Il Generale Flynn, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, sarebbe stato incastrato dall’FBI per colpire Donald Trump

Il Russiagate è tornato! Sono trascorsi più di tre anni dal primo interrogatorio dell’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, con i procuratori federali, interrogatorio che porto poi ad un’indagine contro di lui. Eppure la sua condanna rimane ancora in sospeso.

Una rivelazione inattesa è avvenuta il 29 aprile 2020, quando documenti interni dell’FBI (Federal Bureau of Investigation) sono stati consegnati dal Dipartimento della Giustizia, rivelando che alti funzionari del Bureau avevano discusso su come procedere con l’interrogatorio nei confronti di Michael Flynn alla Casa Bianca nel gennaio 2017: in particolare, avrebbero discusso apertamente se il loro “obiettivo” fosse “di indurlo a mentire, affinché potesse essere perseguitooppure “farlo licenziare“.

Oltre ai documenti sopra citati, Fox News fa sapere che altri documenti a discarico delle accuse saranno presto consegnati, in quanto il procuratore generale William Barr continua a supervisionare le indagini del Dipartimento della Giustizia sulla gestione del “Caso Flynn“.

Il Generale Flynn nello Studio Ovale quando era ancora Consigliere per la Sicurezza Nazionale

Gli Antefatti

L’ex Generale in pensione Michael Flynn si era dimesso su richiesta del Presidente Donald Trump dopo alcune rivelazioni sui suoi rapporti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. Le comunicazioni che aveva avuto con l’ambasciatore russo erano state desecretate e fatte trapelare alla stampa, uno dei diversi aspetti anomali della vicenda: il ruolo della stampa sarà tra l’altro l’aspetto problematico del Caso Flynn.

La Casa Bianca aveva giustificato il licenziamento non tanto per i contatti tenuti da Flynn, ma perché non avrebbe detto la verità al Vicepresidente Mike Pence, portando quest’ultimo a fare dichiarazioni pubbliche errate e creando confusione ed imbarazzo per l’Amministrazione appena insediata.

Michael Flynn

Cosa dicono i documenti recentemente trapelati

Tornando ai documenti rilasciati, questi suggeriscono in modo palese che gli agenti dell’FBI non fossero veramente preoccupati per il contenuto delle comunicazioni intercettate tra Flynn e l’ambasciatore russo Kislyak durante il periodo di transizione presidenziale, tranne per il fatto che sarebbero potute essere un utilepretesto” per imbastire un’accusa nei confronti del Generale Flynn. Infatti, l’FBI stava ufficialmente chiudendo il Caso Flynn già il 4 gennaio 2017.

Il Crossfire Hurricane team dell’FBI – che aveva trascorso il 2016 a controllare i database per cercare informazioni “dispregiative” sull’ex Generale, accusandolo poi di avere dei “legami” con i russi – aveva concluso in un documento finale che Flynn “non era più un indiziato valido” per la prosecuzione delle indagini.

Poi, all’improvviso, lo stesso 4 gennaio, l’agente dell’FBI Peter Strzok mandò un messaggio dicendo: “Ehi, se non hai chiuso [il Caso Flynn n.d.r.], non farlo ancora!” Strzok ha poi spiegato: “il settimo piano è coinvolto“, un chiaro riferimento ai “piani alti” dell’FBI.

Che cosa è cambiato per arrivare a fare una richiesta del genere? Alla fine del dicembre 2016, il Generale Flynn aveva parlato con l’ambasciatore russo Kislyak. La legge federale autorizza gli investigatori a intercettare i cittadini stranieri, ma richiede anche rigide protezioni della privacy per i cittadini degli Stati Uniti con cui parlano.

Dal blog IUSTUS apprendiamo che il monitoraggio delle comunicazioni di un privato cittadino, e tanto più di uno in procinto di diventare una figura chiave nella nuova Amministrazione, non dovrebbe accadere senza l’approvazione di un tribunale. La risposta ufficiale fu che la sorveglianza di importanti personaggi stranieri con cui Flynn aveva parlato portò l’allora Dipartimento della Giustizia ad informare la Casa Bianca di potenziali problemi.

L’Amministrazione Obama, quindi, non avrebbe tenuto conto di quelle protezioni e avrebbe, per così dire, “smascherato” il Generale Flynn nei giorni successivi alle sue conversazioni con l’ambasciatore russo. In seguito, sono stati fatti trapelare alla stampa i contenuti classificati della conversazione.

Le attività di intercettazione effettuate non hanno portato ad alcuna accusa, in quanto le conversazioni del Generale Flynn con l’ambasciatore erano legali e di routine.

