La Cina rivende all’Italia le stesse forniture mediche per contrastare il Coronavirus che le aveva donato qualche settimana prima!

Il Presidente Cinese Xi Jinping

Gli ingenti sforzi della Cina per essere considerata come leader globale, ora incentrati sugli “aiuti umanitari” per sconfiggere la pandemia di Coronavirus, si sono scontrati con dei “grossi ostacoli”… e forse hanno rivelato le vere intenzioni di Pechino dietro le sue pubbliche relazioni.

Dopo aver detto al Mondo che avrebbe “donato” mascherine, dispositivi di protezione individuale (DPI) ed apparecchiature per i test all’Italia, la Cina ha deciso di fare la “furba”.

Infatti, secondo un rapporto, parte che dei dispositivi di protezione individuale (DPI) che la Cina ha venduto all’Italia fossero in realtà gli stessi DPI che l’Italia stessa le aveva donato prima che il Coronavirus si si diffondesse sul nostro territorio nazionale ed arrivasse ad uccidere 16.000 persone.

Prima che il virus colpisse l’Europa, l’Italia aveva inviato tonnellate di DPI in Cina per aiutare a proteggere la propria popolazione. La Cina ha quindi rispedito i DPI italiani in Italia – parte di essa, nemmeno tutta…

ha riferito a The Spectator un alto funzionario dell’amministrazione Trump. 

Il Governo di Pechino ha approfittato della generosità dell’Italia e poi ha avuto il coraggio di rivendere a caro prezzo i dispositivi generosamente donatigli dal nostro Paese, e questo è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo dei misfatti del Paese asiatico in mezzo alla pandemia globale.

Migliaia di altre forniture e kit per i test che la Cina ha venduto ad altri paesi a prezzi elevati si sono rivelati difettosi.

La Spagna ha dovuto restituire 50.000 kit di test rapidi alla Cina dopo aver scoperto che non funzionavano correttamente. La scorsa settimana, anche i Paesi Bassi hanno respinto i kit per i test e gli indumenti protettivi fabbricati in Cina, definendoli “scadenti” e mettendo in dubbio la qualità delle forniture che Pechino stava inviando al mondo. Ma non solo! Anche Turchia, Georgia e Repubblica Ceca hanno definito i kit acquistati dalla Cina come “non adeguati”. 

Invece che risolvere il problema e chiedere scusa, la Cina ha per tutta risposta incolpato dei difetti proprio il beneficiario degli aiuti, come nel caso dei Paesi Bassi, cui la Cina ha detto di “ricontrollare le istruzioni” sulle sue mascherine, dopo che i Paesi Bassi si sono lamentati del fatto che metà delle mascherine inviate non soddisfacevano gli standard di sicurezza.

Le affermazioni sui dispositivi difettosi arrivano nel momento in cui il numero di casi confermati di Coronavirus e dei decessi continuano ad aumentare sia in Europa che negli Stati Uniti: ciò sottolinea la dipendenza che molti paesi hanno dalle importazioni cinesi.

È così disgustoso vedere i funzionari cinesi ripetere che sono loro quelli che aiutano gli italiani e gli altri paesi in via di sviluppo quando, in realtà, sono loro quelli che hanno contagiato tutti noi.

ha dichiarato sempre il funzionario dell’amministrazione Trump. 

Certo che dovrebbero aiutare. Hanno una responsabilità particolare, perché sono quelli che hanno iniziato la diffusione del Coronavirus e non hanno fornito le informazioni dovute al resto del mondo per pianificare di conseguenza.

Il funzionario ha anche ricordato come la decisione della Cina prima di nascondere e poi di ritardare la pubblicazione dei dati dell’epidemia abbia peggiorato la situazione.

Giovedì 2 aprile, il Vicepresidente Mike Pence ha affermato che se la Cina fosse stata davvero trasparente riguardo al COVID-19, non vi sarebbe “alcun dubbio” che il mondo sarebbe stato in una situazione migliore nella risposta al virus mostruoso che attualmente ha infettato più di 1 milione di persone e ne ha uccise oltre 70.000 in tutto il mondo.

Non c’è dubbio che la mancanza di trasparenza della Cina nel mondo abbia influito sul modo in cui il mondo ha risposto alla pandemia.

In effetti, mentre la Cina ha minimizzato l’epidemia all’interno dei suoi confini, quasi mezzo milione di persone hanno continuato a viaggiare negli Stati Uniti, portando probabilmente con sé il virus.

“La disinformazione che la Cina ha diffuso sta paralizzando le risposte in tutto il mondo”, ha ribadito il funzionario. 

Siamo rimasti indietro di un mese perché i cinesi non condividevano informazioni. È difficile per il mondo accettare che anche le informazioni che stanno diffondendo ora siano accurate e accettabili dal punto di vista epidemiologico. Operiamo su un certo livello con un mano legata dietro la schiena.

FoxNews.com

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