progressi ottenuti nella riforma della giustizia. Il premio è stato consegnato dal 20/20 Justice Center, il cui comitato scientifico è composto da 20 Repubblicani afroamericani e 20 Democratici afroamericani.

Trump riceve il Bipartisan Justice Award del 2019. Credits: Milwaukee Journal Sentinel

Un’altra iniziativa importantissima è la destinazione di fondi federali alle “Historically Black Colleges and Universities” ovvero le Università solo per afroamericani e che diedero un’educazione a migliaia di persone durante il periodo della segregazione, e che sono state fondate dai membri della “Black America” che hanno rischiato la loro vita per dare un’educazione alle nuove generazioni. Questa proposta è legata alla logica “Reparations Through Education” ovvero, anzichè pagare direttamente chi è un discendente di schiavi, si facilita l’accesso all’educazione.

Il terzo traguardo ottenuto dal Presidente Donald Trump riguarda l’economia.

Abbiamo più volte scritto (nel periodo pre-COVID) che la disoccupazione negli Stati Uniti aveva toccato minimi storici. Questo ha ovviamente aiutato in primo luogo la comunità afroamericana. Tra i dati più rilevanti, abbiamo che il 70% delle donne afroamericane è arrivato ad avere un “White Collar Job“. La memoria storica è di vitale importanza, specialmente in questo periodo. Ricordiamo quindi che il giorno che Martin Luther King pronunciò il famoso discorso “I have a dream” il 28 agosto 1963, all’evento chiamato “March on Washington for Jobs and Freedom” (Marcia a Washington per il lavoro e la libertà). In questo ambito, Trump è il Presidente che ha ottenuto i numeri migliori, battendo anche Ronald Reagan.

Senza perdersi troppo in discorsi lunghi e filosfici, il cittadino comune afroamericano queste cose le ha notate. I Media Mainstream continuano solo a blaterare “balle”, facendo passare le proteste negli USA come rivolte contro il “razzismo di Trump”… ma occhio che il supporto della comunità afroamericana è ai massimi storici per un Presidente Repubblicano, che già aveva ottenuto ottimi risultati nella comunità nera (Donald Trump fu votato nel 2016 dall’8% degli afroamericani, mentre Mitt Romney, nel 2012, venne votato solo dal 6%). Ci vediamo a novembre… nelle urne…

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