Peter Strzok fece pressioni affinché l’indagine su Flynn non fosse archiviata

Quindi, i funzionari del Dipartimento della Giustizia e dell’FBI hanno dovuto cambiare la loro strategia, teorizzando l’accusa assurda secondo cui Flynn avrebbe violato il Logan Act” del 1799, che impedisce a dei privati cittadini di impegnarsi in negoziati non autorizzati in controversie tra gli Stati Uniti ed i governi stranieri. Ma nessuno è mai stato condannato per aver violato tale legge.

Le note manoscritte di questa settimana mostrano che fosse proprio nelle “speranze” dell’FBI, attraverso l’interrogatorio del Generale Flynn, di “fargli ammettere di aver violato il Logan Act”. Il vero obiettivo era quindi quello di “incastrarlo“.

L’FBI non aveva però bisogno di chiedere a Flynn cosa avesse detto all’ambasciatore russo, in quanto avevano già una registrazione della conversazione. L’unica ragione per fare un’interrogatorio era dunque quella di “costringereFlynn ad affermare qualcosa in contrasto con quella trascrizione.

L’allora direttore James Comey, si era poi addirittura vantato che l’FBI avesse fatto in modo di “assicurarsi” che il Generale Flynn non avesse un proprio avvocato presente.

Infatti, in merito alla mancata presenza di un avvocato, Flynn successivamente accusò i massimi funzionari dell’FBI – tra cui Andrew McCabe – di averlo costretto a non essere assistito da un legale rappresentante della Casa Bianca durante l’interrogatorio con i due agenti, che portò poi all’accusa di aver mentito alle autorità federali.

Flynn, comunque, non è mai accusato di alcuna violazione del “Logan Act“.

L’ex avvocatessa dell’FBI Lisa Page

In ogni caso, dall’analisi dei documenti consegnati questa settimana, è emersa un’e-mail dell’ex avvocato dell’FBI, Lisa Page, che discute dei modi in cui l’FBI stessa avrebbe potutoaggirare” la regola riguardante l’ammonizione formale contro la menzogna che è d’obbligo, prima di ogni interrogatorio, comunicare all’interrogato stesso, suggerendo agli agenti di “infilarla casualmente” nella discussione con il Generale Flynn.

Un altro documento dell’ex vicedirettore Andrew McCabe afferma che, oltre ad aver esortato il Generale Flynn a condurre l’interrogatorio senza un avvocato, l’FBI avesse deliberatamente rinunciato del tutto all’ammonizione e quindi ad avvertire Flynn.

Bisogna ricordare, in merito all’agente Peter Strzok – che aveva chiesto di non chiudere ancora l’indagine – ed all’avvocato Lisa Page, che essi si scambiarono regolarmente messaggi di disprezzo nei confronti di Donald Trump e di sostegno per la candidata democratica Hillary Clinton, anche mentre lavoravano alle indagini che coinvolgevano sia la Clinton che Trump. 

Forse, l’aspetto più importante dei documenti rilasciati questa settimana è che l’FBI non ha espresso alcuna preoccupazione per il fatto che il Flynn stesse o meno “colludendo” con i Russi o abbia minacciato in altro modo la Sicurezza Nazionale, che sarebbe stato poi il motivo “logico” alla base dell’inchiesta dell’FBI. A questo punto, si può presumere che il Bureau volesse soltanto trovare un “agnello sacrificale“, una voce per che potesse confermare e portare avanti la sua narrativa sul Russiagate.

L’FBI esiste per “indagare” sui crimini, non certo per “crearli” dal nulla. Alcuni potrebbero aggiungere questo vergognoso comportamento alla lunga lista dei malfunzionamenti e della “collusione” dell’FBI: l’abuso dei mandati di sorveglianza elettronica (c.d. FISA), l’uso del falso Dossier Steele.

Ma il Caso Flynn è qualcosa di diverso. Si tratta di agenti inquirenti pubblici che abusano del proprio potere più tirannico, che quindi possono spogliare tranquillamente i cittadini del loro diritto alla difesa, del diritto alla reputazione, del loro lavoro e delle loro libertà. Il trattamento riservato al Generale Flynn da parte dell’FBI conferma le peggiori paure degli americani.

Il procuratore generale William Barr aveva ragione a ordinare una revisione del caso.

