Cinque volte in cui Facebook non ha verificato le Fake News sul Coronavirus

Nel mentre la pandemia del “Virus cinese” attraversava il mondo, c’è stato il solito “panico”, che tutti noi ben conosciamo, sulla “disinformazione” e le “fake news” sui social network. Eppure, alcuni tipi di disinformazione – in particolare, di quella che avrebbe potuto danneggiare il presidente Donald Trump e i Repubblicani – sembrano immuni alle repressioni delle vestali del “giornalisticamente corretto”.

Facebook si è da tempo distinta come una società che negli ultimi anni ha pesantemente sponsorizzato la sua “politica contro la disinformazione”. Mentre la crisi del Virus cinese imperversava, il colosso dei social network è entrato in azione con un piano per “combattere la disinformazione” e “interfacciare gli utenti ad informazioni verificate”.

Eppure, una certa disinformazione sembra essere comunque in grado di infestare Facebook ogni giorno, senza subire alcun tipo di repressione da parte dell’onnipotente gigante della tecnologia. Come con l’aggressione “razzista” ben orchestrata dai media nei confronti dei ragazzi della scuola superiore di Covington durante la “Marcia per la Vita”, alcune forme di disinformazione sembrano essere immuni dai giganti della tecnologia.

1. Quando la CBS utilizzò dei filmati in un ospedale italiano per raccontare le notizie sui focolai di Coronavirus negli Stati Uniti

Uno dei modi più semplici per ingannare gli spettatori è quello di utilizzare un filmato di un evento diverso, ma simile, per illustrarne uno attuale. Questo è quello che ha fatto la CBS quando ha usato dei filmati caotici ripresi in un ospedale italiano, non in uno ma in ben due servizi sul Coronavirus nella Città di New York ed in Pennsylvania. Anche il sito di Factchecking di sinistra Snopes ha denunciato la CBS, eppure Facebook non ha apposto alcun etichetta od oscuramento di “verifica dei fatti” sulla storia.

2. Quando l’ABC riferì che Trump fosse a conoscenza del virus già a novembre

Se vi ricordate di questa polemica nei giorni di Pasqua, ricorderete anche le notizie della ABC riguardo una indiscrezione in cui si affermava che la U.S. Intelligence Community fosse a conoscenza del virus cinese già a novembre, e per questo aveva preparato anche un approfondimento sull’argomento. Ma le fonti della ABC erano, come al solito, “anonime”. Non che delle “fonti anonime” possano, a volte, fornire informazioni veritiere, certamente, ma questa volta – come riportato da Kristina Wong di Breitbart News, il National Center for Medical Intelligence ha fatto una rara deviazione rispetto alla sua politica di non commentare le questioni di intelligence specifiche, ed ha sfatato pubblicamente la storia. Tuttavia, rimane ancora tranquillamente in circolazione su Facebook, dove ha accumulato migliaia di condivisioni, senza – ancora una volta – alcuna etichetta di “verifica dei fatti” o l’avvertimento che si tratti di una “notizia falsa” per coloro che la stavano condividendo.

3. Quando i media mainstream riportarono delle false affermazioni di un’influencer liberal di Instagram che affermava essere un infermiera

Mentre Breitbart News si è subito attivato per smentire la video-denuncia, i media mainstream hanno invece continuato a riportare e diffondere le false affermazioni di un influencer liberal di Instagram che affermava essere un’infermiera impiegata presso la Northwestern Medical. Come ha dovuto ammettere in seguito, non lavorava più in quell’ospedale da oltre un anno prima di fare quel video. Le storie dei media mainstream sulla falsa infermiera, però, continuano a circolare su Facebook senza, anche qui, alcun controllo o avvertimento da parte della piattaforma.

Ascolta il nostro Podcast: L’idrossiclorochina, la falsa video-denuncia di un’ex infermiera liberal e la follia della Ocasio-Cortez sul “virus razzista”

4. Quando l’HuffPost sostenne che Trump beneficiasse personalmente dell’idrossiclorochina

Questa è stata anche diffamatoria. Un articolo di Huffington Post sulla presunta partecipazione del presidente Donald Trump in un azienda farmaceutica, Sanofi, che produce l’idrossiclorochina, il farmaco pubblicizzato dallo stesso Trump ed altri come una potenziale cura per il Virus cinese, ha accumulato oltre 24.000 reazioni su Facebook. L’affermazione, secondo cui Trump trarrebbe un “profitto” dalle vendite di idrossiclorochina, aveva ovviamente incendiato le accuse e le denunce virali dei militanti e sostenitori della Sinistra sui social media (che, comunemente, sono e si considerano “immuni” dalle Fake News n.d.r.). C’è solo un problema: la partecipazione di Donald Trump in Sanofi è trascurabile. Infatti, varia da un massimo di 1.425 $ ad un minimo di 99,10 $ tramite un fondo comune di investimento. Anche Snopes, il Factchecker orientato a sinistra che abbiamo conosciuto prima, valuta questa affermazione secondo cui Trump “stia beneficiando finanziariamente della promozione del farmaco” come “per lo più falsa”. Ma, anche questa volta, i Factchecker di Facebook sembrano pensarla diversamente: non hanno ancora verificato la storia del “FuffaPost”.

5. Quando la Cina incolpò Trump per il “Virus cinese”

Sia i principali mass media che i Factchecker di Facebook non hanno finora messo in campo alcun significativo respingimento dei numeri “ufficiali” dei casi di Coronavirus provenienti dalla Cina, che molti conservatori hanno sottolineato essere “troppo bassi” per essere presi sul serio. Questo è un “effetto collaterale” del trattamento delle statistiche ufficiali che viene fatto dai Factchecker e dai mainstream media, che le considerano sempre come “autorevoli”, senza la possibilità di poter sollevare alcun dubbio. Ma Facebook ha fatto di più: si è rifiutato di fare qualsiasi cosa per controllare la diffusione della propaganda cinese che accusava il presidente Trump per la diffusione del virus sulla sua piattaforma. Non solo Facebook non ha rifiutato gli annunci (sarebbero stati così indulgenti se fossero stati “i russi”?) ma, inizialmente, non li aveva nemmeno etichettati come “politici”.

BreitbartNews.com

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