L’incontro tra Donald Trump e Barack Obama nello Studio Ovale

Il ruolo dell’ex Presidente Barack Obama in questa storia

Che Flynn fosse poi inviso all’Amministrazione Obama era chiaro in quanto sin da quando l’ex Presidente Barack Obama aveva personalmente “messo in guardia” il Presidente eletto Donald Trump dall’assumere Flynn nella sua nuova Amministrazione, già nel loro primo incontro nello Studio Ovale due giorni dopo le elezioni, ed aveva anche chiarito come non fosse “un suo fan”, secondo diversi funzionari, esprimendo “profonda preoccupazione” per l’assunzione di Flynn in un posto di sicurezza nazionale “delicato” e di “alto livello”. Obama stesso aveva già licenziato una volta il Generale Flynn da capo della Defense Intelligence Agency nel 2014.

Uno degli agenti intervistatori di Flynn, Peter Strzok, ha poi lavorato successivamente all’indagine sulla Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, fino al momento in cui i messaggi contro Donald Trump che lui e Lisa Page si scambiavano non vennero scoperti e quindi fu estromesso dall’indagine per “pregiudizio politico“. Successivamente venne anche licenziato dall’FBI.

Quanto al Generale Flynn, infine, ha poi ritirato la sua ammissione di colpevolezza e ha accusato l’FBI di aver commesso un “grave comportamento illecito“. Flynn, ha dichiarato più recentemente di non aver mai mentito all’FBI, ma è poi stato costretto a dichiararsicolpevole” alla fine del 2017, poiché l’aumento delle spese legali lo avevano spinto a vendere la sua casa.

Il ruolo giocato dalla stampa

Sempre dal blog IUSTUS ci ricorda che il ruolo della stampa indica un’altro aspetto problematico del caso Flynn. Praticamente tutti i resoconti pubblicati fanno pensare che il generale si fosse dimesso “per aver parlato con i russi”, come se questo fosse in sé una grave violazione della legge. Si tratta di un travisamento “fatto ad arte” per mettere pressioni sull’Amministrazione Trump in merito alle sue politiche verso la Russia.

Infatti, “Le dimissioni del generale Michael Flynn dalla carica di Consigliere per la Sicurezza Nazionale rappresentano una vittoria per quella parte dell’establishment americano che vuole bloccare l’apertura diplomatica alla Russia voluta da Donald Trump”.

La stampa sta attualmente criticando l’uso che Donald Trump ha fatto del Caso Flynn durante la pandemia di Coronavirus. Il Presidente ha infatti sfornato in questi giorni una notevole serie di quasi 30 tra tweet e retweet in un arco di tempo di 12 ore: Trump ha accusato l’ex direttore dell’FBI James Comey, ha messo in discussione l’attuale leadership del Bureau e con fervore ha difeso Flynn e altri associati coinvolti nel caso sulla Russia che ha visto sotto costante attacco i primi anni della sua Amministrazione.

Ma i “Fake News Media” dovrebbero piuttosto riflettere su come, ancora una volta, siano al centro dell’attenzione per aver falsato il racconto su un caso giudiziario che ha colpito l’Amministrazione “non gradita”, così come fecero con il Russiagate. La Stampatradizionale“, oggi come oggi, si dimostra un valido alleato nella lotta politica contro il “nemico” sgradito, al servizio delle élite e del Deep State – impegnato a conservare il proprio potere – e non più come ancella al servizio di liberi cittadini per una libera informazione: questa può essere ottenuta solo quando la Stampa sarà più sensibile alla presunzione d’innocenza ed alla tutela della reputazione e dell’onore delle persone sottoposte a processo o sotto accusa.

Per approfondire suggeriamo: “IL CASO FLYNN” di IUSTUS.org

Donald Trump e Michael Flynn

Donald Trump: la possibile concessione della Grazia e la reintegrazione di Flynn

Il Presidente Donald Trump, il 15 marzo 2020 ha ventilato un “perdono totale” per Flynn. L’idea di un possibile “perdono” è stata presa in considerazione dopo che il Dipartimento della Giustizia ha dichiarato in tribunale che l’FBI aveva perso il modello 302 dell’FBI (cioè, proprio il resoconto dell’interrogatorio di Flynn).

Successivamente, giovedì 30 aprile, il Presidente Trump ha dichiarato che “sicuramente prenderà in considerazione” di riportare il generale in pensione Michael Flynn nella sua Amministrazione, aggiungendo che crede che il suo ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale sarà “completamente scagionato” alla luce delle nuove prove nel processo federale contro di lui.

Mi sembra che Flynn sarà completamente scagionato in base a tutto ciò che vedo. Non sono un giudice, ma ho un diverso tipo di potere.

Non credo che dovrò usare quel potere” (in riferimento al perdono presidenziale), ha spiegato Trump quando gli è stato chiesto espressamente se avrebbe preso in considerazione di “graziareFlynn. “Speriamo di non doverci arrivare.”

Per approfondire suggeriamo: “L’Fbi ha incastrato Flynn per colpire Trump? Torna il Russiagate” di Formiche.net

Michael Flynn

Cronistoria degli eventi del “Caso Flynn”

Per ripercorrere quanto accaduto, abbiamo pensato fosse utile redigere una cronistoria degli eventi del Caso Flynn.

24 gennaio 2017

Il Generale Michael Flynn, all’epoca Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump (in carica da soli quattro giorni), viene avvicinato da una coppia di agenti dell’FBI che lo avvisano di volergli fare alcune domande e fissando un’interrogatorio alla Casa Bianca. Volevano discutere delle sue comunicazioni avvenute nel dicembre del 2016 con l’ambasciatore russo di allora, Sergey Kislyak, riguardo alle sanzioni comminate dagli Stati Uniti alla Russia: comunicazioni che, all’insaputa di Flynn, erano state però intercettate

Questo interrogatorio avrebbe successivamente costituito la “base” per una denuncia per aver rilasciato delle false dichiarazioni, e sarebbe stato utilizzato come una sorta di “ammissione di colpevolezza“.

13 febbraio 2017

Flynn si dimette dal suo incarico alla Casa Bianca. Le dimissioni arrivarono in base all’accusa di aver “mentito” al Vicepresidente Mike Pence e ad altri alti funzionari della Casa Bianca in merito alle stesse comunicazioni con l’ambasciatore russo. Pence, dopo essere stato informato da Flynn, nelle interviste televisive aveva infatti dichiarato pubblicamente che “Flynn non aveva discusso delle sanzioni” con l’ambasciatore.

17 maggio 2017 

Il procuratore speciale Robert Mueller si presenta dal Vice Procuratore Generale Rod Rosenstein per indagare sulle possibili “ingerenze russe” e sulla possibile “collusione” con la campagna elettorale di Trump nelle elezioni del 2016.

1 dicembre 2017

Nell’ambito della più ampia Indagine Mueller, Flynn si dichiara colpevole di aver rilasciato “false dichiarazioni” durante il suo interrogatorio con l’FBI riguardo ai colloqui con l’ambasciatore russo. Flynn venne accusato di aver mentito agli investigatori federali sul fatto che avesse parlato o meno con Kislyak riguardo al limitare la risposta del governo russo alle sanzioni imposte dall’ex Presidente Barack Obama per le presunte ingerenze di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali americane.

Il patteggiamento prevedeva la “piena collaborazione” con gli investigatori dell’ufficio del procuratore speciale stesso.

Secondo il documento di accusa, le false dichiarazioni rilasciate da Flynn erano le seguenti:

  • “Intorno al 29 dicembre 2016, FLYNN non ha chiesto all’ambasciatore del governo russo negli Stati Uniti … di astenersi dall’escalation in risposta alle sanzioni che gli Stati Uniti avevano imposto alla Russia quello stesso giorno; e FLYNN non ha richiamato l’ambasciatore russo, il quale gli ha detto che la Russia aveva scelto di moderare la sua risposta a tali sanzioni a seguito della sua richiesta.”
  • “Intorno al 22 dicembre 2016, FLYNN non ha chiesto all’ambasciatore russo di ritardare il voto o di porre il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha condannato gli insediamenti israeliani in Cisgiordania; e che l’ambasciatore russo successivamente non ha mai specificato a FLYNN la risposta della Russia alla sua richiesta.”

Flynn ha accettato di “collaborare pienamente, sinceramente, completamente e apertamente” con le indagini, ottenendo uno slittamento della condanna “fino a quando quegli sforzi non saranno completati”.

A Flynn fu detto che poteva essere condannato alla prigione federale per un massimo di cinque anni.

Flynn si dichiarò colpevole davanti al giudice Rudolph Contreras della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ma, giorni dopo, il giudice si ritirò dal caso.

Michael Flynn

1 febbraio 2018

Due mesi dopo che Flynn si era inizialmente dichiarato colpevole, gli avvocati di Mueller e di Flynn presentano una “relazione congiunta” al nuovo giudice Emmet G. Sullivan, chiedendo più tempo.

A causa dello status delle indagini del procuratore speciale, le parti non credono che la questione sia pronta per essere calendarizzata per un’udienza di condanna in questo momento.

come scritto dagli avvocati di Mueller e Flynn, Robert Kelner e Stephen Anthony

Le parti devono presentare una relazione congiunta entro e non oltre maggio 2018, indicando se la questione deve essere calendarizzata per la condanna o se deve essere fissato un termine per la presentazione di un’altra relazione.

Aprile-Maggio 2018 

Viene pubblicato un rapporto del Comitato di Intelligence della Camera dei Rappresentanti – allora a maggioranza repubblicana (Devin Nunes era il Presidente della commissione) sull’indagine del Russiagate. Il rapporto, non censurato, afferma che gli agenti dell’FBI “non credevano” che Flynn avesse mentito intenzionalmente sui colloqui avuti con l’ambasciatore russo.

Il Direttore dell’FBI [James] Comey ha testimoniato al Comitato che gli agenti … non hanno rilevato alcuna indicazione fisica di inganno.

non hanno percepito nulla che indicasse loro che Flynn gli stesse mentendo.

L’allora Direttore del Bureau, James Comey, tuttavia, ha contestato tali affermazioni, dicendo che:

qualcuno ha frainteso qualcosa che ho detto. Io non credo a quello e non l’ho detto.

1 maggio 2018

Gli avvocati del procuratore speciale Mueller e di Flynn presentano un altro rapporto, chiedendo un ulteriore slittamento di 90 giorni per la condanna di Flynn.

29 giugno 2018

Gli avvocati del procuratore speciale e quelli di Flynn presentato un ulteriore rapporto.

Il giudice Sullivan chiede informazioni sul perché entrambe le parti abbiano così ripetutamente chiesto lo slittamento della condanna di Flynn.

21 agosto 2018

In ottemperanza a quanto richiesto dal giudice, un nuovo rapporto viene presentato dagli avvocati di Mueller e Flynn, dove si segnala che l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn stava continuando a “collaborare” con il procuratore speciale.

A luglio, gli avvocati di Flynn avevano dichiarato che il loro cliente era “ansioso” di concludere e di poter procedere così alla condanna.

Settembre 2018

Gli avvocati del procuratore speciale e quelli di Flynn dichiarano congiuntamente che

la questione è ora pronta per essere calendarizzata per l’udienza di condanna.

Entrambe le parti chiedono al giudice di fissare una data per l’udienza.

Robert Mueller

4 dicembre 2018

I procuratore speciale Robert Mueller presentaun memorandum per raccomandare una condannaclemente“, con la possibilità per Flynn di “non andare in prigione” affermando che egli abbia offerto un aiuto “sostanziale” agli investigatori su “diverse indagini in corso”. Flynn aveva infatti partecipato a 19 interrogatori con la squadra di Mueller ed altri avvocati del Dipartimento di Giustizia, in base ad un promemoria e ad il relativo allegato, però fortemente censurato. 

I documenti non fornivano però dettagli su ciò che esattamente Mueller avesse appreso da Flynn, ma indicavano che aveva fornito “documenti e comunicazioni” sul tempo trascorso nell’Amministrazione Trump durante il “periodo di transizione”.

9 dicembre 2018

In un’apparizione in televisione con Nicolle Wallace della MSNBC, all’ormai ex Direttore dell’FBI Comey viene chiesto perché gli agenti dell’FBI siano finiti alla Casa Bianca il 24 gennaio 2017 per interrogare Flynn. La risposta di Comey fornisce nuovi dettagli sulle circostanze che avevano alimentato le critiche riguardo la condotta dell’ufficio:

Li ho inviati io

ha detto Comey, aggiungendo che fosse

… qualcosa che probabilmente non avrei fatto o che forse non sarei mai riuscito a fare in un’amministrazione più… organizzata.

L’interrogatorio venne organizzato direttamente con Flynn, ma tale modalità non faceva parte del “protocollo standard“.

Se l’FBI volesse inviare degli agenti alla Casa Bianca per interrogare un alto funzionario, lavoreresti attraverso l’avvocato della Casa Bianca e ci sarebbero discussioni e approvazioni su chi dovrà presenziare.

disse Comey, descrivendo come le cose sarebbero dovute andare normalmente.

Per quanto riguarda la sua decisione di eludere questi passaggi, aggiunse:

Ho pensato: ‘È abbastanza presto, mandiamo solo un paio di ragazzi.’

L’ex Direttore dell’FBI James Comey

12 dicembre 2018

Gli avvocati di Flynn dichiarano in tribunale che sia stato l’ex vicedirettore dell’FBI, Andrew McCabe, a spingere Flynn a non farsi assistere da un avvocato durante l’interrogatorio.

I documenti hanno rivelato come l’FBI avesse adottato una strategia significativamente più “aggressiva” nel gestire l’interrogatorio di Flynn rispetto a quanto accaduto durante altre audizioni simili, ivi compresi gli interrogatori dell’agenzia stessa nei confronti Hillary Clinton o dell’ex consigliere di Trump, George Papadopoulos – anch’egli accusato di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.

Gli avvocati di Flynn hanno anche affermato che gli agenti dell’FBI, nel suo caso, non hanno avvertito il loro assistito del privilegio contro l’auto-incriminazione e che, pertanto, decisero di non confrontarsi “direttamente” con qualsiasi cosa il Generale avesse potuto dire che contraddicesse la conoscenza che si erano formati delle comunicazioni intercettate con l’ambasciatore russo.

Se “Flynn avesse detto che non ricordava qualcosa che sapevano aver detto, avrebbero usato le esatte parole usate da Flynn… per cercare di rinfrescare sua memoria”, avevano scritto gli agenti dell’FBI nel loro rapporto dell’intervista, il “modello 302“. “Se Flynn non confermasse ancora quello che ha detto… non lo incalzerebbero né lo farebbero parlare”.

L’ex Vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe

14 dicembre 2018

Il procuratore speciale Robert Mueller riceve una scadenza per produrre in giudizio i documenti sensibili dell’FBI relativi all’interrogatorio di Flynn. Il breve ordine del giudice Sullivan riportava che Mueller poteva scegliere se archiviare i materiali posti sotto sigillo, se necessario, oppure no.

Il giudice Sullivan, inoltre, ordinò al team di Flynn di consegnare i documenti a sostegno delle loro affermazioni.

Il giudice ha l’autorità per respingere l’ammissione di colpevolezza di Flynn e l’accusa contro di lui se arriva a concludere che l’FBI abbia “interferito” con il diritto costituzionale del generale Flynn di essere assistito da un avvocato, sebbene non abbia fornito alcuna indicazione che intendeva farlo.

Marzo 2019

All’inizio del mese, il generale Flynn cerca di ritardare ulteriormente il suo processo, affermando che potrebbe potenzialmente collaborare ulteriormente con il Dipartimento di Giustizia.

24 marzo 2019

Il Procuratore generale degli Stati Uniti William Barr pubblica le sue conclusioni sull’indagine del Russiagate, completata del procuratore speciale Robert Mueller. Bar rivela che Mueller “non ha scoperto che la campagna elettorale di Trump, o chiunque vi fosse associato, abbia cospirato o si sia coordina” con i russi “nonostante le molteplici offerte di individui affiliati alla Russia per aiutare la campagna elettorale di Trump”.

Robert Mueller Report: “No Evidence”!

18 aprile 2019

Dopo due anni di suspense, il rapporto di Mueller viene rilasciato, confermando che gli investigatori non hanno trovato prove di collusione tra la campagna elettorale di Trump e la Russia nelle elezioni del 2016 – come aveva dichiarato William Barr a marzo – ma rivelando comunque una “serie di controverse azioni” del Presidente, che sono state esaminate come “parte dell’indagine” se ci fosse stata o meno ostruzione alla giustizia.

29 maggio 2019

Il procuratore speciale Robert Mueller annuncia che le indagini sono state completate e che l’ufficio del consulente speciale viene pertanto chiuso.

6 giugno 2019

Il Generale Michael Flynn licenzia la sua squadra dei suoi legali in attesa della condanna definitiva, ponendo fine alla sua relazione con gli avvocati dello studio Covington & Burling, Robert Kelner e Stephen Anthony.

12 giugno 2019

Il Generale Michael Flynn assume un grande critico di Mueller per farsi legalmente rappresentare: il suo attuale avvocato, Sidney Powell. Powell, ex Procuratore federale, dopo essersi unito alla difesa di Flynn, dichiara che il suo assistito continuerà a collaborare con le indagini.

L’avvocato Sidney Powell con Michael Flynn

Agosto 2019

L’Avvocato Sidney Powell presenta una mozione al giudice, adducendo che il “Caso di Flynn” non fosse ancora “pronto per la condanna“, citando la sua posizione di “nuovo legale rappresentante” e la tempistica nella ricezione dei fascicoli e dei documenti necessari che sarebbero stati fondamentali per la difesa del suo cliente.

All’atto del deposito della mozione, Powell affermò che l’amministrazione della Giustizia gli aveva negato la richiesta di alcune “autorizzazioni di sicurezza” necessarie per poter rivedere il materiale classificato relativo al Caso Flynn, comprese le trascrizioni e le intercettazioni delle telefonate che “presumibilmente sostengono le accuse contro il suo cliente”.

Ottobre 2019

Gli avvocati del Dipartimento di Giustizia, Brandon Van Grack, Jocelyn Ballantine e il procuratore americano del Distretto di Columbia, Jessie Liu, rispondono all’avvocato della difesa di Flynn, affermando che le “varie richieste” di informazioni fossero “irrilevanti” o che cercavano delle informazioni che erano già state loro fornite.

Gli avvocati del DOJ hanno anche affermato che il deposito di Powell di agosto era stato “in realtà uno sforzo da parte dell’imputato per far archiviare il caso“.

Dall’inizio del suo coinvolgimento, il nuovo avvocato dell’imputato ha cercato di far cadere le accuse, ha professato la totale innocenza del suo cliente ed ha perpetuato ‘teorie cospirative’, il tutto affermando che l’imputato non ha intenzione di ritirare la sua ammissione di colpevolezza.

scrissero.

25 ottobre 2019

Powell presenta una mozione per sollecitare il tribunale a “respingere l’intera accusa per oltraggiosa e cattiva condotta dell’amministrazione della Giustizia”.

Powell, all’epoca, sosteneva infatti che i funzionari dell’FBI avessero manipolato il “modello 302” dell’’FBI dell’intervista iniziale di Flynn del gennaio 2017. I 302 sono moduli utilizzati dagli agenti per segnalare o riassumere le interviste.

29 ottobre 2019

Giorni dopo, il giudice Emmet Sullivan annulla l’audizione, citando la mozione di Powell per chiedere alla pubblica accusa di produrre in giudizio tutte le prove relative a Flynn e di respingere del tutto l’accusa.

Il giudice Emmet Sullivan

Novembre 2019

Il giudice Sullivan accetta nuovamente di rinviare la condanna del Generale Flynn fino al rilascio del rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, sull’indagine del Russiagate.

Dicembre 2019

Il giudice Sullivan fissa una data per l’udienza di condanna per il 28 gennaio, ma respinge le richieste della sua squadra legale di poter portare altre prove a discarico che potrebbero essere state negate dall’FBI. Il giudice Sullivan afferma che Flynn abbia rinunciato al suo diritto costituzionale alla difesa dichiarandosicolpevole” di aver rilasciato false dichiarazioni.

Riguardo alla “dichiarazione di colpevolezza” di Flynn, il giudice scrive che:

… gli impedisce efficacemente di sollevare richieste sulla base di qualsiasi prova ottenuta in violazione del Quarto Emendamento.

7 gennaio 2020

Il Dipartimento di Giustizia raccomanda fino a “sei mesi di prigione” per il Generale Flynn, sostenendo il fatto che egli si sia rifiutato di “accettare le responsabilità” per le sue azioni.

Data la natura grave del reato commesso dall’imputato, la sua apparente incapacità di assumersi la responsabilità, l’incapacità di completare la sua cooperazione – e i suoi sforzi per minare – l’accusa di [ex associato Flynn] Bijan Rafiekian… il DOJ raccomanda che il tribunale condanni l’imputato entro le linee guida applicabili comprese tra zero e sei mesi di detenzione

così scrive la pubblica accusa.

Il deposito della raccomandazione rappresenta un netto cambiamento rispetto ad una precedente raccomandazione dello stesso Dipartimento di Giustizia, secondo la quale il Generale Flynn non dovesse scontare alcuna pena detentiva, citando la sua “collaborazione” in altri casi federali, tra cui l’indagine sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller.

L’Edificio del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, dedicato alla memoria di Robert F. Kennedy.

14 gennaio 2020

Il Generale Flynn si muove dunque per ritrattare la sua “ammissione di colpevolezza” di aver “mentito” all’FBI, citando “malafede, vendetta e violazione dell’accordo con il governo”.

“L’accusa ha dimostrato la sua malafede nella ritorsione pura e semplice nei confronti del mio assistito Flynn da quando ha assunto un nuovo avvocato”, scrive Powell. “Questo può essere dovuto solo al fatto che, con un nuovo avvocato, Mr. Flynn ha rifiutato di mentire per l’accusa.

16 gennaio 2020

Il giudice Sullivan rinvia nuovamente la condanna di Flynn, aggiornando l’udienza al 27 febbraio, dopo che Flynn ha ritirato l’ammissione di colpevolezza.

9 febbraio 2020

La pubblica accusa propone di ritardare l’avvicinarsi delle scadenze del “Caso Flynn“. I pubblici ministeri hanno sostenuto che gli ex avvocati di Flynn avrebbero dovuto testimoniare.

L’accusa chiede alla Corte di sospendere l’attuale udienza programmata, relativa alla mozione dell’imputato, fino a quando l’accusa non sarà in grado di conferire con lo Studio Covington in merito alle informazioni che cerca.

scrivono i pubblici ministeri.

10 febbraio 2020

Il giudice Sullivan decide quindi di rinviare a data indefinita l’udienza di condanna di Flynn dopo che la pubblica accusa presenta una mozione per il ritiro delle scadenze.

14 febbraio 2020

Il Procuratore generale William Barr contatta il Procuratore per il distretto orientale del Missouri, Jeff Jensen, per la revisione del “Caso di Flynn“. Al giudice Jensen viene assegnato il compito di lavorare fianco a fianco con il Procuratore capo del “Caso Flynn”, Brandon Van Grack.

Il Procuratore generale degli Stati Uniti William Barr

15 marzo 2020

Il Presidente Donald Trump dichiara di voler “prendere in seria considerazione” un perdono giudiziale per il Generale Flynn, dopo che il Dipartimento della Giustizia ha denunciato la scomparsa delle trascrizioni del primo interrogatorio dell’imputato nel gennaio 2017 con gli agenti federali.

Quindi ora abbiamo appreso che, dopo aver distrutto la sua vita e la vita della sua meravigliosa famiglia (e anche di molti altri), l’FBI, lavorando in collaborazione con il Dipartimento della Giustizia, ha ‘perso le trascrizioni del generale Michael Flynn. Troppo comodo! Sto prendendo in seria considerazione un perdono totale!

Il Presidente Donald Trump

29 aprile 2020

Vengono finalmente svelati dei documenti interni dell’FBI, dove si scopre che i funzionari apicali del Bureau avevano discusso gli obiettivi da conseguire nel primo interrogatorio dell’allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn alla Casa Bianca nel gennaio 2017. In particolare, avrebbero discusso apertamente se il loro “obiettivo” fosse “di indurlo a mentire, affinché potesse essere perseguitooppure “farlo licenziare“.

I documenti contengono degli appunti, scritti a mano, dall’ex capo del controspionaggio dell’FBI, Bill Priestap, dopo un incontro con l’allora direttore dell’FBI James Comey e l’allora vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe, fa sapere Fox News.

I documenti suggeriscono inoltre che gli agenti federali avessero pianificato l’interrogatorio al fine di ottenere dal Generale Flynn l’ammissione di aver infranto il “Logan Act” per aver trattato nei panni di privato cittadino di questioni sulla Sicurezza degli Stati Uniti con l’allora ambasciatore russo Sergey Kislyak durante il periodo di transizione presidenziale.

Il Logan Act è però una legge dall’interpretazione oscura” che, proprio in virtù dell’oggetto così “vago” che vuole sanzionare – cioè la “negoziazione da parte di cittadini americani non autorizzati con governi stranieri che hanno una controversia con gli Stati Uniti” – non è mai stata applicata in un procedimento penale. Emanato nel 1799 – in un’epoca in cui non esistevano i telefoni! – esso mirava più ad impedire alle persone di dichiarare falsamente di rappresentare il Governo degli Stati Uniti all’Estero.

Qual è il nostro obiettivo?

è scritto in una delle note contenute in questi appunti. 

Verità e/o ammissione oppure fargli mentire, in modo da poterlo perseguire o farlo licenziare?

Inoltre, si legge, in un’altra nota

Se lo facciamo ammettere di aver infranto il Logan Act, diamo le prove al DOJ per far decidere a loro

I memo sembrano “soppesare i pro e i contro” nel proseguire su dei percorsi così diversi. 

Non vedo come convincere qualcuno ad ammettere il proprio illecito possa essere facile per quest’ultimo

si legge ancora in una nota. 

Ma il Generale Flynn, alla fine, non ha ammesso di aver commesso alcun errore durante l’intervista.

L’avvocato di Flynn, Sidney Powell, ha infine dichiarato a Fox News, dopo il rilascio dei documenti, che:

questa persecuzione dovrà essere eliminata del tutto.

Il professore di diritto costituzionale Jonathan Turley ha definito le implicazioni emerse dai documenti “agghiaccianti“.

FONTI

FoxNews.comFBI discussed interviewing Michael Flynn ‘to get him to lie’ and ‘get him fired,’ handwritten notes show

FoxNews.comMichael Flynn prosecution: A timeline of Trump’s ex-national security adviser’s case

FoxNews.comTrump says he would ‘certainly consider’ bringing Flynn back into his administration

WallStreetJournal.comThe FBI’s Flynn Outrage: New documents shock the conscience and demonstrate the need for accountability

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